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venerdì 4 agosto 2023

"Red Country" di Joe Abercrombie

Red CountryRed Country by Joe Abercrombie
My rating: 4 of 5 stars

"«Non è forse vero che un uomo che s'intestardisce contro ogni probabilità di successo viene generalmente considerato un incorreggibile idiota piuttosto che un eroe?»
«Il confine tra i due è sempre stato alquanto confuso...»"



IN PRATICA, MIELE È GILDEROY ALLOCK (MA MEGLIO)

Tra tutti i volumi companion de La Prima Legge, "Red Country" è sicuramente quello su cui ho sentito meno opinioni: anche tra i fan più accaniti di Abercrombie, saranno in pochi a definirlo il loro libro preferito. Nonostante fatichi a distinguersi, questo romanzo ha molti punti a suo favore, specialmente per come riesce ad introdurre degli elementi di originalità all'interno dell'universo espanso, a cominciare dall'ambientazione.

Le vicende si svolgono nel continente ad ovest del Midderland, una terra ancora priva di leggi che ricorda parecchio una versione stereotipata ed un po' cinematografica del Selvaggio West: vediamo avventurieri pronti a partire per la corsa all'oro, tribù di selvaggi con la passione per l'amputazione di appendici varie e carovane in viaggio alla ricerca di una terra incontaminata dove cominciare una nuova vita. Un contesto ben diverso da quello simil-medievale dei capitoli precedenti, nel quale si muovono i due POV principali: la mancata affarista Shy Sud -impegnata nel salvataggio dei fratelli rapiti- e Tempio, inizialmente presentato come il legale al seguito dell'immancabile Nicomo Cosca e della sua Brigata della Fausta Mano.

Attorno ai due protagonisti, ruotano un gran numero di personaggi singoli e di gruppi, che rendono la storia più dinamica ed interessante, ma contribuiscono anche alla poca linearità della trama: l'effetto è quello di seguire dei caratteri lasciati allo sbando, anziché incanalati in una narrazione prestabilita dall'autore. Le vicende narrate rappresentano in effetti il primo scoglio all'apprezzamento del romanzo, perché tutte le svolte sono estremamente prevedibili e la scelta di presentare tante, piccole sfide al gruppo protagonista (invece di una grande missione da portare a termine) non aiuta a consolidare la tensione narrativa.

Tensione che viene ulteriormente smorzata dagli antagonisti, che si dimostrano dal primo all'ultimo una grossa delusione: nessuno di loro si pone neanche lontanamente come una vera minaccia, quindi il lettore non riesce mai a preoccuparsi davvero per la sorte dei protagonisti. Anche le morti non colpiscono più di tanto, oltre ad essere stranamente poche in confronto con gli altri libri della saga.

Ma allora dove sono gli aspetti positivi che vi avevo promesso? a parte la già citata, nuova ambientazione, abbiamo due protagonisti di tutto rispetto. Shy e Tempio mi sono piaciuti molto perché presentano dei caratteri per nulla scontati, che nel corso del volume vengono sviluppati in modo decisamente interessante, e complementare: se lei deve capire come essere più dolce e tollerante (con gli altri, ma anche verso se stessa), lui deve imparare la determinazione perché la via più semplice non è quasi mai quella giusta. Attorno a loro orbitano alcuni comprimari interessanti -in primis, Ro e Corlin-, ma soltanto loro riescono veramente a spiccare ed ottenere il giusto spazio per evolvere come personaggi completi.

Ancora una volta lo stile di Abercrombie si dimostra poi brillante e sagace, perfetto per raccontare questo genere di storie. La sua prosa da il meglio quando descrive delle scene di scontro o nei capitoli in cui alterna un gran numero di POV per trattare un singolo argomento o descrivere una specifica vicenda sotto prospettive diverse. Molto gradito anche il ritorno di tanti personaggi dai capitoli precedenti: un motivo in più per recuperare la serie integralmente ed in ordine, così da cogliere le molte citazioni e non incappare in spiacevoli spoiler.

