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venerdì 19 novembre 2021

"La stagione delle tempeste" di Andrzej Sapkowski

La stagione delle tempeste (La saga di Geralt di Rivia, #6)La stagione delle tempeste by Andrzej Sapkowski
My rating: 3 of 5 stars

"«I maghi, in effetti, sono capaci di molte cose … Ma accusare i maghi di tutte le sventure e le calamità forse è esagerato. In fondo stai parlando di fenomeni naturali, Frans. È semplicemente la stagione. La stagione delle tempeste»"


UNA AUTHOR-FICTION (A VOLER PENSARE BENE)

Pubblicato ben quattordici anni dopo la conclusione della serie principale, "La stagione delle tempeste" è un romanzo midquel che racconta un'inedita avventura di Geralt e va così ad arricchire l'universo narrativo di The Witcher. O almeno, questo è quello che direi se non fossi una malpensante, ma essendo sempre scettica riguardo alla buona fede di autori e case editrici, sono piuttosto spinta a pensare che il buon Andrzej avesse bisogno di liquidità per ristrutturare la tavernetta e, trovandosi a disposizione quella gallina dalle uova d'oro che è la saga su Geralt di Rivia, non si sia posto problemi come «Ma questa storia serve a qualcosa all'interno della serie?». Peggio di lui ha fatto solo la Nord che, nell'edizione in flessibile, lo propone come fosse effettivamente l'ottavo capitolo, anziché una storia bonus.
La narrazione è composta da diverse piccole missioni che ruotano attorno al regno di Kerack dove il nostro sempre solare Geralt viene ingiustamente arrestato con l'accusa tipicamente medioevale di evasione fiscale; mentre cerca di dimostrare di non aver mai intascato compensi in nero, lo strigo viene inaspettatamente scarcerato, ed è allora che scopre di essere stato derubato delle sue spade. I tentativi di ritrovare le armi sono il principale filo narrativo della storia, ma non mancano quelli secondari, come il suo marginale coinvolgimento nella disputa per il trono di Kerack; peccato che, come nella serie principale non si riusciva a provare il minimo interesse per la guerra tra i Regni del Nord e Nilfgaard, anche qui la parte politica risulti poco accattivante perché essa ha ripercussioni minime per il protagonista stesso.
Come personaggi di contorno troviamo parecchi volti nuovi, dei quali però ci si può dimenticare a cuor leggendo, non avendo questi un ruolo degno di nota al di fuori del singolo romanzo: è la solita parata di politici disonesti, plebei felici della loro misera vita e maghe invaghite di Geralt. Oltre a queste new entry ritroviamo Ranuncolo, come spalla comica stranamente non troppo invasiva, e Yennefer, in un cameo davvero troppo breve.
Nel complesso, ritengo questo romanzo una lettura piacevole e, a tratti, anche divertente per merito dello stile di Sapkowski che dopo tanti libri ho finito per apprezzare. Mi sono piaciute anche le diverse frecciatine con cui l'autore critica alcuni aspetti politici e sociali del suo mondo fantasy, specchio di quello contemporaneo. Meno bene il modo in cui viene tratteggiato uno dei pochi (se non l'unico) personaggio gay della saga, passando da uno stereotipo all'altro, e l'accenno finale agli altri strighi: sarebbe stato molto più interessante sfruttare quest'idea all'interno della serie principale, anziché introdurli in un'avventura esterna.
Ma i dubbi sui quali bisogna assolutamente fare chiarezza sono due: è necessario leggere questo libro? e, se sì, quando?
La risposta al primo quesito è un secco no; la trama del romanzo è indipendente dagli eventi della serie principale e non fornisce alcun elemento indispensabile al lettore. Se è vero che non mancano riferimenti e strizzatine d'occhio agli altri libri, questi sono principalmente delle chicche per i fan affezionati.
Per quanto riguarda l'ordine di lettura, la vicenda si colloca tra i racconti de "Il guardiano degli innocenti", che però non sono presentati in ordine cronologico, infatti qui Geralt si è separato da Yennefer (conosciuta ne "L’ultimo desiderio", ultimo racconto della raccolta) ma non è ancora legato a Ciri (la legge della Sorpresa che collega i due viene presentata ne "Il male minore", terzo racconto della raccolta); il mio consiglio è però di attenersi alla data di pubblicazione perché è presente una piccola parte ambientata nel futuro, che potrebbe risultare spoilerosa.

