venerdì 28 novembre 2025

"Il porto degli uccelli" di Katrine Engberg

Il porto degli uccelliIl porto degli uccelli by Katrine Engberg
My rating: 3 of 5 stars

"Si costrinse a uscire dalla trance e osservò il quadro nascente. Vide un'immagine familiare, un corpo con il viso girato dall'altra parte e le membra nude e diafane. Vide le innumerevoli mostre ... che le avevano impresso per sempre un marchio nella carne. Vivevano in lei e la consolavano quando si sentiva perduta"


MA QUANDO LO SCRIVIAMO QUESTO LIBRO, ESTHER?

Dopo la sorpresa de "Il guardiano dei coccodrilli" e la solida conferma di "Ali di vetro", davo per scontato che ogni nuovo capitolo della tetralogia di Copenaghen (in Patria nota come la pentalogia di Kørner & Werner) si sarebbe dimostrato una lettura più che valida. Con "Il porto degli uccelli" però le cose non sono andate come sperato: sarebbe un titolo anche carino e scorrevole, ma pur dimostrando tutti i difetti che avevo notato nei due romanzi precedenti non li bilancia con gli stessi pregi. Di conseguenza, riesce a raggiungere la sufficienza soltanto per il lato legato all'intrattenimento; purtroppo dalla cara Katrine ormai sono portata ad aspettarmi qualcosina di più, specialmente a livello tematico.

Come al solito, la narrazione copre un arco temporale di pochi giorni e, dopo l'estate e l'autunno, ci fa scoprire la primavera danese. Un sabato mattina gli assistenti di polizia Jeppe "Jeppesen" Kørner e Anette Werner vengono incaricati di indagare sulla scomparsa Oscar Dreyer-Hoff, figlio quindicenne di due noti galleristi che si ipotizza sia stato vittima di un rapimento. Già dal prologo sappiamo però che la situazione è destinata a complicarsi, dal momento che appena due giorni dopo un cadavere viene ritrovato nell'inceneritore Amager Bakke. Alle prospettive della coppia di poliziotti si aggiungono quelle di diverse persone coinvolge nell'indagine più una nostra vecchia conoscenza, ossia l'aspirante scrittrice Esther de Laurenti.

Come accennato, l'ambientazione ricopre un ruolo centrale: ancora una volta Engberg si impegna a portarci tra le strade e i luoghi più iconici di Copenaghen, con descrizioni immersive e un notevole impegno per dare realismo alle scene. L'autrice investe inoltre molta cura nel raccontare le procedure investigative ma non solo, perché in più passaggi si nota il lavoro di ricerca svolto per spiegare le diverse fasi dello smaltimento nell'inceneritore, ad esempio. Tutto questo contribuisce a dare spessore e carattere al contesto in cui si muovono i personaggi, che ne traggono parimenti giovamento in quanto a credibilità nei rispettivi ruoli.

Un altro pregio che si è mantenuto stabile è l'intreccio, che ho trovato solido e coinvolgente; con giusto qualche piccola eccezione (che magari vedremo chiarita nell'ultimo volume della serie), la storia dimostra di essere stata pianificata con attenzione, includendo delle prospettive esterne che potrebbero fornire al lettore indizi in più ma anche portalo fuori strada con delle false piste. A concludere il quadro dei punti a favore abbiamo Sara Saidani, a mio parere l'unica personaggia ricorrente a mantenersi coerente e salda nelle mie motivazioni; pur reputando il suo rapporto con Jeppe un palese caso di potenziale sprecato, temo fosse una conclusione inevitabile e in linea con i loro caratteri. Questo mi provoca dei sentimenti contrastanti verso il personaggio di lui, perché se da un lato ne ho detestato l'indolenza e il fatalismo, dall'altro la risoluzione finale mi fa ben sperare per come verrà concluso il suo arco in "Isola".

Per contro, non ho parole di apprezzamento neppure in potenziale per Anette ed Esther. Lasciando da parte l'indagine, il percorso della prima si riduce in un enorme nulla di fatto, contornato da un escamotage narrativo che detesto nella letteratura in generale, e ancor più qui perché non porta di un passo in avanti la storia. L'anziana scrittrice invece non è caratterizzata male, ma la sua presenza nel romanzo è fin troppo forzata; inoltre, trovo semplicemente ridicolo il suo contributo nell'intreccio: già incrociare una specifica persona in una città abitata da ben più di mezzo milione di individui ha del ridicolo, ma capitare a caso su un determinato sito internert porta questa vicenda oltre i confini della verosimiglianza a piè pari.

