Tutto è fatidico: 14 storie nere by Stephen KingMy rating: 4 of 5 stars
"Dalla ferita sgorgò un getto violento di goccioline di sangue che decorarono la tovaglia di puntini, con un motivo a ventaglio. Vidi con chiarezza … una goccia di sangue rosso vivo cadere nell'acqua del mio bicchiere e scendere verso il fondo lasciandosi dietro un filamento rosato"
QUATTRO DIVORZI E UNA (MANCATA) AUTOPSIA
Continua con un buon ritmo il mio recupero cronologico delle antologie del caro Stephen con la sua settima "Tutto è fatidico", composta da quattordici racconti non originali, principalmente concentrati sul genere horror. Una serie di narrazioni che non solo mi hanno riportato a Derry, Castle Rock e sulla via per la Torre Nera, ma è anche riuscita a stupirmi: pur non essendo molto popolare, penso possa ambire al titolo di miglior raccolta. Almeno per quanto riguarda le storie brevi, perché in quanto a novelle "Stagioni diverse" tocca delle vette non ripetibili!
Anche questa volta, sono andata ad assegnare un voto singolo a ogni titolo, per poi calcolare la media e trasformarla nella valutazione globale, con un lievissimo arrotondamento in positivo che trovo più che corretto per una lettura capace di trasmettere emozioni tanto variegate.
"Autopsia 4" - tre stelline
Si comincia con una storia dalla premessa parecchio cupa e angosciante, che il caro Stephen decide però di trattare con piglio quasi comico: l'agente di cambio Howard Randolph Cottrell, sosia di Michael Bolton e appassionato giocatore di golf, si risveglia all'interno di una sacca mortuaria e realizza di star per subire un'autopsia; ancora in dubbio sulla sua stessa condizione di vivente, Howard si ingegna in ogni modo per fermare l'operazione. Pur non essendo granché originale, lo spunto si dimostra interessante e ben gestito, inoltre il ritmo scorre ottimamente -con le varie rivelazioni piazzate con intelligenza nei momenti più opportuni- e i commenti del protagonista all'assurda piega degli eventi mi hanno convinto quasi sempre. Peccato che il black humor venga contaminato fin troppo da commenti sessualizzanti di dubbio gusto, inoltre mi sarei aspettata una piega meno forzatamente comica: gli elementi per creare più tensione e terrore non mancavano di certo.
"L'uomo vestito di nero" - quattro stelline
Nel secondo racconto si torna su binari più nettamente horror, con l'anziano Gary che -sentendosi ormai prossimo alla fine della sua esistenza- decide di trascrivere su un diario un incredibile episodio della sua infanzia: nei boschi vicino alla Castle Rock di inizio Novecento, il protagonista allora novenne incontrò un signore distinto, inquietante e decisamente affamato. Ispirandosi (a mio avviso molto vagamente) a un celebre racconto di Hawthorne, King ricava una piacevole storia caratterizzata da alcuni validi picchi di tensione, descrivendo in poche pagine un personaggio credibile e ben strutturato. La figura più interessante è però quella dello straniero nel bosco, nel quale si mescolano con attenzione malizia e aggressività, creano dei parallelismi non troppo velati con il mondo reale; peccato che questo antagonista non ottenga molto spazio, risultando una minaccia meno incisiva di quanto mi sarei aspettata.
"Tutto ciò che ami ti sarà portato via" - quattro stelline
La vicenda che vede come protagonista il commesso viaggiatore Alfie Zimmer porta il nero promesso da questa antologia a virare verso un blu cupo: l'uomo si trova in Nebraska, in particolare si è fermato in un Motel 6 sull'Interstate 80, ma con dei propositi ben diversi da un tranquillo pernottamento; a mettere in dubbio le sue convinzioni è il quadernetto sul quale ha appuntato graffiti trovati nelle stazioni di servizio durante anni di viaggi di lavoro. Ammetto di aver un po' patito la mancanza di una trama chiara, nonché la pochezza di dettagli sulla vita di Alfie e sugli eventi che l'hanno portato in quel luogo. La prosa riesce in buona parte a compensare queste lacune, portando l'attenzione sullo stato d'animo e sui dettagli psicologici di un protagonista alquanto atipico. Mi devo inoltre schierare con Bill Buford, il collega che ha consigliato al caro Stephen di lasciare in dubbio il lettore sul destino di Alfie, perché una risoluzione più netta avrebbe distorto il messaggio stesso della storia.