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mercoledì 29 settembre 2021

"La Signora del Lago" di Andrzej Sapkowski

La Signora del Lago (La saga di Geralt di Rivia, #7)La Signora del Lago by Andrzej Sapkowski
My rating: 3 of 5 stars

"La leggenda cresceva. Gli ascoltatori bevevano come in trance le parole piene di enfasi del cantastorie che raccontava dello strigo e della maga. Della Torre della Rondine. Di Ciri, la striga col viso deturpato da una cicatrice. Di Kelpie, la giumenta nera incantata. Della Signora del Lago"


NELLA TOP 3 DELLE SCUSE PIÙ RIDICOLE PER BOMBARE

Premetto che questa recensione conterrà lievi spoiler relativi agli avvenimenti di questo libro e dei precedenti. Ritengo inverosimile che una persona del tutto estranea alla serie si fiondi a leggere un commento al settimo romanzo, ma un piccolo avviso non costa nulla.
Nel 1999, anno di pubblicazione de "La Signora del Lago", il caro Andrzej dev'essere stato infoiato come un mandrillo; come spiegarsi altrimenti le dozzine di scene pseudo-erotiche e le centinaia di riferimenti sessuali all'interno di questo romanzo? Normalmente non mi lamenterei -infatti negli altri libri della serie non l'ho fatto- ma qui arriviamo al ridicolo: non passano più di cinque pagine senza che una donna salti addosso a Geralt, qualcuno tiri fuori delle scuse allucinanti per farsi Ciri o Yennefer, oppure un personaggio random ci delizi con una canzoncina sconcia.
Per quanto riguarda la trama, la mia impressione è che dopo l'epilogo de "Il tempo della guerra" Sapkowski abbia deciso di seguire una sola linea narrativa, ossia quella dei protagonisti che si cercano a vicenda, e con questa misera idea sia riuscito inspiegabilmente a scrivere ben due libri e mezzo! Infatti, per la prima metà de "La Signora del Lago", la narrazione si focalizza ancora sul viaggio dei nostri tre eroi: dopo una pausa di alcuni mesi, Geralt e combriccola partono per salvare Yennefer grazie ad una convergenza di colpi di fortuna assurda; dall'altra parte troviamo Ciri -ormai con così tanti titoli regali ed appellativi da far invidia a Daenerys Targaryen- che lascia l'isola (per nulla) felice degli elfi e, con una serie di aiuti ancor più assurda, cerca a sua volta di salvare la madre. E se la parziale incompetenza di Geralt non mi stupisce troppo, ammetto che la passività di Ciri in questo romanzo mi ha davvero delusa, soprattutto dopo i passi in avanti fatti ne "La Torre della Rondine", perché qui sembra incapace di procedere nella sua missione senza l'intervento di terzi.
Sullo sfondo si continua a parlare della guerra tra Nilfgaard ed i regni del Nord, guerra che per i protagonisti rappresenta al massimo una scocciatura che li costringe ad allungare un po' la strada, quindi non vedo perché dovrebbe interessare noi lettori. Lo stesso discorso vale per la profezia catastrofica degli elfi, la minaccia dell'epidemia ed il presunto lavaggio del cervello fatto a Yennefer, tutti elementi che sembrano completamente dimenticati nell'epilogo.
In generale, leggendo questa serie ho pensato più volte che l'autore non avesse le idee chiare, ma la presenza di molti dettagli che collegano gli eventi sembra smentire questa teoria. A questo punto direi che Sapkowski è molto capace nel prestare attenzione alle singole scene e molto meno nel tessere un disegno ampio: approvo pertanto i riferimenti tra i diversi elementi, ma boccio lo slegamento generale che costringe il lettore a ricostruire mentalmente la cronologia della storia ad ogni nuovo capitolo. Sono presenti anche delle piccole incoerenze, come l'improvviso ruolo attivo di Regis -tanto immotivato quanto conveniente- che mi spinge a chiedermi perché non si sia dato da fare nei romanzi precedenti.
Il difetto principale de "La Signora del Lago" è da ricercare però negli antagonisti principali. Due di loro vengono presentati come invincibili, per poi essere tolti di mezzo senza troppe difficoltà, perfino senza che i protagonisti elaborino uno straccio di strategia; il terzo si redime di botto, trasformandosi in un personaggio quasi positivo, dopo aver causato la morte di svariate migliaia di persone innocenti.
Per il resto, abbiamo una conclusione (almeno sul piano cronologico) in linea con la serie e una svolta molto apprezzabile data dai viaggi nello spazio-tempo e dai tanti riferimenti al Ciclo Arturiano. Il voto sarebbe anche potuto essere più alto, dal momento che l'odioso Ranuncolo ci ha liberato dalla sua presenza per la maggior parte del volume; invece non lo sarà, sia perché il personaggio sfugge ancora alla morte dolorosa che gli ho augurato per sette romanzi, sia perché l'ultimo libro "La stagione delle tempeste" è ambientato anni prima e pertanto ce lo troveremo di sicuro nuovamente tra i piedi.