Tra gli aspetti meno riusciti colloco anche la scena d'apertura molto meno impattante delle precedenti, la chimica assente nelle interazioni tra i personaggi (non solo a livello sentimentale), la mancanza di incisività nei commenti umoristici e la fretta con cui vengono descritte alcune scene. Un esempio è il momento in cui Anette esce per andare a lavoro e, in un'unica frase, saluta la famiglia in cucina e si siete al volante dell'auto, come se si trattasse di una singola azione. Da questo punto di vista purtroppo l'edizione non aiuta, privando il lettore di un segno grafico che indichi la fine del paragrafo e il conseguente cambio di prospettiva: bastava davvero una semplice linea a fondo pagina!

Forse l'elemento che più mi ha fatto rimpiangere il secondo libro è stato il modo in cui la cara Katrine ha gestito le tematiche. In questo romanzo si affrontano tantissimi argomenti, quasi sempre discontinui tra loro, ma soprattutto con pochissimo approfondimento. Nell'arco di trecento pagine e poco più, l'autrice pretende di trattare problemi ambientali, abusi domestici, disparità economica, violenza sessuale, malattie terminali, ispirazione artistica, morte e rituali connessi, bullismo giovanile, conflitto generazionale, pensieri suicidi, squilibrio di potere, rapporto genitori/figli, dipendenza da alcool e stupefacenti, e nel mentre risolvere brillantemente l'investigazione alla base.

Mi sembra superfluo dire che tutto ciò inficia anche su quest'ultimo aspetto: capisco sia un thriller, quindi più incentrato sul fattore emozionale e sul costruire dei momenti di tensione, ma rimane pur sempre fondato su un'indagine che i personaggi principali sono incaricati di risolvere. Per questo non penso sia accettabile che ogni singola svolta presente sia resa possibile per merito di suggerimenti forniti da persone esterne alla polizia oppure da scoperte scaturite dalla banale casualità. Inoltre in più punti i protagonisti sembrano arenarsi, indecisi su come proseguire, pur avendo a loro disposizione moltissimi elementi sui quali riflettere. A lamentele terminate, non mi resta quindi che mandare giù questo amaro boccone e riporre le mie speranze nel capitolo conclusivo.

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venerdì 14 novembre 2025

"Luci verdi dall'inferno" di Mattia Manfredonia

Le notti di Cliffmouth: luci verdi dall'infernoLe notti di Cliffmouth: luci verdi dall'inferno by Mattia Manfredonia
My rating: 4 of 5 stars

"Il faro era, come ogni faro che si rispetti, in alto, proprio sul ciglio dello strapiombo. Sotto, per un centinaio di metri, la parete di roccia correva verticale, ritagliando il profilo sgraziato del promontorio su cui sorgeva Cliffmouth"


FANTABOSCO GONE SOUTH

Per parafrasare un celebre maghetto, non vado in cerca di letture stagionali, quest'anno sono i libri spooky e con vibes autunnali che trovano me. Nel caso di "Luci verdi dall'inferno" la copertina mi avrebbe però potuto suggerire il tono soprannaturale e un po' cupo della lettura, non fosse che ero troppo impegnata a farmi fuorviare: ignorando il pentacolo in alto, l'illustrazione scelta mi faceva infatti pensare a un romanzo storico, o al massimo a un mystery. L'esordio di Manfredonia nel genere fantasy è stato quindi una sorpresa, e in più di un senso, soprattutto dopo le delusioni che ho patito negli scorsi mesi leggendo tanti titoli fantastici più celebrati.

L'ambientazione ideata dal caro Mattia è la contea del Krakenshire nella magica terra di Vespria, dove infatti convivono creature paranormali di ogni sorta, dagli gnomi agli elfi passando per i pericolosi Maligni. Ad affrontare questi simil-demoni infernali sono le Dame del Cordoglio, e proprio due di loro vengono convocate nella cittadina costiera di Cliffmouth, dove una misteriosa entità ha causato un gran numero di sparizioni, gettando la popolazione in un terrore paralizzante. Alle loro prospettive, si aggiungono quelle di numerosi caratteri, sia tra gli abitanti del luogo che tra i membri della ciurma della nave Floating Burrow, da poco giunta alla vicina Cliffport con un carico non propriamente legale.