"La morte di Jack Hamilton" - tre stelline e mezza
Nonostante il tono vecchio stile e il contenuto molto lontano dalla contemporaneità, questo racconto è il più recente della selezione. Ispirandosi per molti elementi alle fonti storiche, King dà voce al criminale Homer Van Meter, membro della Banda Dillinger che nei primi anni Trenta era celebre per le clamorose rapine in banca e l'antagonismo con FBI, specialmente con la figura dell'agente Melvis Purvis; è quest'ultimo a uccidere infine il capobanda John "Johnnie" Herbert Dillinger, evento che solleva però parecchie perplessità nell'opinione pubblica, tanto da spingere Homer a voler disambiguare le circostanze della morte del complice Jack "Red" Hamilton, quando Johnnie si procurò una vistosa cicatrice sul viso. Tutti questi personaggi sono delineati con grande cura e anche i rapporti di amicizia tra loro riescono a convincere -a dispetto delle poche pagine a disposizione-, ma per contro l'intreccio risulta davvero scarno vista la scelta di rimanere fedele agli avvenimenti storici. Il limite che ho riscontrato in questo caso è quasi esclusivamente personale: non provo alcun interesse per le storie di gangster e trovo la scelta lessicale (seppur del tutto in linea con il contesto) troppo lontana dalla sensibilità attuale.
"La camera della morte" - quattro stelline e mezza
In uno scenario geografico non propriamente chiaro (forse il Venezuela o la Colombia), il reporter del New York Times Fletcher viene interrogato da alcuni funzionari del ministero dell'Informazione a causa del suo appoggio a un gruppo paramilitare comunista. La narrazione evolve rapidamente, portando a un'escalation di tensione raccontata in modo magistrale, anche grazie alla presenza di alcuni dettagli horror ben contestualizzati. Di certo avrei gradito una maggior chiarezza per inquadrare concretamente gli eventi e gli antagonisti non fanno chissà che sforzo per uscire dai rispettivi stereotipi, però la storia trova la sua forza nel protagonista e nella sua determinazione a sopravvivere, e da questo punto di vista trovo che l'autore abbia svolto un lavoro eccellente: pronto a pensare fuori dagli schemi e a correre dei rischi -ma senza risultare per questo incosciente o sopra le righe-, Fletcher è un personaggio pratico e brillante per il quale non si può che fare il tifo.
"Le Piccole Sorelle di Eluria" - tre stelline
Il racconto più lungo dell'antologia è ambientato poco prima dell'inizio de "L'ultimo cavaliere", ma risulta comprensibile anche a chi fosse del tutto digiuno dalle vicende de La torre nera, anzi potrebbe essere un buon assaggio di quelle vibes utile per capire se valga la pena investire in un percorso lungo ben otto libri. Pur presentando degli elementi horror, la storia rimane di base un'avventura fantastica con protagonista l'immancabile Roland Deschain, che durante la sua ricerca dell'uomo in nero finisce nella città fantasma di Eluria; qui il pistolero viene attaccato dai lenti mutanti per poi essere soccorso dalle Piccole Sorelle di Eluria, un gruppo di religiose dedite all'aiuto dei malati i cui modi ispirano però ben poca fiducia. Una narrazione e un tipo di prosa che mi hanno rimandata ai primi capitoli della saga, un po' nel bene (la contaminazione di generi e sottogeneri, i dettagli più grotteschi, la conclusione dal sapore dolceamaro) ma soprattutto nel male, e penso in particolar modo alla figura di Roland: che intuisce tutto senza però agire di conseguenza, fa promesse pseudo-eroiche a casaccio, e aspetta che sia l'ennesima tizia innamorata di lui perché sì a risolvere i suoi problemi. Nel complesso, una quest carina ma dimenticabile la cui lunghezza intermedia le preclude tanto l'immersione tipica di romanzi e novelle quando l'incisività del racconto breve.
