venerdì 17 luglio 2026

"Il mio coinquilino è un vampiro" di Jenna Levine

Il mio coinquilino è un vampiro (My Vampires, #1)Il mio coinquilino è un vampiro by Jenna Levine
My rating: 4 of 5 stars

"Continuavo a fissare l'interno del frigo, con la mente che sbandava nel tentativo di dare un senso a quello che stavo vedendo. Dovevano esserci almeno trenta sacche di sangue là dentro, disposte in file ordinate di fianco alla ciotola dei kumquat, al mio gallone ormai dimezzato di succo d'arancia e a una confezione di formaggio Velveeta"


CHE TRAGICO SPRECO DI VINO E CAFFÈ!

Dopo la tediosa mancanza di direzione de "Il serpente dell'Essex" sentivo la necessità di passare a una storia dalla trama chiara e netta, anche se semplice all'estremo. Sono approdata quindi a un libro completamente diverso, perché seppur "Il mio coinquilino è un vampiro" abbia a sua volta un elemento paranormale e misterioso di contorno, difficilmente avrei potuto trovare una narrazione più lontana da quella di Perry che nell'esordio della cara Jenna. Un primo romanzo che dovrebbe rappresentare anche l'inizio di una trilogia di companion romantiche incentrate sul soprannaturale, ma per ora rimane l'unico pubblicato in Italia, tra l'altro con un'edizione parecchio curata e per nulla scontata al giorno d'oggi.

Lo spunto da cui parte la vicenda è rappresentato dall'annuncio con il quale un certo Frederick "Freddie" John Fitzwilliam cerca una persona con cui condividere il suo appartamento a Chicago; a rispondere è la nostra protagonista e narratrice Cassandra "Cassie" Greenberg, una talentuosa artista visiva in difficoltà economiche che rischia di essere sfrattata a breve. La sua situazione è talmente disastrosa che la giovane donna sorvola sul bizzarro comportamento di Frederick e sul suo ancor più insoluto arredamento, almeno fino a quando la rivelazione della natura vampirica di lui (non lo conto come spoiler, visto il titolo!) porta dei sostanziosi cambiamenti nel loro rapporto. Sullo sfondo, intravediamo sia i tentativi di Cassie per migliorarsi dal punto di vista lavorativo ed economico, sia una potenziale minaccia alla romance dal passato di Frederick.

Non bisogna però lasciarsi spaventare perché il tono rimane marcatamente cozy per l'intera narrazione, con soltanto un breve picco di drama nel momento della scoperta di lei. Rispetto ad altre storie sentimentali molto in voga (come quelle di Henry o di Jimenez), l'ironia e la leggerezza la fanno sempre da padrone e nessun tema è mai affrontato con eccessiva serietà e pesantezza; l'unico scoglio emotivo affrontato dalla protagonista riguarda i suoi passati insuccessi nel mondo del lavoro -che la portano a nutrire dubbi sulla carriera scelta-, ma anche questo non incrina mai la positività generale. Seppur il suo conflitto non sia reso in maniera drammatica, le insicurezze di Cassie hanno una loro concretezza e contribuiscono a farne una protagonista ben scritta, che non manca di buonsenso e di carisma; mi sento di poter promuovere anche il suo interesse amoroso, sebbene per com'è stato caratterizzato non aspiri certo a diventare più di un coprotagonista a livello di introspezione.

Un punto positivo e molto importante visto il genere è l'ottima chimica nella coppia, che riesce a gettare da subito le basi per una solida romance nonché a mantenere la tensione per buona parte del volume. Tra gli aspetti più riusciti collocherei anche la prosa, che di certo è parecchio semplice ma funziona e si combina benissimo al ritmo incalzante; ho apprezzato anche l'umorismo di Levine perché in generale è abbastanza efficace e non risulta mai invadente. Il testo è inoltre arricchito dalla presenza di numerosi documenti -come lettere, mail, chat, appunti e pagine di diario- il cui intelligente utilizzo permette di ampliare una storia altrimenti confinata al solo POV della protagonista.

