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mercoledì 24 gennaio 2024

"The Last Laugh" di Mindy McGinnis

The Last LaughThe Last Laugh by Mindy McGinnis
My rating: 4 of 5 stars

"Three of the founding families, powerful names dwindled to nothing. The trailblazers and pathfinders have been distilled down to a drug dealer and a loser, one high and the other a national joke, standing by as the last ancestral home crumbles. And soon, there will only be one"


QUANDO IL FINALE SALVA IL ROMANZO

Dopo la conclusione decisamente cupa ma molto appassionante di "The Initial Insult", mi ero ripromessa di tornare nei pressi della cittadina di Amontillado in Ohio a breve, così da evitare di scordarmi del tutto la trama ed i nomi dei personaggi, o per lo meno di quelli principali. E per fortuna quattro mesi non sembrano essere stati sufficienti per farmi dimenticare una storia così insolita ed inquietante nella narrativa per ragazzi! "The Last Laugh" non si allontana da queste vibes, pur spingendo forse un po' troppo l'acceleratore sul lato weird e sui rimandi alla bibliografia poeiana.

La narrazione riprende il giorno successivo rispetto all'epilogo del primo romanzo, con la piccola comunità in subbuglio per la scomparsa della bella Felicity Turnardo, per il video virale che vede protagonista Kermit "Ribbit" Usher e per la presunta fuga del maschio di pantera dall'Amontillado Animal Attractions, il simil-zoo (mal)gestito da Cecil Allan. Mentre è impegnata a cercare una soluzione a questi e molti altri problemi, Tress Morton rimane ferma nella sua missione di far luce sulla misteriosa scomparsa dei genitori, avvenuta sette anni prima.

Come nel primo libro, fioccano le citazioni ai racconti di Edgar Allan Poe, sia nei nomi dati ai personaggi che nelle vicende raccontate. In questo caso, McGinnis si rifà soprattutto alla storia de "Il cuore rivelatore", che fa da filo conduttore tra diverse scene ed accompagna il lettore nella maggior parte del volume. "La caduta della casa degli Usher" ed "I delitti della Rue Morgue" danno vita a delle proprie sottotrame, anche se rispetto a quella principale non mi sono sembrate altrettanto ben amalgamate nella narrazione: specialmente la parentesi dedicata all'orangutango Rue risulta inserita a forza in un momento poco opportuno. Nel complesso, mi è comunque piaciuta l'idea di rielaborare in chiave moderna e giovanile questi classici del genere horror.

E proprio la componente horror è tra i punti di forza di questo romanzo, con delle scene spaventose che nulla avrebbero da invidiare ad un libro per adulti. Anche perché le tematiche più mature non mancano: che si tratti di analizzare la psicologia di personaggi complessi, di sviscerare relazioni sentimentali o familiari, di raccontare un'amicizia trasformatasi in disprezzo reciproco. Ho apprezzato molto anche la risoluzione data ai tanti misteri presentati nella serie: forse ci si arriva un po' troppo presto, ma questo non toglie nulla al modo intelligente con cui si collegano i vari indizi.

A dispetto del mio entusiasmo iniziale, per alcuni aspetti questa conclusione non mi ha saputo convincere; e neanche la tenerellosità di Hugh "Huge" Broward è riuscita a compensare. Ad esempio, già dalle prime pagine, mi ha fatto storcere il naso la quantità di spunti narrativi presenti: davvero troppi per una storia di questa portata! Come ho già accennato, tutti gli enigmi ottengono una risposta chiara e comprensibile, ma per buona parte del volume ci si sente davvero confusi e spiazzati davanti ad un intreccio così vasto e, in piccola parte, scollegato.

Ho fatto poi una gran fatica a digerire il POV di Ribbit, che sostituisce quello di Felicity, dimostrandosi però un personaggio molto meno interessante e a dir poco spiacevole, soprattutto per il modo ossessivo con cui oggettifica donne e ragazze, e per la convinzione di essere al centro di una storia di cui risulterà l'eroe indiscusso. Con il proseguire della lettura, sono riuscita quasi ad apprezzare il percorso che la cara Mindy ha creato per questo carattere, ma i suoi rimangono comunque dei capitoli non facili da affrontare.

