venerdì 28 marzo 2025

"Un piccolo odio" di Joe Abercrombie

Un piccolo odio (The Age of Madness, #1)Un piccolo odio by Joe Abercrombie
My rating: 4 of 5 stars

"Valbeck restava nascosta dietro le colline a nord mentre lei saltò giù, nel fango segnato dai solchi, tuttavia poteva vedere il fumo dei suoi mille camini che si allargava al vento disegnando una grande chiazza scura nel cielo. Forse riusciva perfino a fiutarlo"


AVESSI VOLUTO UN ROMANCE, MI SAREI LETTA UN ROMANCE

Più di un mese. Ecco quanto mi ci è voluto per venire a capo di "Un piccolo odio", con mia somma vergogna. Non tanto per l'incredibile lentezza con cui ho affrontato la lettura, quanto perché ho desiderato per anni recuperare questa serie (che sembrava scomparsa in Italia) della quale ho sempre sentito parlare in modo molto positivo; e quanto finalmente la posso iniziare, mi passa la voglia!?! Potremmo definirla crudele ironia, ma ci sono anche delle ragioni concrete, che andrò ad analizzare in questa recensione.

La narrazione si colloca vent'otto anni dopo la conclusione della trilogia originale e quindici dopo gli eventi di "Red Country" -l'ultimo dei sequel autoconclusivi-, infatti il cast è composto per una buona fetta dai figli dei personaggi protagonisti nei volumi precedenti. Oltre ai soliti POV occasionali, seguiamo ben sette prospettive divise tra due continenti. Al nord è scoppiata una nuova guerra tra gli alleati dell'Unione ed i Nordici che, sotto il vessillo del futuro sovrano Crepuscolo il Possente, hanno invaso il protettorato di Mastino. Nel frattempo il Midderland è scosso dalle rivolte degli Spezzatori e degli Incendiari, sobillati dal misterioso Tessitore contro lo strapotere di nobili ed imprenditori, che sfruttano le nuove tecnologie per aumentare i profitti a discapito delle classi più umili.

Quello dell'ingiustizia sociale è uno dei temi centrali del romanzo, e devo dire di averlo apprezzato parecchio: posso immaginarlo più rilevante nei seguiti, ma già qui ci sono delle solide basi di malcontento sulle quali costruire i conflitti futuri. Al fianco delle tematiche di maggiore attualità, l'autore continua a dare spazio alle sfaccettature dell'animo umano, parlando di dipendenze (emotive e da sostanze), conflitti familiari e generazionali, elaborazione dei propri traumi e relazioni tossiche. Ovviamente questo viene trattato in modo più o meno approfondito in base alla rilevanza del POV di turno, alcuni dei quali hanno un enorme potenziale (e penso in particolare all'ambigua Teufel) in parte mortificato dal poco spazio a loro disposizione.

Come sempre, la prosa del caro Joe mi ha convinto per merito del suo piglio caustico e pungente, che riesce sempre a mettere a nudo le contraddizioni dei personaggi. Ciò viene reso in modo particolarmente brillante nelle frasi e nelle scene speculari, adottando delle anafore oppure mostrando la medesima interazione attraverso due diverse prospettive. Ritornano anche le scene in multi-POV, tra le quali la mia preferita: il racconto della sommossa a Valbeck, con un intreccio magistrale di caratteri ed esperienze, spesso in netto contrasto a discapito di quanto appare.

Ma allora cosa mi ha reso tanto ostico proseguire in questa storia? a parte il peso fisico del volume, da non sottovalutazione comunque! Per l'ennesima volta mi devo lamentare dell'edizione italiana, che sarà anche impeccabile dal punto di vista estetico ma lascia parecchio a desiderare nei contenuti: tra refusi di battitura, calchi dall'inglese e sviste grammaticali, la traduzione frena inevitabilmente la lettura perché risulta impossibile ignorate tutti questi errori. Sono poi presenti alcuni termini decisamente fuori posto nel contesto in cui è ambientato il libro, come il carnevale o il sabba, che non saprei onestamente se siano da imputare all'eccessiva creatività dell'autore o alla sciatteria del traduttore.