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lunedì 16 agosto 2021

"La Torre della Rondine" di Andrzej Sapkowski

La Torre della Rondine (La Saga di Geralt di Rivia, #6)La Torre della Rondine by Andrzej Sapkowski
My rating: 3 of 5 stars

"Vysogota si chinò e guardò socchiudendo le palpebre. «Un mandala elfico … una torre colpita da un fulmine, presso le Razze Antiche simbolo di caos e distruzione… E sopra la torre...»
«Una rondine», terminò Ciri. «Zireael. Il mio nome.»"


ROSA ROSSA IS THE NEW FARFALLINA DI BELEN

A dispetto della cover evidentemente rubata ad un Harmony ad ambientazione storica incentrato sulla travolgente passione tra una popolana sprovveduta ma gnocca ed un nobile autoritario e belloccio che la imprigionerà nelle segrete del suo maniero ma del quale lei finirà ovviamente per innamorarsi una volta scoperto il suo tragico passato e gli abusi subiti dal padre… Forse mi sono lasciata prendere un po' la mano, ma ciò non toglie che questa copertina è l'ultima cosa che assocerei al mondo di The Witcher.
Cover di dubbio gusto a parte, sia arrivati al sesto capitolo della serie, se consideriamo anche le raccolte di racconti, e io ho ancora grosse difficoltà a capire quale sia la trama generale della saga. Anche in questo volume succedono un mucchio di avvenimenti, ma inquadrarli in un disegno più ampio è davvero ostico: da un lato ritroviamo Ciri, praticamente moribonda, impegnata a raccontare all'eremita che la soccorre gli eventi delle ultime settimane, in modo davvero anticlimatico dal momento che sappiamo da principio come andrà a finire; dall'altro seguiamo ancora Geralt ed il suo gruppo, sempre diretti verso sud con la missione di salvare Ciri, anche se non è più ben chiaro da chi vista l'intenzione di Cahir di consegnarla all'imperatore, nonostante il loro viaggio fosse iniziato proprio perché la credevano prigioniera di Emhyr.
Solo nella parte finale compare in scena anche Yennefer, che per quanto mi riguarda davo ormai per dispersa. La sua storyline è la più ostica da seguire perché gli eventi ci vengono raccontati in modo a dir poco frammentario, con una mezza dozzina di POV diversi alternati in paragrafi brevissimi; l'unica informazione rilevante è come anche lei sia determinata a salvare Ciri dalle grinfie dei cattivi, nonché da una vaghissima profezia su una prossima glaciazione che causerà un genocidio, ma della quale tutti sembrano poco preoccupati in fin dei conti.
Nonostante la confusione, devo ammettere che gli avvenimenti del singolo volume mi hanno convinta, sia per come vengono messi in scena sia per la risoluzione finale, in cui come al solito Sapkowski si diverte a rimescolare le carte in tavola; forse anche troppo, se consideriamo che a livello cronologico un solo romanzo ci separa ormai dall'epilogo. Nel complesso lo reputo il miglior libro della serie finora, soprattutto perché vediamo un contributo rilevante da parte di tutti i personaggi principali e si vanno ad analizzare alcune importanti tematiche nei dialoghi: se è vero che spesso i personaggi parlano in modo troppo artefatto per essere verosimile, ammetto di aver comunque apprezzato gli scambi tra Geralt e Fulko Artevelde sulla giustizia e quello tra Ciri e Vysogota sulla vendetta. Carino anche il momento di confronto tra lo strigo e Cahir, in cui finalmente ci vengono chiarite le motivazioni di quest'ultimo, mentre mi auguro che le spiegazioni promesse da Vilgefortz non vengano dimenticate nell'ultimo capitolo.
Cosa invece non mi è andato a genio? Come sempre, le esagerazioni: troppe profezie e poteri incentrati su Ciri, troppe scene e dialoghi fini a se stessi sulla violenza, troppi spiegoni sul world building che per quanto interessante al sesto libro di una serie dovrebbe essere ormai abbastanza solito e davvero troppe, troppe metafore sugli animali! soprattutto perché ad un personaggio andrebbe associato un solo animale, non uno zoo intero!