Approdando a critiche più oggettive, devo almeno menzionare la convenienza di alcune svolte di trama (e penso in particolare ad un certo giro in macchina fatto da Tress e Huge per nessuna ragione al mondo) e l'utilizzo spropositato di volgarità nei dialoghi, molto spesso fine a se stessa. Ma nonostante questi difetti, credo che conserverò un ricordo positivo della duologia, specialmente per il modo intelligente con cui sono stati caratterizzati i personaggi e per l'originalità dello spunto, sempre più ostica da trovare nei libri per ragazzi.

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lunedì 28 agosto 2023

"The Initial Insult" di Mindy McGinnis

The Initial Insult (Initial Insult, 1)The Initial Insult by Mindy McGinnis
My rating: 4 of 5 stars

"Me, I don't have parents ... That's something of mine that turned to nothing overnight back in fifth grade, my house and my allowance and my toys and clothes all following about a month after. Friends took more time to disappear. But they did"


TRIBUTO AL RE DELL'HORROR CLASSICO

Si può scrivere un thriller per ragazzi ambientato ai giorni nostri prendendo come spunto un racconto scritto a metà Ottocento da Edgar Allan Poe? Penso sia questa la domanda che McGinnis si è posta quando ha deciso di pescare a piene mani -o forse sarebbe più corretto dire, spillare a pieno boccale- da "Il barile di Amontillado" per dare vita a "The Initial Insult", primo capitolo della duologia omonima. Di questa autrice avevo già potuto apprezzare la prosa nell'autoconclusivo "The Female of the Species", e posso dire che questo suo lavoro più recente non ha affatto deluso le mie aspettative.

La trama ruota attorno alle adolescenti Tress Montor e Felicity Turnado, amiche del cuore da bambine che si sono nel tempo allontanate sempre di più dopo un tragico evento: i genitori di Tress sono infatti scomparsi in circostanze misteriose, e Felicity è l'ultima persona ad averli visti. Esasperata dalla situazione in cui è costretta a vivere dopo essere diventata teoricamente orfana, Tress è determinata a scoprire la verità; per questo, rapisce Felicity e minaccia di murarla viva in una casa prossima alla demolizione se non le dirà cos'è successo ai suoi genitori.

Già questa premessa lascia intuire come questa sia una storia dai toni decisamente cupi, che in più punti raggiungono picchi di horror niente male. L'atmosfera diventa ancor più ombrosa grazie ad elementi come l'ambientazione principale -la dimora abbandonata di una famiglia caduta in disgrazia-, la presenza di un'influenza estremamente contagiosa, l'abbondante uso di alcolici e sostanze stupefacenti, e soprattutto un terzo punto di vista tanto inaspettato quanto surreale. Il lato spaventoso del romanzo diventa poi sempre più importante, contribuendo al crescendo della tensione narrativa.

Non si tratta però di un libro da leggere solo per le sensazioni: tra i suoi pregi possiamo infatti annoverare anche la caratterizzazione dei protagonisti ed i temi che affronta. Tutti i personaggi principali sono scritti con cura nella loro psicologia individuale, e resi tridimensionali da passioni ed attitudini specifiche; nel gruppo spiaccano ovviamente Tress e Felicity, che personalmente ho apprezzato perché risultano molto umane sia nei loro errori sia negli slanci di gentilezza. Le tematiche toccano un ampio spettro di problemi adolescenziali e seri, senza per questo far risultare i personaggi troppo maturi o artificiosi per la loro età; si parla di bullismo, discriminazione, malattie croniche, amicizia, dipendenze e rapporto con le figure genitoriali. Potrebbe sembrare un po' troppo, ma credo che tutti questi argomenti siano stati ben contestualizzati nell'intreccio di fondo.

Ho apprezzato poi la struttura del volume, che alterna il confronto tra le protagoniste nel presente alle loro interazioni passate. Per quanto riguarda invece il mistero da cui parte la storia, pur reputandolo intrigante, ho trovato che venisse sviscerato troppo lentamente; mantengo una parziale riserva anche sui tanti riferimenti ai racconti di Edgar Allan Poe, perché aiutano di certo a dare un tono più maturo ed oscuro alla storia, ma spingono l'autrice ad inserire diverse sottotrame che stonano -per contenuto o tono- con la vicenda principale.