In ogni caso, Abercrombie deve sicuramente rispondere per la propensione a copiare i suoi stessi caratteri (Grosso è un novello Logen tanto quanto Leo ricorda Jezal, giusto per citarne un paio) e per la prevedibilità dei colpi di scena -specialmente dal punto di vista di una lettrice affezionata come la sottoscritta- che si possono azzeccare con capitoli e capitoli di anticipo senza troppa difficoltà. Passando ai difetti più soggettivi, seppur li abbia apprezzati tutti i qualche modo avrei preferito un numero più limitato di POV, mi sarebbe inoltre piaciuto capire meglio come le modernità introdotte abbiano cambiato il modo di vivere dei personaggi, e ho mal tollerato tutte le parentesi romantiche, che in più momenti mi hanno ricordato delle soap opera, sconfinando nel cringe. Dopo il risultato discutibile di "Mezzo mondo", sul lato romance il caro Joe dimostra di avere ancora molto su cui lavorare.

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martedì 25 marzo 2025

"Final Girls. Le sopravvissute" di Riley Sager

Final girls. Le sopravvissuteFinal girls. Le sopravvissute by Riley Sager
My rating: 2 of 5 stars

"Insieme al dolore arriva un ricordo. No, non un ricordo, una certezza. Ed è così terribile che deve per forza essere reale. È rimasta solo lei. Gli altri sono tutti morti. Lei è l'unica sopravvissuta"


DUE PAGINE E QUINCY È DIVENTATA KING C (GILLETTE)

Nella mia constante lotta contro la stupidità dei personaggi, ho fatto appena in tempo a gioire dell'acume e della risolutezza dimostrati da Agatha Raisin, che già la lettura successiva mi ha fatto ripiombare mio malgrado nel baratro delle protagoniste sceme. Nel caso di "Final Girls. Le sopravvissute", il problema non è tanto la dabbenaggine dell'eroina di turno, quanto il fatto che la trama venga mossa quasi esclusivamente dalle sue decisioni idiote: se lei avesse attivato i neuroni giusto due o tre volte in tutto il libro, nulla di tutto questo sarebbe stato scritto.

La mentecatta in questione risponde all'impronunciabile nome di Quincy "Quinn" Carpenter, a vent'anni è sopravvissuta alla strage nota come il massacro di Pine Cottage (non certo per la sua prontezza di pensiero!) e da allora convive con questo trauma e con la dipendenza dallo Xanax. Il romanzo alterna dei flashback in terza persona -nei quali si cerca principalmente di ricostruire gli eventi che Quinn ha dimenticato- alla narrazione al presente, affidata al POV della protagonista, ahinoi! A dare il via alla narrazione sono il misterioso suicidio di Lisa Milner e l'imprevista ricomparsa di Samantha "Sam" Boyd, sopravvissute ad altri due eccidi che i media avevano accostato a Quinn sotto l'etichetta di Final Girls, appunto.

Una premessa che onestamente reputo interessante, specie perché punta l'attenzione sull'elemento della sopravvivenza, da me molto apprezzato in tante storie. Purtroppo questo spunto rimane ai margini perché, quando l'autore deve raccontare come le varie personagge siano riuscite a scappare o addirittura a reagire contro i loro carnefici, lo fa in modo frettoloso ed approssimativo, riassumendo a grandi linee quanto accaduto. Questa superficialità investe anche la caratterizzazione dell'intero cast, con dei personaggi poco più che abbozzati e tragicamente dimenticabili. Con ogni probabilità ricorderò soltanto la protagonista, non per il carisma bensì per la sua impressionante imbecillità.

