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sabato 27 febbraio 2021

"Supernova" di Marissa Meyer

Supernova (Renegades, #3)Supernova by Marissa Meyer
My rating: 3 of 5 stars

"What if the lines weren't so clearly drawn? What if she wasn't either a hero or a villain? What if she was both?"


BELLA GATLON CITY, MA NON CI VIVREI

Terzo ed ultimo capitolo nella serie Renegades, "Supernova" era anche il libro con cui pensavo di chiudere (magari in amicizia) i miei rapporti con Marissa Meyer, specie dopo la delusione di "Archenemies" e le recensioni non troppo positive di questo epilogo. Invece temo che finirò per cascarci di nuovo; e non solo perché il suo prossimo romanzo sarà un retelling di Tremotino!
Oggettivamente, "Supernova" ha dei difetti più che evidenti e non mi meraviglia che altri lettori siano critici nei confronti del libro. L'autrice inserisce elementi inediti per portare la trama in una determinata direzione, gli interventi fortuiti di un certo deus-ex-machina non si contano e il finale è decisamente frettoloso, aspetto che già avevo notato leggendo "Winter" un paio di anni fa. Per parlare di un altro elemento discutibile, passiamo la trama.
A differenza dei volumi precedenti, la storia mantiene quasi sempre un ritmo molto incalzante: si comincia con l'identità di Nightmare che sta per essere scoperta, nella parte centrale c'è un breve momento di pausa, mentre le ultime duecento pagine sono una corsa a perdifiato, in una serie di combattimenti onestamente epici e del tutto in linea con il tono "fumettoso" della serie. Il problema a cui accennavo è quindi questo ritmo un po' troppo incalzante, per cui i personaggi si trovano a compiere azioni molto avventate, giustificate solo dalla fretta che l'autrice ha trasmesso loro.
Le forzature non mancano neanche all'inizio: l'identità di Nightmare viene mantenuta troppo a lungo quando ormai c'erano diversi personaggi che avrebbero potuto unire i punti (o aiutare altri ad unirli); che dire poi dell'elmetto di Magneto Ace Anarchy? finora nulla lasciava intendere che potessero usarlo altri, ma qui di punto in bianco tutti lo vogliono perché potenzia ogni superpotere! Per l'intero volume ci sono poi delle rivelazioni e delle scoperte che i personaggi intuiscono a caso, oppure nei momenti meno logici; il tutto a favore di trama, ben inteso.
Altro elemento che l'autrice riesce ad inserire sempre a sproposito è il romance: non mi dispiacciono le coppie in se, ma non reputo credibile che i momenti romantici abbiano luogo sempre in luoghi (fogna infestata dai ratti, con tanto di puzza di piscio) o eventi inadatti (tra un'esecuzione pubblica ed un massacro). Capisco che l'autrice ami calcare la mano su questo lato delle sue storie, ma qui l'ho trovato quasi di cattivo gusto.
Cosa dire poi dell'origine dei prodigies? io l'ho subito etichettata come una supercazzola, anche senza tenere conto di come questo aspetto si sviluppi nel finale. Indubbiamente è parecchio cringe, come diverse carrambate nell'ultima parte. Ultima parte che ha il suo tracollo nell'epilogo: non capisco onestamente se l'intenzione era quella di puntare ad un sequel, ma posso dire che l'ultimo twist più che stupire fa sorgere un mucchio di interrogativi ai quali non avremo mai risposta.
Ora, mi rendo conto che a questo punto sembrerò una hater della Meyer, ma vi assicuro di aver apprezzato parecchi elementi di questo romanzo, non solo soggettivi! Sicuramente una parte da non sottovalutare è quella della componente emotiva, anche perché l'autrice non ha riguardi nell'uccidere i personaggi -magari secondari, ma si tratta pur sempre di un YA. Reputo molto positiva anche la descrizione delle diverse battaglie: gli scontri sono ben strutturati e riescono a risultare avvincenti per il lettore.
Il pregio maggiore è però l'aver inserito brillantemente dei parallelismi tra la nostra realtà e questo mondo ucronico: nel modo in cui vengono discriminati i prodigies che non si conformano agli standard dei Renegades, nello strapotere impiegato da chi deve mantenere l'ordine e nella condizione dei detenuti nelle carceri. Pur considerando un po' esagerata la situazione vissuta da Nova e dagli altri personaggi, non si fatica a leggere tra le righe una condanna molto forte, e per nulla fantascientifica.

