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martedì 24 gennaio 2023

"Appartamento 401" di Yoshida Shūichi

Appartamento 401Appartamento 401 by Shūichi Yoshida
My rating: 4 of 5 stars

"«Cos'è? L'effetto dei romanzi di Yamamura Mida?» … «La vita reale non è come i thriller del martedì sera, dove la gente si ritrova sempre coinvolta in qualche delitto»"


CINQUE ACQUE CHETE

Oramai un paio di anni fa lessi "L'uomo che voleva uccidermi", un thriller decisamente atipico in cui l'attenzione del lettore non veniva indirizzata tanto sulla tensione quanto sul contrasto generazionale, che portava ad un crescendo di incomprensioni ed ansie tra i personaggi. Da allora ho notato che tanti lettori rimangono delusi dai libri di Yoshida, forse perché si aspettano delle narrazioni piene di azione ed intrighi; per quanto mi riguarda, la sua prosa presenta una variatio che trovo molto gradevole, quindi ho recuperato alla prima occasione (leggasi, promozione) anche "Appartamento 401". Che poi è rimasto a stagionare per un annetto in libreria, come da copione.

La trama ci porta in una Tokyo un po' nascosta, in cui si muovono giovani disillusi alla ricerca di un'indipendenza che sembra nulla più di un sogno del passato. In un piccolo appartamento della prefettura di Setagaya convivono quattro amici in modo non proprio legale; mentre ci racconta le loro vite, il caro Shūichi porta avanti una trama per nulla adrenalinica eppure inquietante, capace di ispirare un sottile senso di disagio. Il lettore può percepire chiaramente che c'è qualcosa di strano in questa abitazione, senza però capire nel concreto di cosa si tratti.

Il volume è privo di capitoli in senso canonico: risulta diviso in parti, ognuna riservata al punto di vista di uno dei cinque coinquilini; sì perché, nel corso della narrazione un nuovo ragazzo si installa sul divano dell'appartamento, aggregandosi al gruppo anche a livello amicale. In base al POV vediamo non solo il passato di ogni singolo protagonista, ma anche la sua prospettiva sugli eventi del presente: in questo modo possiamo capire come ognuno di loro interpreti a proprio modo il comportamento degli altri, giudicando senza capire del tutto il contesto.

A cambiare non è solo il filtro attraverso cui si assiste alle vicende, ma anche il tono della narrazione: i protagonisti raccontano infatti la storia in prima persona ed ognuno di loro adotta un suo personale linguaggio, cosa che ho molto apprezzato perché nei romanzi corali è spesso difficile rendere distintive le diverse voci. Oltre a questo elemento ed al senso di turbamento che si diffonde pian piano nel testo -in una sorta di smooth horror- promuovo sicuramente il modo in cui Yoshida affronta tematiche relazionali e sociali, svelando una realtà geograficamente lontana ma in cui diventare degli adulti equilibrati è più difficile che mai, non diversamente dall'Italia.

Una menzione d'onore se la meritano il POV di Sōma Mirai, uno dei personaggi più problematici ma allo stesso tempo con la quale è impossibile non empatizzare almeno un po'; e poi c'è l'edizione italiana che una volta tanto posso elogiare: molto curata la traduzione (dal testo giapponese, per fortuna!) e davvero utili i contenuti extra, ossia elenco dei personaggi, guida alle pronunce e glossario dei termini lasciati in lingua originale.

I difetti del volume sono marginali e decisamente soggettivi; alcuni lettori finiranno sicuramente per non apprezzare l'assenza di tensione ansiogena e la rapidità con cui si risolvono i misteri proposti all'interno della storia. Stesso discorso per la caratterizzazione dei personaggi (ad esempio, io ho sopportato con grande fatica la parte dedicata a Ōkouchi "Koto-chan" Kotomi) e le tante battute, che in alcuni momenti potrebbero suonare un po' fuori luogo. Per quanto riguarda il finale, anche a me non ha fatto impazzire l'idea di lasciare molte cose in sospeso, ma ritengo si adatti bene alla prosa dell'autore.

Voto effettivo: quattro stelline e mezza

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mercoledì 7 luglio 2021

Top 5 e Recap - Primavera 2021

In questa rubrica vado a tirare le somme delle letture completate durante l'ultima stagione, con i cinque titoli migliori e delle statistiche su autori, generi, valutazioni e molto altro.