Se il parziale formato mixed media mi è piaciuto, lo stesso non si può dire del segmento finale, che ho trovato parecchio rapido e appesantito da diverse scene pseudo-filler più lunghe del necessario. Nutro diversi dubbi anche sulle tempistiche narrative (l'intera vicenda copre a malapena un mese, ma in alcuni momenti si parla di un lasso temporale decisamente più lungo, per esempio) e sul cliché del migliore amico gay della protagonista, che ovviamente è ordinato, si intende di abbigliamento e le fa da confidente sentimentale: diciamo che ce la si poteva giocare un filino meglio. Per quanto riguarda il world building, non mi aspettavo granché e in effetti è quanto ho avuto dal momento che, tra battutine, stereotipi e informazioni confuse, la figura del vampiro qui raccontata si mantiene coerente con la grande leggerezza (o la poca serietà, decidete voi!) dell'insieme.

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martedì 7 luglio 2026

"Il serpente dell'Essex" di Sarah Perry

Il serpente dell'EssexIl serpente dell'Essex by Sarah Perry
My rating: 2 of 5 stars

"I miei pensieri hanno cominciato a girare, e a girare, e come spesso accade sono andati al serpente dell'Essex, fino a quando non ho iniziato a capire che potrebbe esserci apparso nelle sue varie sembianze, e che anziché un'unica verità potrebbero essercene diverse, nessuna delle quali può essere confermata e confutata"


PIÙ UN MACGUFFIN CHE UN FOSSILE VIVENTE

Ci sono lettori che vanno dritti al punto: aprono un nuovo libro e si fiondano subito al primo capitolo, magari con il rischio di perdersi un utile prologo. Il mio approccio è diametralmente opposto, infatti in un volume leggo e analizzo tutto: immagine e blurb in copertina, traduzione del titolo, presenza o meno di un indice, dedica dell'autore, prefazione e citazioni; l'obiettivo è capire se l'edizione presenta in modo coerente e completo il testo. Senza scendere nei minimi dettagli, questo modus operandi mi ha portato a notare come spesso le sinossi forniscano così tante informazioni tanto da fuorviare, oppure lascino crede che certi elementi di trama siano più rilevanti della realtà; e il problema pare frequente tra le pubblicazioni di Neri Pozza, perché l'ho riscontrato prima con "2084. La fine del mondo", poi con "Demon Copperhead", e adesso con "Il serpente dell'Essex". Quindi se state cercando informazioni in merito alla misteriosa ed emozionante storia di una criptozoologa vittoriana, passate ad altro senza troppi pensieri.

Anche perché la premessa stessa potrebbe portarvi fuori strada (forse chi ha scritto la sinossi, aveva letto solo il primo capitolo?), con la trentenne Cora Seaborne appena rimasta vedova del marito Michael, un uomo non così sottilmente crudele al quale sentiva di dover rimanere vicino anche per il benessere del figlio Francis "Frankie". Finalmente libera da questo legame, la donna chiude la casa londinese per trasferirsi con il pargolo e l'amica Martha a Colchester, nell'Essex; qui rimane affascinata da un'antica leggenda su una specie di drago marino mitologico, che a quanto pare è ricomparso di recente -portando sciagure assortite come animali morti e incidenti domestici-, decidendo di scovarlo e studiarlo.

Se l'intreccio si fosse limitato alla ricerca di Cora, magari con l'aggiunta di qualche sottotrama legata ai coprotagonisti, ne sarebbe uscito un romanzo molto interessante a mio avviso: anche perché è quanto l'edizione mi aveva promesso! invece, dopo una rapida introduzione, comincia un'interminabile presentazione di personaggi secondari, ai quali viene concesso così tanto spazio e attenzione che il lettore quasi finisce per dimenticare Cora e il suo obiettivo scientifico. Entrano così in scena il dottor Luke Garrett (conoscente e pseudo-corteggiatore della protagonista), il suo amico e collega George Spencer, uno dei suoi pazienti e la persona che l'ha fatto finire in ospedale, altri amici nelle figure di Sir Charles Ambrose e della moglie Katherine, una sorta di vecchio cicerone senza gambe, e poi ulteriori nuovi amici nel vicino villaggio di Aldwinter: qui in particolare troviamo il coprotagonista e reverendo locale William "Will" Ransome, sua moglie Stella, i suoi tre figli, un'amica della figlia maggiore, e perfino un vecchio sciroccato che usa delle talpe scuoiate come fossero talismani. E no, nessuno di loro è una semplice comparsa; per contro la caratterizzazione si basa quasi esclusivamente su ciò che l'autrice enuncia -anziché sulle effettive azioni-, inoltre i personaggi sono per la maggior parte irritanti e poco motivati nelle proprie scelte.