Voto effettivo: tre stelline e mezza

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venerdì 9 luglio 2021

"Il battesimo del fuoco" di Andrzej Sapkowski

Il battesimo del fuocoIl battesimo del fuoco by Andrzej Sapkowski
My rating: 2 of 5 stars

"«Brucerete anche voi nel fuoco che avete appiccato.»
«Il fuoco purifica. E tempra. Bisogna attraversarlo … come dite voi: il battesimo del fuoco»"


SPOILER: PURTROPPO RANUNCOLO SOPRAVVIVE DI NUOVO

Ecco un tipo di recensione che mi vede molto combattuta, in particolare sul voto da assegnare; razionalmente vedo benissimo i difetti de "Il battesimo del fuoco", ma devo ammettere che la lettura non mi ha pesato per nulla, e questo perché ormai sono in sintonia con lo stile e l'umorismo di Sapkowski e conosco i personaggi principali e le dinamiche tra loro. In pratica, sapevo cosa aspettarmi dalla forma, però sono rimasta alquanto delusa dal contenuto.
La trama di questo romanzo si può riassumere in poche righe, e questo è proprio il problema maggiore, perché l'autore l'ha diluita in un volume di oltre 450 pagine! Per quanto riguarda Ciri e Yennefer abbiamo solo un paio di scene che praticamente non portano avanti la narrazione, se non per la creazione della Loggia e le confuse informazioni sulla discendenza della famiglia reale di Cintra. La maggior parte del volume è riservata invece al viaggio di Geralt e Ranuncolo, già iniziato ne "Il tempo della guerra", e che qui avanza relativamente poco vista la pericolosità dei territori in cui i due protagonisti ed il loro nuovo gruppo si muovono. Li vediamo infatti incontrare personaggi inediti o poco approfonditi in precedenza ed avanzare molto lentamente verso sud nel tentativo di raggiungere le regioni sotto il controllo di Nilfgaard per salvare Ciri, che credono ancora prigioniera dell'imperatore nonostante l'abbondanza di sogni profetici e visioni random che danno indizi contrari.
Oltre alla scarsissima trama, devo lamentare anche la quasi totale assenza delle coprotagoniste Ciri e Yennefer, che si percepisce molto bene. La loro mancanza viene compensata in parte della aggiunte al cast principale, che in effetti mi sento di approvare: Milva, Cahir e Regis sono dei personaggi interessanti e che ben si inseriscono nella narrazione. Il mio unico appunto è che forse si sarebbero potuti evitare lo sviluppo dato alla storia di Milva sul finale e la prolissa lezione di Regis sul vampirismo, degli elementi praticamente fini a se stessi per quanto succede nel romanzo.
Ho trovato carini i riferimenti ai volumi precedenti sparsi qua e là nel testo, come pure l'attenzione nel chiudere alcune sottotrame relative a personaggi secondari. Dall'altro canto trovo assurdo come al quinto libro di una serie ci siano ancora spiegoni di svariate pagine e momenti filler che non sfigurerebbero affatto in un anime da 200 episodi; questo sarà anche normale per una serie tanto lunga, ma non credo che qualcosa impedisse all'autore di limare le scene in eccesso e consegnarci un volume più concentrato sugli eventi rilevanti.