Raccontato così l'intreccio potrebbe non dire molto, ma personalmente ho trovato questo spunto abbastanza intrigante, oltre ad aver molto gradito la commistione tra generi diversi ma ben amalgamati in questo contesto in bilico tra un fantasy più classico e una sorta di gaslamp. Seppur la conclusione porti poi ben poche risposte, ho seguìto con passione il dipanarsi del mistero legato sia alle sparizioni sia alla presenza di un gran numero di esseri fantastici. Proprio questa varietà di specie permette all'autore di includere diverse riflessioni sul tema del pregiudizio, che ruotano per buona parte attorno all'indole della novizia Cordelia: lodevole soprattutto per non aver reso sterile il suo atteggiamento, dandole invece sia una motivazione che degli elementi su cui lavorare per migliorarsi.

In generale, reputo ben eseguito il lavoro di caratterizzazione per tutti i protagonisti (seppur la mia preferenza vada abbastanza nettamente a Greta e Karjack), che formano dei legami realistici e non vengono mai sviliti in triti stereotipi, possiedono anzi delle voci uniche e facilmente identificabili. La prosa del caro Mattia mi è piaciuta anche per il sapiente bilanciamento della ricercatezza linguistica, senza però sacrificare la scorrevolezza; l'autore è riuscito inoltre a delineare un'ambientazione ricca e credibile, che il lettore può esplorare un poco per volta al fianco dei personaggi. Pur non ricercando delle specifiche vibes nelle mie letture, promuovo anche l'atmosfera tesa e decadente, in parte evocata grazie alla stupenda grafica scelta per l'edizione.

Nonostante i tanti pregi e il mio iniziale entusiasmo, ho notato alcuni nèi che hanno fatto scemare significativamente il mio gradimento nel corso della lettura. Sicuramente ci sono punti deboli del tutto marginali -come la bizzarra gestione dei paragrafi e delle lettere maiuscole- oppure soggettivi, nel caso dell'accostamento di nomi per lo più inglesi a termini italiani che sembrano usciti da una puntata della Melevisione; in altri casi penso invece ci siano critiche più concrete, a esempio la caratterizzazione decisamente banale di alcuni comprimari, la presenza di commenti sentimentali del tutto fuori luogo e i frequenti passaggi da un POV all'altro durante il medesimo paragrafo. In realtà la scelta di raccontare gli stessi eventi o gli stessi intervalli di tempo da più prospettive mi è piaciuta, ma in altri momenti questi cambi mi sono sembrati un po' confusionari.

E proprio la confusione sembra essere diventata quest'anno la mia nuova nemesi letteraria, in un incerto pari merito con la stupidità dei personaggi. Tutte le scene d'azione sono scritte in maniera caotica e rocambolesca: si fa genuinamente fatica a capire chi stia facendo cosa, e solo una volta arrivati alla fine è possibile azzardare qualche ipotesi. Questa sensazione si va esacerbando nel finale, che in pratica è un'unica sequenza di spostamenti frenetici, fino a una risoluzione piena di domande in sospeso. Il vero limite di questa narrazione è forse la presenza di un seguito, che Manfredonia ha preso come un'autorizzazione a lasciare tutto penzoloni come fossimo alla fine del primo tempo di un film piuttosto che all'ultima pagina di un romanzo.

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martedì 11 novembre 2025

"I custodi di Slade House" di David Mitchell

I custodi di Slade HouseI custodi di Slade House by David Mitchell
My rating: 4 of 5 stars

"Poi sorride, si scosta e con un inchino da mago del cavolo mi addita uno stretto vicoletto che si apriva fra due case, e una ventina di metri più avanti girava a sinistra, sotto la debole luce di un lampione fissato in alto ... in effetti c'era una vecchia targa stradale sporca con la scritta SLADE ALLEY"


L'INFERNO IN UN VICOLO LONDINESE

Non mi ritengo una lettrice particolarmente attenta alla stagionalità dei titoli scelti: non aspetto l'estate per gustarmi un giallo da ombrellone, oppure il giorno di San Valentino per affrontare un romance tenerello. Eppure questa volta ho azzeccato la lettura perfetta per la spooky season, seppur involontariamente! "I custodi di Slade House" è infatti una narrazione horror, con qualche tocco di paranormale e di thriller, del tutto in linea con la stagione autunnale. Come non bastasse, in modo del tutto casuale ho iniziato questo libro l'ultimo sabato di ottobre, una data fondamentale nella storia stessa. Di certo è stata una semplice coincidenza, eppure voglio sperare che gli spiriti della letteratura mi stiano promettendo un futuro libroso migliore.

