venerdì 23 ottobre 2026

"La casa" di Michael McDowell

La casaLa casa by Michael McDowell
My rating: 4 of 5 stars

"La bambina serrò gli occhi e si aggrappò convulsamente al corrimano, inchiodata sul posto dal terrore, quando con un tremendo boato la finestra delle scale esplose alle sue spalle. Migliaia di schegge di vetro e legno le piovvero addosso, e a quel punto Frances non poté piú trattenere le sue grida"


IL TITOLO ERA PROVVISORIO, GIUSTO?

Se dal punto di vista dell'estetica e dei contenuti aggiuntivi l'edizione Neri Pozza per la serie Blackwater si sta dimostrando inappuntabile, con le sinossi mi sono ormai rassegnata a un'irritante discontinuità: la prima era azzeccata, la seconda fuorviante, e la terza... dichiamo che opta per una vaghezza tanto tragica quanto paracula, oltre a piazzare un verbo inutilmente pomposo come allignare solo per darsi un tono. In un certo grado capisco però la difficoltà della persona che ha dovuto riassumere le vicende de "La casa", perché nel complesso risultano prive dell'omogeneità tematica dei suoi predecessori, dove era presente un elemento chiave a far da cardine per tutte le vicende e sul quale si poteva ricercare la soddisfazione in prossimità dell'epilogo; sì, la casa di Oscar ed Elinor è importante, ma è palese non abbia ancora terminato il suo compito all'interno della storia.

Un'altra differenza netta è il maggiore arco temporale coperto da queste pagine: le vicende si sviluppano in periodo di circa dieci anni, andando a focalizzarsi nella prima parte sulla conclusione del percorso di Carl Strickland e al climax della guerra sotterranea tra Mary-Love ed Elinor nella seconda, portando nel contempo avanti la crescita fisica a caratteriale della nuova generazione dei Caskey, con particolare attenzione verso le giovani Miriam e Frances. Quest'ultima è inoltre legata strettamente alla parentesi soprannaturale -come già si poteva intuire nel finale de "La diga"- mettendo infine su carta degli elementi sui quali teorizzare più concretamente per comprendere cosa si nasconda oltre la patina della saga familiare.

E devo dire che queste nuove informazioni mi hanno decisamente convito e intrigato, anche perché adoro fantasticare su cosa potrebbero significare in previsione del prossimo capitolo. Mi sarebbe di certo piaciuto ottenere qualche chiarimento in più, ma questo è in parte il fascino del gotico: poche spiegazioni e tanta suggestione. La componente horror rimane confinata alle sue solite due o tre scenette, che però si focalizzano in maniera più netta sulle vittime, fornendo un tragico e intrigante retroscena sui loro pensieri mentre realizzano l'incombente tragedia. Per contro, i vivi continuano a ignorare gli eventi fantastici con un'ostinazione ammirevole, e credo che l'autore sia riuscito a rendere credibile solo in parte questa visione tubolare, specialmente nel caso di Frances, il cui contributo non risulta ancora del tutto chiaro.

Di sicuro i giovani membri delle famiglie Caskey e Strickland acquisiscono un posto di maggior rilievo nella narrazione, e ho apprezzato lo facessero in modo graduale e calcolato, anche in previsione di quanto faranno nei seguiti. Un po' tutti i protagonisti ottengono uno spazio adeguato per approfondire la loro caratterizzazione e il proseguo delle rispettive vicende personali, ma ritengo che Oscar raggiunga qui la crescita più significativa, com'era successo a Sister nel secondo volume. Con dei personaggi principali tanto presenti viene sacrificata in parte la rilevanza dei comprimari: gli abitanti di Perdido non solo tornano a essere quella massa indistinguibile che erano all'inizio della serie, ma hanno in generale una presenza molto più discreta, checché ne dicano Mary-Love e Oscar quando cercano di manipolare il prossimo!