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sabato 11 marzo 2023

"The Heroes" di Joe Abercrombie

The Heroes (First Law World, #5)The Heroes by Joe Abercrombie
My rating: 4 of 5 stars

"«Arriverà un tempo in cui uccideremo in ogni momento della giornata, con ogni stagione e tempo atmosferico. Allora sì che potremo definirci civilizzati, non trovate?»"


DUE MATRIMONI FELICI SU DUE IN UN GRIMDARK: MIRACOLO

Con il tempo mi sono accorta che tendo ad orbitare quasi sempre verso romanzi di media lunghezza, perché i titoli troppo brevi raramente mi convincono in pieno, e per contro quelli con 500 pagine o più mi intimidiscono: penso sempre che potrei leggere due libri "normali" anziché uno così lungo! Ed ecco perché ho aspettato tanto per recuperare i volumi companion de La Prima Legge, ma la bella esperienza di lettura de "Il sapore della vendetta" mi ha spronata a continuare anche con gli altri; ed infatti parliamo di "The Heroes" che ovviamente ho impiegato più di una settimana per completare. Per fortuna la prosa di Abercrombie riesce sempre a trascinarmi nel Mondo Circolare, rendendo intrigati i suoi tomoni.

Lasciata la Styria, la narrazione ci porta questa volta nel continente settentrionale dove, ad otto anni dalla conclusione de "L'ultima ragione dei re", è in corso un conflitto che vede contrapporsi gli Uomini del Nord sotto la guida di Dow il Nero contro una coalizione formata dai soldati fedeli a Mastino e l'esercito dell'Unione (qui tradotto come Alleanza) capitanati dal Lord Maresciallo Kroy. Scontento per il protrarsi della guerra, il Primo Mago Bayaz raggiunge l'armata ed ordina di convogliare le forze in un'unica, grande azione militare; si arriva così al cuore del romanzo, che racconta principalmente i tre giorni di battaglia nella città di Osrung e nella campagna vicina, dove sorgono alcuni circoli di pietre tra i quali quello noto come gli Eroi.

La storia è quindi estremamente circoscritta -sia nel tempo sia nello spazio- ma si intuisce facilmente che le ripercussioni di questi eventi non saranno tanto importanti per il volume in sé quanto per quelli successivi ambientati nello stesso universo narrativo. Questa prospettiva alletterà magari i fan del caro Joe, però ha come rovescio della medaglia una trama troppo dipendete dagli altri libri: non tanto da rendere la lettura incomprensibile, ma abbastanza da lasciare perplesso chi ci si approcci convinto di leggere un romanzo autoconclusivo a tutti gli effetti.

Un difetto che reputo totalmente soggettivo riguarda invece i POV principali: a differenza degli altri titoli di Abercrombie ho faticato non poco ad apprezzare questi protagonisti. Quelli che più mi hanno convinta sono Finree "Fin" dan Brock ed il Principe Calder, soprattutto per come risultano vitali nella risoluzione dell'intreccio; anche Curden lo Strozzato ha un buon arco narrativo nell'insieme, mentre il Colonnello Bremer dan Gorst non sarà un personaggio particolarmente accattivante ma regala comunque qualche battuta divertente. A non essermi proprio andati giù sono stati il Caporale Tunny e Beck, specialmente quest'ultimo che non ha neppure il merito di fungere da comic relief; la sua storia poteva essere tranquillamente omessa o accorpata ad altre. Anche perché questi sei non sono gli unici POV presenti: una buona parte del numeroso cast racconta almeno un paragrafo dalla sua prospettiva, aggiungendo anche pensieri e opinioni sugli altri.

Proprio l'intrecciarsi di queste prospettive è uno degli aspetti più particolari e riusciti del romanzo, perché risulta molto utile per descrivere le scene più caotiche in modo comprensibile ed interessante, con il punto di vista che passa da vittima a carnefice e viceversa, in un crescendo incalzante. In generale, tutti i combattimenti vengono descritti in modo verosimile, dando anche spazio alle emozioni dei personaggi, senza per questo sacrificare la chiarezza del testo.