Tantissimi caratteri da presentare, e quindi una trama che procede in retromarcia e confina fuori dalla scena i pochi passi in avanti, limitandosi a far riassumere in seguito gli eventi e portando quasi a zero ritmo e tensione. Questo è causato anche dalla scelta di rendere la narrazione parecchio frammentaria, come fosse composta da tanti piccoli episodi anziché da un solido intreccio. Per quanto riguarda l'inclusione di elementi simil-fantastici, rimango abbastanza tiepida perché in alcuni passaggi credo risultino eccessivi, portando a metafore non proprio sottili e a comportamenti sopra le righe dei personaggi. Tra i difetti includerei anche le relazioni interpersonali che (con una sola eccezione!) appaiono forzate e prive di chimica, tanto che il testo stesso deve far presente al lettore che tra i protagonisti esiste una tensione di qualche tipo oppure non si capirebbe; con i comprimari non va meglio, inoltre la presenza di un tropo sentimentale che detesto non ha aiutato in questo senso.

Forse il romanzo si risolleverà per merito delle sue tematiche? mammagari! Gli argomenti trattati dalla cara Sarah sono tanti, ma il vero problema è che sono disomogenei e vengono affrontati con superficialità: si vorrebbe parlare di violenza domestica senza mostrarne davvero gli effetti sulla vittima, di ruoli di genere ma nel modo più didascalico e infantile possibile, di lotta di classe risolvendo tutto con la generosità innata di un singolo riccone, di fede religiosa mostrando solamente fanatismo e superstizione, e di patologie gravi evitando però di tentare delle cure reali. L'intento non è malvagio, però come nel caso dei personaggi avrei preferito uno snellimento dei temi e un conseguente maggior focus su quelli veramente rilevanti per il percorso di Cora, che in questo modo risulta invece poco chiaro.

Non ci sono però solo critiche in serbo per il titolo più famoso di Perry, che innanzitutto dimostra di avere una penna abbastanza originale e creativa, oltre ad aver creato un valido incipit: l'idea di base è interessante e il primo capitolo risulta d'impatto. Nel corso della lettura si può poi notare quanta attenzione si stata messa nel rendere accurato il contesto storico, anche con dei dettagli marginali, e concrete le diverse ambientazioni; che i personaggi siano nei vicoli sucidi di Londra oppure tra le stradine di campagna dell'Essex, il lettore non ha mai dubbi sull'autenticità delle location. Ho trovato carino anche l'espediente delle missive che i personaggi si scambiano perché incarnano bene le diverse voci; peccato questo porti con sé il succitato problema del mancato show. E infine c'è Luke, a parer mio l'unico personaggio sviluppato in modo coerente e non stereotipico: se lui fosse il protagonista di un romance assieme a George, sarei perfino pronta a dare una seconda chance all'autrice.

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martedì 30 giugno 2026

"Omicidio in famiglia" di Cara Hunter

Omicidio in famiglia (Italian Edition)Omicidio in famiglia by Cara Hunter
My rating: 2 of 5 stars

"La sera di venerdì 3 ottobre 2003, la polizia fu chiamata a intervenire in un ricco quartiere della zona ovest di Londra. Li aveva chiamati una ragazzina, così agitata che i primi agenti sulla scena non sapevano cosa aspettarsi. Incidente? Lite domestica? Forse un furto con scasso? Quello che trovarono fu un cadavere"


DEDUCONO TUTTO DALLE IMMAGINI? SÌ. E CI SONO? NO!