Voto effettivo: tre stelline e mezza

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giovedì 31 dicembre 2020

Wrap-Up - Letture di dicembre 2020

Wrap-Up - Letture di dicembre 2020


A dicembre ho avuto l'impressione di andare incredibilmente piano con la lettura, ma nel complesso mi posso dire abbastanza soddisfatta dai titoli affrontati che -curiosamente- sono tutti di autrici donne.

Il mese è iniziato decisamente con il piede giusto perché ho infine affrontato il mio primo titolo di Margaret Atwood, e sono rimasta molto colpita dal suo stile. "L'altra Grace" è praticamente un mix tra "Ladra" di Sarah Waters (QUI la recensione) e "Omicidio a Road Hill House" di Kate Summerscale (QUI la recensione) perciò mi aspettavo un nuovo preferito, invece ho dato "solo" quattro stelline e mezza a questo romanzo coinvolgente ma non privo di difetti marginali. Potete fare un salto QUI per la recensione completa.

Con il secondo libro ho continuato la trilogia Renegades di Marissa Meyer leggendo "Archenemies", volume di cui nella TBR mi ero lamentata perché non ne capivo la trama. Adesso ho compreso il motivo: non c'è alcuna trama! semplicemente si continua a seguire le storyline già avviate, con Nova che tenta di recuperare l'elmetto di Ace senza farsi sgamare dai Renegades e Adrian impegnato ancora nella ricerca di informazioni sulla morte della madre, nonché nel dimostrare le buone intenzioni di Sentinel.
Per tutto il libro si aspetta inutilmente le prevedibili rivelazioni sulle identità segrete dei due protagonisti, mentre l'autrice si prendere queste quattrocento e passa pagine per deliziarci con scene e personaggi filler: qualcuno mi deve spiegare il ruolo di Callum in tutto ciò! a tratti quasi speravo si rivelasse un villain. Non mancano inoltre degli sviluppi MOLTO fortuiti nella trama (ehm... Vitality Charm... ehm... cianografie) e delle contraddizioni con quanto successo nel primo capitolo.
E pensavate di poter leggere un libro o una serie YA senza l'imprescindibile scena del ballo? Stolti!
Devo ammettere però che questo romanzo ha anche degli aspetti positivi, primo tra tutti quello di saper intrattenere al pari di una TV series della CW. Anche se non credo si possa considerarlo proprio un complimento...
Il libro porta delle ottime riflessioni, già accennate in "Renegades" (ne parlo QUI), come la necessità di avere una propria indipendenza dagli eroi ed il valore di un giudizio ufficiale in contrapposizione alla giustizia sommaria delle squadre di Renegades; tematiche che, con qualche accortezza, si possono ben adattare alla nostra quotidianità. Anche lo sviluppo della romance tra Nova e Adrian ottiene parecchio spazio, e si riconferma uno dei punti di forza della serie; non si arriva mai a svelare le carte, ma la tensione si mantiene viva senza tediare troppo.
Inoltre, ho apprezzato che la Meyer abbia spiegato più nel dettaglio i poteri dei personaggi principali, assegnando anche dei limiti che in un primo momento non erano troppo chiari.
Il mio voto è di due stelline e mezza.

Per il classico di questo mese ho scelto di iniziare il Mammut comprendente una buona selezione dei titoli di Irène Némirovsky; ovviamente ho letto "Il malinteso", ossia il primo romanzo dell'autrice ad ottenere la pubblicazione, verso la metà degli anni Venti. Pur essendo stata molto colpita dallo stupendo stile dell'autrice, credo che la storia ed i personaggi potessero dare di più, quindi la mia valutazione si è fermata alle quattro stelline. Trovate comunque QUI la mia opinione espressa in modo più esaustivo.