Ho apprezzato particolarmente il buon mix di personaggi già noti (tra gli altri ritornano Mastino, Ishri e Brivido) con alcuni del tutto inediti, che si uniscono all'intreccio di base dell'universo narrativo, ed infatti mi aspetto di vederli ancora presenti nei seguiti. Anche dividere a metà lo spazio dato alle due fazioni è stata una valida scelta: seppur tutti i personaggi scritti da Abercrombie siano discutibili nella migliore delle ipotesi, nei volumi precedenti si era sempre portati a patteggiare per un determinato gruppo, mentre qui viene posto l'accetto proprio sull'assenza di una parte nel giusto.

L'edizione italiana presenta poi un problema tutto suo, ossia la combinazione di una traduzione spesso farraginosa, dei nomi diversi rispetto agli altri volumi ambientati nel Mondo Circolare e dei refusi sempre più numerosi con il procedere della lettura. Speriamo quindi in una ripubblicazione che non solo renda nuovamente disponibile questo titolo nel nostro Paese, ma gli ridia anche dignità.

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venerdì 23 dicembre 2022

"Il sapore della vendetta" di Joe Abercrombie

Il sapore della vendettaIl sapore della vendetta by Joe Abercrombie
My rating: 5 of 5 stars

"Lasciò che la mano guantata cercasse tra le lame sulla rastrelliera, per poi arrestarsi e tornare indietro. Una lunga spada d'acciaio grigio a regola d'arte ... Il buon acciaio si piega, ma non si spezza. Il buon acciaio resta sempre pronto e affilato. Il buon acciaio non sente alcun dolore, nessuna pietà e, soprattutto, nessun rimorso"


