Buon
2021 a tutti!
Sì,
siamo in ritardo di qualche giorno, ma il primo post del mese è stato dedicato all'ultimo
Post Chiacchiericcio del Blog (potete trovarlo QUI) che vi invito a leggere per
sapere come cambierà la mia attività online; abbiamo avuto poi un doveroso
riepilogo delle letture completate lo scorso trimestre, ma ora è tempo di
tirare le fila di un quadro ben più grande: tutti i libri letti nel 2020.
Oggi
vi propongo un elenco dei migliori e dei peggiori, più un podio a parte per i
tre classici che mi hanno conquistata negli ultimi dodici mesi. A differenza
degli scorsi anni, ci sono due classifiche distinte per le letture in italiano
e per quelle in inglese.
E
cominciamo con i cinque migliori libri in lingua italiana, che sono inseriti in
ordine cronologico e non di gradimento.
"The Dome" di Stephen King
Il
buon King riesce a compare quasi sempre tra le mie letture preferite, tanto che
sono rimasta indecisa fino all'ultimo se inserire anche "Il gioco di
Gerald" (ne parlo QUI) in questa classifica, perché merita molto, ma
ho comunque optato per questo titolo decisamente più completo. E non solo per
la sua mole di oltre mille pagine!
Il
romanzo racconta l'epopea tragica di un paesino del Maine che si trova isolato
dal resto del mondo da una barriera invisibile comparsa all'improvviso una
mattina di fine ottobre. Chester's Mill diventa così il teatro di una
rappresentazione grandiosa, sia per la drammaticità delle tematiche che il
libro propone sia per il gran numero di personaggi in scena.
Su
tutti spiccano senza dubbio Big Jim e Junior, padre e figlio che meglio di
chiunque altro incarnano i due prototipi dei cattivi nei romanzi kingiani: il
manipolatore cinico che, tra un sorriso di facciata e una coltellata alle
spalle, riesce a controllare l'intera città, e il pazzo squilibrato pronto a
sguazzare in ogni genere di crimine, sociale o etico non importa.
"Mattatoio n. 5" di Kurt Vonnegut
Anche
conosciuto con il sottotitolo "La crociata dei Bambini", questo
romanzo è forse il capolavoro di Vonnegut, emblema della sua lotta
antimilitarista abilmente mascherato da racconto fantascientifico.
In
un'opera che non scinde in alcun modo le figure del personaggio narratore e del
reale scrittore, seguiamo sia il terribile bombardamento della città di Dresda
-al quale lo stesso Vonnegut assistette- sia la bizzarra vita del soldato Billy
Pilgrim, spesso strappato al suo presente per viaggiare nel tempo senza
un'apparente logica.
Il
romanzo è ricco di parallelismi e dialoghi che smascherano la leggerezza con
cui spesso si parla di eventi tragici perché non se ne ha un'esperienza
diretta. Altro punto di forza è la riflessione sull'ineluttabilità della vita
umana, vista nell'ottica degli alieni di Tralfamadore che prendono in
considerazione una quarta dimensione.
Tanto
su cui riflettere in un libro che si legge rapidamente. Se avete a disposizione
una buona scorta di fazzoletti.
"Nessun dove" di Neil Gaiman
Anche
in questo caso avrei potuto tranquillamente includere entrambi i titoli di
Gaiman letti nell'ultimo anno, ma ho scelto quello più originale, sia per la
trama che per l'ambientazione.
Il
protagonista della storia è Richard Mayhew, un banale impiegato londinese la
cui vita ordinaria viene sconvolta quando incontra la misteriosa Porta. Per
aiutare la donna, Richard scopre l'esistenza di un'altra Londra situata ad di
sotto della città che conosce e popolata da creature soprannaturali di ogni
genere. La generosità non sempre paga: il romanzo si focalizza infatti sulla
missione dell'uomo di riappropriarsi della sua vita, letteralmente svanita dopo
il salvataggio di Porta.