Tra gli aspetti meno convincenti colloco poi la mancanza di un elemento nevralgico sul quale capitalizzare l'intero intreccio, sia perché la grande casa costruita da Mary-Love ha ancora molto da raccontare sia per l'attenzione puntata su tutt'altro (la vendetta di Carl, la malattia di Frances, gli investimenti di Oscar) per una buona metà del testo. A ben vedere, il nocciolo della questione dovrebbe essere rappresentato dal confronto tra Elinor e Mary-Love, e da questo punto di vista mi posso dire invece molto soddisfatta: le tre fasi delle loro interazioni mi sono piaciute un sacco, con un crescendo nella spudoratezza della nuora mentre la suocera si fa sempre più debole e consapevole del suo destino. Sono molto curiosa di scoprire come il caro Michael abbia deciso di far proseguire questa storia, e soprattutto spero che venga introdotta (o magari rivelata!) una nuova antagonista all'altezza della situazione.

View all my reviews

martedì 20 ottobre 2026

"Notte buia, niente stelle" di Stephen King

Notte buia, niente stelleNotte buia, niente stelle by Stephen King
My rating: 4 of 5 stars

"Dalla bocca deturpata non uscirono parole, bensì il ratto che aveva smangiucchiato la lingua. Spuntò prima la coda, poi la mascella si aprì in un grande sbadiglio mentre la bestia usciva ... Saltò in grembo ad Arlette e, non appena lo fece, un'ondata di suoi fratelli e sorelle eruppe da sotto il vestito"


IN CUI KING PREVEDE IL TREND DEI COZY MYSTERY

Dopo una quantità di narrazioni brevi, la nona antologia firmata dal caro Stephen ci riporta finalmente nel mondo delle novelle, dove il suo talento nella creazione di mondi e caratteri ha più spazio per essere dimostrato. Sulla carta "Notte buia, niente stelle" è composta da quattro novelle -seppur nel pratico la terza potrebbe passare tranquillamente per racconto, non arrivando neppure a una quarantina di pagine- e rispetto ad altre raccolte kinghiane dimostra una maggiore coerenza interna, sia per genere (si rimane grossomodo nell'ambito del thriller psicologico, con qualche accenno di fantastico e di horror) sia a livello tematico: ognuna delle vicende ruota infatti attorno alle conseguenze fisiche e mentali di un crimine contro una o più donne, con un focus rilevante e ben elaborato su come i personaggi maschili tendano ad addossare sulle donne a loro vicine le proprie sventure e a valutarle con un certo sdegno quando osano dimostrare della personalità.
Si tratta quindi di un'antologia decisamente attuale -che non dimostra affatto i suoi oltre tre lustri di esistenza letteraria- per la quale, come nelle recensioni delle precedenti, ho deciso di commentare e valutare ogni storia in maniera individuale, calcolando la media al momento di assegnare il voto complessivo.


"1922" - cinque stelline
La novella più lunga si presenta come una confessione che l'uxoricida Wilfred "Wilf" Leland James scrive rintanato nella camera d'hotel dove i suoi sensi di colpa incarnati l'hanno raggiunto dopo otto anni. Come suggerisce il titolo, nel 1922 l'uomo decide di assassinare la moglie Arlette con la forzosa complicità del figlio quattordicenne Henry "Hank" e, nonostante sia certo che il delitto risolverà tutti i suoi problemi domestici e finanziari, questa morte diventa soltanto il primo passo in un precipitoso cammino in discesa verso follia e sciagura. Qui si nasconde forse l'elemento più complesso e riuscito del testo: trovare l'esatto punto di equilibrio tra umana compassione e senso di giustizia verso un protagonista che commette azioni terribili e viene ripagato con altrettanta crudeltà; proprio per questo la caratterizzazione di Wilf risulta tanto convincente e riesce da sola a sostenere buona parte della narrazione. Anche il resto del cast si difende bene, specialmente nel caso di Hank e della famiglia Cotterie che non solo giocano un ruolo vitale per la caduta di Wilf ma si dimostrano il risultato di una scrittura interessante e sfaccettata; gli stessi elogi si possono estendere alla prosa, della quale ho apprezzato in particolare l'intelligente utilizzo del foreshadowing, che anziché svilire le scene più drammatiche e grottesche contribuisce a renderle ancor più incisive. E l'aspetto horror è decisamente presente e rilevante: tanto nella declinazione legata al tormento fisico causato da ferite e mutilazioni, quanto in quello psicologico e a tratti paranormale che porta la storia molto vicina alle opere di Poe (personalmente ho intravisto degli elementi di contatto con il racconto "Il gatto nero" tra queste pagine); collegare questi elementi ad argomenti come patriarcato e violenza di genere mostrandone l'empietà di fondo è stata una scelta rischiosa ma nel complesso davvero felice, e seppur il buon Stephen avesse già dato prova di sé in tal senso in diversi suoi titoli degli anni Novanta ho apprezzato quest'ulteriore e più attuale declinazione.