BENVENUTI IN STYRIA: TERRA DI SICARI SCARSI E MERCENARI PIGRI

Quasi due anni dopo aver completato la trilogia La Prima Legge, mi sono finalmente decisa a tornare nel mondo fantastico creato da Abercrombie con "Il sapore della vendetta", prima storia companion in una sorta di serie composta da romanzi autoconclusivi e racconti che fanno da ponte tra le due trilogie principali.
L'azione questa volta si concentra sulla Styria, isola ad est dell'Unione divisa tra tanti staterelli in perenne contrasto tra loro, non a caso qui assassini prezzolati e compagnie mercenarie sono molto richiesti. Da "L'ultima ragione dei re" sono trascorsi pochi anni, ma nel Mondo Circolare è già tempo per nuove guerre; a mettere in moto gli eventi è infatti la sete di potere del Granduca Orso di Talins: ad un passo dal diventare sovrano, il nobile si persuade che i fratelli Monzcarro "Monza" e Benna Murcatto, generali delle Mille Spade al suo servizio, mirino a loro volta al trono e per questo li fa uccidere. Sopravvissuta miracolosamente alla trappola, Monza giura vendetta verso l'uomo che le ha portato via tutto e chi lo ha aiutato.
Pur essendo il motore dell'azione, quello di Monza non è l'unico punto di vista all'interno del romanzo, ma è solo il primo in un ricco cast di personaggi vecchi e nuovi. Tra i grandi ritorni abbiamo Caul il Brivido, Nicomo Cosca e Shylo Vitari, che qui giocheranno un ruolo decisamente più rilevante rispetto a La Prima Legge; rivediamo anche alcune figure importanti per le sorti del conflitto che continua imperituro nell'intero Mondo Circolare, come Ishri e Zolfo. I POV inediti riguardano invece l'avvelenatore Castor Morveer, l'ex carcerato Ghigno e, più avanti nella storia, il misterioso sicario Casimir "Cas" dan Shenkt.
Come nella serie madre, questi personaggi sono il grande punto di forza della prosa del caro Joe; pur non essendo in nessun caso delle belle persone, riescono in poche scene ad entrare nel cuore. L'alta qualità dei loro ritratti psicologici permette inoltre all'autore di strutturare delle ottime relazioni, che vanno dall'attrazione romantica, al legame familiare, al disprezzo più genuino; quanto se non più che nei volumi precedenti, si parla anche delle dinamiche interne ai giochi di potere, in questo caso tra i vari nobili a capo delle regioni styriane, inizialmente non così rilevanti per la trama ma via via sempre più importanti per la risoluzione finale.
Nel romanzo non mancano poi battaglie di ogni tipo e violenza decisamente sopra le righe, entrambi elementi che personalmente ho apprezzato, seppur mi renda conto che da un lato potrebbero turbare un lettore più sensibile e dall'altro non sempre risultano verosimili: in diverse occasioni i personaggi vengono feriti gravemente, ma basta lasciar trascorrere qualche giorno e, alla scena successiva, li si ritrova in perfetta salute.
Tra i pregi voglio infine includere i colpi di scena -soprattutto nella parte finale- per nulla banali e capaci di dare quel quid che sembrava mancare alla trama, ed il modo in cui si affronta il tema della vendetta. Quella di Monza non è infatti l'unica della quale si parla in questa storia, anzi: tutti i personaggi sono mossi da un desiderio di rivalsa gli uni verso gli altri, tanto che i più fedeli alleati si trasformano nei peggiori nemici e viceversa; trovo che Abercrombie sia stato bravo nel veicolare un messaggio di base paternalistico, senza per questo risultare affatto pedante.
Nonostante i miei elogi, il romanzo ha diversi difetti, primo tra tutti l'edizione italiana: ad oggi quasi introvabile (e forse è un bene) è decisamente scarsa, sia nella qualità dei materiali che nella svogliatezza della traduzione, palesemente priva di un minimo di revisione. Non mi ha poi fatta impazzire la fretta con cui si passa da una scena all'altra, come se mancasse qualche pagina a fare da ponte, e la scelta di non approfondire più di tanto alcuni personaggi decisamente interessanti come l'apprendista avvelenatrice Day, alla quale mi aspettavo fosse dato più spazio.
Ci tendo a sottolineare questa valutazione è molto più personale del solito: in genere cerco di analizzare i libri in modo distaccato, tenendo conto dei problemi anche in quelli che mi colpiscono in positivo, ma questa volta riconosco di essermi lasciata guidare dal cuore, e anche un po' dalla nostalgia per il Mondo Circolare che mi mancava più di quanto pensassi.

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lunedì 18 gennaio 2021

"L'ultima ragione dei re" di Joe Abercrombie

 L'ultima ragione dei re (La Prima Legge, #3)L'ultima ragione dei re by Joe Abercrombie

My rating: 4 of 5 stars

"Le prove sono noiose, stancanti, irrilevanti, e la gente preferisce bersi una facile frottola piuttosto che andare alla ricerca di una verità difficile, soprattutto se questo torna a loro favore"