Visti i numerosi fallimenti che ho collezionato quest'anno con i generi mystery e thriller, ho pensato di optare per un cambio di formato, così da provare a riaccendere il mio interesse verso questa tipologia di narrazioni. E il primo romanzo autoconclusivo di Hunter sembrava fare proprio al caso mio, trattandosi di un mixed media puro in cui il lettore viene sfidato a individuare il colpevole prima che lo facciano gli stessi personaggi. Il concetto ovviamente stuzzica l'amor proprio di noi amanti del giallo, ma si rivela pian piano un mero specchietto per le allodole: chi legge questo libro ha le stesse chance di arrivare alla soluzione che avevano i coprotagonisti di "Miss Marple e i tredici problemi", perché c'è sempre qualcuno dieci passi avanti a noi e che non ha alcuna intenzione di suggerire.

L'idea rimane comunque brillante, con un delitto vecchio di vent'anni -quello del giovane australiano Luke Ryder, assassinato il 3 ottobre 2003 nel giardino della sontuosa dimora londinese della moglie Caroline Howard- che viene ripescato dall'emittente fittizia Showrunner per la nuova stagione della serie Infamous. L'obiettivo è individuare il colpevole in un caso che non ha mai avuto neppure un vero imputato, ma la presenza sul set di sei esperti e il materiale fornito dal registra Guy Howard, figliastro della vittima stessa, sembrano promettere delle svolte reali. Come già accennato, a rendere particolare questa storia è il modo in cui la cara Cara (perdonate l'infelice gioco di parole!) scegliere di raccontarla, ossia tramite le trascrizioni degli episodi, le mail e i messaggi scambiati tra i personaggi, gli stralci dei giornali e altro ancora.

Sembrerebbe quasi trattarsi di un libro-gioco… peccato che i lettori non possano davvero mettersi alla prova! in parte perché molte delle intuizioni dei personaggi si basano su immagini assenti nel volume, ma anche perché spesso e volentieri veniamo messi al corrente della rivelazione di turno a indagine già compiuta. Togliendo la componente ludica, l'intreccio non riesce comunque a mantenere una sufficiente solidità, perché chi lavora a questo show fasullo è in possesso di informazioni che non dovrebbe oggettivamente avere; sono inoltre presenti un numero troppo elevato di coincidenze fortuite: ovviamente si tratta di una storia di finzione, ma andrebbe comunque mantenuto un contesto il più vicino possibile alla verosimiglianza per evitare di straniare chi legge.

Un altro paio di problematiche sono legate all'edizione. In un caso sono abbastanza convinta che il difetto stesse già nel testo originale: pur posizionando a livello concettuale il lettore tra gli spettatori di Infamous, l'autrice fornisce dei documenti -soprattutto chat private, mail e messaggi vocali- che nessuno dei personaggi può consultare; come infelice conseguenza, diventa subito chiaro non possano esserci delle informazioni vitali per risolvere il caso nascoste tra queste pagine, altrimenti i protagonisti continuerebbero a brancolare nel buio. L'altro difetto sospetto sia invece da attribuire alla traduzione, ma ovviamente non ne posso avere la certezza; sto parlando delle parecchie incongruenze temporali, con alcune date che collocano certi avvenimenti in momenti dove non possono concretamente essere avvenuti. L'esempio più palese è vicino al finale, quando un ritaglio di giornale annuncia la morte di un personaggio prima che lo stesso sia comparso in una diretta online... era forse il suo fantasma quello in live?

Andando su debolezze un po' più personali, devo dire di aver trovato la risoluzione conclusiva un po' banale e il movente inconsistente: si arriva a un punto in cui i produttori di Infamous possono tirare letteralmente qualsiasi coniglio fuori dal cappello, perché sono gli unici ad aver portato avanti una vera indagine durante le riprese. E quindi eccoci con un finale da soap opera, che non solo stona con la partenza parecchio concreta, ma mi ha fatto anche spanciare dalle risate per come viene descritta la ricostruzione degli eventi passati. Non credo fosse l'effetto voluto, così come dubito che Hunter abbia tentato di proposito di confondermi le idee nelle prime pagine con le sue smitragliate di acronimi e sigle, per fortuna spiegati; ritengo molto più probabile che l'intento fosse dimostrare quanto lavoro di ricerca c'era stato alla base del romanzo.