In modo analogo, la prosa elementare e semplicistica di Sager non è riuscita ad entusiasmarmi, con una quantità di dialoghi macchinosi e metafore insensate. Inspiegabilmente neppure il ritmo si salva, con una narrazione abbastanza lenta soprattutto nella prima metà; e dire che un intreccio incalzante dovrebbe essere il marchio di fabbrica di questo genere letterario. A tenere il lettore incollato alle pagine dovrebbero poi contribuire i colpi di scena, peccato che questa trama sia fin troppo prevedibile, e quando vuole stupire a tutti i costi ricorre a forzature parecchio evidenti, come il già citato comportamento bizzarro della protagonista.

Devo ammettere che questa è una di quelle recensioni difficili, perché al netto dei momenti più tediosi il romanzo ha svolto il suo lavoro, intrattenendomi e regalandomi alcune scene divertenti, seppur involontarie. Ho apprezzato anche i chiari tentativi di andare oltre il mero thriller, trattando argomenti più impegnativi, eppure a lettura ultimata riesco a concentrarmi unicamente sugli aspetti negativi. Ciò non esclude che io possa dare un'occasione ad altri titoli del caro Riley, specie considerando quanto sono diverse le valutazioni dei suoi romanzi: magari il prossimo potrebbe diventare un nuovo preferito, chissà...

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venerdì 14 marzo 2025

"La quiche letale" di M.C. Beaton

Agatha Raisin e la quiche letale (Agatha Raisin, #1)Agatha Raisin e la quiche letale by M.C. Beaton
My rating: 4 of 5 stars

"Ho bisogno di uno scopo nella vita, pensò - di un obiettivo. Non sarebbe stato magnifico se si fosse scoperto che dopotutto quello di Cummings-Browne era stato un assassinio? E se lei, Agatha Raisin, avesse risolto il caso?"


COZY MYSTERY ANTE LITTERAM

A quanto pare il mio proposito di dare spazio alle serie è sopravvissuto giusto un filino in più delle diete iniziate il 2 gennaio. Infatti, dopo aver letto solo titoli autoconclusivi in febbraio, al momento di scegliere con che libro iniziare marzo ho ignorato la mia tanto agognata copia di "Un piccolo odio" (in lettura da settimane!) per il più rilassante "La quiche letale", primo capitolo nella lunga serie di avventure della detective dilettante Agatha Raisin.

L'ambientazione principale del romanzo è il villaggio fittizio di Carsely, nel Gloucestershire. Dopo aver venduto la sua ditta di PR, la neo pensionata Agatha "Aggie" Raisin decide di trasferirsi qui per coronare un sogno d'infanzia dopo anni trascorsi nel caos della metropoli londinese. La donna fatica però ad integrarsi, in parte per la freddezza dei compaesani ed in parte per la sua indole prepotente; un concorso culinario le sembra quindi una buona idea per aumentare la propria popolarità. Peccato che il giudice muoia dopo aver mangiato la quiche presentata da Agatha alla competizione, portando alla sua porta le forze dell'ordine anziché l'affetto dei vicini.

Potrete facilmente intuire come i rimandi al classico giallo deduttivo non manchino ed in alcuni casi siano incredibilmente palesi, ad esempio la protagonista stessa legge con passione i romanzi della sua omonima Christie. Beaton dà però un tocco di novità al solito murder mystery, grazie ad una prosa fresca ed irriverente -a tratti quasi informale-, che risulta efficacie nelle scene comiche in cui si sfocia in una specie di commedia degli equivoci, senza per questo scadere nel ridicolo: ho trovato l'umorismo valido e ben amalgamato alla storia.

La cara Marion ci regala poi una protagonista che, pur dimostrandosi intraprendente e dotata di intuito, è molto lontana dallo stilema del detective inglese vecchia scuola. Agatha è una donna risoluta e con ben pochi scrupoli quando ha un obiettivo in mente, ma non manca di mostrare anche il suo lato più sensibile e generoso verso gli amici. Nel complesso sono contenta di essermi imbattuta in una personaggia sveglia dopo aver sopportato non pochi protagonisti rintronati nelle mie ultime letture, ed il resto del cast non si dimostra da meno: in particolare, ho apprezzato l'ambiguità di diversi comprimari che rendono più affascinante l'intreccio.