Gaiman
in questa storia da il meglio di se con i personaggi: il duo di sicari Croup e
Vandemar riesce a creare delle situazioni esilaranti pur rimanendo degli
antagonisti credibili, l'angelo Islington è un abile pianificatore dalla
psicologia complessa, il Marchese de Carabas si è dimostra semplicemente il
miglior personaggio di cui abbia letto lo scorso anno.
"Turno di notte" di Sarah Waters
Dopo
aver adorato "Ladra" (QUI la recensione) ero abbastanza certa che la
Waters non mi avrebbe delusa, e questo libro mi ha confermato la bravura di
questa scrittrice troppo sottovalutata in Italia.
Anche
in questo caso ci troviamo di fronte ad un romanzo storico ambientato in
Inghilterra -specialmente a Londra- ma con un deciso cambio di epoca: le
vicende dei quattro protagonisti e dei microcosmo di personaggi che ruotano
loro attorno si svolgono durante i difficili anni Quaranta. Molto particolare e
coraggiosa la scelta di invertire l'ordine cronologico, partendo dal destino
finale dei personaggi per poi ripercorrere a ritroso le loro vite.
Questo
titolo va recuperato in primis per l'accuratezza della ricostruzione storica e
l'eccellente caratterizzazione dei personaggi, anche quelli meno accattivanti.
Abbiamo poi uno stile eccellente e della rappresentazione fatta bene... cosa
chiedere di più?
"L'altra
Grace" di Margaret Atwood
Letto
solo un mese fa, questo romanzo ha saputo conquistarsi un posto nell'Olimpo dei
miei preferiti per il brillante stile dell'autrice e per la dedizione con cui
si è impegnata per ricreare in modo fedele l'ambientazione storico-geografica.
La
storia si basa su avvenimenti reali (altro punto a suo favore, per quanto mi
riguarda!) e ruota attorno alla vita di Grace Marks, che incontriamo in un
carcere canadese ormai adulta, mentre racconta al dottor Simon Jordan le
vicende che l'hanno portata dall'Irlanda -suo Paese natale- alla dimora di
Thomas Kinnear, dove avrà luogo il brutale duplice omicidio per il quale è
stata incriminata.
Credo
che questo titolo sia eccellente sotto diversi punti di vista: per la potenza
della storia narrata, per la tridimensionalità dei personaggi descritti e per
le molte riflessioni che può suggerire al lettore. Inoltre, il volume comprende
anche le trascrizioni di alcuni documenti dell'epoca che arricchiscono ancor di
più la lettura.
Passiamo
quindi all'altra faccia di questa medaglia con i peggiori romanzi in italiano.
Per questa categoria la lista è limitata a tre titoli (per mia fortuna!).
"7. Il numero maledetto" di Barnabas Miller e Jordan Orlando
Ottimo
esempio di come uno spunto di trama interessante e abbastanza originale possa
venire sprecato in modo indegno. Come se non bastasse, credo sia il libro per
ragazzi più diseducativo mai pubblicato: proponesse un modello positivo, che
fosse uno! no, neppure tra i personaggi adulti.
Ma
andiamo con ordine. La sinossi mi aveva fatto volare: una ragazza passa un
compleanno decisamente strano e a tratti inquietante, che culmina nel suo
omicidio; questo per metà libro, mentre nelle restati pagine la protagonista
rivive la stessa giornata attraverso gli occhi di alcune persone a lei vicine
che le sono decisamente meno affezionate di quanto sembrino.
Il
difetto principale del romanzo è l'esser degenerato nell'inverosimile. E non
per gli aspetti paranormali (tra l'altro, sopra le righe in modo ridicolo), ma
per quelli più quotidiani, come l'inspiegabile assenza degli assistenti sociali
nelle vite di questi ragazzi o le reazioni a dir poco esagerate per problemi in
fin dei conti banali.
