martedì 3 marzo 2026

"Not quite dead yet" di Holly Jackson

Not quite dead yetNot quite dead yet by Holly Jackson
My rating: 3 of 5 stars

"Jet non era stata solo attaccata o aggredita. Quelle erano parole più scialbe, una taglia unica. Quello che aveva subìto era… un delitto. Qualcuno l'aveva uccisa. Uccisa più che al novanta percento, a meno che lei non fosse in lizza per un altro miracolo"


VEROSIMIGLIANZA, VADE RETRO!

Novelle a parte, con "Not quite dead yet" mi sono messa in pari con l'attuale bibliografia della cara Holly, un'autrice che fin dal suo romanzo d'esordio è riuscita a conquistare il mio interesse, ma soprattutto a mantenerlo accesso con i suoi spunti intriganti per ben sei libri. Qui abbiamo però un parziale passo falso, non solo per la relativa lentezza della parte introduttiva, ma soprattutto per una mancanza di brillantezza nell'intreccio in quello che ho visto etichettare da tanti lettori come il suo miglior romanzo. Speravo che anche per me si sarebbe rivelato tale, raggiungendo o magari superando lo stupendo "As Good As Dead", invece mi sono trovata davanti un mystery con davvero pochi elementi di mistero; e a lettura ultimata ancora non riesco a capire se mancasse la capacità di sorprendere o solamente la volontà di farlo.

Per la terza volta le indagini ci portano lontano dalla Patria dell'autrice, pronta a lasciare il suo caro Regno Unito in favore di Woodstock, una città del Vermont. L'ambientazione è circoscritta a questa località, e allo stesso modo pure le tempistiche risultano a dir poco limitate; la ragione di ciò si trova nella premessa stessa del volume: la ventisettenne Margaret "Jet" Mason viene aggredita la notte di Halloween, riportando delle ferite al cranio tali da dover scegliere tra un rischiosissimo intervento chirurgico e la morte certa nell'arco di una settimana. La protagonista opta per la seconda opzione, con il fermo proposito di sfruttare ogni momento a sua disposizione per trovare il proprio assassino.

Un concept originale e dal grande potenziale, che porta con sé anche una prospettiva decisamente insolita, ossia quella di una persona consapevole di avere i giorni contati e per questo priva di molti dei blocchi morali o legali con cui tutti gli altri devono fare i conti. Jet non sarà la mia personaggia preferita scritta da Jackson, ma è comunque una protagonista ben caratterizzata e dalle solide motivazioni; una figura che permette all'autrice di piazzare sul tavolo riflessioni interessanti sul tema del lutto. Essendo prossima alla morte, Jet si trova infatti nella ristretta cerchia dei mortali che sono costretti a venire a patti con una mortalità alla quale non hanno mai pensato pur capendo a livello logico come essa sia inevitabile. Non nego di aver trovato personalmente fastidiosa la chiara volontà di commuovere il lettore con questo espediente, però la cara Holly evita come può di toccare le vette di pietismo tipiche degli spot della Chiesa Cattolica in periodo di denuncia dei redditi.

Tra i pregi del romanzo includerei anche il resto del cast, perché tutti i comprimari si dimostrano solidi e coerenti nella loro scrittura. Grazie a loro Jackson può inoltre trattare diverse tipologie di rapporti interpersonali, includendo anche delle dinamiche familiari tossiche non scontate; confesso che mi sarei aspettata un'analisi maggiore del legame tra Jet e i suoi genitori, ma chiaramente l'attenzione è stata diretta verso altro. Un punto di forza da non sottovalutare è poi il ritmo: è in effetti un po' lento nella parte introduttiva, ma una volta iniziata davvero l'indagine fila a meraviglia.

Dovendo elencare invece le debolezze del testo, ho individuato un grosso difetto attorniato da tanti piccoli nèi che un editing più attento avrebbe magari sistemato. Non mi ha convinta a esempio la scelta di scrivere in prima persona includendo al contempo commenti e pensieri della protagonista, ho trovato noioso il ricorso tanto frequente a battute di dark humor sempre uguali, e di cattivo gusto alcune riflessioni sull'ex di Jet e sulla violenza di genere in senso lato; inoltre credo ci voglia qualcosa di più che una manciata di parolacce per scrivere un romanzo targettizzato per un pubblico di adulti.