Si sarà anche impegnata nel tratteggiare il contesto, ma non si può dire che abbia investito granché nella caratterizzazione dei personaggi, che risultano invariabilmente monodimensionali se non perfino fastidiosi nel loro modo piatto di esprimersi. In questo caso, devo però ammettere che non mi aspettavo molto di meglio da un libro realizzato in questo formato, e per lo meno a livello di prosa l'autrice è riuscita a comunicare un certo dinamismo e a fornire sufficiente consistenza alla storia. Anche il ritmo narrativo risulta gradevole, formando un bel crescendo che mantiene viva la curiosità del lettore per tutta la narrazione, a dispetto delle assurde rivelazioni e dei colpi di scena fantasiosi che ormai sembrano infestare tutti i mystery usciti nell'ultimo decennio.

Voto effettivo: due stelline e mezza

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mercoledì 24 giugno 2026

"La luce del sole" di Octavia E. Butler

La luce del soleLa luce del sole by Octavia E. Butler
My rating: 1 of 5 stars

"Qualche attimo dopo la luce fu troppa. Mi bruciavano gli occhi e la pelle. Volsi le spalle alla luce, trascinandomi con la mia preda verso gli abissi della fresca semioscurità all'apparenza così vicina eppure così tanto difficile da raggiungere"


DA PEDOFILO A TOYBOY IN MEZZA SCENA

Poche volte ho iniziato un nuovo libro con un simile entusiasmo, non solo perché trovo sempre affascinanti le declinazioni meno scontate sul tema del vampirismo, ma soprattutto per il successo dell'autrice: da tanto tempo ero curiosa di scoprire la prosa di Butler, vista la fama della sua bibliografia in generale e di questo titolo in particolare. Eppure eccomi qui oltre trecento, dolorosissime pagine dopo a scrivere dei motivi per cui non consiglierei "La luce del sole" neppure a quelle brutte persone che fanno le orecchie alle pagine per tenere il segno. Di certo ho letto libri ben peggiori sul piano della qualità, ma in merito allo sgradimento personale gli unici esempi che mi sento di accostare sono i romanzi di Anne Rice, autrice bannata a vita dalle mie letture; e temo proprio che la cara Octavia andrà incontro a una sorte analoga...

La premessa non è nulla di sconvolgente nella narrativa fantastica: la protagonista e narratrice Shori "Renee" Matthews si risveglia gravemente ferita e priva di ricordi all'interno di una grotta; pian piano si riprende fisicamente, scopre la sua identità e quali eventi l'hanno portata a scappare in quell'anfratto; lei appartiene alla specie Ina, che per moltissimi aspetti ricordano dei vampiri, ed è l'unica superstite di un attacco sferrato da ignoti alla sua comunità. Un salvataggio reso possibile dagli esperimenti genetici volti a permettere a lei e alle prossime generazioni dei suoi simili di resistere alla luce solare, e proprio in questi studi scientifici sembra nascondersi anche la ragione delle aggressioni sulle quali Shori e i suoi simbionti -aka, gli umani dai quali si nutre principalmente al punto da legarli indissolubilmente a sé- cominceranno a indagare.

A conti fatti, indagine è una parolona ma è anche l'espressione oggettivamente più indicata dal momento che -una volta stabilita la natura degli Ina e le speciali abilità di lei- la trama ruota interamente attorno allo smascheramento dei colpevoli e al successivo processo, con qualche episodio estemporaneo per dare una parvenza di intreccio. Dei tentativi poco riusciti per quanto mi riguarda, dal momento che dopo il potente incipit la narrazione ristagna in dinamiche prevedibili e abbastanza simili tra loro. Inoltre l'espediente dell'amnesia rende difficile per Shori muoversi di sua iniziativa, e per la maggior parte del tempo lei deve aspettare le azioni altrui per potervi reagire in qualche modo. Sul finale la lettura diventa davvero tediosa, tra interminabili presentazioni di personaggi inutili e scene di votazioni descritte in ogni soporifero passaggio, nonostante il loro esito sia scontato per gli stessi caratteri coinvolti.