"Tutto è fatidico" - cinque stelline
Sempre abbastanza lunghetto e sempre collegato a La torre nera, questo racconto è però tematicamente più vicino alla novella "Uomini bassi in soprabito giallo", oltre ad avere come protagonista un altro degli Spezzatori che si troveranno a Devar-Toi durante gli eventi de "La torre nera". In questa narrazione leggiamo infatti di come Richard "Dinky" Ellery Earnshaw scopre la propria abilità paranormale di tracciare simboli e parole che influenzano gli animali e perfino gli altri esseri umani; un dono impossibile da ignorare e che gli permette di condurre una vita all'insegna dell'agio a Columbia City grazie alle sovvenzioni della misteriosa Trans Corporation. Il primo elemento ad avermi fatto capire che questa narrazione stava funzionando è il talento di Dinky: in bilico tra praticità e misticismo, è chiaramente una capacità sinistra ma fa anche parte di lui in modo indissolubile, ed è inoltre la chiave per mostrare la debolezza mortale del protagonista. Non c'è purtroppo tanto spazio per gli altri personaggi, eppure Mr Sharpton risulta perfetto nel suo ruolo da antagonista cortese; mi è sembrata adatta anche la svolta finale: come il potere dei segni, intriga e convince senza dover scendere in troppi dettagli.
"La teoria degli animali di L.T." - tre stelline e mezza
Se nelle due precedenti narrazioni ho trovato azzeccata la scelta di collocare la nota dell'autore all'inizio, in questo caso credo che la presenza di una premessa finisca per creare delle aspettative fuorvianti, in particolare pensando al finale. La voce narrante è quella di un dipendente della W.S. Hepperton ad Ames nell'Iowa, che riporta il racconto fatto dal suo collega L.T. DeWitt in merito alla separazione dalla moglie Cynthia Lulubelle Simms, la quale dopo averlo lasciato pare sia stata vittima del cosiddetto killer della mannaia; la causa della rottura tra i due sembrano essere i loro animali domestici: il cane Jack Russell terrier Frank regalato a lui che però adora lei, e la gatta siamese Lucy regalata a lei ma con un debole per lui. Pur avendo qualche accenno di tematiche più cupe, la storia punta soprattutto sull'inquietudine sensoriale e sul confine tra detto e non detto, creando una buona atmosfera di tensione che però l'epilogo non riesce a sfruttare appieno, scegliendo non solo di lasciare ogni possibile conclusione aperta ma non dando al lettore neppure qualche elemento concreto per inquadrare correttamente l'indole dei personaggi.
"Il Virus della Strada va a nord" - quattro stelline
Il protagonista di questo racconto è un grande classico del caro Stephen: un celebre scrittore horror! Richard Kinnell non lo incontriamo però mentre è al lavoro sul suo prossimo romanzo bensì durante un viaggio in auto, in particolare quando incappa in una svendita domestica nella città di Rosewood e subito decide di acquistare un quadro che pare angosciare tutti tranne lui, intitolato appunto "Il Virus della Strada va a nord". Accostata a "Rose Madder", questa vicenda mi è sembrata più una commistione tra "Il fotocane" (dove sono presenti delle inspiegabili immagini in movimento), "Christine. La macchina infernale" per la presenza di un'automobile decisamente sinistra e "La metà oscura" per la presenza di un individuo decisamente sinistro che non dovrebbe essere reale. L'aspetto spaventoso della storia quindi è ben riuscito, e anche il limitato cast funziona pur con qualche stereotipo; sul fronte del ritmo si poteva invece dare più spazio alla crescita della tensione, perché la sventura che colpisce Kinnell non ha abbastanza tempo per essere elaborata da lui né tantomeno dal lettore.
"Pranzo al «Gotham Café» - quattro stelline
Di recente trasposto in una graphic novel, questo racconto ha come spunto un altro divorzio: il broker newyorkese Steven Davis viene infatti lasciato dalla moglie Diane Coslaw; desiderando rivederla, l'uomo fissa un incontro con lei e il suo avvocato William Humboldt, che propone quindi un pranzo in un locale sulla Cinquantatreesima, il Gotham Café appunto. Dopo un'introduzione abbastanza placida e moderata, la narrazione degenera in poche pagine non appena entra in scelta il bislacco maître d'hôtel Guy, e devo dire di non aver apprezzato del tutto il cambio repentino nel ritmo, che si percepisce soprattutto nel confronto finale tra Steven e la ex moglie. Molto interessanti invece gli elementi horror -con qualche spunto da thriller psicologico- e il momento dello sgambetto, specchio di una dinamica relazionale tossica.