Ad avermi maggiormente delusa è stato però l'intreccio mystery vero e proprio. Sarà che la cara Holly mi aveva abituato a personaggi ben più perspicaci, ma trovo inaccettabile far procedere un'investigazione sfruttando una simile quantità di convenienze di trama! penso in particolare alla scena della chat nel telefono di Luke, ma anche all'inverosimile definizione grafica di una certa webcam… Mi rendo conto che ogni romanzo pretenda un pizzico di sospensione dell'incredulità, ma qui si arriva a livelli assurdi, e non mi riferisco soltanto al comparto medico per il quale l'autrice si tutela citando la licenza poetica nei ringraziamenti. Tutto questo ci unisce poi a un giallo privo di rivelazioni stupefacenti: ogni scoperta dei protagonisti può essere azzardata con capitoli di anticipo, e questo potrebbe rendere la lettura piacevole se volete sentirvi brillanti, peccato che io fossi alla ricerca di un titolo meno prevedibile.

Voto effettivo: tre stelline e mezza

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giovedì 26 febbraio 2026

"Il problema della pace" di Joe Abercrombie

Il problema della pace (L'Età della Follia #2)Il problema della pace by Joe Abercrombie
My rating: 4 of 5 stars

"Orso stesso indossava un'uniforme ancora più pomposa, e l'unica azione militare cui aveva partecipato era stata circondare una delle sue stesse città e impiccare duecento suoi sudditi. Quando si trattava di impostori, lui era certamente il peggiore in tutto il Cerchio del Mondo"


VOGLIAMO PARLARE DEI FEROMONI CHE RILASCIA LEO?

Mi è servito quasi un intero anno per raccogliere il coraggio necessario a continuare L'Età della Follia, un po' per lo scoraggiamento causato dagli aspetti meno riusciti del primo libro, ma soprattutto per lo scarso interesse verso le narrazioni seriali che ho sviluppato nell'ultimo periodo, motivo per cui trovo terribilmente pesante portare avanti trilogie e affini. Per ovviare al problema ho pensato fosse una buona idea optare per una terapia d'urto: affrontare le serie attualmente in lettura tutte d'un fiato, iniziando il volume successivo non appena terminato quello precedente. E com'è logico ho cominciato dalla storia che attendeva da più tempo di essere conclusa, approdando così a "Il problema della pace", forse il più apprezzato tra i romanzi di Abercrombie. Un apprezzamento che purtroppo non riesco a condividere appieno, ma partiamo con la trama.

Come nel caso di "Un piccolo odio", al lettore vengono proposti sette POV distribuiti nelle diverse terre che compongono il Mondo Circolare. Al Nord continuano le tensioni tra Possente e il Protettorato, che vediamo attraverso gli occhi di Trifoglio da un lato e di Rikke dall'altro, la quale è anche impegnata nel trovare un modo per tenere a bada -e magari poter sfruttare- la Vista Profonda. Vick è inizialmente incaricata di fermare un tentativo di secessione a Westport, ma poi avrà modo di ricongiungersi con gli altri protagonisti ad Adua, dove quasi tutti parteciperanno al matrimonio dell'improvvisamente celeberrimo Lord Isher. Questo sposalizio diventa quasi il nucleo della prima parte, e getta le basi per motivare una cospirazione ai danni del nuovo re Orso e del suo tanto odiato Consiglio Chiuso.

Ovviamente gli eventi risultano molto più articolati, specialmente nei passaggi dove si lascia spazio alle molte voci dei personaggi secondari, tecnica già utilizzata in precedenza dal caro Joe e sempre con esiti brillanti. Non a caso i capitoli dell'attentato organizzato dagli Incendiari e quello della battaglia campale sono tra i migliori del testo, assieme alle scene di confronto tra i protagonisti, nelle quali l'autore riesce a intessere degli ottimi dialoghi, fondamentali per la loro crescita individuale. Quest'ultima riguarda un po' tutte le figure più rilevanti, ma penso che lo sviluppo maggiore qui sia toccato a Vick (di cui finalmente viene svelato del tutto il passato), Rikke e Orso; pure Savine sul finale ha un buon riscatto, che mi fa sperare in un suo futuro chiarimento con Glokta.