La lettura successiva mi ha colpita positivamente, considerando le aspettative medio-basse con cui avevo iniziato questo libro. Certo, per apprezzare "We Rule the Night" di Claire Eliza Bartlett è necessario sospendere del tutto la propria incredulità di fronte alla storia di Linné; se lo farete, potrete leggere un'ottima storia di amicizia e lotta ai pregiudizi in un'ambientazione a dir poco inusuale. Di cuore avrei dato il massimo della valutazione, ma riconoscendo alcuni difetti mi sono limitata a quattro stelline e mezza. Per maggiori dettagli, QUI è già presente una recensione completa.

Come ultimo libro, per quanto riguarda la mia TBR mensile ma anche l'elenco dei dieci autori che volevo riscoprire nel 2020, ho letto "Il sognatore", ovvero il primo volume dell'ultima duologia scritta da Laini Taylor; di questa autrice avevo già completato la trilogia Daughter of Smoke and Bone, quindi ho notato subito il riproposti di alcune situazioni e tropi narrativi nella nuova serie, che risulta un po' meno originale della precedente (il sistema magico poi sembra preso paro paro dalla trilogia Das Silber Trilogie di Kerstin Gier) ma comunque gradevole nel complesso, specialmente per l'ottimo ritmo della narrazione.
La trama vede come protagonista il bibliotecario Lazlo Strange -ovviamente orfano e vittima di maltrattamenti infantili- che, come una novella Cenerentola, si vede offerta un'occasione irripetibile: unirsi ad un gruppo di guerrieri per raggiungere una misteriosa città chiamata Pianto da quando il suo vero nome è stato cancellato dalla memoria collettiva. Il capitoli POV di Lazlo sono però solo la metà perché abbiamo anche i punti di vista di diversi personaggi secondari e, soprattutto, quello della coprotagonista Sarai.
Lo sviluppo della storia è abbastanza prevedibile nel quadro generale, ma riesce a stupire con dei colpi di scena forse non strabilianti ma piazzati nei momenti giusti. Un ruolo molto più importante è affidato ai personaggi, anche se non tutti riescono a portare a termine in modo brillante questo compito: Lazlo è un protagonista abbastanza convenzionale che, pur volendo ispirare simpatia nel lettore, lo porta soltanto ad esasperarsi per la cecità che dimostra di fronte a rivelazioni alquanto prevedibili; promuovo invece a pieni voti Sarai, Minya, Eril-Fane e Azareen per la loro costruzione sfaccettata e ricca di contraddizioni che invogliano chi legge a riflettere sulla loro condizione. Per quanto riguarda Thyon Nero, mi aspettavo decisamente di più viste le pagine che l'autrice investe per descriverlo, ma ho comunque speranze per lui nel secondo libro.
Se da un lato abbiamo dei personaggi davvero memorabili, dall'altro sono presenti dei problemi che mi hanno impedito di dare un voto più alto ad un libro molto godibile nel suo insieme. Innanzitutto non sono riuscita a darmi piacere la valanga di soprannomi cringe dei personaggi -tra Massacratori degli Dei e Figliocci d'Oro sembra di essere a Westeros- e di nomi impronunciabili affibbiati a creature e luoghi; questa situazione è accentuata dall'assenza di un glossario e di una mappa, che sarebbe stata molto utile per avere un quadro più completo del mondo in cui si muovo i personaggi. Tra l'altro, l'ambientazione è in generale molto confusa: l'autrice mescola riferimenti al Cristianesimo e termini inglesi come "shock" o "problem solving" in un mondo in teoria completamente fittizio.
In alcuni casi, mi è perfino sorto il dubbio che il problema stesse nella traduzione perché piatti come la "cotoletta" e fenomeni naturali come il "Carsismo" non credo siano all'ordine del giorno nella lingua inglese. Ma il termine che più mi ha stupita è stato "joule", usato correttamente come unità di misura del calore... correttamente se immaginiamo che James Prescott Joule abbia visitato questo mondo fantasy per portare anche qui le sue scoperte fisiche! Come no.
Il mio voto è di quattro stelline.