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lunedì 31 maggio 2021

"Il tempo della guerra" di Andrzej Sapkowski

Il tempo della guerra (La saga di Geralt di Rivia, #4)Il tempo della guerra by Andrzej Sapkowski
My rating: 3 of 5 stars

"«Si preannuncia una gran baruffa. Una lotta senza quartiere per la vita o la morte, senza nessuno spazio per il perdono. Gli uni vinceranno, gli altri li faranno a pezzi i corvi»"


CON UNA PIROETTA SI RISOLVE (QUASI) TUTTO

E proprio quando stavo per perdere del tutto la speranza in questa serie, ecco palesarsi una trama. Sì, sono un pochino melodrammatica, ed è anche vero che nei primi tre libri sono successe un mucchio di cose, mancava però un intreccio più ampio, che desse un senso alle storie dei singoli personaggi e mettesse finalmente a frutto pagine e pagine di creazione dei rapporti e world building.
Ne "Il tempo della guerra" l'attenzione è concentrata principalmente all'incontro tra i maghi organizzato sull'isola di Thanedd, durante il quale verranno palesate le alleanze nello scontro temporaneamente interrotto tra Nilfgaard ed i regni a nord del fiume Jaruga, sui quali l'impero non nasconde di voler mettere le mani a dispetto della tregua stipulata. Geralt, Ciri e Yennefer vengono ovviamente coinvolti loro malgrado, e corteggiati o minacciati da entrambi gli schieramenti; la ragazzina in particolare è vista come un ambito premio per dei motivi che in questo libro si cominciano finalmente a svelare.
Con la nuova importanza acquisita dalla trama, la struttura "ad episodi" viene in parte accantonata, anche se si ha ancora la sensazione di leggere delle vicende molto distanti tra loro, almeno a livello temporale, ed identificate da ognuno dei lunghissimi capitoli. Sono inoltre ancora presenti un gran numero di personaggi filler, che Sapkowski introduce ed elimina ad un ritmo quasi frenetico; questo diventa un problema per l'ingenuo lettore nel momento in cui alcune di quelle che riteneva soltanto delle comparse si rivelano essere invece personaggi ricorrenti, e scopre di dover quindi memorizzare i loro impronunciabili nomi per i libri seguenti.
Fortunatamente non abbiamo un cast composto solo da false comparse, e se è ormai chiaro che Geralt con il suo carisma da muro di cartongesso non rientrerà mai tra i miei personaggi preferiti, in questo volume ho apprezzato molto sia Yennefer sia (incredibilmente!) Ciri, che per la prima volta gioca un ruolo molto attivo negli eventi narrati. Ho adorato in particolare le parti in cui i tre protagonisti interagiscono direttamente fra loro o parlano l'uno dell'altro con personaggi terzi, perché si percepisce sempre più come siano una vera famiglia, a dispetto delle separazioni a cui spesso sono costretti.
Tutto considerato posso dire di avere delle aspettative abbastanza alte per come potrebbe continuare la serie, con la speranza che l'autore conceda magari più spazio all'analisi degli antagonisti, per ora privi di motivazioni che vadano oltre alla banale sete di conquista. Nel caso fosse necessario tagliare qualche altro personaggio per farlo, posso assicurarvi che la sottoscritta non sentirebbe affatto la mancanza di un cento bardo, convinto di essere esilarante quando è soltanto un fastidioso comic relief.

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venerdì 16 aprile 2021

"Il Sangue degli Elfi" di Andrzej Sapkowski

Il sangue degli Elfi (The Witcher, #3)Il sangue degli Elfi by Andrzej Sapkowski
My rating: 2 of 5 stars

"«È la tattica del terrore ... Violenza genera violenza. L'odio ha attecchito nei cuori... e ha contaminato il sangue dei nostri affini»"


LE NOVELLE FINIRANNO TRA 3, 2, 1...