In generale, i rapporti tra genitori e figli sono uno dei temi più presenti, e ho apprezzato le diverse sfumature date a essi: troviamo dinamiche più affettuose e altre di aperto contrasto, padri che vorrebbero essere più presenti e figli determinati a mantenerne viva la memoria. Sul piano sociale, Abercrombie sfrutta inoltre il suo universo letterario per creare dei parallelismi non troppo sottili con la contemporaneità. Troviamo quindi una critica abbastanza netta al sistema bancario e per contro un endorsement verso una ribellione atta a sovvertire l'ordine quando questo viene percepito come ingiusto, ma anche al modo in cui i singoli individui recepiscono il fenomeno dell'immigrazione e i suoi effetti. Ovviamente il contesto fantasy permette all'autore di prendersi qualche libertà e allo stesso tempo di toccare temi legati al mondo attuale come l'omofobia.

Per quanto riguarda i personaggi, ho molto gradito il ritorno di alcune vecchie conoscenze, che ritengo siano state utilizzate in maniera intelligente all'interno della storia: non per merito fan service, ma con dei ruoli chiari e credibili. Da parte di un paio di protagonisti invece mi sarei aspettata un contributo maggiore, e penso specialmente a Trifoglio (che esclusa la svolta sul finale serve soltanto a tenerci aggiornati sugli spostamenti di Crepuscolo), Leo e soprattutto Grosso, il quale aveva un sacco di potenziale essendo legato in modo diretto con gli Spezzatori, ma questa sua connessione viene sfruttata ben poco. In generale, credevo sinceramente che questo aspetto così caratteristico della serie rispetto ai lavori precedenti del caro Joe diventasse più centrale, ma immagino se lo sia voluto tenere da parte per il gran finale.

Tra i lati non proprio positivi annovero poi il ritmo abbastanza lento -che caratterizza anche le parti in teoria più dinamiche dell'intreccio-, gli spostamenti un po' troppo veloci e semplicistici, e la presenza di passaggi poco chiari specialmente durante gli scontri e sul lato pseudo-spiritualista legato a Rikke. Per quanto riguarda l'edizione nostrana, ancora una volta il lavoro di traduzione svolto da Rialti non mi ha convinto, perché ho riscontrato delle scelte lessicali sbadate nonché diversi errori: passi il cambiare i nomi da un volume all'altro, ma farlo più volte all'interno dello stesso libro credo sia inaccettabile!

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giovedì 12 febbraio 2026

"Sono parte del tuo mondo" di Abby Jimenez

Sono parte del tuo mondo. Part of your WorldSono parte del tuo mondo. Part of your World by Abby Jimenez
My rating: 4 of 5 stars

"Volevo di più. Volevo vedere il suo mondo con i miei occhi, non solo sbirciarlo dietro le tende. Volevo farne parte. Vi si accedeva solo su invito, però. E dubitavo che ne avrei mai ricevuto uno"


WAKAN COME MACONDO

Non sono certo approdata al 2026 senza aver mai letto un romance in vita mia, eppure sono stati necessari svariati decenni come lettrice per raggiungere finalmente un'insperata epifania: i libri rosa possono piacermi, e anche parecchio! Per anni sono rimasta fermamente convinta di non potermi gustare questo genere di storie, turlupinata da alcune mie vecchie letture, libri che solitamente acquistavo per leggere narrazioni avventurose o misteriose e poi risultavano essere in primis delle romance scadenti. La via giusta per me pare essere quella tracciata da "Sono parte del tuo mondo", un volume manifestamente romantico nel quale la presenza di elementi estranei arricchisce il contenuto, evitando di eclissarne il cuore; e soprattutto dove l'autrice può dedicarsi al cento per cento alle dinamiche di coppia, senza perdere tempo a tratteggiare un mondo fantasy rabberciato o a intessere una trama mystery poco credibile.

Qui l'intreccio è invece estremamente lineare e viene illustrato al lettore con chiarezza fin da subito: i protagonisti conducono delle vite agli antipodi sotto una quantità di punti di vista, quindi si trovano costretti a scendere a dei compromessi per portare avanti la loro storia d'amore. La narrazione segue alternativamente i POV dei due personaggi principali: lei è Alexis "Ali" Elizabeth Montgomery, medico d'emergenza nell'ospedale Royaume Northwestern a Minneapolis dove la sua famiglia lavora da generazioni, mentre lui è Daniel Grant, il gestore di un b&b nella tenuta di Grant House a Wakan, un'immaginaria cittadina del Minnesota nei pressi di Rochester. Oltre a focalizzarsi sul contrasto tra metropoli e campagna, ricchezza e umiltà, vita sofisticata e semplice, il libro tocca altre tematiche più triggeranti come le conseguenze psicologiche degli abusi domestici e delle pressioni sociali.