Ma cosa succede l'ultimo sabato di ottobre? in questa data, ogni nove anni, a Slade House si tiene un Open Day. Questa residenza storica non è però la sede di una scuola d'elite, bensì un non-luogo abitato da maligne presenze, che ciclicamente attirano a sé delle persone accuratamente selezionate per la qualità delle loro anime in modo da poterle divorare. Il volume è diviso nei punti di vista delle diverse vittime che si alternano dal 1979 fino al presente: vediamo ragazzini problematici, poliziotti sgradevoli, studentesse insicure e non solo finire preda di scenari illusori complessi e crudeli. Con il passare del tempo questa procedura inizia però a mostrare i propri limiti, lasciando presagire un possibile arresto del progetto delittuoso messo in atto dalle entità che infestano questo angusto vicolo londinese.

Come si potrà intuire, la suggestione indotta dal contesto è un tratto fondamentale nella narrazione, e riesce infatti a dare l'avvio a un continuo crescendo di tensione. Seppur l'intreccio risulti in parte ripetitivo, l'autore ha saputo includere delle leggere variazioni tra i POV in modo da ottenere un risultato intrigante se non proprio stupefacente. Il tutto poggia inoltre su un concept estremamente affascinante, che il caro David sfrutta per introdurre degli ottimi spunti di riflessione: questo romanzo non si accontenta di catturare il lettore con una bella ambientazione -come le prede di Slade House vengono arpionate dalle sue illusioni-, ma introduce concetti e simbologie legate alla mortalità dell'essere umano per nulla banali.

Che Mitchell fosse un talentuoso narratore avevo già avuto una prova con "Cloud Atlas. L'atlante delle nuvole", e qui la passata impressione mi è stata confermata in toto. La prosa è coinvolgente e brillante, riuscendo sia a delineare dei contesti storici (seppur relativi a un passato non troppo distante) credibili e riconoscibili, sia ad assegnare delle voci uniche ai diversi protagonisti; non capita mai di trovare un carattere anonimo o discontinuo, perché tutti hanno una personalità ben definita e adottano un lessico distintivo. Pur non trattandosi propriamente di un mystery, ho apprezzato molto anche le svolte di trama: non impossibili da azzeccare ma alquanto ben studiate, specie per rimanere coerenti all'interno del sistema magico scelto.

Oltre alla ridondanza della struttura, le mie critiche verso questo titolo sono davvero delle minuzie soggettive. Per quanto riguarda il cast, pur avendo amato i protagonisti, non posso dire che i villain mi abbiano convinta altrettanto, forse perché in confronto risultano poco carismatici e approfonditi. In realtà, la loro storia viene illustrata con dovizia di particolari, però in un formato didascalico e impersonale. Ad avermi lasciata veramente in bilico sulla valutazione è stato però il finale: non ho che plausi per la conclusione scelta da Mitchell, ma la corposa presenza di riferimenti pseudo-esoterici e l'abbondante ricorso al name dropping mi hanno in più punti distratta dal ciclone di tensione che si andava costruendo. Staremo a vedere se nonostante tutto questa storia mi rimarrà nel cuore in futuro o se questi nèi finiranno per far sfumare il mio entusiasmo attuale.

Voto effettivo: quattro stelline e mezza

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martedì 4 novembre 2025

"Alchemised" di SenLinYu

AlchemisedAlchemised by SenLinYu
My rating: 3 of 5 stars

"Ovunque guardasse, c'era solo grigiore ... Come se tutti i colori fossero stati cancellati dal mondo. Tranne lei, che se ne stava lì vestita di rosso sangue, in contrasto con l'ambiente monocromo"


I FERRON DELLA GILDA DEL FERRO? AVANGUARDIA PURA.