Tra i punti a favore non può che rientrare anche l'ambientazione, perché l'autrice infonde un grande impregno nel descrivere le cittadine, i paesaggi e le abitazioni stesse delle Cotswolds. Un luogo che trasmette serenità, ed influenza così anche il ritmo narrativo, rendendolo allo stesso modo placido. Decisamente un libro da evitare se si cerca una storia maggiormente indirizzata verso il brivido del thriller, ma del tutto adeguato alla sottoscritta che desiderava invece una lettura rilassante sotto ogni punto di vista.

Qualche critica però la devo fare, per correttezza. Innanzitutto, il testo è macchiato qui e là da alcuni stereotipi un po' datati, probabilmente perché negli anni Novanta era normale dipingere i personaggi gay nel modo più effeminato possibile per poi trasformarli in seriosi uomini d'affari non appena trovavano una fidanzata compiacente. Un altro aspetto che avrei cambiato è la risoluzione finale, per i miei gusti fin troppo semplice e priva di complicazioni sul piano pratico: l'arresto e la confessione dell'assassino si risolvono come per magia fuori pagina.

Mi rendo poi conto che questo è solo il primo capitolo in una serie, nel corso della quale immagino una crescita ed un approfondimento per i vari personaggi, ma ho trovato a dir poco inutili alcuni caratteri e linee di trama. Perché mai l'autrice dà tanta importanza a Sheila Barr, scontrosa vicina di Agatha, ed al suo trasferimento? perché introdurre un potenziale interesse amoroso ad oltre metà volume solo per rubare spazio all'intreccio vero e proprio? perché non chiarire mai la sottotrama delle premiazioni ai concorsi? Ma soprattutto perché mettere la parola fine facendoci sapere quale sarà il nome del cottage, ma non quello del gatto? Da brava gattofila ci sono rimasta malissimo!

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mercoledì 12 marzo 2025

"Tutti i nostri oggi sbagliati" di Elan Mastai

Tutti i nostri oggi sbagliatiTutti i nostri oggi sbagliati by Elan Mastai
My rating: 2 of 5 stars

"Perfino nel mondo da cui provengo i viaggi nel tempo sono considerati praticamente impossibili. Non a causa del tempo, in realtà, bensì dello spazio. È questo il motivo per cui tutti i film sui viaggi temporali che avete visto sono stronzate colossali: la Terra si muove"


GENI IMBECILLI NE ABBIAMO?

Più leggo storie che si concentrano sui viaggi nel tempo, più rimango delusa dal modo in cui un trope così intrigante viene sprecato in drammi strappalacrime e polpettoni sentimentali. Eppure io so per certo di aver adorato diversi titoli rientranti in questa categoria, quindi posso solo ipotizzare che a farmi innamorare non sia stato tanto il concetto in sé quanto la sua esecuzione in determinate narrazioni. Di certo il colpo di fulmine non è scattato con "Tutti i nostri oggi sbagliati", romanzo d'esordio di Mastai che già ad un anno dall'uscita sarebbe dovuto diventare un film, e poi una serie TV; il fatto che ad oggi non sia diventato ancora un bel niente penso sia significativo.

La storia inizia in una versione utopica del nostro mondo, dove l'accensione di un macchinario in grado di generare energia illimitata -noto come Motore di Goettreider- nel luglio del 1965 ha reso possibili incredibili sviluppi tecnologici. Si è arrivati perfino ad un passo dal viaggio temporale, per merito dello scienziato Victor Barren, il padre del protagonista Tom; quest'ultimo non condivide il genio paterno e si sente da sempre in difetto nei suoi confronti. L'improvvisa morte della moglie convince Victor ad assegnare al figlio un posto nella sua squadra, e questo sarà il primo passo di Tom verso un salto nel passato dai risvolti inaspettati.