Argomenti che Jimenez tratta in maniera ottima e approfondita raccontandoci la figura di Alexis, da poco uscita da una relazione problematica che fatica a comunicare con le persone a lei più vicine quanto si senta a disagio. Per questo motivo e per il valido percorso di crescita che affronta nel corso del romanzo, la protagonista femminile si colloca ai primi posti tra i punti di forza; anche la caratterizzazione di Daniel è ben strutturata, ed è evidente quanto l'autrice si sforzi nel dare anche a lui obiettivi da raggiungere e difficoltà da superare, partendo però da un base così idilliaca da avere ben poco margine sul quale lavorare. Come coppia ritengo siano comunque ben assortiti: il rapporto parte da un'attrazione istantanea più che credibile e si sviluppa in modo naturale e coerente con le loro personalità.

Comprimari e antagonisti non sono da meno, fatti salvi alcuni comportamenti o espressioni un po' troppo caricaturali e sopra le righe. Il cast riesce a svolgere il suo ruolo di supporto od ostacolo nei confronti dei protagonisti senza grossi intoppi, oltre ad abbellire la narrazione con diverse personalità degne di nota come quella di Briana "Bri", amica del cuore di Alexis che sarà protagonista nella storia companion. Ho trovato apprezzabile anche la prosa, per la sua gradevolezza ma anche per quanto risulti scorrevole; sull'umorismo invece ho qualche riserva… sono presenti così tante battute che è inevitabile trovarne qualcuna di proprio gusto, ma diverse freddure mi hanno fatto alzare gli occhi al cielo.

Oltre alla già citata perfezione poco credibile e abbastanza frustante di Daniel -che si estende all'intera cittadina di Wakan-, tra gli aspetti meno riusciti colloco in primis la gestione superficiale di alcune sottotrame legate ai problemi dei personaggi secondari; in particolare nel caso della depressione di Doug (mi rendo conto che una persona può sembrare allegra anche quando sta male, ma la sua malattia non si manifesta neppure una volta nell'intero volume!) e del matrimonio turbolento di Liz, che viene associato a forza alla sua possibile relazione con Brian. Personalmente ho poi trovato artificioso vil pretesto di trama iniziale collegato al gemello di Alexis, fuori luogo la presenza di elementi associabili al realismo magico e troppo rapido e zuccheroso il finale. Per quanto riguarda l'edizione, direi che è in linea con il basso costo del volume: refusi a non finire, che portano parecchia confusione quando si passa da un POV all'altro.

Voto effettivo: quattro stelline e mezza

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giovedì 5 febbraio 2026

"Non mentire" di Freida McFadden

Non mentireNon mentire by Freida McFadden
My rating: 2 of 5 stars

"Come molte persone, EJ ha un tic rivelatore. So quando mente. Un piccolo muscolo sotto l'occhio destro si contrae ogni volta che dice una bugia. Adesso si sta contraendo, naturalmente, ma avrei saputo in ogni caso che stava mentendo"


IL FRIGO DI MARY POPPINS

Proprio come nel caso di McDowell, anche con la cara Freida il primo incontro letterario è avvenuto lo scorso anno, e mi ha portata a voler appurare con un'altra lettura se la sua prosa fosse in grado di convincermi appieno. Al secondo tentativo però il mio rapporto con i due autori è stato diametralmente opposto: mentre "Gli aghi d'oro" ha confermato l'impressione positiva avuta con "Katie", "Non mentire" ha segnato un netto peggioramento in confronto alla relativa mediocrità di "Una di famiglia". Per questo ho intenzione di sospendere l'esplorazione della ricca bibliografia di McFadden, che pian piano sta arrivando anche in Italia; magari le darò una nuova chance nell'eventualità di una sinossi veramente originale.

Questo aggettivo non si può purtroppo accostare alla storia di Tricia, trentenne da poco sposata con l'attraente e riservato Ethan, che rappresenta il POV principale del romanzo. La coppia è alla ricerca di una nuova casa lontana dal caos di Manhattan, arrivando così in una villa tanto grande quanto isolata nella contea di Westchester; in breve si scopre che lì anni prima viveva e lavorava la celebre psichiatra Adrienne Hale. Quest'ultima è la seconda voce narrante, con delle incursioni dal passato che raccontano i mesi precedenti alla sua misteriosa scomparsa. Alle prospettive delle due donne si aggiungono le trascrizioni di alcune sedute della dottoressa Hale, nelle quali la vediamo interagire con diversi pazienti problematici.