Voto effettivo: quattro stelline e mezza

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giovedì 11 marzo 2021

"A Thousand Beginnings and Endings" di AA.VV.

A Thousand Beginnings and EndingsA Thousand Beginnings and Endings by Ellen Oh
My rating: 3 of 5 stars

"She could see the thousands of beginnings and endings she had and would endure. She was ready for this story"


INTENTO LODEVOLE, SVOLGIMENTO DISCUTIBILE

"A Thousand Beginnings and Endings" è una raccolta di racconti nata da un'idea estremamente positiva, soprattutto in un'ottica di inclusività ed integrazione culturale ancora ben lontani dall'essere raggiunti negli Stati Uniti. Gli autori di discendenza asiatica che hanno contribuito alla creazione di questo volume hanno preso spunto proprio dal folklore dei loro Paesi d'origine per la stesura dei racconti; l'intenzione è di controbilanciare, anche se in piccolo, le migliaia di retelling di fiabe e leggende occidentali con delle storie nate invece dalla mitologia dell'Asia meridionale ed orientale.
Inizialmente mi era sembrata un'ottima iniziativa, ma leggendo poi il volume ho riscontrato una serie di problematiche che vanno a svalutare l'intento alla base di questa racconta. Innanzitutto bisogna distinguere tra due tipologie di lettori: quelli di origini asiatiche, che qui si vorrebbe rappresentare, e chi come me è completamente estraneo a questo mondo, sia dal punto di vista etnico sia da quello culturale. I primi potranno ritrovarsi in uno o al massimo due dei sedici racconti proposti, che vanno infatti a coprire una zona estremamente ampia del continente asiatico (dal Pakistan alla Korea!), ma potrebbero essere del tutto disinteressati agli altri; i secondi magari potranno scoprire nuove leggende e miti, alcuni con elementi in comune con quelli occidentali, ma la presenza di interi dialoghi privi di traduzione saranno sicuramente un inutile ostacolo durante la lettura.
Mi spiace essere tanto cinica, ma nel complesso l'impressione che ne ho avuto è quella di una trovata commerciale mascherata da operazione solidale.
Altri piccoli accorgimenti che avrebbero migliorato la racconta sono un po' di diversità nei personaggi protagonisti (su sedici racconti, in ben tredici abbiamo una ragazza protagonista!) ed una maggiore chiarezza per quanto riguarda il target di riferimento: per tono e messaggio alcune storie sembrano scritte per dei bambini, mentre altre vedono in scena studenti universitari o persone già impegnate nel mondo del lavoro, andando perciò ad affrontare problemi legati a queste realtà.
Prima di lasciarvi alle singole valutazioni, vorrei spendere qualche riga per il racconto "Still Star-Crossed", scritto da Sona Charaipotra ed ispirato ad una leggenda della cultura punjabi, perché credo sia la storia più delirante letta finora nel 2021. La premessa fondamentale è che vicenda viene ambientata negli USA dei giorni nostri; non so ancora dire cosa mi abbia turbata di più: gli zii della protagonista che uccidono il fidanzato della sorella (sorella che poi racconta l'evento alla figlia con una leggerezza spiazzante)? il suddetto fidanzato che stalkera la figlia della sua "ex", ma in modo romantico? o l'autrice che definisce con l'aggettivo «delicious» il triangolo amoroso tra lo pseudo-fantasma, la protagonista e sua madre? Forse l'ultima, perché l'unico aggettivo che veniva in mente a me mentre leggevo quelle scene era «disgusting»!

"Forbidden Fruit" di Roshani Chokshi - 4 stelline
"Olivia's Table" di Alyssa Wong - 4 stelline e mezza
"Steel Skin" di Lory M. Lee - 1 stellina e mezza
"Still Star-Crossed" di Sona Charaipotra - 1 stellina
"The Counting of Vermillion Beads" di Aliette De Bodard - 4 stelline
"The Land of the Morning Calm" di E. C. Myers - 2 stelline e mezza
"The Smile" di Aisha Saeed - 3 stelline
"Girls Who Twirl and Other Dangers" di Preeti Chhibber - 3 stelline
"Nothing into All" di Renée Ahdieh - 3 stelline e mezza
"Spear Carrier" di Rahul Kanakia - 2 stelline e mezza
"Code of Honor" di Melissa de la Cruz - 2 stelline
"Bullet, Butterfly" di Elsie Chapman - 3 stelline
"Daughter of the Sun" di Shveta Thakrar - 3 stelline e mezza
"The Crimson Cloak" di Cindy Pon - 4 stelline e mezza
"Eyes like Candlelight" di Julie Kagawa - 3 stelline e mezza
"Carp, Calculus and the Leap of Faith" di Ellen Oh - 3 stelline