Pur avendo parecchie critiche da muovere al romanzo, non nego mi abbia anche colpito in positivo in più punti. Ad esempio, ho appezzato il tono volutamente umoristico della prosa e la scelta di un protagonista a dir poco imperfetto: in un cast composto per la maggior parte da geni inarrivabili, Tom è un uomo semplice, che commette tanti errori e cerca di porvi rimedio con i suoi limitati mezzi. La sua voce dà poi un taglio decisamente divertente alle vicende, includendo perfino dei riepiloghi che mettono in prospettiva le sue azioni e contribuiscono a renderlo simpatetico al lettore.

A parte alcuni scambi ironici, i passaggi che ho trovato più validi sono quelli in cui si affronta il tema del lutto, perché ritengo che le riflessioni del protagonista siano genuine ed emozionanti al punto giusto. Forse per questo i numerosi dialoghi preghi di retorica hanno fatto schizzare i miei occhi al soffitto! infatti, capita spesso che i personaggi (e specialmente il protagonista) attacchino con degli pseudo-monologhi del tutto fuori luoghi e per nulla verosimili. Tra i difetti secondari potremmo includere anche la scarsa logica dietro diversi dettagli fantascientifici, la presenza di un sottotesto pro-life non di mio gusto e l'estetica scelta: non si tratta di un problema esclusivo dell'edizione italiana, ma comunque ritengo si potesse presentare meglio questo genere di storia.

Ma perché parlo di difetti secondari? perché i veri problemi di questo titolo sono altrove. Abbiamo infatti una componente romance parecchio prepotente, che a più riprese sembra rivendicare il focus della narrazione; il tutto per regalarci scene di disagio (causate da instalove anacronistici) e di inquietudine, dove l'ossessione viene spesso scambiata per amore e dove ogni comportamento del partner può essere scusato. Neanche a dirlo, nessuna delle dinamiche di coppia presentate mi ha convinto, e questo è dovuto in buona parte alla caratterizzazione superficiale dei coprotagonisti.

La trama banale e artificiosa rappresenta l'altra grande mancanza del romanzo. Innanzitutto, lo spunto è poco motivato: tutto comincia perché Victor inventa una macchina in grado di viaggiare nel tempo, ma perché lo fa? a quanto pare, un po' per vanagloria e un po' per creare un nuovo ramo del turismo per ricconi. Accettato questo pretesto sciapo, ci troviamo di fronte ad un intreccio privo di conflitto, nonostante i buoni spunti non manchino: Tom potrebbe voler salvare la madre, o cambiare il suo rapporto con il padre, oppure ancora avere successo nella vita. Ovviamente, non farà nulla di tutto ciò, eppure il libro si conclude con il più zuccheroso ed immeritato degli epiloghi! Con buona pace di tutti quelli che ci hanno rimesso nel mentre.

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mercoledì 5 marzo 2025

"Perché non l'hanno chiesto a Evans?" di Agatha Christie

Perché non l'hanno chiesto a Evans?Perché non l'hanno chiesto a Evans? by Agatha Christie
My rating: 4 of 5 stars

"La palla rotolò via e scomparve nel vuoto ... I due uomini si calarono, e Bobby diede una mano al dottore. Finalmente raggiunsero il sinistro fagotto. Era veramente un uomo, uno sconosciuto sui quarant'anni, e respirava ancora, ma era privo di sensi"


QUI C'È UN THOMAS DI TROPPO (O FORSE TRE)

Tutti i romanzi nascondono dei difetti, anche quelli che reputiamo dei capolavori della letteratura: buchi di trama, prose raffazzonate o messaggi discutibili. In questo caso ci troviamo però di fronte ad un difetto insolito, infatti il problema maggiore di "Perché non l'hanno chiesto a Evans?" è l'esistenza di "Dieci piccoli indiani"; se il titolo più celebre di Christie non avesse mai visto la luce, questo sarebbe diventato il suo migliore lavoro dove non compare nessuno dei soliti risolutori, come Poirot o Miss Marple. O almeno questa è la mia modesta impressione ad oggi, con ancora più di dieci titoli rientranti nella stessa categoria da leggere e valutare.