"Tutta colpa di Mr Darcy" di Shannon Hale
"Austenland"
(o "Alla ricerca di Jane" in Italia) fa ridere per la sua comicità assurda
e demenziale. Ma nonostante le performance allucinate di attrici come Jennifer
Coolidge, il film è migliore del libro da cui è tratto. Basterebbe già questo a
farvi capire il livello.
La
trama segue Jane Hayes e la sua ossessione per il Mr Darcy di Colin Firth;
quando riceve un'inaspettata eredità, la donna decide di investirla in un
soggiorno a Pembrook Park, dove ogni ospite può vivere una vacanza in pieno
stile Regency. Il tutto devia ben presto in un romance quanto mai prevedibile,
anche se non avete familiarità con i romanzi austeniani.
Il
volume mi è risultato tedioso pur nella sua brevità, specialmente per le
interminabili turbe mentali della cara Jane e per la falsità di sinossi e
titolo, che vorrebbero richiamare in ogni modo all'opera austeniana senza poi
mantenere quanto promesso. Da fan della Austen, mi ritengo alquanto offesa.
"Le sorelle" di Claire Douglas
E
abbiamo un secondo thriller, genere che spesso delude le mie aspettative basate
su trame brillanti, almeno sulla carta. È il caso di questo romanzo d'esordio
che ci racconta la bizzarra storia di Abigail "Abi", giornalista
freelance dal tragico passato: in un incidente d'auto ha infatti perso l'amata
gemella Lucy; dopo essersi trasferita a Bath, Abi incontra una sosia della
sorella -l'artista Bea- con la quale instaurerà uno strano rapporto d'amicizia,
reso ancor più peculiare dalla sua nascente storia d'amore con il gemello di
Bea, Ben.
Di
questo titolo ho detestato con passione il finale, perché fa capire al lettore
come la protagonista non abbia fatto mezzo passo avanti, anzi: alla fine la
ritroviamo nella stessa condizione dell'inizio. La sensazione di aver sprecato
il proprio tempo con questa lettura è molto forte, mentre quella di non aver
capito bene tutto (perché Bea prova un senso di colpa verso Abi?) è
relativamente blando.
E
arriviamo alle letture in lingua originale: vi propongo di seguito i cinque
titoli migliori dell'anno.
"They Both Die at the End" di Adam Silvera
Questo
titolo mi ha portata vicino alla disidratazione con una storia che si prefissa
di farci piangere da pagina uno fino a oggi... sì, non ho ancora superato il
trauma del finale nonostante sia tutto ben chiaro fin dal titolo.
La
trama si ambienta in un mondo del tutto simile al nostro non fosse per una
piccola differenza: il giorno della loro morte, tutte le persone vengono
avvisate telefonicamente dalla ditta Death Cast; questo non aiuta ad evitare i
decessi, ma può risultare utile per chi ha delle faccende in sospeso.
Protagonisti della storia sono Mateo e Rufus, due ragazzi newyorkesi che -dopo
l'imprevista notifica di morte- si incontrano e decidono di trascorrere assieme
le ultime ore.
Ovviamente
si tratta di un romanzo dal fortissimo impatto emotivo, ma che merita una
chance anche per l'ampia rappresentazione data dal cast a dir poco eterogeneo.
Interessante anche la struttura del volume, con i retroscena di vari personaggi
secondari che si intrecciano alla storia principale.
"The Jane Austen Project" di Kathleen A.
Flynn
L'idea
alla base di questo titolo poteva tradursi in una cavolata cosmica. E invece
no! per fortuna la Flynn ha saputo creare una storia credibile, intrecciando un
gran numero di generi agli antipodi: romance, storico e fantascientifico, con
qualche spruzzatina di distopia che non deve mai mancare.
La
storia segue una coppia di ricercatori inviati da un futuro non troppo lontano
dalla realtà contemporanea nell'Inghilterra dei primi anni dell'Ottocento per
recuperare un manoscritto austeniano inedito. La tentazione di alterare la
Storia sarà però molto forte per la protagonista Rachel, perché le sue
conoscenze mediche potrebbero salvare la vita della stessa Jane Austen.
