Le notti di Cliffmouth: l'ombra del patrono by Mattia ManfredoniaMy rating: 4 of 5 stars
"Per anni era rimasto in bella vista sul ciglio della rupe. I coloni avevano coperto di stucco le incisioni stregate e ne avevano cambiato l'utilizzo. Lui, come un'altissima e immobile sentinella, attendeva da secoli il giorno in cui la luce della strega sarebbe tornata per infondersi nei suoi nervi di pietra. Il Verde Pinnacolo di Malamellula altro non era che il faro di Cliffmouth"
I MILLE E UNO USI DELLA PUTRESSENZA
Migliorare nelle abitudini di lettura figura sempre tra i miei buoni propositi; per esempio, di recente sto valutando l'idea di affrontare le serie back-to-back, leggendo tutti i seguiti appena terminato il primo capitolo. Di certo avrei fatto bene a farlo con Le notti di Cliffmouth perché "L'ombra del patrono" si è rivelato essere in tutto e per tutto una diretta continuazione, lasciandomi alquanto spiazzata non tanto sul piano dell'intreccio bensì sulle regole dietro al mondo fantasy creato da Manfredonia. Una sensazione in parte simile a quella che mi ha trasmesso lo scorso mese "Un affare per orecchie a punta", pubblicato dalla stessa CE: gli autori SFF nostrani danno forse per scontata la conoscenza approfondita di complessi meccanismi soprannaturali e di ventordici creature immaginarie? A me tutto questo know-how purtroppo manca, ed ecco perché pur avendo valutato positivamente il romanzo nel suo insieme non si contano i passaggi che ho dovuto rileggere, per poi rimanere comunque a fissare il vuoto come un'idiota con la sensazione di essermi lasciata sfuggire qualche elemento vitale per la comprensione della storia.
A grandi linee, la trama sviluppa e risolve tutti i misteri messi in scena durante "Luci verdi dall'inferno", con la cittadina costiera minacciata da una quantità di malevole entità paranormali a cominciare dai mostri fungini che popolano la foresta, ma c'è dell'altro: sembra che tanto i residenti quanto i visitatori nascondano dei segreti potenzialmente pericolosi. A eccezione della breve prima parte, che fa un passettino in dietro sulla linea temporale e ci aggiorna sugli eventi legati alla vicina Cliffport, l'intera narrazione si svolge a Cliffmouth e vede tornare i vecchi POV con l'aggiunta di Susan "Sue", ma in questo caso la maggior parte dello spazio viene concesso alla prospettiva di Cordelia, identificabile in modo più marcato come la vera protagonista e la persona chiamata a mettere chiarezza e ordine nella vicenda, portando nel mentre a compimento il suo percorso di crescita interiore.
La decisione di focalizzarsi su di lei mi ha convinto parzialmente: capisco fosse la scelta più sensata in quanto Dama del Cordoglio ancora inesperta e con diversi aspetti caratteriali sui quale poter migliorare, ma la sua indole avventata rende troppo rapidi alcuni passaggi e poco chiare diverse rivelazioni; inoltre non mi ha fatto impazzire il sottinteso sulla sua possibile bisessualità, che ho trovato alquanto stereotipico. In linea di massima, i personaggi rientrano però tra gli aspetti più convincenti del romanzo, con dei caratteri a tutto tondo e soprattutto collegati da ottime relazioni interpersonali che più di tutto il resto permettono di farsi coinvolgere nella storia e appassionarsi ai diversi misteri. Misteri che vengono rivelati con delle tempistiche molto intelligenti, seguendo una struttura che di certo l'autore ha imbastito con cura ben prima di scrivere la prima parola del capitolo precedente. Si percepisce in modo netto anche la volontà di stupire il lettore, ma da questo punto di vista i risultati sono parecchio altalenanti, infatti in alcuni casi non ci sono informazioni sufficienti per arrivare alla deduzione corretta (che ne sappiamo dell'addestramento megafotonico dei cavalli delle Dame?) mentre in altri si tratta di segreti alquanto pulcinelleschi, già palesi ai tempi di "Luci verdi dall'inferno".
Lo stile si riconferma uno dei punti di forza del caro Mattia, in particolar modo per la bravura nell'assegnare una specifica voce a ogni carattere e per la buona gestione di ritmo e dinamicità, che rendono impossibile annoiarsi e trascinano con entusiasmo il lettore per tutto il volume. Continuo a trovare invece alquanto caotiche le sue scene d'azione, al punto da farle risultare inutilmente confuse, oltre a essere piene di siparietti in cui i personaggi chiacchierano come se non stessero vivendo una situazione di pericolo imminente; questa è anche la principale ragione per cui esito all'idea di recuperare il suo nuovo romanzo, che si presenta principalmente come una narrazione avventurosa. Sono inoltre perplessa sul fronte della magia, che qui diventa ancor più rilevante per l'intreccio e viene approfondita nella sua pratica, ma al contempo lascia l'impressione che le varie regole siano più che altro convenienti per il proseguo della storia, oltre a poter essere contraddette alla bisogna in più frangenti.
Come spesso accade, chiudo parlando un po' dell'edizione. Nulla da dire a Lumien sul fronte estetico! infatti i loro volumi sono sempre molto curati e ricchi di dettagli grafici di gusto; peccato non manchino allo stesso tempo numerosi refusi nel testo, accostati a una gestione non chiarissima degli spazi fra i paragrafi. L'errore più grossolano è però l'assenza di trigger warning: molti dialoghi hanno un contenuto abbastanza disturbante, reso ancor più fastidioso dall'accostamento di questi dettagli crudi con altri molto più giocosi e talmente ridicoli da non stonare nel contesto della Melevisione: per esempio, in una scena si svolge un rituale satanico con implicazioni terribili come tortura e pedofilia, eppure il demone evocato porta occhiali e tocco accademico, e afferma di star radunando bambini e neonati per organizzare una nuova classe scolastica all'inferno. Trovandomi davanti immagini di questo tipo, in tutta onestà non ho potuto fare a meno di scoppiare a ridere per quanto grottesche risultassero, ma dubito fosse l'effetto desiderato.
Voto effettivo: quattro stelline e mezza
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