Solitamente lascio passare senza troppo rammarico le nuove uscite più chiacchierate, per poi magari recuperarle ad anni di distanza, quando non interessano più neppure a chi le ha scritte; nel caso di "Alchemised" invece la curiosità ha avuto la meglio, al punto da averne acquistata una copia in preordine. Non nego che parte del mio hype fosse dovuto alla fama della fanfiction da cui sembrerebbe basarsi il romanzo; fanfiction che non ho letto ma so essere collegata a un fandom al quale sono ancora molto legata, e all'interno del quale anch'io ho dato un (sicuramente atroce) contributo scritto eoni fa. SenLinYu invece si è messa d'impegno: tante critiche si possono muovere a questo libro, eppure rimane una delle letture più compulsive che abbia fatto nell'ultimo anno.

Forse la mia percezione in tal senso è stata alterata dalla macchinosa prosa di Le Guin che mi sono sorbita di recente? di sicuro si tratta di due modi di raccontare il fantasy molto lontani, eppure un punto di contatto c'è: la poca chiarezza nel sistema magico, e in questo caso anche nell'ambientazione. Lo sfondo è infatti un mondo fittizio che ricorda per tanti versi i primi anni del Novecento, con la randomica aggiunta di armature medioevali e chiese gotiche. Al centro delle vicende si colloca la città-Stato di Paladia, composta principalmente da due isole alla foce di un fiume e arricchitasi nei secoli grazie alla predisposizione dei suoi abitanti per l'arte dell'alchimia, la magia di questa realtà. Per fortuna la narrazione non si muove troppo da questi confini, perché tutti gli altri luoghi menzionati sono descritti a malapena e le mappe ufficiali non sono state incluse in nessuna edizione per motivi mistici.

Accantonando il fumoso world building, le vicende ruotano attorno a una guerra civile in corso da anni tra il governo ufficiale comandato dalla famiglia Holdfast -che può vantare una sorta di diritto divino- e la fazione dei Non-morti che grazie a un inesauribile esercito di necroschiavi riesce a prevalere. A più di un anno dal termine del conflitto, la guaritrice Helena "Hel" Marino viene risvegliata dalla stasi e si ritrova del tutto spaesata, non solo perché la nazione è ora controllata dai suoi nemici, ma anche per aver perso una buona fetta dei ricordi recenti. Con l'obiettivo di scoprire quali informazioni siano nascoste nella sua memoria, viene affida all'enigmatico Kaine Ferron, un individuo pieno di segreti che sembra però in grado di riportare a galla il passato della protagonista.

Pur non potendo vantare un intreccio particolarmente appassionante, il ritmo della storia scorre in maniera ottimale, specie nella prima parte volume. In generale, ho trovato gradevole la prosa di SenLinYu: a parte qualche infelice scelta lessicale, il suo stile risulta accattivante e permette di digerire senza sforzo anche la trentesima ripetizione di una descrizione o una dinamica. Ho apprezzato anche la presenza di collegamenti frequenti ma non troppo sfacciati tra le due linee temporali e la scelta della tematiche legate alla condizione femminile in ogni suo aspetto; sulle modalità con cui queste ultime sono poi state sviscerate avrei qualche appunto (mi sono sembrate spesso un po' superficiali e troppo strombazzate), però ritengo siano in linea con la storia raccontata e dosate in modo corretto. Molte riflessioni sono poi lasciate alla sensibilità di chi legge, come la contrapposizione tra gli ideali dei due protagonisti e la maniera in cui raggiungono dei compromessi.

Proprio la coppia principale si dimostra il maggior pregio del romanzo, forse più come personaggi singoli che all'interno della loro dinamica sentimentale. In realtà la romance ha delle basi comprensibili e uno sviluppo credibile, con il dialogo che diventa sempre più presente e onesto, ma Helena e Kaine funzionano ancor meglio presi individualmente: lei compie un notevole percorso di crescita -non sempre in positivo, ma per le meno si percepisce la sua maturazione-, mentre lui rimane un po' nelle retrovie per la mancanza di POV però mostra a più riprese di saper imparare e migliorare rispetto agli errori passati. Tra i punti di forza mi sento inoltre di includere le vibes gotiche e decadenti adatte al tema, e il focus sulle conseguenze di un conflitto dalla prospettiva di chi si occupa dei feriti.

