La piena by Michael McDowell"Sentivano ancora il fetore dell'alluvione. Aveva impregnato le assi, le travi, gli stessi mattoni di case e edifici. Di tanto in tanto, tornava a ricordare a Perdido la devastazione che aveva subito, e che poteva benissimo abbattesti di nuovo sulla città"
QUANDO SI DICE PARENTI... MOCASSINI ACQUATICI
Dopo aver penato con ognuna delle serie ereditate dal 2025, che mi hanno spesso e volentieri lasciata perplessa perché a distanza di tanti mesi non ricordavo quasi i nomi dei protagonisti, ho preso la (spero saggia!) decisione di affrontare questo genere di letture il più possibile ravvicinate tra loro. E la saga Blackwater mi è sembrata una buona scelta per testare questo nuovo approccio dal momento tutti i volumi sono stati originariamente pubblicati nello stesso anno, a distanza di un mese l'uno dall'altro. Ad avermi fatto cominciare con entusiasmo la lettura de "La piena" sono state anche le recenti esperienze positive con la bibliografia del caro Michael; in particolare, ho trovato molti elementi in comune con lo stupendo "L'amuleto" che mi spingono a ben sperare per il proseguo della serie, anche perché devo giustificare per lo meno intimamente l'acquisto in blocco dell'intera saga.
Come nel romanzo d'esordio dell'autore ci troviamo in una cittadina dell'Alabama, seppur se il contesto storico si sposti un po' indietro: la vicenda si apre infatti in una versione fittizia della Perdido del 1919, una località dedita quasi esclusivamente alla produzione di legname, tant'è che le tre famiglie più abbienti del circondario sono proprietarie di altrettante segherie. Durante la Settimana Santa, l'intero centro abitato viene sommerso da un'esondazione straordinaria dei vicini fiumi Perdido e Blackwater, e assieme agli ingenti danni la piena porta con sé la misteriosa Elinor Dammert, una maestra elementare piena di risorse inaspettate che in pochissimo si ritaglia un nido su misura all'interno della facoltosa famiglia Caskey. Mentre la donna procede a vezzeggiare i suoi favoriti e a tagliar fuori chi invece la osteggia, vediamo diversi avvenimenti che vanno a coprire un periodo di circa due anni.
Questa potrebbe essere l'unica vera debolezza del testo, perché assistere solo a pochi episodi chiave rende l'intreccio poco corposo e perfino dispersivo, dando la sensazione di star assistendo più a una narrazione antologica che a un romanzo convenzionale. In tal senso, il finale non è di grande aiuto perché ben pochi degli spunti disseminati nel testo ottengono una netta risoluzione, mentre la maggior parte viene ignorata dai personaggi stessi e quindi rimandata al secondo capitolo o dopo ancora. Tutto questo non riesce comunque a rendere la lettura noiosa, ma soltanto un po' più arduo immergersi appieno nelle vicende, private di una vera omogeneità e raccontate facendo spesso ricorso a delle piccole ellissi temporali. Avrei una mezza riserva anche sui personaggi secondari, in particolare sugli abitanti di Perdido che nelle prime scene sembrano molto rilevanti, ma poi tendono sempre più a fondersi in un'entità indistinta che rimane quasi sempre sullo sfondo.
Lo stesso non è fortunatamente valido per protagonisti e comprimari, che formano un cast ricco di personalità varie e credibili, con le quali è molto semplice entrare in sintonia: appena qualche capitolo e ci si sente parte della famiglia allargata dei Caskey... fosse anche per rastrellare la sabbia nei loro giardini! E al fianco di tutte queste riuscitissime figure, la città diventa da subito e a pieno titolo uno dei personaggi principali, per merito di descrizioni ricche di dettagli -tanto per gli ambienti naturali, quanto per gli edifici dove si muovono i caratteri- e del modo in cui dimostra di ricoprire un ruolo chiave in parecchi eventi. Ambientazione che ci viene raccontata attraverso la gradevolissima penna di McDowell, come sempre abile nel bilanciare una prosa scorrevole a un lessico ricercato, nonché in linea con il momento storico raccontato.
L'elemento paranormale merita un paragrafo a parte, perché pur avendolo apprezzato molto ritengo che dimostri qualche limite. Infatti, l'horror brutale e decisamente sopra le righe dell'autore con me funziona bene, e credo che qui sia riuscito a collocarlo con cura all'interno del testo, adottando delle buone tempistiche: non si rimane per pagine e pagine in attesa che venga rivelato qualcosa di scontato, anzi sin da subito la natura mostruosa di un personaggio in particolare è palesata ad altri caratteri e a noi lettori. Questo comporta però una corposa necessità di sospendere l'incredulità e accettare che gente adulta e per altro abbastanza pratica non si ponga la minima domanda trovandosi di fronte a scenari allucinanti. Spero che i prossimi capitoli riescano a bilanciare meglio questo aspetto, fornendo magari a Mary-Love delle motivazioni più solide per la sua diffidenza, oltre all'avversione per un insolito colore di capelli.
Voto effettivo: quattro stelline e mezza
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