Essendo un'insopportabile Mary Sue che riesce in tutto e viene elogiata da tutti (a parte gli antagonisti stronzi, ovvio!), la protagonista merita di certo un paragrafo di lamentele tutto per sé. In ogni azione e pensiero, Shori si dimostra disempatica, manipolatrice ed egoista: per quanto ripeta di tenere ai suoi simbionti non è verosimile che dei perfetti estranei le stiano a cuore più di un cucciolo appena portato a casa dal canile, dal momento che li tiene tutto il tempo al guinzaglio tramite il suo veleno; mi perdonerete la sciocca metafora canina, ma l'ho trovata calzante considerando che il rapporto tra Ina e simbionti è grosso modo quello tra una persona e i suoi animaletti domestici, ma si instaura con ancora maggiore superficialità. Anche come unico POV Shori non mi ha convinto, perché la sua voce non sempre è coerente: non ricorda termini molto semplici ma allo stesso tempo adotta modi di dire specifici e -come tutto in questo romanzo- ripetitivi.

Un altro problema legato alla protagonista ma decisamente soggettivo è la sua età. Non riesco a cogliere la necessità di renderla una bambina, fisicamente dal punto di vista umano e anagraficamente per l'età media degli Ina; a mio avviso sarebbe stato meglio optare per una protagonista ventenne o trentenne, così da rendere meno inquietanti le sue "relazioni" con i personaggi adulti. Capisco che la sua giovinezza giochi un ruolo prettamente simbolico, ma essendo affetta da amnesia è già all'oscuro di qualsiasi informazione utile e dimostra l'ingenuità di una bimba, a meno che la trama non richieda altrimenti, beninteso. Comunque ammetto che la pedofilia giustificata (e perfino romanticizzata!) è un mio limite personale, e qui non solo è reiterata per l'intero volume ma viene anche affiancata da qualche accenno di incesto e vaghe minaccie di stupro; tutto perché questi vampiri tanto più evoluti dei miseri umani dimostrano comportamenti animaleschi e territoriali ogni due per tre.

E gli altri personaggi? su di loro non c'è semplicemente nulla da dire dal momento che gli Ina si dividono in buoni e cattivi, ovvero gli adoratori di Shori e i suoi detrattori: non si va mai più a fondo. Simbionti o meno, gli umani non sono considerabili dei caratteri veri e propri, perché il veleno degli Ina è l'equivalente di un potente oppiaceo che altera tutto il tempo la loro percezione della realtà, ecco perché anche le relazioni interpersonali risultano fasulle e asettiche. A suo modo, questa rappresentazione del vampiro potrebbe risultare affascinante e devo dire che viene trattata in modo abbastanza approfondito, ma crea uno squilibrio di potere eccessivo con i personaggi umani; inoltre diverse informazioni sugli Ina vengono retconnate in corso d'opera, sempre a favore di Shori e dell'intreccio. Pur presentando una traduzione ben fatta, l'edizione italiana si uniforma al disagio generale risultando per molti versi inadeguata: passi il titolo completamente diverso da quello originale, ma la cover da manuale di autoaiuto e la citazione ultraromantica sull'aletta non preparano affatto al tipo di storia che si sta per leggere.