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mercoledì 13 gennaio 2021

"Long May She Reign" di Rhiannon Thomas

Long May She ReignLong May She Reign by Rhiannon Thomas
My rating: 3 of 5 stars

"«Queen Freya, we beg of you to take this duty.» And he placed the crown on my head again"


IL COMPLEANNO VIOLA, MA PIÙ IN GRANDE

Io vorrei proprio sapere quale libro hanno letto le oltre settecento persone che hanno etichettato "Long May She Reign" come fantasy; capisco che la copertina e il titolo possano trarre in inganno, ma basta leggere un paio di capitoli per rendersi conto che si tratta di un mystery per ragazzi. Comunque, credo che la più presammale sia l'autrice: nelle note a fine volume si dilunga nello spiegare quanto si sia impegnata per rendere realistici gli esperimenti scientifici di Freya... e poi i lettori pensano sia magia!
Ma andiamo con ordine. La storia è effettivamente ambientata in un mondo di fantasia, in particolare nel regno insulare di Epria; mentre la povera gente fatica a pagare le tasse, il re organizza una festa di compleanno in cui fa servire una torta ricoperta d'oro e, a sua insaputa, ripiena di arsenico: di lì a poco, l'intera corte muore avvelenata. Ed è così che la nostra protagonista Freya, appassionata di chimica e con il sogno di frequentare un'università oltremare, si ritrova inaspettatamente sul trono.
Da qui parte la trama che segue da un lato le indagini per smascherare l'autore della strage, dall'altro la crescita personale di Freya che, da quasi outsider della corte, dovrà imporsi come sovrana. Questo secondo filone è a mio avviso il più riuscito, soprattutto perché la protagonista è caratterizzata in modo veramente credibile: ci si può rivedere nelle sue riflessioni e nei suoi pensieri. Anche il mistero parte bene, reso più interessante dalla narrazione in prima persona, ma la risoluzione non mi ha convinta del tutto.
L'autrice si sofferma parecchio anche sul lato emotivo, parlando delle amicizie che Freya instaura nella sua nuova corte e di una romance, forse un po' affrettata, ma non fastidiosa anche perché non le viene dato più spazio del necessario. In questo senso, il finale è molto soddisfacente e realistico, perché porta a termine lo sviluppo principale ma lascia aperte altre questioni che sarebbe stato assurdo pretendere di concludere in così poco tempo.
Pur con un tono semplice, pensato per un pubblico giovane, il romanzo affronta tematiche abbastanza mature come la depressione e gli attacchi di panico; spunti interessanti che però si perdono con l'andare avanti della narrazione. Negativo anche l'inserimento di parecchie scene inverosimili -come quella delle ruberie nel palazzo-, la caratterizzazione un po' abbozzata dei personaggi secondari e l'eccessiva facilità con cui vengono compiute determinate azioni. Ma più di tutto si sente la mancanza di un albero genealogico che spieghi in che modo i personaggi sono imparentati, sia tra loro che con il defunto sovrano.

Voto effettivo: tre stelline e mezza

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giovedì 31 dicembre 2020

Wrap-Up - Letture di dicembre 2020

Wrap-Up - Letture di dicembre 2020


A dicembre ho avuto l'impressione di andare incredibilmente piano con la lettura, ma nel complesso mi posso dire abbastanza soddisfatta dai titoli affrontati che -curiosamente- sono tutti di autrici donne.

Il mese è iniziato decisamente con il piede giusto perché ho infine affrontato il mio primo titolo di Margaret Atwood, e sono rimasta molto colpita dal suo stile. "L'altra Grace" è praticamente un mix tra "Ladra" di Sarah Waters (QUI la recensione) e "Omicidio a Road Hill House" di Kate Summerscale (QUI la recensione) perciò mi aspettavo un nuovo preferito, invece ho dato "solo" quattro stelline e mezza a questo romanzo coinvolgente ma non privo di difetti marginali. Potete fare un salto QUI per la recensione completa.