"Maxicamionista" - quattro stelline e mezza
Questa novella sembra essere uno specchio della prima, raccontando sempre una storia di violenza di genere ma dalla prospettiva della vittima: con un salto in avanti fino ai giorni nostri ci troviamo a seguire la scrittrice Tessa "Tess" Jean, autrice di una popolare serie cozy mystery su un gruppo di vecchiette intente a risolvere delitti; proprio nel suo ruolo di autrice, la donna viene invitata a presenziare a un incontro con i lettori nella biblioteca di Chicopee, della quale conosce la responsabile Ramona Norville, che successivamente le suggerisce di prendere una certa scorciatoia sulla via di casa. L'amichevole consiglio porta però Tess a subire un'orribile aggressione, che a sua volta causa una deriva disturbante per la sua psiche, ma allo stesso tempo le da la forza necessaria a ribaltare la situazione e a cercare una rivalsa verso chi l'ha presa di mira. La narrazione accantona relativamente in fretta la parentesi più cupa della violenza sessuale, senza però dimenticarla né tanto meno sminuirne le ripercussioni: credo che l'autore sia riuscito a fermarsi prima di precipitare nel baratro della pornografia del dolore, preferendo dar spazio all'analisi personale della protagonista e alla sua voce ben distintiva. Per la stessa ragione, le figure negative non ottengono la possibilità di erigere delle barriere fatte di scuse e giustificazioni, ma rimangono ai margini della storia; il loro posto viene spesso occupato dalle voci create da Tess, un espediente valido per dar concretezza ai suoi dubbi interiori. L'intreccio forse è l'unico punto debole, almeno in parte perché tutti gli avvenimenti si rincorrono con una rapidità e una facilità eccessive; ammetto che le svolte sono comunque intrattenenti e la scena di chiusura risulta sia emozionante sia coerente come conclusione degli spunti presentati.

"La giusta estensione" - tre stelline e mezza
Dopo due narrazioni tanto riuscite mantenere la qualità non sarebbe stato facile, e infatti questo racconto è nettamente il più debole, anche a causa della sua brevità. Abbiamo un nuovo spostamento a livello temporale, perché la storia di Dave Streeter inizia nell'estate del 2001 per poi coprire in maniera parecchio sommaria i successivi otto anni; banchiere dall'esistenza mediocre, l'uomo si sente vittima di un fato ingiusto perché sta morendo di cancro. Nei pressi del Derry Country Airport (sì, siamo dalle parti del non-tanto-compianto Pennywise!) Streeer si imbatte quasi per caso nella bancarella di George Elvid che offre estensioni di qualunque tipo, in particolare un'estensione di vita in cambio di un compenso monetario e di uno vagamente diabolico. L'idea del patto mefistofelico non è nulla di inedito, ma qui viene rielaborata in modo abbastanza frizzante -vedasi le ottime interazioni tra Streeter ed Elvid- e soprattutto con una svolta imprevedibile quando si arriva a parlare di cosa il protagonista dovrà offrire al suo personale diavolo. Ci troviamo quindi in una situazione abbastanza simile a quella di Wilf, però manca un approfondimento sul piano psicologico all'altezza, e manca anche della caratterizzazione per i personaggi secondari. Nel complesso risulta una narrazione troppo affrettata per comunicare delle vere emozioni, inoltre il tema della violenza sulle donne qui è più marginale: l'odio covato da Streeter ha molte ramificazioni, soprattutto nell'ambito del prestigio sociale ed economico, e il suo vedere le donne come degli oggetti è sì messo messo in chiaro ma in modo superficiale.