 

Tra i libri letti, i cinque migliori non sono stati quasi per nulla inaspettati, perché in quattro casi si tratta di titoli scritti da alcuni tra i miei autori preferiti o di seguiti dai quali già mi aspettavo molto. Quest'ultimo è stato il caso di "City of Blades" di Robert Jackson Bennett, secondo libro in una serie fantasy che mi sta conquistando sempre di più. Altro titolo letto in inglese e adorato è "Touch" di Claire North, un thriller davvero originale e con un protagonista indimenticabile.
Thomas Hardy e Fëdor Dostoevskij hanno scritto alcuni dei migliori classici di sempre, quindi ero certa di apprezzare anche "Il sindaco di Casterbridge", storia dell'ascesa sociale e della successiva rovina di un antieroe, e "Il giocatore", la cui storia ruota invece attorno al tema della ludopatia e del magnetismo esercitato dal tavolo da gioco.
"L'uomo che voleva uccidermi" di Yoshida Shūichi è stato invece una sorpresa, non solo perché si è rivelato un ottimo thriller narrato al contrario, ma anche perché sapendo pochissimo del romanzo non pensavo mi potesse piacere tanto.


Passiamo ora alle varie statistiche, premettendo che nei tre mesi passati ho letto un totale di 19 libri.

 


A differenza dei trimestri passati, ho letto prevalentemente autori uomini (12 contro 4 donne e un autore non binario) e vecchi scrittori (11 contro 6 nuovi). Per quanto riguarda le nazionalità, pur assegnando come al solito il primato agli Stati Uniti con 8 autori, ho avuto un buon mix di altre provenienze: 4 autori britannici, un polacco, un francese, un giapponese, un italiano e un russo.



Pur con una maggioranza meno accentuata, la maggior parte dei titoli ricadono come sempre nell'ultimo decennio, mentre aumenta la predominanza del target Adult nelle mie letture (15 titoli contro 3 Young Adult e un Middle Grade). Nulla di nuovo sul fronte delle serie con 2 nuove entrate, 4 continuazioni e 2 conclusioni; sono invece a quota 11 i romanzi autoconclusivi.



Anche questo trimestre abbiamo una buona varietà di generi tanto che il fantasy, pur rimanendo in testa con 6 titoli, perde un po' di terreno; seguono il thriller (4 titoli), mystery e romance (2 titoli ciascuno), storico, realismo magico, romanzo familiare, raccolta di racconti e romanzo di formazione (un titolo ciascuno). Per quanto riguarda le ambientazioni vincono ancora i mondi fantastici (8 libri contro 5 ambientati nel passato, 4 nel presente e 2 in location varie o non chiaramente identificabili).



Con la lingua abbiamo ritrovato il solito equilibrio, avendo 13 titoli letti in italiano e solo 6 in inglese. Le copertine flessibili sono come sempre la mia scelta preferita, aumentando ancora la percentuale, con 17 libri contro 2 in rigida.



L'andamento delle mie letture per quest'anno sembra essere prevalentemente positivo, visto che a fronte di ben 4 titoli da cinque stelline non ho ancora incontrato un libro così terribile da meritarne solo una. La media complessiva è di 3,55 stelline.

sabato 12 giugno 2021

"L'uomo che voleva uccidermi" di Yoshida Shūichi

L'uomo che voleva uccidermiL'uomo che voleva uccidermi by Shūichi Yoshida
My rating: 4 of 5 stars

"Era la figlia che loro stessi avevano cresciuto, eppure, a sentire il racconto di quella sera, non riusciva proprio a pensare che si trattasse di lei. Era come se una donna mai vista né conosciuta stesse fingendosi Yoshino"