Con il secondo libro ho continuato la trilogia Renegades di Marissa Meyer leggendo "Archenemies", volume di cui nella TBR mi ero lamentata perché non ne capivo la trama. Adesso ho compreso il motivo: non c'è alcuna trama! semplicemente si continua a seguire le storyline già avviate, con Nova che tenta di recuperare l'elmetto di Ace senza farsi sgamare dai Renegades e Adrian impegnato ancora nella ricerca di informazioni sulla morte della madre, nonché nel dimostrare le buone intenzioni di Sentinel.
Per tutto il libro si aspetta inutilmente le prevedibili rivelazioni sulle identità segrete dei due protagonisti, mentre l'autrice si prendere queste quattrocento e passa pagine per deliziarci con scene e personaggi filler: qualcuno mi deve spiegare il ruolo di Callum in tutto ciò! a tratti quasi speravo si rivelasse un villain. Non mancano inoltre degli sviluppi MOLTO fortuiti nella trama (ehm... Vitality Charm... ehm... cianografie) e delle contraddizioni con quanto successo nel primo capitolo.
E pensavate di poter leggere un libro o una serie YA senza l'imprescindibile scena del ballo? Stolti!
Devo ammettere però che questo romanzo ha anche degli aspetti positivi, primo tra tutti quello di saper intrattenere al pari di una TV series della CW. Anche se non credo si possa considerarlo proprio un complimento...
Il libro porta delle ottime riflessioni, già accennate in "Renegades" (ne parlo QUI), come la necessità di avere una propria indipendenza dagli eroi ed il valore di un giudizio ufficiale in contrapposizione alla giustizia sommaria delle squadre di Renegades; tematiche che, con qualche accortezza, si possono ben adattare alla nostra quotidianità. Anche lo sviluppo della romance tra Nova e Adrian ottiene parecchio spazio, e si riconferma uno dei punti di forza della serie; non si arriva mai a svelare le carte, ma la tensione si mantiene viva senza tediare troppo.
Inoltre, ho apprezzato che la Meyer abbia spiegato più nel dettaglio i poteri dei personaggi principali, assegnando anche dei limiti che in un primo momento non erano troppo chiari.
Il mio voto è di due stelline e mezza.

Per il classico di questo mese ho scelto di iniziare il Mammut comprendente una buona selezione dei titoli di Irène Némirovsky; ovviamente ho letto "Il malinteso", ossia il primo romanzo dell'autrice ad ottenere la pubblicazione, verso la metà degli anni Venti. Pur essendo stata molto colpita dallo stupendo stile dell'autrice, credo che la storia ed i personaggi potessero dare di più, quindi la mia valutazione si è fermata alle quattro stelline. Trovate comunque QUI la mia opinione espressa in modo più esaustivo.

La lettura successiva mi ha colpita positivamente, considerando le aspettative medio-basse con cui avevo iniziato questo libro. Certo, per apprezzare "We Rule the Night" di Claire Eliza Bartlett è necessario sospendere del tutto la propria incredulità di fronte alla storia di Linné; se lo farete, potrete leggere un'ottima storia di amicizia e lotta ai pregiudizi in un'ambientazione a dir poco inusuale. Di cuore avrei dato il massimo della valutazione, ma riconoscendo alcuni difetti mi sono limitata a quattro stelline e mezza. Per maggiori dettagli, QUI è già presente una recensione completa.