Pur non presentando nulla di realmente innovativo, ho apprezzato la presenza del formato mixed media, incluso in maniera abbastanza sensata all'interno della vicenda che senza dubbio ne risulta arricchita. Tra i limitati pregi del romanzo possiamo includere anche il ritmo a dir poco incalzante -che cerca in qualche modo di impedire al lettore di soffermarsi troppo sulle incoerenze della narrazione- e la scelta di una prosa non pretenziosa, che tenta anzi in più momenti di ironizzare e alleggerire la tensione. È una delle ragioni per le quali personalmente ho trovato divertente l'esperienza di lettura, ma ritengo corretto sottolineare l'incapacità (o meglio, l'assenza del benché minimo tentativo) dell'autrice nel descrivere in modo rispettoso le patologie psichiatriche e i professionisti che se ne occupano; e ciò a dispetto del supporto fornito da un vero psichiatra, aka suo padre che si premura pure di ringraziare a fine volume!

Purtroppo la banalizzazione delle tematiche è il minore dei problemi, anche perché visto il tono generale un po' ce la si può aspettare; individuare il maggiore potrebbe però non essere così semplice. Si tratterà forse dello stile, talmente semplice da superare a più riprese il confine della totale superficialità? In tal senso, a darmi noia sono stati soprattutto i riferimenti continui alle marche, le snervanti ripetizioni (di concetti, informazioni e riflessioni, ma anche nelle descrizioni stesse dove la cara Freida affianca a ogni aggettivo almeno due sinonimi per buona misura) e le linee di dialogo vuote, che in più di un'occasione mi hanno fatto dubitare dell'intervento di un editor: nessuno ha fatto notare all'autrice che ogni frase dovrebbe avere una concreta utilità all'interno del romanzo? magari sì, ma lei ha fatto orecchie da mercante, continuando imperterrita a farcire il volume di battute meramente riempitive.

La caratterizzazione è allo stesso modo un grosso punto a sfavore. Con l'unico fine di stupire il lettore, è stata strutturata una trama piena di colpi di scena, che non solo mi sono parsi del tutto inefficaci (ma questo potrebbe essere un problema solo per chi legge tanto nel genere) ma hanno influito considerevolmente su personaggi e relazioni. I primi risultano in questo modo del tutto inconsistenti: dal momento che ogni parola e ogni azione sono fasulle, non si ha modo di conoscere la vera indole di un carattere e di entrare in sintonia con lui; di conseguenza, anche i rapporti sembrano un puro artificio privo di emozioni reali. Ancor più incoerente dei tediosi protagonisti è però l'ambientazione, dal momento che la residenza della dottoressa Hale pare in continuo cambiamento strutturale e logico, sulla base delle necessità della trama; trama che tra l'altro fonda le sue due svolte più rilevanti su dei pretesti completamente inverosimili. L'edizione nostrana si accorda in modo perfetto alla bruttezza del libro, con una traduzione scadente e una copertina scelta da qualcuno che non si è preso la briga di leggere neppure il primo capitolo.

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mercoledì 28 gennaio 2026

"Gli aghi d'oro" di Michael McDowell

Gli aghi d'oroGli aghi d'oro by Michael McDowell
My rating: 4 of 5 stars

"Il salotto era arredato in uno stile sfarzoso ma singolare. Tutti i mobili, tutte le passamanerie, tutte le tappezzerie, ogni vernice e decorazione erano di un unico colore: oro … L'intero arredo di quella sala opprimente era identico non soltanto per sfumatura, ma anche per origine: là dentro non c'era niente che non fosse rubato"


OFFUSCATO IS THE NEW DICOLORE

La conclusione di "Katie" mi aveva lasciata con alcune perplessità, che il passare dei mesi ha però fatto scemare in favore degli aspetti più positivi di quel romanzo; ecco perché quanto mi è stata regalata una copia de "Gli aghi d'oro" ho cominciato quasi subito la lettura con entusiasmo. E pur dovendo ammettere che anche questo testo non è scevro da difetti, reputo questi ultimi ancor più marginali e trascurabili del precedente. Infatti il mio interesse verso la bibliografia di McDowell è aumentato notevolmente, tanto che non escludo di andare finalmente oltre gli autoconclusivi e affrontare la serie Blackwater.