Purtroppo la stessa lode non si può applicare all'altra faccia della guerra, ossia quella legata alla strategia e allo scontro militare, perché su questo fronte il testo è tragicamente vago. Un senso di confusione che colpisce il lettore anche in altri ambiti: dalla frankensteiniana ambientazione alle approssimative relazioni che esulano dalla romance principale, fino ad arrivare al sistema magico, altrimenti noto come la prova provata che questo non è un fantasy. Ammetto che dopo un po' gli spiegoni sull'alchimia mi sono venuti a noia, eppure rimango convinta che neanche il fan più sfegatato saprebbe illustrare in modo chiaro come funzioni questo elemento, teoricamente vitale per la trama!

Trama che posso forse indicare come il vero limite della narrazione, essendo sia estremamente dispersiva (con una quantità di sottotrame e personaggi secondari abbandonati a loro stessi, checché ne dica l'autrice nelle sue note conclusive!) che stantia: questo perché sono presenti tantissime ripetizioni di intere scene -specie nella parte centrale- piazzate al solo fine di dare più respiro al lato romance e di ritardare ulteriori sviluppi, ai quali magari si sarebbe arrivati prima se la brillante protagonista si fosse fatta qualche domanda in più. Non potendo contare sull'acume dell'eroina, la vicenda prosegue quindi grazie a improbabili colpi di fortuna e alla presenza aleatoria di oggetti magici e alleati disponibili, che verso l'epilogo spuntano più numerosi dei funghi in questa stagione!

Mi ritaglio ancora qualche riga per delle lamentele sparse, come il ruolo dei caratteri secondari, che per lo spessore dimostrato mi sono sembrati piuttosto delle comparse dimenticabili. Non ho apprezzato quasi per nulla la scelta dei nomi: a parte poche eccezioni, si oscilla tra imbarazzante banalità (il credo religioso chiamato Fede, la fazione che si oppone agli invasori detta Resistenza, o il capo dei negromanti identificato come Sommo Negromante) e termini improbabili, come nei casi di Principato -no, non si tratta di un luogo, bensì dell'appellativo per il sovrano- e Alto Reeve, che mi porta immancabilmente a chiedermi se ci sia anche un Basso Reeve, e più in generale cosa diamine sia un Reeve? E per concludere in frustrazione, abbiamo un finale anticlimatico e strascicato, che mi ha dato la sensazione di una tortura ben peggiore di quelle praticate dai Non-morti. Dopo oltre un migliaio di pagine mi aspettavo per le meno di provare qualche emozione in più: è comprensibile rimanere tiepidi di fronte a un racconto o una novella, che magari non hanno avuto lo spazio sufficiente per colpire chi legge, ma con un simile tomo a disposizione SenLinYu aveva tutto il tempo per dare più carattere alla sua storia.

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giovedì 30 ottobre 2025

"Leggende di Terramare" di Ursula K. Le Guin

Leggende di EarthseaLeggende di Earthsea by Ursula K. Le Guin
My rating: 2 of 5 stars

"Questo dunque è il resoconto delle mie esplorazioni e delle mie scoperte: racconti di Terramare per chi ha amato o pensa di poter amare il luogo, ed è disposto ad accettare queste ipotesi: le cose cambiano, autori e maghi non sono sempre affidabili, nessuno può spiegare un drago"


GOODREADS 1 : MONDADORI -2

Detto e fatto: non ho lasciato passare neppure un mese dalla lettura dell'ultimo romanzo ambientato nell'universo narrativo di Terramare per fiondarmi sulla raccolta "Leggende di Terramare" e poter così mettere la parola fine a questa soporifera saga. Una conclusione che non rispetta l'ordine di lettura originale (sì, avrei dovuto tenere per ultimo "I venti di Terramare", ma per questa scelta infelice scaricherò integralmente il barile su Mondadori!) eppure mi libera non di meno da un impegno libroso che ho avuto la sciagurata idea di voler portare a termine entro l'anno. E sono pronta a scommettere che la prosa un po' chirurgica e un po' delirante della cara Ursula sia in parte responsabile del mio netto peggioramento a livello di libri letti, e soprattutto di libri apprezzati.