Come ultimo libro, per quanto riguarda la mia TBR mensile ma anche l'elenco dei dieci autori che volevo riscoprire nel 2020, ho letto "Il sognatore", ovvero il primo volume dell'ultima duologia scritta da Laini Taylor; di questa autrice avevo già completato la trilogia Daughter of Smoke and Bone, quindi ho notato subito il riproposti di alcune situazioni e tropi narrativi nella nuova serie, che risulta un po' meno originale della precedente (il sistema magico poi sembra preso paro paro dalla trilogia Das Silber Trilogie di Kerstin Gier) ma comunque gradevole nel complesso, specialmente per l'ottimo ritmo della narrazione.
La trama vede come protagonista il bibliotecario Lazlo Strange -ovviamente orfano e vittima di maltrattamenti infantili- che, come una novella Cenerentola, si vede offerta un'occasione irripetibile: unirsi ad un gruppo di guerrieri per raggiungere una misteriosa città chiamata Pianto da quando il suo vero nome è stato cancellato dalla memoria collettiva. Il capitoli POV di Lazlo sono però solo la metà perché abbiamo anche i punti di vista di diversi personaggi secondari e, soprattutto, quello della coprotagonista Sarai.
Lo sviluppo della storia è abbastanza prevedibile nel quadro generale, ma riesce a stupire con dei colpi di scena forse non strabilianti ma piazzati nei momenti giusti. Un ruolo molto più importante è affidato ai personaggi, anche se non tutti riescono a portare a termine in modo brillante questo compito: Lazlo è un protagonista abbastanza convenzionale che, pur volendo ispirare simpatia nel lettore, lo porta soltanto ad esasperarsi per la cecità che dimostra di fronte a rivelazioni alquanto prevedibili; promuovo invece a pieni voti Sarai, Minya, Eril-Fane e Azareen per la loro costruzione sfaccettata e ricca di contraddizioni che invogliano chi legge a riflettere sulla loro condizione. Per quanto riguarda Thyon Nero, mi aspettavo decisamente di più viste le pagine che l'autrice investe per descriverlo, ma ho comunque speranze per lui nel secondo libro.
Se da un lato abbiamo dei personaggi davvero memorabili, dall'altro sono presenti dei problemi che mi hanno impedito di dare un voto più alto ad un libro molto godibile nel suo insieme. Innanzitutto non sono riuscita a darmi piacere la valanga di soprannomi cringe dei personaggi -tra Massacratori degli Dei e Figliocci d'Oro sembra di essere a Westeros- e di nomi impronunciabili affibbiati a creature e luoghi; questa situazione è accentuata dall'assenza di un glossario e di una mappa, che sarebbe stata molto utile per avere un quadro più completo del mondo in cui si muovo i personaggi. Tra l'altro, l'ambientazione è in generale molto confusa: l'autrice mescola riferimenti al Cristianesimo e termini inglesi come "shock" o "problem solving" in un mondo in teoria completamente fittizio.
In alcuni casi, mi è perfino sorto il dubbio che il problema stesse nella traduzione perché piatti come la "cotoletta" e fenomeni naturali come il "Carsismo" non credo siano all'ordine del giorno nella lingua inglese. Ma il termine che più mi ha stupita è stato "joule", usato correttamente come unità di misura del calore... correttamente se immaginiamo che James Prescott Joule abbia visitato questo mondo fantasy per portare anche qui le sue scoperte fisiche! Come no.
Il mio voto è di quattro stelline.