Approdando agli aspetti più positivi, o almeno a quelli che speravo si rivelassero i punti di forza del libro, troviamo prosa e tematiche. Lo stile della cara Octavia è grossomodo gradevole, ma vista la fama di cui gode e i premi che ha ricevuto mi aspettavo ben altro; ho trovato particolarmente fastidiose le moltissime ripetizioni, la limitatezza del lessico (scelta magari intenzionale vista l'amnesia dell'unico POV, ma che andava gestito meglio) e le interminabili descrizioni di luoghi e oggetti inutili. Anche nel caso dei temi non mi sono dispiaciuti gli spunti in sé quanto la maniera in cui sono stati trattati, ossia con approssimazione e scontatezza; un buon esempio è il razzismo, in teoria cardine dell'intera storia, che nel concreto si limita a creare il parallelo tra razza e specie, con gli Ina cattivi (e stupidi come non mai!) che non vogliono mescolare il loro DNA con quello umano. Non si va oltre, non c'è alcuna ulteriore discussione costruttiva, e anche la questione delle ricerche portate avanti dalla famiglia di Shori è appena abbozzata.

Si potrebbe dire che almeno è risultato efficacie per il suo genere: è un fantasy horror ed effettivamente io ne sono uscita terrorizzata, sia per il modo in cui vengono raccontati i simil-vampiri sia per le azioni disgustose e disturbati compiute dai personaggi e descritte come fossero del tutto normali. E ho pure scoperto cosa abbia ispirato i due terzi più inquietanti e noiosi della trama di "Breaking Dawn" (la romance tra Shori e i suoi simbionti ricorda moltissimo l'imprinting e il lungo processo finale ha lo stesso livello inesistente di tensione narrativa), oltre ad aver imparato a evitare di farmi intenerire da presunti bambini che vagano spaesati in autostrada: poi magari mi tocca abbandonare famiglia e lavoro per trasferirmi in una comune di hippy codipendenti, ed esserne perfino felice!

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martedì 16 giugno 2026

"Imperium" di Colin Meloy

Wildwood. Imperium (Wildwood Chronicles, #3)Wildwood. Imperium by Colin Meloy
My rating: 3 of 5 stars

"Le parole comparvero sul velo di nebbia, scribacchiate dal dito spettrale della defunta Governatrice Vedova; Zita impallidì nel vederle … aveva scoperto un'intima intesa con la donna, e nel profondo del suo cuore la capiva. Oh sì, adesso la capiva"


È ANCORA UNA SERIE PER BAMBINI, GIUSTO?

Due serie concluse in quasi metà anno non sembra un gran risultato, specie considerando che erano entrambe già cominciate nel 2025; ma con la persistente lentezza che caratterizza il mio attuale rapporto con la lettura, ogni piccolo risultato portato a casa mi fa sentire meglio. Anche se si tratta di una trilogia che dal primo libro ha cominciato un chiaro e triste peggioramento nella qualità. E purtroppo non mi riferisco solo all'edizione cartacea, che da sola è stata una mezza delusione: alla qualità grafica inferiore nelle illustrazioni in bianco e nero si aggiunge l'inspiegabile scelta di raggruppare al centro tutte quelle a colori su carta lucida, anziché piazzarle accanto alle pagine corrispondenti. La CE voleva forse creare un simpatico gioco di abbinamento delle coppie, tra immagine e citazione nel testo?

Facciamo però qualche passo indietro per spendere due parole -senza troppi spoiler- in merito all'intreccio. Sono passati un paio di mesi (o forse due settimane, a seconda del capitolo) e ritroviamo Prue diretta a Bosco Sud nella sua missione di riunire i creatori dell'Alexei robotico, obiettivo che la porta a scontrarsi con il Sinodo, una setta di invasati affamati di potere mascherata da affidabile istituzione religiosa. Al contempo, Elsie e Rachel si sono ridotte a vivacchiare assieme agli altri Inadottabili ai margini del Deserto Industriale, ma l'incontro con un altro gruppo avverso ai Titani dell'Industria le porta a sperare di poter salvare Carol e Martha. Anche in questo caso, le loro non sono le uniche prospettive presenti nel testo, ma per la maggior parte le altre compaiono in un capitolo soltanto.