La
forza del romanzo è data soprattutto dal punto di vista di Rachel, la nostra
voce narrante, e dall'accuratezza con cui l'autrice ha ricreato
un'ambientazione storica molto credibile, pur in un titolo che non fa di quello
il suo focus principale. Collegandosi all'opera della Austen, non poteva poi
mancare un intreccio amoroso coinvolgente, con una coppia dall'ottima chimica.
"Girls Made of Snow and Glass" di Melissa
Bashardoust
Questo
romanzo dimostra come sia possibile riscrivere Biancaneve -una fiaba tra le più
classiche- senza stravolgerne l'ambientazione, ma riuscendo comunque ad
ottenere una storia originale e ricca di elementi che possono essere facilmente
contestualizzati nella contemporaneità.
Il
volume è un alternarsi tra i punti di vista delle due protagoniste: dal un lato
abbiamo la storia di Mina, divisa tra passato e presente, che rappresenta la
matrigna malvagia senza però desiderare questo ruolo; dall'altro la narrazione
si sposta sulla principessa Lynet e la sua ricerca di un affetto costantemente
negato, che vediamo invece solo nella parte ambientata al presente.
Per
quanto io sia restia ad affibbiare l'etichetta di "preferito", questo
titolo avrebbe tutte le carte in regola per meritarsi la definizione di miglior
libro dell'anno: un sistema magico semplice ma coerente e chiaro, dei
personaggi caratterizzati in modo eccellente (soprattutto nelle relazioni
interpersonali) e tanti spunti di riflessione, anche per un pubblico più
maturo.
"The Female of the Species" di Mindy
McGinnis
Il
romanzo più noto e amato della McGinnis è sicuramente un volume peculiare e dalle
premesse respingenti. Quando leggiamo di personaggi colpiti da eventi
traumatici, tendiamo a provare pena per loro e più li vediamo soffrire tanto
più empatizziamo; ma cosa fare allora quando la vittima si ribella a questo
schema e diventa carnefice?
Questo
titolo nasce con il proposito di rispondere al quesito, creando una storia che
mescola romanzo di formazione e thriller psicologico. La struttura è
caratterizzata da POV multipli, con i due personaggi principali che si
alternano a quella che potremmo considerare la protagonista vera e propria, la
liceale Alex. La sorella maggiore della ragazza è stata vittima di un brutale
omicidio; anziché lasciarsi andare allo sconforto, Alex decide di fare
giustizia per questo delitto, trascinando i lettori in una spirale discendente
di violenza.
Forse
non il libro adatto alle persone troppo sensibili, ma sicuramente una storia
capace di porre domande scomode ed attuali, rimanendo sempre in target.
"We Rule the Night" di Claire Eliza Bartlett
E
concludiamo questa parte con un romanzo sul quale non avevo troppe aspettative:
titolo, cover e sinossi non promettevano nulla di ché; per non parlare delle
sporadiche recensioni che di certo non hanno contribuito ad aumentare l'hype. L'esordio
della Bartlett è stata quindi una vera sorpresa, a partire dall'originale
ambientazione basata su una Russia post-rivoluzionaria fantasy, impegnata in
una tremenda guerra contro una nazione associabile alla Germania nazista.
Protagoniste
della vicenda sono Revna e Linné, due ragazze agli antipodi dal punto di vista
sociale che si trovano costrette a collaborare in qualità di copilote nella
prima truppa aerea al femminile. Al disprezzo esterno, si aggiunge quindi la
difficoltà di cooperare delle due, in una storia che è priva di grandi intrecci
narrativi ma riesce a creare degli ottimi personaggi e -ancora una volta-
adeguare ad un mondo fittizio dei problemi assai comuni nella nostra realtà non
troppo magica.
Sempre
per quanto riguarda le lettere in inglese, abbiamo ora i romanzi peggiori; e
anche in questo caso la lista è ridotta tre voci. Curiosamente sono tutti dei
retelling.