L'ultima lettura del 2020 è stata purtroppo una vera delusione; tra l'altro noto che spesso conservo inconsciamente i libri peggiori per la fine del mese... coincidenze?
Pensieri random a parte, "Hunted" di Meagan Spooner è un retelling della fiaba La bella e la bestia e, nel caso i lettori dovessero dimenticarlo tra una pagina e l'altra, l'autrice è pronta a ricordarcelo chiamando i suoi protagonisti Beauty e Beast. Tra l'altro, mi trovo anche in difficoltà a definirlo un retelling, dal momento che la storia è talmente simile a quella originale da farmi chiedere se questo libro fosse davvero necessario.
Siamo in un mondo fantastico e assolutamente poco chiaro (vorrebbe essere ispirato alla Russia del tardo Medioevo, ma sembra piuttosto la brutta copia di Ravka in cui circolano tranquillamente i leopardi!?!) e seguiamo le -tediose- avventure della giovane Yeva, Beauty per i parenti stretti e i sequestratori più amabili; la ragazza è la minore di tre sorelle, figlie di un mercante che perde tutti i suoi possedimenti a causa di un investimento azzardato, costringendo la famiglia a lasciare la città e trasferirsi in un misero capanno di caccia in mezzo ai boschi. Quando il padre si allontana per un lungo periodo, dopo aver mostrato evidenti segni di squilibrio mentale, Yeva parte per cercarlo -lasciandosi dietro le sorelle e un potenziale promesso sposo- da sola, in pieno inverno, in una foresta zeppa di animali feroci.
Già da questa premessa, capirete che la protagonista non è la più sveglia in circolazione; oltre a ricalcare in pieno lo stereotipo dello SFC, Yeva dimostra un'ingenuità sconfinata, specialmente quando non capisce l'identità del suo carceriere e gli racconta vita morte e miracoli della sua famiglia. Neppure il resto del cast brilla troppo nella caratterizzazione: della Bestia non sappiamo quasi nulla, dal momento che lui stesso non può rivelare troppo di sé e i capitoli con il suo POV si riducono a piagnistei tra l'emo e il Venom; quello che più mi ha infastidita è però l'assenza di un antagonista -e quindi di un conflitto nella storia- perché l'autrice toglie questo ruolo alle sorelle, ma non lo passa a Solmir che poteva essere un valido Gaston, volendo rimanere più vicini alla versione Disney.
Anche dal punto di vista stilistico non sono troppo colpita. I dialoghi sono spesso artefatti e innaturali, così come alcune scene che l'autrice ha voluto includere solo per rimanere fedele alla fiaba di partenza: se un mercante di successo si trova in disgrazia chiederà aiuto agli amici, andrà a lavorare presso qualche collega o tenterà di ottenere un finanziamento bancario... NON mollerà tutto per ridiventare cacciatore a cinquant'anni! Forse la stupidità è di famiglia.
A far affondare le mie aspettative su questo titolo sono state però le riflessioni sulla violenza fisica e psicologica; e non ci si farebbe neanche troppo caso se l'autrice non la mettesse in evidenza nel dialogo tra Yeva e Galina verso la fine del libro. In pratica, la Bestia è il classico esempio di mascolinità tossica che, appena viene mollato dalla ragazza, diventa un animale selvaggio e privo di raziocinio. La cara Yeva è ovviamente la vittima che cerca in ogni modo di giustificare le azioni della sua -non troppo- dolce metà, nonostante lui l'abbia lasciata per settimane a marcire in una cella sotterranea.
Poi, io avrei potuto tollerare da parte di lei l'accettazione delle motivazioni di lui, la compassione per la sua condizione, perfino il perdono per l'anno di vita perso. Ma l'amore tra loro davvero non ha alcuna base, sopratutto dal punto di vista della Bella: lo odia e tenta di ucciderlo, scopre la verità e torna a casa, ripensa ai mesi di prigionia e decide di tornare da lui.
A questo punto, aveva ragione Lena a nascondere l'arco! Io le avrei pure fatto fare una visitina dallo psicologo di fiducia, per sicurezza.
Il mio voto è di una stellina e mezza.

 
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lunedì 9 novembre 2020

Viaggio in Asia, tra Mulan e "Il milione" - Recensione a "The Bird and the Blade" di Megan Bannen

«So I shall be the blue sky, and you shall be the sun in the heavens»

 

Viaggio in Asia, tra Mulan e "Il milione"

Recensione a "The Bird and the Blade" di Megan Bannen



LA SCHEDA TECNICA

TITOLO: The Bird and the Blade
AUTORE: Megan Bannen
TITOLO ORIGINALE: -
TRADUTTORE: -
EDITORE: Harper Collins Publishers
COLLANA: Balzer + Bray
PAGINE: 410
VOTO: 4 stelline

IL COMMENTO

  "The Bird and the Blade" è un romanzo romance largamente ispirato all'opera lirica Turandot, della quale richiama l'intreccio principale e buona parte del cast di personaggi, oltre ad inserire diversi riferimenti canori o musicali nel testo.

«[...] we make our way into the heart of this tragic OPERA playing itself out in Khanbalik.»

   La storia è divisa due linee temporali principali, che si alternano nelle diverse parti, più una breve digressione nella seconda metà del volume per narrare gli eventi alla base della vicenda. Nel presente vediamo il Principe Khalaf rischiare la propria vita sfidando i tre enigmi proposti da Turandokht, erede al trono imperiale, a tutti i pretendenti alla sua mano; nel passato riviviamo il percorso compiuto da Khalaf, suo padre Timur -Khan della regione denominata Kipchak, a cavallo tra l'attuale Ucraina e il Kazakistan- e la schiava Jinghua. Proprio quest'ultima è la nostra voce narrante, pronta a guidarci in un mondo tanto lontano dalla quotidianità quanto affascinante nella sua moltitudine di luoghi, tradizioni e religioni diverse.