L'ultima lettura del 2020 è stata purtroppo una vera delusione; tra l'altro noto che spesso conservo inconsciamente i libri peggiori per la fine del mese... coincidenze?
Pensieri random a parte, "Hunted" di Meagan Spooner è un retelling della fiaba La bella e la bestia e, nel caso i lettori dovessero dimenticarlo tra una pagina e l'altra, l'autrice è pronta a ricordarcelo chiamando i suoi protagonisti Beauty e Beast. Tra l'altro, mi trovo anche in difficoltà a definirlo un retelling, dal momento che la storia è talmente simile a quella originale da farmi chiedere se questo libro fosse davvero necessario.
Siamo in un mondo fantastico e assolutamente poco chiaro (vorrebbe essere ispirato alla Russia del tardo Medioevo, ma sembra piuttosto la brutta copia di Ravka in cui circolano tranquillamente i leopardi!?!) e seguiamo le -tediose- avventure della giovane Yeva, Beauty per i parenti stretti e i sequestratori più amabili; la ragazza è la minore di tre sorelle, figlie di un mercante che perde tutti i suoi possedimenti a causa di un investimento azzardato, costringendo la famiglia a lasciare la città e trasferirsi in un misero capanno di caccia in mezzo ai boschi. Quando il padre si allontana per un lungo periodo, dopo aver mostrato evidenti segni di squilibrio mentale, Yeva parte per cercarlo -lasciandosi dietro le sorelle e un potenziale promesso sposo- da sola, in pieno inverno, in una foresta zeppa di animali feroci.
Già da questa premessa, capirete che la protagonista non è la più sveglia in circolazione; oltre a ricalcare in pieno lo stereotipo dello SFC, Yeva dimostra un'ingenuità sconfinata, specialmente quando non capisce l'identità del suo carceriere e gli racconta vita morte e miracoli della sua famiglia. Neppure il resto del cast brilla troppo nella caratterizzazione: della Bestia non sappiamo quasi nulla, dal momento che lui stesso non può rivelare troppo di sé e i capitoli con il suo POV si riducono a piagnistei tra l'emo e il Venom; quello che più mi ha infastidita è però l'assenza di un antagonista -e quindi di un conflitto nella storia- perché l'autrice toglie questo ruolo alle sorelle, ma non lo passa a Solmir che poteva essere un valido Gaston, volendo rimanere più vicini alla versione Disney.
Anche dal punto di vista stilistico non sono troppo colpita. I dialoghi sono spesso artefatti e innaturali, così come alcune scene che l'autrice ha voluto includere solo per rimanere fedele alla fiaba di partenza: se un mercante di successo si trova in disgrazia chiederà aiuto agli amici, andrà a lavorare presso qualche collega o tenterà di ottenere un finanziamento bancario... NON mollerà tutto per ridiventare cacciatore a cinquant'anni! Forse la stupidità è di famiglia.
A far affondare le mie aspettative su questo titolo sono state però le riflessioni sulla violenza fisica e psicologica; e non ci si farebbe neanche troppo caso se l'autrice non la mettesse in evidenza nel dialogo tra Yeva e Galina verso la fine del libro. In pratica, la Bestia è il classico esempio di mascolinità tossica che, appena viene mollato dalla ragazza, diventa un animale selvaggio e privo di raziocinio. La cara Yeva è ovviamente la vittima che cerca in ogni modo di giustificare le azioni della sua -non troppo- dolce metà, nonostante lui l'abbia lasciata per settimane a marcire in una cella sotterranea.
Poi, io avrei potuto tollerare da parte di lei l'accettazione delle motivazioni di lui, la compassione per la sua condizione, perfino il perdono per l'anno di vita perso. Ma l'amore tra loro davvero non ha alcuna base, sopratutto dal punto di vista della Bella: lo odia e tenta di ucciderlo, scopre la verità e torna a casa, ripensa ai mesi di prigionia e decide di tornare da lui.
A questo punto, aveva ragione Lena a nascondere l'arco! Io le avrei pure fatto fare una visitina dallo psicologo di fiducia, per sicurezza.
Il mio voto è di una stellina e mezza.