"Un bel matrimonio" - cinque stelline
Da Derry si passa a un'altra ben nota località kinghiana ovvero Castle Rock, con la storia coniugale di Darcellen "Darcy" Madsen Anderson: nella prima parte, l'autore ripercorre infatti i ventisette anni del suo felice matrimonio con Robert "Bob" Emory, contabile e appassionato di numismatica. Una relazione all'apparenza impeccabile, coronata dall'agiatezza economica e da due figli di cui essere orgogliosi, che cela al contempo un segreto in cui Darcy incappa per caso, tanto terribile quanto impossibile da ignorare. Compare qui una nuova prospettiva sul femminicidio, ovvero quella della persona esterna al crimine eppure coinvolta a livello intimo e morale, e ancora una volta King ha saputo farsi portavoce dei turbamenti e delle debolezze di una protagonista complessa e tristemente mortale. Molto interessanti e per nulla banali anche i ruoli giocati dal marito Bob e da Holt Ramsey, un personaggio che compare nel finale per dare una sorta di chiusura etica alla vicenda; allo stesso modo ho trovato affascinante scoprire il retroscena della genesi di questa novella e le reali vicende del BTK Killer che hanno ispirato il caro Stephen, perché da questa prospettiva si riescono a notare molto meglio le piccole crepe nella maschera di perfezione indossata da Bob e le sottili manipolazioni con cui cerca di negare anche di fronte alle prove più evidenti. Una storia che lascia da parte i toni più oscuri delle precedenti, e forse per questo riesce a raccontare con schiettezza disarmante una situazione davvero estrema.

Voto effettivo: quattro stelline e mezza

View all my reviews

mercoledì 14 ottobre 2026

"Due mesi dopo" di Agatha Christie

Due mesi dopo (Hercule Poirot, #17)Due mesi dopo by Agatha Christie
My rating: 4 of 5 stars

"Poirot e io fummo chiamati in causa solo dalla lettera della signorina Arundell. Ricordo benissimo quel giorno. Era una calda e afosa mattinata della fine di giugno. Poirot seguiva un sistema tutto suo particolare nell'aprire la corrispondenza ... Tutto si svolgeva con meccanica regolarità, tanto che la minima alterazione di ritmo attirava l'attenzione"


CI SONO PIÙ LAUREE IN MEDICINA CHE IDENTITÀ FALSE

Sagace biografo, eroe(?) di guerra, espositore delle teorie che quasi certamente verranno smentite una volta arrivati al finale: è proprio Arthur Hastings, la più adorabilmente autoironica tra le spalle di Poirot, quella in cui ogni lettore si rivede almeno in parte quando non riesce a smascherare un colpevole ormai più che palese per l'inossidabile detective belga. Quasi quattro anni dopo la sua ultima apparizione letteraria, ovvero dalla risoluzione di "Se morisse mio marito", il buon capitano ritorna per una breve vacanza in Inghilterra, forse con l'obiettivo di sfuggire all'inverno argentino, forse presentendo l'imminente indagine. È un peccato che il suo resoconto denominato "Due mesi dopo" sia l'ultimo prima del vero e proprio epilogo, perché le interazioni tra lui e Poirot qui sono esilaranti nella loro relativa semplicità, e rendono il titolo uno dei maggiormente godibili firmati dalla cara Agatha.

Nei primi capitoli Hastings si cela dietro una terza persona per ricostruire gli ultimi giorni di vita della signorina Emily Harriet Laverton Arundell, una ricca gentildonna d'altri tempi che dalla sua dimora di Littlegreen House a Market Basing nel Berkshire si diverte a tenere sul chi va là i tre nipoti -più compagni e prole al seguito- con il miraggio della ghiotta eredità. Due mesi dopo una lettera postuma incuriosisce Poirot al punto da convincerlo a partire accompagnato da Hastings per la cittadina di campagna dove, sfruttando un bel assortimento di travestimenti, si fa un'idea della famiglia Arundell e dell'intreccio di incidenti, visite e misteriose malattie che hanno portato all'improvvisa morte di Emily, nonché all'apertura di un testamento fresco di sottoscrizione e molto sfavorevole per i parenti prossimi.

E nonostante l'argomento -ovvero, gente che fa a gara per circuire economicamente una vecchia signora-, il delitto stesso e la svolta finale non siano poi così allegri, l'umorismo è una componente fondamentale della narrazione: in primis per le sempre felici interazioni tra Poirot e Hastings, fondate tanto sull'affetto quanto sulle frecciatine, ma anche per la spregiudicatezza dell'investigatore che imbastisce una serie di menzogne sempre più sfacciate per far parlare testimoni e informatori vari. Pur conoscendo a monte il destino della signorina Arundell (viene esplicitato nella primissima riga del libro!), la sezione iniziale in cui la vediamo interagire con congiunti e servitori è davvero spassosa sia per la faccia di bronzo di questi ultimi, sia per l'inscalfibile resistenza messa in atto dalla futura vittima.