Prima che incolpi questa serie pure del maltempo, passiamo al contenuto effettivo del volume. Si tratta di cinque racconti presentati in ordine cronologico ma ben poco omogenei a livello di lunghezza -alcuni sembrano quasi delle novelle o dei romanzi brevi-, e di un'appendice parecchio sostanziosa nella quale l'autrice si concentra sulle peculiarità geografiche, sociologiche e storiche del mondo da lei creato. Tutto questo viene preceduto da una prefazione dal tono fortemente supercazzoloso, dove una retorica infantile dovrebbe convincere il lettore che le contraddizioni presenti nella serie non sono dovute all'incapacità dell'autrice di mantenere fede a quanto scritto in precedenza bensì alla reale esistenza di Terramare, un mondo dove Le Guin accede in veste di umile cronista, del tutto titolata quindi a commettere piccoli errori e grosse incoerenze.

Ambientata trecento anni prima della storia di Ged (oppure quattrocento, oppure più di seicento, a seconda di cosa passa per la testa all'autrice), la narrazione di partenza è decisamente la più corposa e mira a raccontare le origini della scuola di magia sull'isola di Roke e delle sue tradizioni, salvo la più importante: dovremo aspettare l'ultima pagina delle appendici per sapere come questo organismo si sia trasformato da comune hippy basata sulla condivisione e l'inclusione, a simil-convento di clausura per soli uomini celibi. Ne "Il trovatore", la prospettiva principale è quella di Medra (più una carrellata di altri nomi, come sempre), umile costruttore di navi di Havnor che scopre una grande predisposizione per l'arte magica, attitudine grazie alla quale viaggia per tutto il Terramare fino ad approdare a Roke, dove già vive un nutrito gruppo di streghe e stregoni; il suo desiderio di condividere le conoscenze magiche però è tale che riprende il mare per radunare altri "dotati" e recuperare libri antichi. La sua iniziativa attira purtroppo l'attenzione dell'ambizioso mago Early, mettendo a repentaglio il futuro della loro comunità.

In questo racconto mi sento di poter salvare soltanto il personaggio di Segugio, ovvero un raro carattere leguinano fornito di buon senso e di un percorso credibile e propositivo; in confronto Medra è un protagonista scialbo, privo di legami solidi o costruiti con cura. Non mancano poi le contraddizioni rispetto agli altri capitoli della serie, le svolte di trama basate sul mero caso e delle risoluzioni fin troppo rapide e semplici, che privano il testo di ogni genere di tensione narrativa. La prosa estremamente riassuntiva della cara Ursula qui si accorda meglio al formato rispetto ai romanzi, ma rimane sempre parecchio frustrante: è quasi faticoso seguire gli eventi perché mancano dei passaggi fondamentali, come nel caso della ricerca del Libro dei Nomi, iniziata e conclusa da Medra senza condividere con i lettori alcunché sull'importanza di questo testo.

Non indicato nell'indice e privo di un qualsiasi tipo di intestazione (almeno nella mia edizione), "Rosascura e Diamante" è invece una storia sentimentale tra il figlio di un ricco mercante di Havnor e l'umile figlia della strega locale. La loro romance viene in teoria ostacolata dal severo padre di lui -contrario anche al sogno del figlio di diventare musicista-, ma a conti fatti il loro unico problema è la ben meno intrigante mancanza di comunicazione, oltre alla visione tubulare di lui che per ragioni mistiche si convince di non poter avere una famiglia o coltivare un hobby senza trascurare tragicamente il lavoro.

Cronologicamente ci spostiamo di parecchi decenni in avanti, anche se nulla nella realtà terramarina sembra minimamente cambiato: tradizioni, economia, e struttura sociale qui sono imperturbabili al passare del tempo. Come avrete intuito, Diama e Rosa non mi hanno fatta impazzire come personaggi, con lui privo di spina dorsale e pure un po' tossico, e lei che sembra avere quasi dell'amor proprio per poi capitolare in due righe così da arrivare al lieto fine. Come se non bastasse, questo racconto non fornisce alcuna informazione in più, ruota attorno a dinamiche già viste, e riguarda personaggi irrilevanti per il resto della serie.

Per fortuna questo non è vero per "Le ossa della Terra", il racconto più breve e vicino agli eventi dei romanzi, tanto che Nemmerle è già diventato l'Arcimago di Roke. L'episodio centrale in questo caso è il terremoto di Gont accennato dalla zia di Ged ne "Il mago", in teoria bloccato da Ogion, impresa alla quale deve gran parte della sua fama; la prospettiva del suo maestro Dulse racconta qui una versione leggermente diversa, concentrandosi anche sulla formazione di Ogion e sui diversi tipi di magia. Ergo, nuove informazioni con pochissimi chiarimenti e nuove contraddizioni rispetto a quanto detto in precedenza: ormai le incoerenze sembrano essere diventate la regola.

