Visualizzazione post con etichetta Madeline Miller. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Madeline Miller. Mostra tutti i post

domenica 30 luglio 2023

"Circe" di Madeline Miller

CirceCirce by Madeline Miller
My rating: 4 of 5 stars

"«Che cosa hai fatto per tutto questo tempo? Ci hai messo un'eternità. Cominciavo a sospettare che tu non fossi affatto una pharmakis.»
Una parola che non conoscevo. Una parola che nessuno conosceva, allora.
«Pharmakis» ripetei.
Maga"



COPERTINA APPROVATA DA ELIOS

Dopo l'esperienza di lettura non proprio entusiasmante de "La canzone di Achille", ammetto che ero un po' restia a recuperare altro di Miller, nonostante i suoi libri siano osannati dai più. Una copia acquistata all'usato di "Circe" mi aspettava però sullo scaffale della libreria; un po' per questo, ma anche perché vengono spesso definiti come due romanzi molto diversi tra loro, ho preso coraggio ed iniziato questo famosissimo retelling mitologico.

Il volume vuole essere una sorta di racconto di formazione, per quanto possa apparire bizzarra una definizione simile applicata ad una divinità immortale. Seguiamo infatti la titanide dalla sua infanzia nella dimora del padre Elios fino all'esilio sull'isola di Eea, passando attraverso le storie più o meno celebri di cui è protagonista, ma anche alcuni aneddoti che l'autrice sceglie di associare alla sua figura, collegati in particolare al fratello Eete ed alla sorella Pasifae. In questo modo la cara Madeline riesce a rendere più sostanziosa ed elaborata una narrazione altrimenti monotona, e questo è uno dei maggiori pregi del romanzo.

Un altro aspetto che ho apprezzato è il coraggio di mostrare una protagonista patetica ed insicura: Circe è decisamente lontana dal concetto comune di entità divina, e la narrazione permette di capire molto bene le ragioni per cui lei sia senta tanto simile ai mortali. Attraverso la sua protagonista, l'autrice riesce a trattare in modo accurato anche la sindrome dell'abbandono e la discriminazione di genere, che porta inevitabilmente a parlare anche di violenza fisica ed abusi psicologici; va precisato che Miller sceglie di glissare sui momenti più crudi, rendendo il testo accessibile un po' a tutti.

Per mio gusto personale, sono stata poi sollevata dallo scoprire che non si trattava di una storia d'amore; sembrerà magari un'osservazione acida anziché un complimento, ma preferirei di gran lunga rileggere le miserie nella vita di Circe piuttosto che affrontare nuovamente la relazione tossica spacciata per grande amore tra Patroclo e Achille. Un elemento sul quale rimango indecisa è invece lo stile, perché da un lato lo trovo scorrevole e facile da affrontare, ma dall'altro sono rimasta interdetta di fronte ad alcune metafore: non riesco ancora a capire cosa voglia rappresentare di preciso una serpe di un tempio sulla sua ciotola di panna.

Anche l'intento dell'autrice rientra tra gli aspetti che non mi convince appieno. Voleva chiaramente raccontare le motivazioni ed i sentimenti di una figura nota soprattutto per le sue azioni malvagie, però credo che un'operazione simile nel contesto del mito greco sia insensata: a differenza delle fiabe, in cui i ruoli di buono e cattivo sono decisamente netti, nella mitologia non ci sono personaggi totalmente positivi o negativi, motivo per il quale sono diventati spesso protagonisti di tragedie celebri nelle quali si trasformano da vittime a carnefici a seconda del contesto. Il romanzo vorrebbe anche trasmettere un messaggio femminista, peccato che Circe sia l'unico personaggio femminile a venire valorizzato e mostrato in un'ottica positiva: tutte le altre personagge sono descritte come stronze, vanesie ed indolenti, con un'eccezione che da sola non riesce a compensare una sensazione diffusa di acredine tra donne.

L'altro grosso difetto di questo romanzo riguarda il lato fantasy, perché nonostante la protagonista sia una maga, tutto ciò che riguarda la magia è approssimativo e spiegato spesso per metafore. L'elemento fantastico ha inoltre un efficace funzione paraculo, specialmente per quanto riguarda le informazioni fornite dalla narratrice in prima persona: mi sono soffermata più di una volta a chiedermi come facesse Circe ad avere determinate conoscenze, e posso attribuire unicamente alla magia la sua conoscenza del centimetro -che come unità di misura verrà adottata alla fine del Settecento-, della molla (ideata soltanto nel Rinascimento) o del pedigree, un termine inglese derivato dal francese e risalente al 1400. E cosa dire dell'achillea, pianta così chiamata in onore dell'eroe greco da Linneo nel diciottesimo secolo? mi auguro si tratti un easter egg burlone dell'autrice, perché quando Circe la menziona nel testo per la prima volta, Achille non era neanche nato.