E come se tutti questi POV trainati dai primi due volumi non fossero abbastanza, Meloy decide di inserirne un altro principale, più un paio di secondari giusto per dare un pizzico di colore (o per rendere ancor più dispersiva la narrazione, scegliete voi!); e quindi eccoci con Zita, una ragazzina di Bosco Sud che viene convinta da una sorta di spettro a dare il via a un pericoloso rituale, destinato poi a configurarsi come la minaccia definitiva. Un'idea per niente male di base, non fosse che questo ennesimo avversario da sconfiggere porta l'autore a dover risolvere in maniera rapida tutte le sottotrame imbastite in precedenza. Se nel caso della rivalsa contro i Titani lo spazio dedicato non è poi tanto esiguo, l'intera parentesi del Sinodo viene davvero conclusa con una leggerezza tale che si finisce per non comprendere la ragion d'essere di questa linea di trama: serviva solo a tenere impegnata Prue per un po' di pagine?

Nel complesso, l'intreccio non mi ha quindi convinto granché: ho trovato l'inizio abbastanza fiacco e il finale troppo rapido e allegorico per i miei gusti. L'autore liquida in poche righe il destino dei personaggi principali -senza neppure un tentativo credibile di verosimiglianza- e dimentica direttamente quello dei meno rilevanti, come Esben e Carol; una sorte simile tocca all'ambientazione, perché a parte prendere nota della nuova figura al potere nel Bosco non sappiamo cosa sia successo ai diversi ordini religiosi o ai burocrati di Bosco Sud, che da soli hanno causato ben più danni dell'antagonista principale! Tutto quello di cui il lettore è spinto a interessarsi si riduce agli Irregolari di Bosco Selvaggio, che possono riprendere tranquillamente le loro ruberie, seppur non sia chiaro ai danni di chi visto il disgregarsi di ogni istituzione civile.

La trama non si fa inoltre mancare una buona dose di incoerenze all'interno del volume stesso, ma ancor di più in confronto con i capitoli precedenti. Riporto un esempio per ogni tipo di questo approccio svogliato del caro Colin: Elsie e Rachel che ricevono delle lettere dai genitori nonostante vivano come delle fuggitive e il loro ultimo indirizzo utile corrisponda a un edificio distrutto, e la motivazione alla base dell'accordo tra Alexandra e i genitori di Prue che viene completamente travisata nel loro dialogo iniziale. Forse dovrei chiudere un occhio perché alla fin fine è pur sempre una storia per ragazzini, ma sospetto che perfino delle persone così giovani noterebbero l'estrema disomogeneità dei riferimenti temporali tra un POV e l'altro. Ultimo ma non meno importante tra i difetti del romanzo è il cambio di tono: già nel secondo libro ci si allontanava per una buona metà dal contesto prettamente favolistico perché era necessario introdorre la storyline delle sorelle Mehlberg, ma qui andiamo oltre con parecchi elementi poco in linea con il target dal punto di vista della maturità, a esempio il disgustoso Spongiforme e i fin troppo cruenti attentati dinamitardi.

E nonostante tutto ci sono stati dei momenti positivi, abbastanza da far superare tranquillamente la sufficienza a questo titolo. In primis, tra tanti spunti e caratteri abbandonati a loro stessi, la conclusione della sottotrama sui Titani è stata gestita nei tempi e nei toni giusti; ho continuato a sentire la mancanza di un maggiore approfondimento -specie quando sono gli adulti a occupare il centro della scena-, ma si sono venuti a creare dei bei momenti a livello emotivo e di tensione. Anche le reunion tra diversi personaggi principali e non (mi tengo sul vago, altrimenti temo di sciupare il finale) sono state molto coinvolgenti e gradevoli da leggere, e di certo lo stile e la fantasia dell'autore non si sono fatti mancare. Devo dire di aver apprezzato anche il modo intelligente in cui ha gestito la figura di Curtis, sicuramente meglio rispetto al capitolo precedente! Eppure tutto questo non basta riaccendere il mio affetto verso la trilogia, al punto da dirmi felice della scelta di adattare solo il primo volume nel film che uscirà a ottobre. Anche la versione cartacea avrebbe potuto mettere lì la parola fine.

Voto effettivo: tre stelline e mezza

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