In questo caso trovo che il formato stringato funzioni abbastanza bene, anche perché la vita di Dulse non è tanto interessante da meritare ulteriori spiegazioni; sono inoltre presenti dei piccoli easter eggs legati al carattere e alle abitudini di Ogion. Il rapporto tra i due viene appena accennato eppure risulta abbastanza verosimile, ma lo stesso non si può dire di quello tra Dulse e la sua insegnante Ard: le ragioni dietro la scelta di una strega come maestra sarebbero state affascinanti da esplorare, dal momento che questa specifica formazione si dimostra vitale per la risoluzione finale, invece rimangono appena accennate. Tutto considerato, potrebbe comunque essere il testo migliore dell'antologia.

Con "Nell'Alta Palude" si arriva direttamente nelle vicende dei romanzi, in particolare poco tempo prima dell'inizio de "Il signore dei draghi", anche se nulla di quanto avviene qui verrà mai menzionato, ad esempio quando comincia a scomparire la magia. L'ambientazione è l'isola di Semel, una landa placida fino alla nausea dove perfino il vulcano locale è inattivo; una moria colpisce il bestiame -principale fonte di reddito del luogo-, quindi l'arrivo di un misterioso guaritore chiamato Otak viene accolto con gioia. L'uomo sembra trovarsi a proprio agio con gli animali e il lavoro prosegue bene, ma il passato non tarda a farsi vivo per smascherare la sua vera natura.

Questo racconto rimane fedele alle linee guida della serie: personaggi bidimensionali, relazioni forzate, sistema magico volubile e morale ballerina; specialmente nell'epilogo, che mostra una situazione da brividi fatta passare per ultra-romantica, dove un compagno potenzialmente violento viene preferito a un fratello sicuramente avvinazzato. Peccato, perché il personaggio di Dote aveva alcuni spunti niente male (oltre a pronunciare la battuta migliore della serie!) e la struttura del testo un po' diversa dal solito sembrava promettente, inoltre poteva essere il momento giusto per approfondire il retroscena di Thorion, una figura molto importante per la conclusione della saga.

Guarda caso, Thorion torna a farsi notare in "Libellula", titolo del racconto nonché nome comune dell'effettiva protagonista, la figlia poco amata di un proprietario terriero di Way caduto in disgrazia. La ragazza percepisce in sé un Potere immenso, senza però avere i mezzi per comprenderlo appieno; l'incontro con il giovane apprendista mago Avorio le fornisce l'occasione che cerca per conoscere la Scuola di Roke, dove pensa di trovare una soluzione ai suoi dilemmi. La vicenda si colloca cronologicamente qualche tempo dopo l'epilogo de "Il signore dei draghi" ed è collegata in modo diretto a quanto avviene ne "I venti di Terramare", aspetto che la rende molto interessante per avere un quadro più accurato di alcuni personaggi e un particolare retroscena.

Nel complesso, è uno dei racconti più utili e affascinanti, ma devo per forza sottolinearne i difetti: come il modo giocoso e leggero con cui si accenna agli stupri compiuti da Avorio grazie alla magia. Un altro grande demerito è ignorare la prospettiva di Libellula per gran parte del testo, quando sarebbe dovuta essere centrale: lo stesso problema avuto nei romanzi con Tehanu, tra l'altro! In particolare nel finale, avrei trovato appassionante leggere i suoi pensieri e capire cosa l'avesse spinta in una determinata risoluzione, anziché soffermarsi per l'ennesima volta sui dialoghi pseudo-filosofici dei vari Maestri.

Per quanto riguarda invece le appendici, sono molto combattuta. Da un lato trovo siano dei testi propedeutici e (una volta tanto!) estremamente chiari, ma è altrettanto vero che spoilerano gran parte degli avvenimenti raccontati nella saga; per questo, temo che piazzarli alla fine fosse l'unica soluzione valida. A meno di non fare una cernita e includere all'inizio solo quelli essenziali per comprendere a grandi linee il mondo di Terramare e le regole della magia. Rimangono comunque una delle parti che ho letto con più interesse in questo tomo da quasi 1500 pagine; un'affermazione decisamente significativa, se pensiamo che si tratta di testi quasi scolastici.

Voto effettivo: due stelline e mezza

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