Anche per merito di questa parte introduttiva, l'investigazione risulta molto appassionante: gli indiziati veri e propri rimango pochi, eppure le indagini sono dinamiche. Pur non potendo flexare le mie capacità risolutive come ha fatto il caro Symons (ma su lui torno dopo...), devo ammettere che alcuni indizi sembrano un po' troppo sfacciatamente palesi, mentre diverse piste promettenti vengono ignorate in modo deliberato nei dialoghi, sacrificando magari la credibilità di Hastings per ritardare di qualche pagina la conclusione. E questo epilogo crea una sorta di cerchio con l'incarico che Poirot sente di aver assunto nei confronti della buona Emily pur non avendola mai incontrata; si tratta di un tema ricorrente nelle sue indagini, ma credo che in questo caso Christie sia stata abbastanza capace nel farne una declinazione meno scontata.

Tra gli aspetti più riusciti e godibili mi sento di collocare i personaggi, che ho trovato ben assortiti dal punto di vista della caratterizzazione e collocati all'interno di dinamiche non banali. Dal momento che spesso le storie della cara Agatha si limitano all'intrigo da sbrigliare, penso vada segnalata la presenza degli spunti sulla violenza domestica e sugli squilibri di potere all'interno di una coppia; in particolare è interessante notare un ribaltamento che rende la situazione meno stereotipica, ancor più tragica, e a suo modo moderna. Approvo anche l'edizione, perché sarà anche vecchiotta però è completa e ricca di informazioni interessanti, specialmente per i fan di lunga data dell'autrice; mi tocca comunque segnalare che la prefazione di Julian Symons sfiora in un paio di frasi il limite dello spoiler. L'avevo notato in altri casi, e a questo punto temo sia preferibile farne un tutt'uno con la postfazione e leggerla alla fine.

Voto effettivo: quattro stelline e mezza

View all my reviews

venerdì 9 ottobre 2026

"La diga" di Michael McDowell

La digaLa diga by Michael McDowell
My rating: 4 of 5 stars

"Poi vi gettò il cuore trafitto, che cadde su un letto di braci ardenti e iniziò subito a sfrigolare. Sister e Ivey sbirciarono all'interno e lo guardarono mentre prendeva fuoco e bruciava in una fiamma cremisi. Presto rimasero soltanto i cinque spiedi incandescenti, ancora intrecciati a formare un pentagono"


NOVANTADUE MINUTI DI APPLAUSI PER SISTER

Per l'ennesima volta mi sono lasciata gabbare da Neri Pozza e dalle sue infide sinossi! E dire che, dopo il disappunto provato a causa de "Il serpente dell'Essex", avevo stabilito di ignorare le loro quarte di copertina; non avendo avuto alcun problema con "La piena", mi sono però lasciata nuovamente irretire quando è arrivato il momento di continuare la saga Blackwater con il secondo capitolo. Purtroppo ritengo che il modo in cui viene presentato "La diga" sia parecchio ingannevole: si pone l'attenzione quasi esclusivamente sull'attività di costruzione dell'opera di sbarramento e sulle conseguenti difficoltà logistiche, mentre queste occupano a malapena l'ultimo terzo del volume. Ma cosa succede prima? tranquilli, ora vi sforno io un accenno di trama come si deve...

Ritroviamo la famiglia Caskey più o meno come l'avevamo lasciata, ossia con una calma ostilità tra Mary-Love ed Elinor che comporta diverse azioni passivo-aggressive da entrambe le parti: la suocera cerca di tenere la nipotina Grace lontana dalla nuova casa, la nuora si sbarazza dei vestitini datile per la sua secondogenita Frances, e così via mentre Elinor sembra sempre più impegnata a investire sul prestigio futuro del marito Oscar. Nel frattempo arrivano in città -e si inseriscono all'interno del clan dei Caskey- Early Haskew, l'ingegnere che si dovrà occupare del progetto della diga, e la cognata di James Queenie Strickland, in cerca di un nuovo posto in cui vivere con i suoi figli. La maggior parte del libro copre quindi gli avvenimenti del 1922 e i primi mesi del 1923, mentre nelle pagine finali McDowell scegliere di non creare un vero e proprio epilogo, bensì di riassumere gli eventi dei quattro anni successivi e di gettare le basi per il terzo capitolo della serie.

