La casa by Michael McDowellMy rating: 4 of 5 stars
"La bambina serrò gli occhi e si aggrappò convulsamente al corrimano, inchiodata sul posto dal terrore, quando con un tremendo boato la finestra delle scale esplose alle sue spalle. Migliaia di schegge di vetro e legno le piovvero addosso, e a quel punto Frances non poté piú trattenere le sue grida"
IL TITOLO ERA PROVVISORIO, GIUSTO?
Se dal punto di vista dell'estetica e dei contenuti aggiuntivi l'edizione Neri Pozza per la serie Blackwater si sta dimostrando inappuntabile, con le sinossi mi sono ormai rassegnata a un'irritante discontinuità: la prima era azzeccata, la seconda fuorviante, e la terza... dichiamo che opta per una vaghezza tanto tragica quanto paracula, oltre a piazzare un verbo inutilmente pomposo come allignare solo per darsi un tono. In un certo grado capisco però la difficoltà della persona che ha dovuto riassumere le vicende de "La casa", perché nel complesso risultano prive dell'omogeneità tematica dei suoi predecessori, dove era presente un elemento chiave a far da cardine per tutte le vicende e sul quale si poteva ricercare la soddisfazione in prossimità dell'epilogo; sì, la casa di Oscar ed Elinor è importante, ma è palese non abbia ancora terminato il suo compito all'interno della storia.
Un'altra differenza netta è il maggiore arco temporale coperto da queste pagine: le vicende si sviluppano in periodo di circa dieci anni, andando a focalizzarsi nella prima parte sulla conclusione del percorso di Carl Strickland e al climax della guerra sotterranea tra Mary-Love ed Elinor nella seconda, portando nel contempo avanti la crescita fisica a caratteriale della nuova generazione dei Caskey, con particolare attenzione verso le giovani Miriam e Frances. Quest'ultima è inoltre legata strettamente alla parentesi soprannaturale -come già si poteva intuire nel finale de "La diga"- mettendo infine su carta degli elementi sui quali teorizzare più concretamente per comprendere cosa si nasconda oltre la patina della saga familiare.
E devo dire che queste nuove informazioni mi hanno decisamente convito e intrigato, anche perché adoro fantasticare su cosa potrebbero significare in previsione del prossimo capitolo. Mi sarebbe di certo piaciuto ottenere qualche chiarimento in più, ma questo è in parte il fascino del gotico: poche spiegazioni e tanta suggestione. La componente horror rimane confinata alle sue solite due o tre scenette, che però si focalizzano in maniera più netta sulle vittime, fornendo un tragico e intrigante retroscena sui loro pensieri mentre realizzano l'incombente tragedia. Per contro, i vivi continuano a ignorare gli eventi fantastici con un'ostinazione ammirevole, e credo che l'autore sia riuscito a rendere credibile solo in parte questa visione tubolare, specialmente nel caso di Frances, il cui contributo non risulta ancora del tutto chiaro.
Di sicuro i giovani membri delle famiglie Caskey e Strickland acquisiscono un posto di maggior rilievo nella narrazione, e ho apprezzato lo facessero in modo graduale e calcolato, anche in previsione di quanto faranno nei seguiti. Un po' tutti i protagonisti ottengono uno spazio adeguato per approfondire la loro caratterizzazione e il proseguo delle rispettive vicende personali, ma ritengo che Oscar raggiunga qui la crescita più significativa, com'era successo a Sister nel secondo volume. Con dei personaggi principali tanto presenti viene sacrificata in parte la rilevanza dei comprimari: gli abitanti di Perdido non solo tornano a essere quella massa indistinguibile che erano all'inizio della serie, ma hanno in generale una presenza molto più discreta, checché ne dicano Mary-Love e Oscar quando cercano di manipolare il prossimo!
Tra gli aspetti meno convincenti colloco poi la mancanza di un elemento nevralgico sul quale capitalizzare l'intero intreccio, sia perché la grande casa costruita da Mary-Love ha ancora molto da raccontare sia per l'attenzione puntata su tutt'altro (la vendetta di Carl, la malattia di Frances, gli investimenti di Oscar) per una buona metà del testo. A ben vedere, il nocciolo della questione dovrebbe essere rappresentato dal confronto tra Elinor e Mary-Love, e da questo punto di vista mi posso dire invece molto soddisfatta: le tre fasi delle loro interazioni mi sono piaciute un sacco, con un crescendo nella spudoratezza della nuora mentre la suocera si fa sempre più debole e consapevole del suo destino. Sono molto curiosa di scoprire come il caro Michael abbia deciso di far proseguire questa storia, e soprattutto spero che venga introdotta (o magari rivelata!) una nuova antagonista all'altezza della situazione.
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