 
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lunedì 31 agosto 2020

Wrap-Up - Letture di agosto 2020

Wrap-Up - Letture di agosto 2020




L'ultimo mese era iniziato abbastanza bene in quanto a letture, poi il declino inarrestabile sulla fine... perché?

La prima lettura del mese ha segnato il ritorno di uno dei miei autori classici preferiti, ossia Charles Dickens, con quello che credo potrebbe essere la sua opera migliore -almeno tra quelle lette fin'ora: "Tempi difficili". Non potevo che dare cinque stelline a questo romanzo, del quale vado QUI ad analizzare nel dettaglio la storia, i personaggi e le tematiche.

Come mi ero ripromessa nel post che trovate QUI, quest'anno ho scelto di leggere qualcosa di Marissa Meyer, dopo aver concluso la tetralogia The Lunar Chronicles (analizzo l'intera serie QUI) nel 2019. Dopo aver scartato l'autoconclusivo "Heartless", ho puntato la sua trilogia sci-fi da poco terminata che inizia con il volume dal quale prende il nome, ossia "Renegades".
La vicenda è ambientata in una metropoli statunitense che sembra però essere diventata una sorta di città-stato; in questa realtà sono presenti individui con dei superpoteri -per nascita o acquisiti casualmente- e da sempre perseguitati dalle persone comuni, fino a quando il villain Ace Anarchy non si oppone al governo ed instaura, per l'appunto, l'anarchia nella città. Questa situazione porta alla comparsa di svariate gang criminali che si disputano il territorio facendo valere la legge del più forte; solo diversi anni dopo verranno fermati dal gruppo dei Renegades, eroi che ristabiliscono l'ordine a Gatlon City per poi diventarne custodi e governanti.
La storia segue i punti di vista alternati di Nova, nipote di Ace dotata di poteri collegati al sonno che mira a smantellare la nuova società fondata sulla venerazione dei supereroi, ed Adrian, animatore di disegni e figlio dell'eroina Lady Indomitable, per l'omicidio della quale vuole far giustizia.
Il romanzo è sbilanciato: da un lato ci da poche informazioni e dall'altro perfino troppe. Non sappiamo quasi nulla del mondo oltre i confini della città, e il world building in generale è gestito in modo parecchio infantile; per averne un buon esempio basta leggere la scena iniziale della parata! Sono invece troppi i personaggi (senza contare che hanno uno o due alias a testa), le battute "da fumetto" e perfino la lunghezza del volume, soprattutto considerando che la trama è estremamente prevedibile.
Nonostante questi difetti, ho trovato il libro molto d'intrattenimento e, pur avendo dato la stessa valutazione, lo ritengo un inizio di serie migliore rispetto a "Cinder" (ne parlo QUI) con il quale ha anche diverse somiglianze, come la protagonista appassionata di tecnologia, le esclamazioni inventate e il segreto sul quale ruota la storia d'amore, che in questo caso ho trovato gestita meglio di quella tra Cinder e Kai. Anche se Adrian si è dovuto impegnare davvero poco per superare il nostro caro imperatore del Commonwealth Orientale.
Promuovo in toto la rappresentazione presente nella storia, molto varia e ben contestualizzata, nonché le riflessioni che il romanzo propone al lettore, specialmente sul ruolo delle forze dell'ordine e dei governanti, e su chi si possa definire un eroe.
Il mio voto è di tre stelline e mezza.

