Omicidio in famiglia by Cara HunterMy rating: 2 of 5 stars
"La sera di venerdì 3 ottobre 2003, la polizia fu chiamata a intervenire in un ricco quartiere della zona ovest di Londra. Li aveva chiamati una ragazzina, così agitata che i primi agenti sulla scena non sapevano cosa aspettarsi. Incidente? Lite domestica? Forse un furto con scasso? Quello che trovarono fu un cadavere"
DEDUCONO TUTTO DALLE IMMAGINI? SÌ. E CI SONO? NO!
Visti i numerosi fallimenti che ho collezionato quest'anno con i generi mystery e thriller, ho pensato di optare per un cambio di formato, così da provare a riaccendere il mio interesse verso questa tipologia di narrazioni. E il primo romanzo autoconclusivo di Hunter sembrava fare proprio al caso mio, trattandosi di un mixed media puro in cui il lettore viene sfidato a individuare il colpevole prima che lo facciano gli stessi personaggi. Il concetto ovviamente stuzzica l'amor proprio di noi amanti del giallo, ma si rivela pian piano un mero specchietto per le allodole: chi legge questo libro ha le stesse chance di arrivare alla soluzione che avevano i coprotagonisti di "Miss Marple e i tredici problemi", perché c'è sempre qualcuno dieci passi avanti a noi e che non ha alcuna intenzione di suggerire.
L'idea rimane comunque brillante, con un delitto vecchio di vent'anni -quello del giovane australiano Luke Ryder, assassinato il 3 ottobre 2003 nel giardino della sontuosa dimora londinese della moglie Caroline Howard- che viene ripescato dall'emittente fittizia Showrunner per la nuova stagione della serie Infamous. L'obiettivo è individuare il colpevole in un caso che non ha mai avuto neppure un vero imputato, ma la presenza sul set di sei esperti e il materiale fornito dal registra Guy Howard, figliastro della vittima stessa, sembrano promettere delle svolte reali. Come già accennato, a rendere particolare questa storia è il modo in cui la cara Cara (perdonate l'infelice gioco di parole!) scegliere di raccontarla, ossia tramite le trascrizioni degli episodi, le mail e i messaggi scambiati tra i personaggi, gli stralci dei giornali e altro ancora.
Sembrerebbe quasi trattarsi di un libro-gioco… peccato che i lettori non possano davvero mettersi alla prova! in parte perché molte delle intuizioni dei personaggi si basano su immagini assenti nel volume, ma anche perché spesso e volentieri veniamo messi al corrente della rivelazione di turno a indagine già compiuta. Togliendo la componente ludica, l'intreccio non riesce comunque a mantenere una sufficiente solidità, perché chi lavora a questo show fasullo è in possesso di informazioni che non dovrebbe oggettivamente avere; sono inoltre presenti un numero troppo elevato di coincidenze fortuite: ovviamente si tratta di una storia di finzione, ma andrebbe comunque mantenuto un contesto il più vicino possibile alla verosimiglianza per evitare di straniare chi legge.
Un altro paio di problematiche sono legate all'edizione. In un caso sono abbastanza convinta che il difetto stesse già nel testo originale: pur posizionando a livello concettuale il lettore tra gli spettatori di Infamous, l'autrice fornisce dei documenti -soprattutto chat private, mail e messaggi vocali- che nessuno dei personaggi può consultare; come infelice conseguenza, diventa subito chiaro non possano esserci delle informazioni vitali per risolvere il caso nascoste tra queste pagine, altrimenti i protagonisti continuerebbero a brancolare nel buio. L'altro difetto sospetto sia invece da attribuire alla traduzione, ma ovviamente non ne posso avere la certezza; sto parlando delle parecchie incongruenze temporali, con alcune date che collocano certi avvenimenti in momenti dove non possono concretamente essere avvenuti. L'esempio più palese è vicino al finale, quando un ritaglio di giornale annuncia la morte di un personaggio prima che lo stesso sia comparso in una diretta online... era forse il suo fantasma quello in live?
Andando su debolezze un po' più personali, devo dire di aver trovato la risoluzione conclusiva un po' banale e il movente inconsistente: si arriva a un punto in cui i produttori di Infamous possono tirare letteralmente qualsiasi coniglio fuori dal cappello, perché sono gli unici ad aver portato avanti una vera indagine durante le riprese. E quindi eccoci con un finale da soap opera, che non solo stona con la partenza parecchio concreta, ma mi ha fatto anche spanciare dalle risate per come viene descritta la ricostruzione degli eventi passati. Non credo fosse l'effetto voluto, così come dubito che Hunter abbia tentato di proposito di confondermi le idee nelle prime pagine con le sue smitragliate di acronimi e sigle, per fortuna spiegati; ritengo molto più probabile che l'intento fosse dimostrare quanto lavoro di ricerca c'era stato alla base del romanzo.
Si sarà anche impegnata nel tratteggiare il contesto, ma non si può dire che abbia investito granché nella caratterizzazione dei personaggi, che risultano invariabilmente monodimensionali se non perfino fastidiosi nel loro modo piatto di esprimersi. In questo caso, devo però ammettere che non mi aspettavo molto di meglio da un libro realizzato in questo formato, e per lo meno a livello di prosa l'autrice è riuscita a comunicare un certo dinamismo e a fornire sufficiente consistenza alla storia. Anche il ritmo narrativo risulta gradevole, formando un bel crescendo che mantiene viva la curiosità del lettore per tutta la narrazione, a dispetto delle assurde rivelazioni e dei colpi di scena fantasiosi che ormai sembrano infestare tutti i mystery usciti nell'ultimo decennio.
Voto effettivo: due stelline e mezza
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