Ero molto indecisa sul voto da assegnare a questo libro, perché alcune parti sono state estremamente interessanti e piacevoli da leggere, ma come primo romanzo effettivo della serie non credo abbia svolto al meglio il suo compito. Questo perché "Il Sangue degli Elfi" è fin troppo simile alle novelle, dalle quali dovrebbe invece distaccarsi per iniziare a raccontare una storia più omogenea; quella che abbiamo qui è praticamente una nuova raccolta, con episodi distinti dai lunghissimi capitoli. E pensare che nell'ultima recensione scritta, quella per "Blanca & Roja", mi ero lamentata dei capitoli troppo brevi!
Come conseguenza di questa divisione, anche la trama è frammentata e individuare il filone principale che sarà poi il fulcro della serie non è così immediato. Inizialmente vediamo Cirilla "Ciri" a Kaer Morhen impegnata ad allenarsi con gli altri strighi, poi seguiamo i vari spostamenti di Geralt mentre dei nuovi antagonisti sono sulle sue tracce e scopriamo qualcosa di più sulla situazione politica dei vari regni, nella parte finale si ritorna all'addestramento di Ciri ma in questo caso con Yennefer per imparare a controllare la sua innata predisposizione alla magia.
Il passaggio da una storia all'altra si percepisce nettamente e scombussola un po', così come le parti in cui la narrazione sembra interrompersi per fare spazio ad alcuni fastidiosi info dump. Infatti, se da un lato il romanzo ci fornisce nuove informazioni utili -soprattutto sul ruolo degli strighi e la loro organizzazione- risulta snervante leggere pagine e pagine in cui personaggi secondari appena introdotti disquisiscono sulle faide tra i vari Stati o sugli antagonismi interni al Capitolo dei maghi. Il tutto contornato da una grandinata di nomi astrusi che si dimenticano dopo mezza riga, e potrebbero rivelarsi poi di vitale importanza, come anche no.
Delle spiegazioni più dettagliate non guasterebbero invece nelle scene in cui vediamo Ciri apprendere le tecniche di combattimento e gli incantesimi, ma proprio in questi passaggi Sapkowski ricorre a dei lunghi dialoghi fatti di botta e risposta cosicché il povero lettore deve capire da solo quali gesti stia facendo la ragazza o su quale attrezzo si stia esercitando. Ormai ho capito che questo è un tratto distintivo dell'autore, e devo ammettere di averci fatto un po' il callo, oltre a trovare divertenti i piccoli twist che inserisce alla fine dei dialoghi.
Nel romanzo hanno ampio spazio la crescita del personaggio di Ciri e il suo rapporto con i mentori Geralt e Yennefer. La ragazzina ricalca uno stereotipo abbastanza comune, ma alcune sue battute sono molto intelligenti e nel complesso sono riuscita a non trovarla quasi mai irritante; la sua inesperienza del mondo è inoltre un ottimo escamotage per introdurre molti dettagli sconosciuti al lettore. Per quanto riguarda lo strigo, qui l'ho trovato ancor più fastidioso rispetto alle novelle, e mi sono chiesta seriamente cosa trovi ogni singolo personaggio femminile di tanto affascinante in lui; anche il suo modo di relazionarsi a Ciri non mi ha fatta impazzire. Con Yennefer invece è tutto un altro paio di maniche: lontano da Geralt, il suo personaggio ha avuto lo spazio per mostrare tutto il suo potenziale, in particolare il suo sarcasmo è finalmente sfruttato per qualcosa che non sia un punzecchiamento amoroso.
Che dire poi del meraviglioso rapporto che la maga instaura con Ciri? i dialoghi tra loro sono di una tenerezza unica, pur rimanendo sempre brillanti e pungenti. E, da soli, hanno saputo risollevare questa lettura.

Voto effettivo: due stelline e mezza

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mercoledì 24 febbraio 2021

"La spada del destino" di Andrzej Sapkowski

 La spada del destino (The Witcher, #2)La spada del destino by Andrzej Sapkowski

My rating: 2 of 5 stars

"«La spada del destino ha due lame. Una sei tu. Ma l'altra che cos'è, Lupo Bianco?»
«Non c'è il destino. Non c'è. Non c'è. Non esiste. L'unica cosa che è destinata a tutti è la morte»"