  Pur essendo un'opera di fiction che si prende più di una libertà narrativa (come la scrittrice non manca di far presente con note estremamente puntuali a fine volume), il romanzo si può considerare ambientato in una cornice storica, tra l'altro relativamente accurata e molto suggestiva per merito dell'attenzione con cui la Bannen descrive gli avvenimenti significativi -come la guerra tra la dinastia Yuan e l'Impero Song, in cui mescola intelligentemente i dati storici con la storia della Turandot- 

«The Song declared was on the Great Khan and the Yuan when Turandokht refused our prince. And now the Song Empire is no more, [...].»

 ed ogni luogo, dalla città nomade di Sarai fino al gelido angolo di paradiso sulle cime dei Pamirs.
  La stessa cura è stata riservata alla caratterizzazione dei personaggi; per lo meno dei protagonisti, mentre i comprimari risultano abbastanza deboli, spesso con la sola funzione di svolgere il loro ruolo predefinito nella storia. Jinghua è una ragazza forte e coscienziosa, perseguitata dal suo passato tragico che si palesa nella forma del fantasma del fratello maggiore Weiji ma anche abbastanza determinata da fare scelte autonome e molto coraggiose; l'autrice ci racconta il suo percorso, sia fisico che emotivo, senza censurare nulla delle sue sofferenze, pur non scadendo mai nella volgarità gratuita.

«Then there is the fact that I get my period on our fourth day in the Caucasus. The extra shirt I packed now serves a very different function than originally intended.»

   Il Principe Khalaf si dimostra un buon coprotagonista, pur risentendo dello stereotipo dell'eroe austeniano: fin dall'inizio dimostra una perfezione che rasenta il surreale, e lo vediamo seriamente in difficoltà soltanto in un paio di scene che comunque riesce ad affrontare risultando sempre vincente. La sua relazione con Jinghua è ben scritta, si sviluppa in modo graduale e realistico, anche tenendo a mente il contesto storico e culturale in cui i due si muovono.

«And yet the more I get to know Khalaf, the more I want him to know me, too. It's a hard line to walk, wanting to be known while remaining unknowable.»

  Per assurdo, dopo un iniziale senso di fastidio, ho cominciato a preferire il padre al figlio: Timur compie un'evoluzione enorme nel corso della storia, forse persino troppo se consideriamo il suo background, ma questo non mi ha impedito di affezionarmi davvero a questo gigante bonario. Il rapporto tra lui e Jinghua occupa quasi lo stesso spazio della relazione romantica e, a mio parere, risulta quasi più emozionante.

Cover francese

«Timur and I have squeezed our palms together. My hand grows numb in his grip, but I don't care. I feel a tear splash against my neck, and it isn't my own. The mountain is crying.»

  Ho apprezzato parecchio anche lo stile della Bannen perché, pur essendo abbastanza semplice, si concede qualche frase più ricercata e -in generale- non è privo di una sua poetica personale,

«My voice rises and falls in the darkness. Khalaf's breath in and out is like the sea, and my voice is the boat that bobs in it.»

riscontrabile anche nel modo in cui l'autrice descrive con attenzione la pronuncia delle parole ed i suoni in generale.

«Khalaf. It begins with an explosion and ends in a whisper.»

  Per contro, sono rimasta contrariata dall'inserimento di alcuni cliché tipici della narrativa per ragazzi, soprattutto perché alcuni di questi sono evidentemente fuori contesto, come la protagonista che dimentica come si respira ogni volta che parla per più di cinque minuti con il suo interesse amoroso.

«[...] when I realize that I've stopped breathing.»

Visto il contesto, diciamo che si potrebbe anche soprassedere, ma risultano comunque fastidiosi. Altra piccola pecca è la svolta presente a due terzi del libro: è troppo conveniente e sembra piazzata nel punto sbagliato della storia, quando ormai la rivelazione è troppo palese per creare stupore nel lettore.
  In conclusione, credo che l'autrice abbia fatto un ottimo lavoro, ma allo stesso tempo abbia cercato di mescolare assieme un po' troppe ispirazioni diverse -mettendo poco di personale nel complesso. Proprio per questo aspetto con curiosità di leggere il suo nuovo romanzo, che dovrebbe essere un titolo del tutto originale.


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