La città di New York è nuovamente al centro della narrazione: ne diventa anzi l'unico palcoscenico dove il caro Michael allestisce il conflitto tra gli Stallworth e le Shanks. Partendo dal Capodanno 1882, il romanzo copre all'incirca un anno durante il quale le vicende private delle due famiglie fanno chiacchierare l'intera metropoli. A muovere gli eventi è la risoluzione del giudice James Stallworth di screditare l'operato del governo democratico e al contempo mettersi in luce avviando una campagna contro le depravazioni e i crimini perpetrati nel cosiddetto Triangolo Nero, grazie alla collaborazione del genero avvocato Duncan Phair e dell'ambizioso giornalista Simeon Lightner. Il progetto causa non pochi problemi a "Black" Lena Shanks, proprietaria di un banco dei pegni utile a nascondere la sua attività come ricettatrice, che ha diversi conti in sospeso con il giudice e nessuna remora a ripagarlo con la sua stessa moneta.

In questo modo, si delinea fin dalle primissime pagine un gioco di contrasti e antagonismi, che rappresenta senza dubbio il cuore della narrazione: dando l'impressione di una ripresa a volo d'uccello, l'autore ci porta per le affollate strade newyorkesi, passando dai gentiluomini in visita nei salotti più eleganti alle donne disperate che sperano di poter abortire in segreto senza rimetterci la vita; non a caso il capitolo d'apertura è forse il migliore dell'intero romanzo. Accantonate le varie comparse, la prospettiva si sposta in modo più deciso sulle famiglie protagoniste, mostrando immediatamente tutti gli aspetti in cui differiscono. Questo dualismo colloca da un lato l'ottica rigorosa, bigotta e conservatrice degli Stallworth e dall'altro la spregiudicatezza, la ferocia, ma anche l'affetto sincero che caratterizza le Shanks. Ho letto con molto interesse dello scontro tra queste visioni agli antipodi, seppur la prosa non sia troppo sottile nella sua volontà di far pendere la bilancia in favore delle criminali.

Un favoritismo che non mi ha infastidito più di tanto, sia perché ricorda in parte il percorso di rivalsa di Magdalen Vanston (protagonista anticonformista del "Senza nome" di Collins) un personaggio che adoro, sia per l'affinità con Katie e i suoi genitori, che nell'altro romanzo di McDowell ottenevano meno spazio di quanto avrei sperato. Un altro elemento che ho apprezzato seppur con una parziale riserva è l'intreccio: lo reputo ben pianificato e ottimamente ritmato, con le diverse rivelazioni collocate nei momenti più opportuni, ma forse proprio per questo mi ha trasmesso un senso di prevedibilità e soprattutto di convenienza, tanto da dover sospendere un po' l'incredulità in più di una scena.

Come già accennato, gli altri punti deboli del libro sono elementi di contorno, come la presenza di alcune esagerazioni nei passaggi in cui il caro Michael descrive la povertà dei sobborghi (dubito ci fossero file intere di neonati abbandonati per la strada!), le coordinate temporali non sempre chiare nell'immediato , e la rapidità con cui si glissa in alcuni momenti dove avrei gradito maggiore approfondimento: non intendo spoilerare troppo, ma mi riferisco alla morte di un personaggio importante verso la metà del testo. Per il resto, la caratterizzazione è un'enorme voce a favore, grazie tanto al cast -sfaccettato, con il quale è facile entrare in sintonia- quanto alle dinamiche relazionali, che ho trovato sempre coerenti e in più casi genuinamente emozionanti.

Tra i pregi del romanzo non posso poi dimenticare lo stile, scorrevole eppure ricercato e sempre puntuale nella scelta dei termini e delle forme. Allo stesso modo, McDowell ha svolto un lavoro egregio per creare un'ambientazione curatissima e immersiva, raccontando tradizioni dal sapore nobiliare ma anche piccole abitudini della servitù con dovizia di particolari. Un'attenzione puntigliosa estesa anche all'edizione, che può vantare una copertina ricca di easter eggs e una solida traduzione; peccato solo per l'assenza di qualsivoglia cenno biografico, forse eliminato vista la fama dell'autore o la volontà di mantenere il volume compatto e minimale.

Voto effettivo: quattro stelline e mezza

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