IN CUI SI SCOPRONO LE ORIGINI DEL KINDE(R) SORPRESA

Secondo ciclo di racconti ambientati nel mondo di The Witcher, "La spada del destino" dimostra qualche miglioramento rispetto al primo capitolo della serie, ma nel complesso gli elementi negativi di questo volume sono tanti e tali da farmi dare una valutazione leggermente più bassa. In particolare perché ho iniziato la saga aspettandomi battaglie epiche, sbudellamenti di mostri e intrighi di palazzo, per poi ritrovarmi con una storia dove l'obiettivo non è affrontare una battaglia per la salvezza del mondo bensì stabilire chi si deve bombare chi.
Come al solito mancano dei chiari riferimenti temporali, ma possiamo intuire che rispetto a "Il guardiano degli innocenti" siano trascorsi cinque anni nei primi racconti e una decina nell'epilogo. In questa seconda raccolta non troviamo l'espediente dei ricordi raccontati da Geralt, ma l'impressione è che sia Ranuncolo a comporre di volta in volta delle ballate per narrare le avventure vissute dall'amico. I personaggi principali che ritroviamo sono gli stessi del primo libro, con l'aggiunta della principessa Cirilla "Ciri"; aggiunta che mi sembra sia l'unico evento degno di nota: al termine della lettura ho avuto l'impressione che, tagliando qualche pagina da "Il guardiano degli innocenti" e aggiungendogli il racconto "La spada del destino", si sarebbe ottenuta un'unica raccolta più che sufficiente ad introdurre il lettore alla serie.
Ma vi avevo anticipato dei fantomatici miglioramenti, quindi prima di passare agli aspetti deludenti, spediamo due parole su quelli. Ho apprezzato che i riferimenti fiabeschi si siano diradati, anziché appesantire ogni racconto; inoltre in questo caso si nota chiaramente come tutti siano collegati a dei racconti di Hans Christian Andersen, aspetto che contribuisce a creare un'atmosfera molto più fredda e vicina idealmente a quell'Europa baltica a cui Sapkowski si ispira. Altro elemento più riuscito è l'umorismo: le battute hanno una migliore tempistica e, conoscendo ormai i personaggi, sai anche che tipo di ironia aspettarti da ognuno.
Ciò che mi ha colpita veramente in positivo è l'inserimento di molte tematiche attuali, nonostante il libro sia ormai vicino alla trentina. Si parla di rispetto per le diverse etnie (qui rappresentate delle creature magiche senzienti), per l'ambiente e per gli animali. É crudelmente ironico poi che in questo libro dei primi anni Novanta si enunci come un dato di fatto il diritto della donna a decidere rispetto ad una gravidanza, mentre nella Polonia odierna è entrata in vigore una legge che in pratica vieta l'aborto.
Peccato gli altri elmenti della raccolta non siano altrettanto validi. I dialoghi sono forse l'aspetto peggiore, specialmente perché quasi tutti i personaggi adottano un linguaggio sofisticato, che stona con molte situazioni in cui si trovano o con i loro retroscena; a questo aggiungiamo l'inserimento forzoso del titolo del racconto in questione nelle battute (alcune così lunghe da sembrare dei monologhi innaturali) e la pretesa dell'autore che il lettore possa indovinare le azioni dei personaggi da quanto viene detto: molto spesso i dialoghi sono unicamente dei botta-e-risposta, senza alcuna descrizione di tono, pause o movimenti. Forse è un tratto stilistico di Sapkowski, ma personalmente non lo trovo di mio gusto.
L'autore si diletta a tenere nascoste anche altre informazioni ai lettori, come le conoscenze utilizzare da Geralt nella risoluzione dei singoli racconti o il funzionamento del sistema magico, che appare lacunoso e contradditorio.
Per una mia preferenza ho trovato inoltre troppo presente la componente romantica della storia, che interessa la maggior parte del volume; si arriva al punto in cui il caro Sapkowski porta un personaggio a dire esplicitamente che Geralt e Yennefer sono fatti per stare assieme. Una terribile scelta dal punto di vista narrativo, dove la regola è mostrare anziché raccontare.