Non avendo avuto a disposizione questa premessa ed essendomi invece basata su quella rifilata dalla CE, ero certa del ruolo centrale che avrebbero ricoperto i lavori di edificazione della diga all'interno dell'intreccio; questi risultano essere invece solo uno dei principali elementi che lo formano, venendo tra l'altro relegati alla parte finale del testo. Di nuovo il formato episodico non mi ha convinto appieno perché, nonostante il caro Michael sia stato molto abile nel collegare pian piano le diverse sottotrame, ne risulta spesso un senso di incompletezza, come si potesse scorgere solo una piccola parte di un arazzo narrativo molto più ampio. E di certo è così per la componente soprannaturale, per la quale vengono fornite giusto un paio di informazioni in più senza permettere al lettore di farsi un'idea ben chiara sulla natura di Elinor, delle sue figlie, dell'entità che dimora nella casa, o di come tutte loro siano legate al fiume Perdido.

In generale ho avuto l'impressione che il lato horror della storia venisse notevolmente ridimensionato, infatti nonostante non manchino un paio di passaggi grotteschi questi sono brevi, funzionali alla scena in corso e dalle conseguenze limitate; inoltre il personaggio di Elinor risulta essere meno centrale rispetto al primo romanzo: sono presenti diversi momenti nei quali mi sarei aspettata un suo intervento più significativo, mentre sono stati altri caratteri a prendersi l'attenzione. Non sono contraria a questa apertura verso il resto del cast di per sé o perché tema che l'autore possa lasciare degli spunti incompleti (questo volume mi ha anzi provato l'esatto contrario!), ma vista la conclusione temo si ridurrà ancora lo spazio per la teorica protagonista, magari in favore di figure giovani considerando le ampie ellissi temporali.

Mentre le ambientazioni brillano un po' meno di quanto McDowell ci abbia abituati, devo dire che l'approfondimento dei protagonisti, l'analisi più complessa delle loro relazioni, e l'occasione anche per qualche comprimario di ottenere finalmente una vera caratterizzazione, sono tra gli aspetti che maggiormente ho apprezzato durante la lettura. Quasi tutti i personaggi ottengono una crescita, magari non in senso nettamente positivo ma di certo diventano dei caratteri tridimensionali, con i quali è ancor più facile entrare in sintonia o rivedere delle persone reali. In particolare ho trovato molto interessante il lavoro di scrittura fatto sul piccolo John Robert DeBordenave e su Queenie, perché sarebbe stato fin troppo semplice puntare su un banale patetismo per le loro sventure, invece il caro Michael si premura di renderli delle figure dignitose nei rispettivi ruoli. Ma la standing ovation è riservata al momento di emancipazione di Sister, che nasconde anche una sorta di twist per come viene risolto: posso sperare che nei seguiti saprà darci più d'una soddisfazione.

View all my reviews

martedì 6 ottobre 2026

"Un bel pasticcio per Riley Thorn!" di Lucy Score

Un bel pasticcio per Riley Thorn! The dead guy next doorUn bel pasticcio per Riley Thorn! The dead guy next door by Lucy Score
My rating: 2 of 5 stars

"«Mi sono innamorata del "bravo ragazzo" abbronzato. Non ho intenzione di rimpiazzarlo con il ragazzaccio tatuato. Questa storia è una ricetta per il disastro».
«I disastri possono essere molto divertenti», replicò lui"



RAVEN INCONTRA ONLY MURDERS IN THE BUILDING

Avendo ormai appurato che il romance puro può piacermi e anche parecchio, ho pensato di spingermi a valutare qualche esempio di contaminazione con altri generi letterari, sempre nell'ottica di capire quali elementi dei libri rosa mi convincono maggiormente, e dovrei pertanto ricercare in futuro. Temo però di aver esagerato puntando su "Un bel pasticcio per Riley Thorn!" che ha la pretesa di unire in un solo volume mystery, fantasy, e romance appunto; il tutto condito con delle vibes cozy e uno smaccato tono umoristico. All'atto pratico, questo titolo è un giallo, ma si fatica quasi a intuirlo in un simile marasma di elementi che sgomitano per ottenere dello spazio nell'intreccio.