PERSONE MALVAGIE

Se è vero che sono andata un po' "a scatola chiusa", non essendomi informata della storia e delle recensioni, è altrettanto vero che questo romanzo si è rivelato parecchio diverso da come mi era apparso ad un'occhiata superficiale. E se anche voi, vedendo tutto quel giallo in copertina, avete supposto di essere di fronte ad un mystery è il momento di ricredervi: si tratta infatti di un thriller dalle atmosfere insolitamente rilassate, che punta tutto sulla caratterizzazione dei personaggi e il dispiegamento al contrario della trama. Non proprio il romanzo che mi aspettavo quindi, ma sicuramente quello di cui avevo bisogno, per parafrasare il commissario Gordon; vediamo ora perché potrebbe fare anche al caso vostro.
Come anticipato, la narrazione parte dove molti romanzi terminano, ossia con la conclusione di un'indagine; se a questo aggiungiamo il fatto che nessuno dei POV presenti è quello di uno degli investigatori, capirete da subito come "L'uomo che voleva uccidermi" sia ben lontano dall'essere un giallo. Il delitto al centro della storia è il brutale omicidio della giovane rappresentante Ishibashi Yoshino, per il quale è stato arrestato l'operaio edile Shimizu Yūichi: questo viene chiarito fin dalle primissime pagine, mentre il resto del volume è impiegato per illustrare al lettore perché si è giunti a questo crimine e come le azioni di vittima e carnefice siano state fortemente influenzate dalle persone loro vicine e dalle dinamiche della società giapponese dei primi anni Duemila.
Il libro gioca molto sulle relazioni tra i personaggi, mostrando il conflitto tra la vecchia generazione più legata alle tradizioni e all'onore e quella giovane che dimostra un atteggiamento meno formale e un maggior desiderio di libertà, ma anche tra familiari, amici e partner, sottolineando in particolare come siano sempre presenti dei problemi di comunicazione. Si tratta di barriere che i personaggi si autoimpongono per timore di come gli altri potrebbero reagire, aprendo così la porta ad una serie di tematiche collaterali che vediamo affrontate nei singoli POV.
Quella dei punti di vista è una questione un po' spinosa. Il mio lato razionale si rende ben conto che inserire quasi venti POV in un volume di trecento pagine risulta esagerato, ma non posso in tutta onestà dire di aver trovato questa scelta fastidiosa: tutti i personaggi principali sono caratterizzati in modo eccellente, nessuno di loro appare noioso o superfluo. Inizialmente vengono introdotti in un'ottica positiva o al più neutra, ed è solo dopo diverse pagine che si arriva a capire come ognuno di loro nasconda dei segreti passati, abbia commesso delle azioni crudeli o sia spinto a mentire al prossimo, in alcuni casi per dei motivi anche condivisibili. Il risultato è un cast ricco di sfumature ed estremamente verosimile, al quale il lettore non può che affezionarsi.
Oltre ai personaggi, l'autore ha scelto di dare parecchio spazio anche all'ambientazione, intesa come società in cui essi si muovono. Personalmente ho trovato istruttiva questa lettura per come illustra le abitudini di una nazione tanto lontana dalla mia nelle tradizioni quanto purtroppo vicina nei difetti peggiori: Yoshida Shūichi ci parla di un Giappone maschilista e omofobo, dove body e slut shaming sono la normalità, e lo fa trasmettendo una forte critica senza dover sbattere in faccia al lettore le sue opinioni, ma spingendolo più intelligentemente ad analizzare questi comportamenti e capirne la problematicità nella vita di tutti i giorni.
Ma veniamo ad un paio di difetti che, pur non avendo affatto rovinato la mia esperienza di lettura, mi hanno impedito di dare una valutazione totalmente positiva a questo titolo. Ho trovato un po' straniante l'alternanza tra prima e terza persona nel testo: se è una scelta sensata per le parti che dovrebbero corrispondere alle deposizioni dei testimoni, non ha ragion d'essere negli altri casi. L'altro problema riguarda alcune sottotrame che l'autore sembra dimenticare durante la narrazione o alle quali non da sufficiente importanza, e perciò avrei preferito fossero in parte ridimensionate oppure del tutto omesse.
L'edizione italiana merita qualche riga a parte. La qualità dei materiali è ottima, come pure l'idea di includere una guida alla pronuncia ed un piccolo glossario, ma la scelta di non inserire dei divisori tra i paragrafi fa sì che il salto da un POV all'altro non sia subito intuibile. Anche la traduzione del titolo non mi convince, perché fa pensare che la storia sia narrata in prima persona dalla vittima -mentre Yoshino è proprio una dei pochi personaggi a non avere una parte in cui parla direttamente al lettore- e che si tratti di un omicidio pianificato da molto tempo; la frase scelta non è casuale, ma continuo a pensare che avrebbero potuto semplicemente tradurre "Akunin" (ossia, persona malvagia), un titolo più calzante ed associabile a più di un personaggio.

Voto effettivo: quattro stelline e mezza

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