Voto effettivo: due stelline e mezza

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martedì 26 gennaio 2021

"Il guardiano degli innocenti" di Andrzej Sapkowski

Il guardiano degli innocenti (The Witcher, #1)Il guardiano degli innocenti by Andrzej Sapkowski
My rating: 3 of 5 stars

"Perché pensavo che il mondo fosse pieno di mostri e di bestie, Iola, ed era mio desiderio proteggere coloro che ne erano minacciati"


I FRATELLI GRIMM HANNO MESSO "MI PIACE" ALLE TUE STORIE

"Il guardiano degli innocenti" è una raccolta di racconti che introduce i lettori al mondo di The Witcher, presentando alcuni dei personaggi principali ed il mondo fantastico in cui essi si muovono. Se però questa presentazione sia fatta bene è decisamente discutibile; a fine volume mi sono trovata con la testa piena di nomi delle creature soprannaturali e dei luoghi visitati dal protagonista, senza però un quadro chiaro né della geografia né delle dinamiche interpersonali.
Ma partiamo dalla struttura del libro: la storia che fa da raccordo tra le altre è "La voce della ragione", in cui vediamo lo strigo Geralt -ferito dopo il combattimento contro una strige (e già qui la confusione su nomi e caratteristiche delle creature è in agguato)- cercare rifugio presso il Tempio di Melitele. Mentre è convalescente, il protagonista ripercorre alcune avventure che danno vita agli altri racconti del volume; racconti che sono fortemente ispirati ad alcune fiabe popolari, con l'aggiunta di qualche mostro da affrontare.
Onestamente nessuno dei racconti mi ha particolarmente colpita, anche perché non è facile distinguerli tra loro dal momento che presentano una sequenza di eventi molto simile: Geralt arriva in un castello o in una città (senza che vengano forniti troppi riferimenti sul luogo in questione), qualcuno chiede il suo aiuto nascondendo però qualche informazione vitale sul mostro da uccidere, Geralt indaga sulla questione e riesce ad uscirne vincitore seppur ferito, Geralt se ne va perché nonostante tutto gli umani lo disprezzano. Questa dinamica si ripete ad oltranza, in una sequenza di storie che non hanno chiari legami spazio-temporali tra loro; l'unica variante è l'introduzione dei personaggi di Ranuncolo (sì, sembra il nome di un animale antropomorfo uscito da un cartone anni Ottanta) e Yennefer, negli ultimi due racconti.
E questo ci porta al primo problema del volume, ovvero le relazioni tra i personaggi. Già Geralt come protagonista non è un campione di carisma: si può empatizzare con la sua sofferenza nel sentirsi spesso discriminato, ma l'autore non si impegna oltre nel renderlo più simpatetico; quindi mi chiedo su cosa poggino i suoi rapporti con gli altri personaggi ricorrenti. Cosa lo lega a Nenneke? come può una persona così riservata amare la compagnia dell'estroverso Ranuncolo? perché si innamora di Yennefer se lei lo tratta di schifo? ma soprattutto, perché Yennefer dovrebbe innamorarsi di lui? Queste ultime domande potrebbero trovare risposta nel desiderio espresso da Geralt al genio, ma nessuna delle teorie che ho letto online a riguardo mi ha soddisfatta del tutto.
Altri elementi che trovo problematici sono l'umorismo, soprattutto in alcuni racconti, le battute sono inserite a sproposito e non fanno scattare una risata bensì un senso di cringe; le morti che sono numerose ma vengono descritte senza il minimo impatto emotivo, e ovviamente riguardano solo le comparse perché il fatto di conoscere il presente vanifica ogni preoccupazione circa la sorte dei protagonisti; ed infine, l'età dei personaggi, mai indicata con chiarezza, che fa sentire molto a disagio quando si legge degli incontri pseudo-romantici tra Geralt e personaggi definiti"fanciulla" o "ragazzina".
Ma non ho solo lamentele per questo titolo: seppur lacunosa, l'ambientazione ispirata all'Europa centrale mi affascina molto, come anche lo stile di Sapkowski, specie quando si tratta di descrivere i paesaggi con qualche buona metafora. Sono anche curiosa di sapere dove andrà a parare la trama della serie principale, perché qui ci viene dato un misero assaggio, accennando ad una sorta di profezia che incombe sul futuro di Geralt. Tutto sommato, ho altri sette libri di tempo per ricredermi.

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