L'intreccio, che vede come ambientazione la città di Harrisburg -nella Pennsylvania natale dell'autrice stessa-, alterna le prospettive della coppia protagonista: Riley "Rye" Thorn, correttrice di bozze e sensitiva svogliata (l'aggettivo si applica a entrambi gli ambiti), e l'investigatore privato nonché primo fan di sé stesso Nicholas "Nick" Michael Santiago. I due si conoscono quando lui si interessa per ragioni lavorative a Dickie Frick, il dirimpettaio losco sul quale lei ha appena avuto una premonizione traumatica. Partendo da questo elemento di mistero, la storia racconta la fiacca e fortuita indagine che Riley e Nick portano avanti mentre si sviluppa la loro problematica storia d'amore; sullo sfondo, dozzine di personaggi e sottotrame di dubbia utilità.

Nel consegue che il problema principale del titolo è la mancanza di un intervento significativo da parte dell'editor, il quale avrebbe magari potuto limare le scene ripetitive e dare una bella sfoltita al cast. Per quanto riguarda le prime, rendono il ritmo stranamente lento e danno al lettore l'impressione di star rileggendo sempre gli stessi dialoghi in una storia già molto scontata e zeppa di cliché, mentre il secondo è talmente pieno di caratteri simili tra loro -a livello di indole, contributo, e senso dell'umorismo- che non ci si riesce ad affezionarsi a nessuno e si ha spesso difficoltà a distinguere gli uni dagli altri. Eppure tra tutti questi (ne ho contati circa 50!) personaggi, i casi più preoccupanti sono rappresentati dalla guida spirituale Gabriel "Gabe" e da Jasmine "Jas", aka la migliore amica di Riley: lui non sembra neppure un personaggio di finzione al punto che, se gli altri hanno la consistenza della carta velina, lui è intangibile come un gas a parte nel suo immotivato odio verso Nick; lei è presentata con una tempistica a dir poco insensata e svolge una funzione che avrebbe potuto essere ricoperta da un'altra mezza dozzina di caratteri.

Se i comprimari non funzionano, con i personaggi principali non va molto meglio. Il conflitto alla base della romance viene spesso rimarcato, ma riguarda molto più l'atteggiamento di lui che le loro effettive divergenze come coppia. In modo simile, i traumi che Riley e Nick si portano dietro avrebbero della potenzialità, peccato che nel caso di lei vengano trattati con grande superficialità specie da parte di chi li ha causati, e da parte di lui si ponga tanta solennità su una questione quasi ridicola per com'è stata gestita. A non farmi impazzire per questi personaggi c'è poi il modo in cui Score ha scelto di scriverli: Riley ha un minimo di crescita solo dopo aver passato la maggior parte del romanzo a farsi calpestare dal comportamento autoritario di chiunque la circondi, in particolare dallo stesso Nick che si presenta come il gemello malvagio di Flynn Rider, o meglio riunisce in sé l'arroganza di quest'ultimo alla prepotenza di Gaston trasformando il suo POV in una vera sofferenza per la sottoscritta.

Nonostante la fama e la quantità di volumi pubblicati, la penna della cara Lucy non mi ha conquistata. Trovo che la scelta di optare per la terza persona sia stata dettata soprattutto dalla volontà di nascondere delle piccole rivelazioni, ma nel pratico finisce solo per generare tanta confusione nei dialoghi; anche l'umorismo è poco riuscito, principalmente per l'eccesso di battute sullo stesso tono e che sfruttano le medesime meccaniche comiche. Sul lato fantasy invece non mi aspettavo granché, e infatti mi sono trovata davanti un'accozzaglia di luoghi comuni e frasi supercazzolose, ma quasi nessuna spiegazione vera e propria. Pertanto, pur rimanendo fedele al mio proposito di proseguire nell'esplorazione del romance, mi informerò molto meglio prima di affrontare il prossimo ibrido; e in particolare verificherò che non vengano neppure menzionate le fossette di chicchessia! Non riesco a immaginarmi un tizio come sexy se in faccia sfoggia delle guanciotte degne di Ciccio Bello!

View all my reviews