Isola by Katrine EngbergMy rating: 3 of 5 stars
"Nello spazio fra il sonno e uno stato di coscienza vigile gli sembrò di udire le onde a strati, uno più profondo dell'altro; la corrente lo portava ora in alto mare, ora verso la scogliera ... e gli dava la sensazione di sprofondare nell'abisso e sparire"
C'È DEL ROMANZO IN QUESTE COINCIDENZE, GIURO
Pur non raggiungendo i picchi di assurdità e inverosimiglianza descritti ne "Il porto degli uccelli", il capitolo conclusivo "Isola" è ben lontano dalla freschezza contenutistica e tematica dei primi due volumi, anche noti come primo e terzo nell'edizione originale. Mi sono infatti rassegnata all'idea che in Italia non arriverà mai la traduzione di "Blodmåne", anche se non smetterò mai interrogarmi sulle ragioni dietro a questo caso di simil-censura: vista la premessa abbastanza grottesca di quest'ultimo libro, chissà da quali orripilanti scene Marsilio ha voluto discostare il pudico sguardo di noi lettori italiani!
Ovviamente il lato più sgradevole della premessa è collegato al POV di Anette Werner, incaricata di supervisionare l'indagine su un mezzo cadavere ritrovato in una valigia nel parco di Østre Anlæg. Mentre lei cerca di identificare la vittima nonché di rintracciarne la metà mancante, il coprotagonista Jeppe "Jeppesen" Kørner dopo rottura con la collega Sara Saidani si è trasferito sull'isola di Bornholm dove -in aspettativa dal suo ruolo di poliziotto- ha iniziato a lavorare come taglialegna. Nella stessa località si trova anche Esther de Laurenti, che affronta il lutto per la morte del coinquilino e amico Gregers continuando a interessarsi alla stesura della biografia postuma dell'antropologa Margrethe "Margy" Dybris. Neanche a dirlo, l'isola si scopre fondamentale per le investigazioni della polizia copenaghense.
Non posso dire di aver apprezzato il modo in cui una quantità di spunti chiaramente destinati a portare a un nulla di fatto vengano introdotti nella prima metà del volume, in un blando tentativo di tenere impegnata Anette e fuorviare il lettore. Nel frattempo Jeppe si adopera per sbrogliare passo passo il vero mistero, e quest'ultimo è un intreccio nettamente più articolato e interessante da seguire, con qualche tocco soap operistico che male non fa e dei validi accenni al tema dei legami famigliari in generale e tra genitori e figli in particolare. Di certo avrei preferito che il collegamento conseguente con le diverse sfumature date alla genitorialità dai tre protagonisti ottenesse maggior spazio, invece nella parte centrale il lato mystery ha la precedenza e nell'epilogo tutti i conflitti relazionali ottengono una risoluzione carina ma troppo frettolosa.
A tal proposito, non mi ha fatto impazzire neppure la scarsissima presenza di Sara, così come ho trovato alquanto marginale e macchinoso il ruolo assegnato ad Anette; nel caso di quest'ultima, capisco avesse già avuto occasione nei romanzi precedenti di evolvere come personaggio, infatti qui si interessa principalmente all'investigazione e anche la sua amicizia estemporanea con la collega Ditte Vollmer ha un contributo limitato nella sua caratterizzazione. In generale, tutti i comprimari risultano alquanto fastidiosi -forse nell'intento di farli sembrare loschi e quindi dei potenziali sospettati?-, ma a me sono sembrati soltanto poco sfaccettati. Menzione disonorevole per l'odiosa Margrethe, che in un nutrito gruppo di genitori pessimi spicca comunque come la più inadatta a ricoprire questo ruolo (c'è da chiedersi perché abbia voluto a tutti i costi adottare Ida e Nikolaj!); e cosa dire delle sue inverosimili lettere: chi mai rivestirebbe le pareti della casa che condivide con la sua prole di missive in cui racconta ad amici e parenti tutte le tresche amorose proprie e dei vicini?
E nonostante questa sia ben lontana dall'essere l'unica domanda lasciata senza risposta dal finale affrettato, il volume risulta parecchio godibile. Dove Anette mi ha detto ben poco, Jeppe è stato invece analizzato in modo più attento, anche per merito del ruolo informale che ricopre all'interno della vicenda; ripeto che avrei voluto vedere un vero chiarimento tra lui e Sara, ma almeno è stato posto l'accentto sulla sua crescita come personaggio. Rispetto ai due libri precedenti poi il contributo di Esther sembra più rilevante, seppur la sua presenza appaia sempre forzata e fortuita e il lettore finisca inevitabilmente per chiedersi perché non palesi fin da subito le sue scoperte, almeno a Jeppe del quale si professa grande amica.
Sul fronte della prosa, la cara Katrine si conferma una capace narratrice, dando vita a dialoghi dinamici e creando un ritmo buono, che rende credibili le tempistiche molto ridotte (come nei primi tre libri l'intreccio copre una settimana scarsa) in cui si dipana la storia. Le descrizioni si confermano ancora una volta come il punto di forza dell'autrice, che qui ha la possibilità di lasciare sullo sfondo la città di Copenaghen e concentrarsi su delle nuove ambientazioni a Bornholm. A prova della sua bravura dirò soltanto che ho percepito chiaramente il gelido vento della costa danese anche nel bel mezzo di questa torrida estate nostrana.
Voto effettivo: tre stelline e mezza
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