"Outrun the Wind" di Elizabeth Tammi
Rivisitazione
del mito di Atalanta, questo libro dal titolo azzeccatissimo (ed è purtroppo
l'unico pregio!) non si discosta troppo dalla storia originale. Partendo dalla
caccia al Cinghiale calidonio, seguiamo la celebre cacciatrice quando scopre i
suoi nobili natali, si fa un potente nemico nel divino Apollo, e nel mentre
evita con ogni arma i tanti decerebrati pronti a rischiare la vita per la sua
mano.
Alla
storia di Atalanta viene affiancata quella di Kahina, discepola della dea
Artemide per la quale la protagonista inizierà a provare dei sentimenti basati
sul nulla sommato al niente. Con poco sforzo l'autrice ottiene così la
categorizzazione come libro LGBT.
Il
peggior difetto di questo titolo è però l'arroganza nel concedersi delle
libertà allucinanti, soprattutto rispetto alla credibilità dell'ambientazione
"storica", con l'idea di aver creato un retelling femminista
limitandosi ad etichettare tutti i personaggi femminili come buoni e quelli
maschili come malvagi senza ragione. Per assurdo, la versione originale era
quasi più femminista.
"The Dark Descent of Elizabeth Frankenstein" di Kiesten White
In
questo caso ci troviamo di fronte al retelling di un classico della letteratura
gotica, che narra le vicende seguendo il POV di un personaggio secondario, e
cambiando anche parecchi elementi della trama.
La
protagonista questa volta è la giovane Elizabeth Frankenstein, sorella adottiva
del più celebre Victor e sua promessa sposa. Per due terzi del volume seguiamo
grosso modo la storia originale; in particolare, vediamo i tentativi della
ragazza di conquistarsi un "posto fisso" all'interno
dell'aristocratica famiglia, tentando di sfruttare la sua avvenenza e la
manipolazione per assicurare l'affetto di Victor. L'ultima parte è un autentico
delirio di rivelazioni sensazionalistiche ma inverosimili, in cui anche la
White ricorre all'espediente del "tutti gli uomini sono cattivi" per
mostrare quanto il suo romanzo sia carico di girl power.
In
definitiva: una protagonista detestabile che vorrebbe risultare simpatetica, un
intreccio privo di originalità e un epilogo per nulla in tono con il resto della
storia.
"Hunted"
di Meagan Spooner
E
dopo mitologia e classici, ecco un retelling fiabesco (tra l'altro, la
categoria più vasta) con una delle storie più riscritte in assoluto: La bella e
la bestia. Il libro della Spooner non ha nulla di rivoluzionario rispetto alla
trama di base o all'ambientazione, invece l'autrice ha pensato fosse una buona
idea far svanire gli antagonisti: niente sorelle perfide come nella celebre
fiaba quindi, e scompare pure la figura disneyana di Gaston.
La
trama vede come protagonista la giovane Yeva, figlia minore di un mercante
caduto in disgrazia, che si avventura nei boschi per cacciare qualche animale
da mangiare e finisce con l'essere fatta prigioniera da una specie di enorme
lupo senziente.
Sono
indecisa su cosa mi abbia esasperata maggiormente durante la lettura: la
stupidità della protagonista? l'assenza di conflitti reali? oppure il finale
bucolico e privo di logica? L'unica certezza è che là fuori ci sono certamente
retelling migliori di questa fiaba.
Leggendo
un classico della letteratura ogni mese, non potevo poi rinunciare ad un
ridottissima selezione dei migliori in questa categoria. Vi dico sono che mi ha
davvero fatto soffrire scegliere solo tre titoli; d'altro canto metterne di più
sarebbe stato ridicolo.
"Senza nome" di Wilkie Collins
Il
mio 2020 letterario era iniziato con una vera sorpresa; dopo la parziale
delusione di "La donna in bianco" (QUI la recensione), non credevo
che Collins potesse riscattarsi e stupirmi, specialmente per la caratterizzazione
dei personaggi. Fortunatamente, mi sono dovuta ricredere con questa storia resa
memorabile proprio dai suoi protagonisti.