View all my reviews

lunedì 15 marzo 2021

"La canzone di Achille" di Madeline Miller

La canzone di AchilleLa canzone di Achille by Madeline Miller
My rating: 2 of 5 stars

"Achille tornò a dedicarsi alle corde, e la musica si levò di nuovo. Questa volta, l'accompagnò col canto, intrecciando la sua voce ricca e chiara alle note"


O IL PIAGNISTEO DI PATROCLO

Guardando a questo romanzo in modo critico, sono consapevole che l'intenzione dell'autrice fosse quella di scrivere una storia dai toni tragici. Il fatto che per contro io abbia riso dalla prima all'ultima pagina non so cosa possa dirvi della mia psiche, ma di certo fa capire che tra me e la cara Madeline qualcosa non è andato per il verso giusto.
"La canzone di Achille" vuole ripercorrere la vita del celebre eroe greco, narrando al contempo la storia d'amore tra lui e Patroclo, che qui diventa la voce narrante. La storia parte dall'infanzia dei due protagonisti, che si incontrano a Ftia quando Patroclo viene mandato lì in esilio e diventa ben presto il compagno di Achille. Il ritmo della narrazione è parecchio disomogeneo: alcuni eventi, magari marginali nel mito, occupano interi capitoli mentre le vicende leggendarie come il duello contro Ettore sono riassunte in poche righe. Vengono inserite anche parecchie sottotrame di cui non abbiamo però una conclusione o un collegamento con la storia principale: ad esempio,viene nominato diverse volte Filottete, e l'arco di Eracle in suo possesso, ma poi il suo personaggio si perde tra le pagine, tanto che il suo ruolo nella caduta di Troia è del tutto assente.
Per quanto riguarda gli avvenimenti narrati, l'autrice rimane grosso modo fedele al mito di base; le modifiche che sceglie di apportare sono sensate in alcuni casi (far rimanere Achille nascono alla corte di Sciro per nove anni non avrebbe avuto molto senso), ma altre non mi hanno convinta appieno. Miller condisce poi il testo con moltissimi riferimenti alla mitologia ed ai poemi -sia di Omero, sia di altri autori classici- che corrispondono ad altrettante strizzate d'occhio al lettore: all'inizio trovavo la cosa divertente, dopo trecento pagine mi sono un po' stufata.
Rimanendo sullo stile, si nota come siano molto presenti le metafore; anche in questo caso, la maggior parte sono carine, però ce n'è troppe e alcune non hanno senso. Per il resto, la narrazione è diretta e scorrevole, peccato per gli eufemismi che rendono ridicole le -fortunatamente poche- scene di sesso (giuro di aver letto cose meno assurde negli Harmony!) e per la traduzione italiana che, in più punti, risulta eccessivamente letterale.
Prima di parlare dei personaggi, che a mio parere sono il punto debole di questo titolo, vorrei concentrarmi sul romance facendo un piccolo gioco: andiamo a leggere un'ipotetica trama che vede come personaggi Protagonista Narratore ed Interesse Amoroso. Protagonista Narratore è descritto come alquanto imbranato e si svilisce continuamente; incontra e si invaghisce di Interesse Amoroso,che è bellissimo, molto forte fisicamente e capace in ogni attività; la relazione tra i due viene contrastata dall'esterno, ma loro la portano avanti comunque; Protagonista Narratore si sente così inferiore ad Interesse Amoroso da rendere il loro rapporto il suo unico interesse; Protagonista Narratore farebbe qualunque cosa per stare insieme ad Interesse Amoroso; quando viene a sapere della morte di Protagonista Narratore, Interesse Amoroso desidera soltanto lasciarsi uccidere. Di quale romanzo sto parlando? Se avete risposto "Twilight", siete in errore: si tratta proprio de "La canzone di Achille", lodato da tutti come una storia incredibilmente romantica, basata però su una relazione che dimostra gli stessi problemi di sbilanciamento e inter-dipendenza di quella scritta da Meyer.
Questo è uno dei motivi per cui i protagonisti mi sono risultati fastidiosi: Patroclo passa il tempo a lamentarsi della sua incapacità in ogni ambito ed a divinizzare Achille, che dal canto suo non viene analizzato a sufficienza perché il lettore possa capire anche soltanto cosa l'abbia spinto ad interessarsi all'altro uomo. Sui personaggi secondari non c'è molto da dire: la maggior parte sono in scena solo per ostacolare in qualche modo il romance tra i protagonisti, non sempre per un valido motivo; tra tutti, salverei soltanto Odisseo e Briseide.
Voglio infine spendere qualche riga per parlare di Teti. Nel romanzo ricopre un ruolo da antagonista, sia per l'odio che mostra verso Patroclo sia per come pilota le vite di Achille e Pirro, ed in generale viene sempre descritta in modo estremamente negativo, senza che si tenti di capire il suo punto di vista; mi è sembrata una scelta molto strana ed infelice, soprattutto considerando che il suo astio verso gli umani deriva dallo stupro subito da Peleo, che al contrario risulta un personaggio molto positivo.

Voto effettivo: due stelline e mezza

View all my reviews