Agosto e, più in generale, l'estate è considerato un periodo perfetto per la lettura dei gialli, quindi mi è sembrato il momento perfetto per concentrarmi finalmente su un nuovo titolo di Agatha Christie. Come in "Miss Marple nei Caraibi" (ne parlo QUI), anche "Il terrore viene per posta" fa parte della serie dedicata alla simpatica vecchietta inglese che, tra una sciarpa ai ferri e un centrino all'uncinetto, riesce immancabilmente ad individuare il colpevole e permettere alle autorità di assicurarlo alla giustizia.
L'aspetto più irritante di questo romanzo è proprio la poca presenza di Miss Marple in scena: arriva nella storia solo nell'ultimo terzo del volume e non compare per più di cinque pagine prima del finale in cui spiega agli altri personaggi, e a noi lettori, come ha smascherato l'assassino. Per contro Jerry Burton -protagonista e voce narrante della storia- è padrone incontrastato della scena, tanto che l'autrice si concede di dar ampio spazio alla sua cringeissima storia d'amore, nonché a quella della sorella.
Nonostante queste deviazioni romance abbastanza superficiali, l'intreccio si mantiene ottimo per la parte mistery: poco dopo l'arrivo dei fratelli Burton nella cittadina di Lymstok, diversi abitanti cominciano a ricevere delle lettere misteriose in cui l'anonimo scrivente da voce a dei pettegolezzi sulle loro vite private; mentre alcuni riescono a scherzare a cuor leggero su queste missive, altre persone ne rimangono profondamente turbate, e anche la morte non tarda a fare la sua comparsa nel ridente paesino.
Nonostante le lettere siano solo una parte del caso, sono proprio l'elemento che genera l'interessante riflessione sul tema della paura, una paura capace di esercitare anche una grande influenza sugli individui perché non sanno quando verranno colpiti e quale accusa verrà loro mossa. L'angoscia si fa ancora più paralizzante dal momento che l'anonimato di cui gode l'autore delle lettere impedisce fino all'ultimo di sapere cosa lo spinga ad agire.
Un altro aspetto che ho apprezzato è la presenza di diversi personaggi femminili forti e decisi, capaci di vivere in modo indipendente e dalla mentalità alquanto moderna, se si considera l'epoca di pubblicazione del romanzo. D'altro canto sono rimasta perplessa per la divisione del testo nei capitoli e nei paragrafi: spesso le scene continuavano nonostante il "taglio", oppure cambiavano repentinamente tra una frase e l'altra.
Anche per l'edizione ho un'opinione non del tutto positiva. La traduzione è recente, e si sente da come il testo scorre piacevolmente durante la lettura, ma la qualità della stampa è scarsa (soprattutto se confrontata con il prezzo), manca il classico elenco dei personaggi a inizio volume e ho trovato pre e postfazione confusionarie e per nulla indispensabili.
Il mio voto è di tre stelline.

Proseguendo con la TBR, ho finalmente letto "The Boneless Mercies" di April Genevieve Tucholke (ricchi premi e cotillon a chi riesce a pronunciare correttamente il nome dell'autrice al primo colpo!); dico finalmente perché questo romanzo l'ho comprato da parecchio, catturata dalla bellissima cover, e speravo in una storia favolosa. Durante la lettura ho dovuto ridimensionare le mie aspettative, ma ho comunque dato quattro stelline ben meritate al libro, del quale parlo meglio QUI, analizzando trama personaggi e stile.