"Quella sensazione che puoi dire soltanto di francese"- quattro stelline e mezza
Quello tra Bill e Carol Shelton sembra invece un matrimonio felice, con la coppia in partenza per la seconda luna di miele in occasione del venticinquesimo anniversario a Captiva Island, in Florida. La narrazione sottolinea in più punti come anche questo rapporto all'apparenza perfetto -soprattutto dopo tanti anni difficili dal punto di vista finanziario- nasconda degli attriti, ma subito l'attenzione si sposta sul senso di déjà vu che influenza la donna nel viaggio in macchina dall'aeroporto. So bene che come sunto risulta poco chiaro, ma credo sia una storia da affrontare quasi alla cieca: più degli eventi, qui sono le sensazioni e il crescente disagio a creare le fondamenta del racconto, una soluzione narrativa che non sempre riesce a convincermi ma in questo caso l'ho trovata azzeccata. Molto interessante anche la chiave di lettura, che giunge come una piccola rivelazione verso la fine di una storia con il solo demerito di essere troppo breve, perché una manciata di pagine in più avrebbe permesso di dare maggior carattere ai personaggi e di approfondire i dettagli ricorrenti.
"1408" - quattro stelline
Un'altra storia alla quale avrei concesso volentieri maggiore spazio è quella di Michael "Mike" Enslin, scrittore divenuto celebre per i resoconti delle sue esplorazioni in luoghi infestati da spettri. Giunto al Hotel Dolphin, l'uomo si confronta con il direttore Mr Olin che tenta in ogni modo di dissuaderlo dal pernottare nella stanza 1408, dove molti ospiti sono morti oppure hanno riportato gravi traumi; incurante dei moniti ricevuti, Enslin entra nella camera per settanta minuti, anche se gliene saranno sufficienti molti di meno per comprendere il suo errore. Le pagine in più sarebbero servite in quest'ultima parte, dove imperano la poca chiarezza e il ritmo frenetico, aspetti che non permettono di cogliere al meglio la pericolosità del luogo a mio avviso. Ho trovato invece molto interessante il passato della stanza e il modo in cui ha influenzato le vite di tante persone, nonché il resoconto degli esperimenti condotti dal direttore. Il risultato è una buona narrazione dell'orrore, che inquieta e attrae il lettore, un po' come il luogo al centro della vicenda.
"Riding the Bullet - Passaggio per il nulla" - cinque stelline
Un secondo preferito a dir poco inaspettato, perché all'inizio la storia del viaggio in autostop dello studente universitario Alan "Al" Parker non mi sembrava granché appassionante. Avvisato del ricovero della madre Jean a seguito di un malore, il ragazzo percorre la Route 68 diretto alla natia Harlow (città natale anche del protagonista di "Revival", tra l'altro!) e durante il tragitto accetta il passaggio di un certo George Staub alla guida di una Mustang d'annata. Ovviamente l'intero viaggio è costellato da sensazioni angoscianti e sottotesti squallidi, che valgono al racconto la presenza in questa antologia; sono approvati in pieno anche la caratterizzazione dei personaggi e la descrizione del rapporto tra Al e la madre. Il vero punto di forza credo si nasconda nel modo in cui il protagonista affronta la scelta impossibile che gli viene posta, e soprattutto come riesce a convivere con le conseguenze. Mi rendo conto sia una scelta paracula dal punto di vista emotivo, ma apprezzo anche che King con questo racconto abbia cercato di elaborare il lutto per la perdita della madre, perché a conti fatti non mi è sembrata una scelta troppo ruffiana.
"La moneta portafortuna" - tre stelline e mezza
Nell'ultimo e più breve racconto si torna a parlare di stanze d'albergo con la cameriera ai piani Darlene Pullen, che nella camera 322 del Rancher's Hotel di Carson City trova come mancia un quarto di dollaro; la donna inizialmente è allibita da una regalia tanto misera, ma poi inizia a sospettare che la monetina sia dotata di poteri paranormali. Come spesso accade in queste narrazioni, quella che inizialmente sembra la risposta a ogni problema diventa in breve motivo di angoscia per le sensazioni negative che Darlene associa alla moneta. Una storia che ci racconta molto poco, poggiando principalmente su stereotipi e dinamiche collaudate, ma nel complesso convince e intrattiene: forse uno dei rari casi in cui un formato più lungo avrebbe sciupato l'idea, rendendo prevedibile una conclusione che qui risulta invece quasi brillante.
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