La storia ci porta in diversi angoli della Gran Bretagna, ma comincia nella cittadina gallese di Marchbolt, durante una partita a golf tra il medico della zona e Robert "Bobby" Jones, quartogenito del vicario. Inseguendo una pallina finita in un dirupo, i due scoprono un uomo in fin di vita dopo essere precipitato nel vuoto; prima di spirare, lo sconosciuto pronuncia la frase che non solo dà il titolo al romanzo ma diventerà motivo di mistero per tutto il volume. La vicenda viene archiviata come incidente, ma Lady Frances "Frankie" Derwent, figlia di Lord Marchington ed amica di Bobby, nota diverse stranezze ed insiste per proseguire le indagini.

Indagini che sono portate avanti alla luce del sole: a differenza di quanto succede con altri investigatori -Poirot su tutti- indizi e sospetti non vengono mai nascosti al lettore, che si sente coinvolto in prima persona in ogni fase dell'investigazione. Inoltre il duo di detective dilettanti ricorda sempre di porsi le domande più logiche e di sviscerare a fondo ogni pista; l'autrice riesce così a dimostrare la loro intelligenza, senza per questo renderli dei geni inarrivabili. Oltre ad essere illustrato in modo chiaro ma non banale, l'intreccio dimostra una struttura attenta e ben congegnata, supportata da un ritmo solido per l'intera lunghezza del volume. Nel complesso ho trovato poi una giusta commistione tra mystery deduttivo e romanzo d'avventura, con una spolverata di romance verso la quale (una volta tanto!) non ho alcuna critica da muovere: si amalgama bene alla storia e non è mai invadente.

L'altro elemento che più ho apprezzato in questa lettura sono stati i suoi personaggi. Mettendo da parte i vari comprimari -comunque interessanti e non troppo stereotipati-, la storia si fà forza di due protagonisti davvero ricchi di personalità. La mia preferenza và senza dubbio all'intraprendente Frankie, che dimostra risolutezza ed inventiva da far invidia a tante personaggie create negli ultimi anni, oltre ad essere una donna indipendente e per nulla schiava delle convenzioni. Inizialmente presentato come personaggio principale, Bobby diventa pian piano un onesto coprotagonista, discreto ed abbastanza spiritoso; nel complesso, penso che i due formino un'ottima coppia di investigatori "sul campo", e per questo mi dispiace non siano stati sfruttati in più narrazioni.

Da appassionata di romanzi gialli, penso che la trama ideata dalla cara Agatha in questo caso svolga egregiamente il suo compito di intrattenere e far ragionare il lettore. I limiti della lettura sono gli stessi di tanti titoli simili: poca introspezione dei personaggi, alcune piccole forzature logiche per far proseguire la vicenda, ed un pizzico di stagionatura nei contenuti. Per quanto riguarda la mia edizione nello specifico, ho individuato alcuni (immancabili, pare!) refusi e non ho apprezzato troppo l'introduzione, più focalizzata sul genere nel suo insieme che sulla specifica storia, nonché ricca di frasi in cui le subordinate causano uno stato di apnea prima di poter ritornare alla principale. Un altro piccolo difetto è la poca efficacia dei cliffhanger, perché l'inizio del nuovo capitolo risolve subito il momento di tensione creato dal finale del precedente: un metodo che potrebbe funzionare bene in una pubblicazione ad episodi, ma del tutto inadeguato per un volume unico.

Voto effettivo: quattro stelline e mezza

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