Con la mia quinta lettura, ossia "La porta di Tolomeo", ho terminato sia la TBR sia la tetralogia Bartimeus di Jonathan Stroud, alla quale ho dedicato un post ovviamente positivo per la rubrica Lettura d'Insieme che potete già trovare QUI.
In questo ultimo capitolo la storia ruota attorno alla possibilità per gli umani di raggiungere l'Altro Luogo, dal quale provengono gli spiriti, ma anche della volontà di ribellione di questi ultimi come pure dei comuni che i maghi trattano parimenti alla stregua di schiavi. Come per "L'occhio del Golem" (ne parlo QUI), nei capitoli si alternano i punti di vista del jinn Bartimeus, del mago Nathaniel -che ormai ha raggiunto un posto di grande importanza all'interno del governo- e della comune Kitty; proprio l'intervento di quest'ultima permetterà di far riavvicinare gli altri due, che nel volume precedente non si erano lasciati nel migliore dei modi.
Come Stroud ci ha ormai abituati, nei suoi libri la trama ha uno sviluppo dinamico e ricco di colpi di scena davvero ben pianificati, senza risultare per questo fastidiosamente frenetica. La parte finale del libro è inoltre un perfetto equilibro tra scene d'azione adrenaliniche e confronti a cuore aperto tra i protagonisti.
E proprio le relazioni tra questi sono la parte migliore del titolo: senza scadere in banalità o luoghi comuni, l'autore riesce ad analizzare con attenzione sia i singoli rapporti, sia le interazioni che vedono tutti e tre in scena.
Ho apprezzato molto l'evoluzione del sistema magico che, pur essendo già di base parecchio originale, non si limita a quanto già illustrato nei capitoli precedenti, ma aggiunge nuovi dettagli; tra l'altro questi risultano ben pianificati nel corso dell'intera serie.
Altro aspetto davvero positivo è la figura di Tolomeo, che dopo tre romanzi in cui viene citato di continuo riusciamo finalmente a vedere in azione. Inutile dire che non delude affatto, e quasi mi spiace che il prequel non sia stato dedicato alle sue avventure con Bartimeus.
Il mio voto è di cinque stelline.

Da anni volevo dare una possibilità a Nicolai Lilin, per valutare il suo stile e decidere se mi sarebbe piaciuto leggere la sua famosa trilogia Siberiana; quindi ho letto il suo romanzo autoconclusivo "Spy story love story", che purtroppo non mi ha fatto una buona impressione: l'ho valutato con due stelline e mezza, ma vi consiglio di fare un salto QUI dove potete farvi un'idea più precisa circa la mia opinione a riguardo.

E per concludere in orrore, ho deciso di terminare anche la duologia Everless scritta da Sara Holland, leggendo l'atroce "Evermore"; intendiamoci, non è peggiore del primo libro, ma almeno in quello c'era la parvenza di un'idea originale, mente qui abbiamo davanti una trama prevedibile dall'inizio alla fine e dei personaggi dalla stupidità imbarazzante, tanto da dover fare più volte le stesse scoperte per riuscire ad unire finalmente i puntini.
La storia riprende con Jules -in fuga dalla tenuta di Everless- che in questo romanzo avrà come missione sconfiggere la Sorceress Caro, aiutata da Liam e da alcuni nuovi personaggi. Sembrerebbe quasi una trama interessante, non fosse che l'autrice ci presenta sempre le stesse situazioni (all'inizio, la protagonista fugge e viene catturata tre volte di fila), in una corsa tanto frenetica quanto inconcludente per tutto il regno di Sempera che ci riporta al punto di partenza, tra una sequela di rivelazioni sconvolgenti solo per i personaggi: un lettore attento avrebbe capito tutto già all'inizio del primo libro!
La Holland ha deciso di dare ampio spazio alla storia d'amore (definirla "campata per aria" è un eufemismo) tra Jules e Liam, inserendo ogni tre righe dei dettagli inutili per farci capire come siano legati e arrivando addirittura a far dire quanto si amino agli altri personaggi! È paradossale come il romance non sia neanche la parte peggiore del romanzo, ma si riveli soltanto l'ennesima, noiosa sottotrama fine a se stessa.
Non mancano poi le scene da "contemporary" (vedasi il rave nei sotterranei dell'università) e l'utilizzo randomico della magia; in realtà non si tratta di puro caso, perché è l'autrice a decidere quanto la protagonista possa riuscire o meno nelle magie, in modo da portare la trama verso la direzione prestabilita.
Per chi temeva di sentire la mancanza di Roan, tranquillizzatevi perché qui viene sostituito efficacemente dal neo arrivato Elias, mentre non ho ancora una risposta per la totale assenza delle comparse, come i marinai sulla nave di Elias stesso o le guardie all'interno del castello reale. Fosse un film capirei il desiderio di risparmiare qualche salario, ma cosa le costava inserire qualche personaggio in più?
L'unica nota positiva di questa serie rimangono le cover dell'edizione britannica: molto carine esteticamente ed azzeccate rispetto al contenuto dei libri.
Il mio voto è una stellina.


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