Pur
partendo con la dovuta calma, la trama è intricata e ricca di scene
emozionanti: seguiamo principalmente la storia di Magdalen Vanstone, giovane
dalla grande determinazione che si trova con la sorella maggiore Norah a
perdere la dimora di famiglia, la ricchezza del padre e il proprio cognome, a
causa di un concatenarsi di problemi legali.
Ho
adorato leggere della perseveranza con cui Magdalen lotta con ogni mezzo (più o
meno lecito) per ottenere ciò che sente suo di diritto, seppure la legge
britannica dell'epoca non riconosca nulla ad una figlia illegittima. E come
dimenticare il Capitano Wragge? il contadino morale che ognuno di noi vorrebbe
come alleato per la truffa del secolo.
"Il Signore delle Mosche" di William Golding
Come
poteva mancare un titolo distopico, uno dei miei generi preferiti in assoluto?
Tra l'altro, questo romanzo è stata un'altra piacevole sorpresa, perché temevo
risultasse un po' ripetitivo dopo tanti titoli simili letti. Nulla di più
diverso dalla realtà.
La
storia è parecchio famosa: durante una futura guerra mondiale, un aereo
precipita vicino ad un'isola deserta e soltanto un gruppo di ragazzini riesce a
mettersi in saldo; in attesa dei soccorsi, i giovani protagonisti tentano di
creare un surrogato di civiltà, dandosi delle regole, ma ben presto i contrasti
interni e l'isolamento fanno degenerare la situazione in modo estremamente
violento.
Indubbiamente
un titolo che offre numerosi spunti di riflessione, specialmente vedendo la
scena finale e la falsissima morale del militare adulto sulla vicenda. E poi,
come Ballard aveva già ampiamente dimostrato, io non resisto alle storie in cui
dei personaggi inizialmente "normali" deviano nella follia completa.
"I tre sconosciuti e altri racconti" di Thomas Hardy
Anche
in questo caso la scelta di far rientrare questa selezione di racconti nel
podio è stata dettata soprattutto dall'inaspettata piacevolezza della lettura.
Per quanto possa definirsi piacevole leggere di personaggi portati alla pazzia
o, per lo meno, morti male.
Il
racconto che da il titolo al volume è infatti il solo ad avere degli elementi
leggeri, e quasi umoristici, mentre il resto delle storie si sposta su toni decisamente
più cupi che ricordano indubbiamente il titolo più famoso dell'autore, "Tess
dei d'Urberville" (QUI la recensione).
Le
novelle che mi hanno maggiormente colpita sono sicuramente "Il braccio
avvizzito" e "Barbara della casata dei Grebe", il primo per il
finale tanto inaspettato quanto brillante, il secondo per la crudezza della
vicenda ed il ritratto dei personaggi, memorabili nonostante la brevità della
storia.
Infine,
ecco l'elenco delle serie che ho al momento in lettura e mi auguro di poter
terminare senza troppi problemi nel 2021. Anche perché di alcune mi manca un
solo volume.
- Trilogia
La prima legge, di Joe Abercrombie
- Trilogia
Renegades, di Marissa Meyer
- Trilogia
The Winner's Trilogy, di Marie Rutkoski
- Tetralogia
The Greatcoats, di Sebastien De Castell
-
Duologia
Strange the Dreamer, di Laini Taylor
Pur
avendo poche serie in corso, rispetto agli scorsi anni, devo dire che sono
parecchio soddisfatta: nessuna di queste è completamente bocciata, in ognuna
sono riuscita a trovare degli elementi che rendono degna la lettura.
E
le serie concluse quest'anno? Tranquilli, tra qualche giorno sarà online un
nuovo post dedicato proprio alla valutazione di trilogie ed affini, alle
statistiche annuali, nonché alla più vitale e ricercata delle classifiche:
quella delle cover!