NESSUNO HA CIÒ CHE MERITA. E VA BENE COSÌ

Con "L'ultima ragione dei re" si conclude la prima trilogia di Joe Abercrombie ambientata nel Mondo Circolare; e si tratta senza dubbio di una conclusione che, pur lasciando molti lettori insoddisfatti, mantiene la propria coerenza con il tono dell'intera serie.
Come per i volumi precedenti, la storia segue i sei punti di vista dei personaggi principali, ma qui abbiamo molti più capitoli in cui i POV vengono affiancanti, anche perché ci sono parecchie scene in cui tutti i protagonisti sono riuniti nel medesimo luogo. Per ricapitolare un po' gli eventi e le mie impressioni, sfrutterò anch'io i nostri sei (per nulla) eroi.
West è il personaggio che mi ha interessata meno, forse perché gli spunti più intriganti sul suo percorso li abbiamo avuti in "Non prima che siano impiccati"; qui ha un ruolo molto marginale, sia durante la guerra contro Bethod sia nella battaglia di Adua, che trovo mal gestita in generale. Unico suo momento apprezzabile è la manipolazione ai danni dei due generali, in cui lo vediamo dimostrare un po' dell'intelligenza che gli ha permesso di fare strada nell'esercito.
Anche Mastino è stato notevolmente ridimensionato, in particolare nella seconda metà della storia, tanto che l'autore sembra dimenticarsi di lui nell'epilogo. Lo ritroveremo forse nei volumi seguenti? non voglio farmi spoiler andando a controllare, ma sicuramente in questo libro avrebbe potuto dare qualcosa di più oltre ad assistere alla morte dei suoi compagni. Tra l'altro, tutte le morti descritte in questo volume sono perfette per il tipo di storia: nessuna azione eroica o avversario formidabile, i personaggi muoiono in modo casuale e per ragioni banali, e lo trovo assolutamente azzeccato.
Nonostante una conclusione frettolosa, Ferro si conferma il mio personaggio preferito; il suo contributo alla trama è circoscritto alla scena in cui usa il Seme, ma riesce a dare sempre un'idea di dinamismo alla narrazione. Giuro che non è il mio lato da shipper a parlare, ma troncare così la sua relazione (non necessariamente romantica) con Logen mi ha lasciata perplessa, anche perché sembra che nessuno si sia preso la briga di spiegare a lui cos'ha passato 'sta poraccia.
Passando proprio a Logen, devo ammettere di averlo mal sofferto per tutto il romanzo: come per Mastino, il suo ruolo si esaurisce con la sconfitta di Bethod, e poi lo vediamo vagare senza un reale obiettivo. Ho adorato però la sua ultima scena, che riprende brillantemente la prima de "Il richiamo delle spade"; una conclusione circolare che trovo alquanto adatta al personaggio.
E passiamo finalmente a qualcuno che, pur risultando quasi inutile ai fini della trama, per lo meno ci da qualche gioia. Jezal ci permette di sperare che, con il tempo, il suo governo diventerà più illuminato e giusto; è anche uno dei pochi personaggi a regalarci qualche scena divertente in un romanzo che, per il resto, mantiene un tono generalmente cupo, anche più dei precedenti.
Per quanto riguarda il buon Glokta, dopo aver compiuto azioni pressoché inutili per ben due libri, qui lo vediamo decisamente più centrale per l'intero volume, tanto che l'epilogo è gestito quasi interamente da lui. Nel complesso il finale concessogli dall'autore è quello più positivo, anche se bisogna ricordare che è forse il personaggio sul quale si era accanito di più fino ad allora.
Ci sono infine un paio di dettagli che, tutto considerato, rendono questo volume meno valido del secondo. Il primo è l'assenza degli antagonisti -che in realtà è una costante della serie- ma qui mi sarei aspettata di vederli finalmente in azione, per lo meno nello scontro finale, invece il caro Khalul è tutt'ora uccel di bosco; il secondo aspetto riguarda la rivelazione sui piani di Sult che, oltre ad essere incoerente con quanto mostrato nei libri precedenti, stravolge completamente la psicologia del personaggio. Nonostante questi (ed parecchi altri!) difetti, la serie mi ha intrattenuta molto: sono curiosa di leggere altro scritto da Joe.

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lunedì 30 novembre 2020

Wrap-Up - Letture di novembre 2020

Wrap-Up - Letture di novembre 2020


A novembre sono stata abbastanza produttiva in termini di letture concluse. Peccato che nessuna mi abbia davvero colpita al cento per cento, ma soprattutto peccato per un paio di cocenti delusioni che hanno segnato la seconda metà del mese.

Ho iniziato il mese con la lettura di "The Bird and the Blade" di Megan Bannen, romanzo che mi aspettavo sarebbe stato incentrato su un'avventura fantasy, con i personaggi in viaggio nell'Impero Mongolo al momento del suo massimo splendore. Non è andata affatto come previsto, perché questo titolo è maggiormente focalizzato sulla relazione romantica tra i due protagonisti, senza alcun elemento fantastico; stranamente sono rimasta comunque catturata dalla storia -della quale ho già pubblicato QUI una recensione- e nel complesso l'ho valutata con quattro stelline.


Successivamente, ho continuato la serie La prima legge di Joe Abercrombie leggendo "Non prima che siano impiccati", ossia il secondo volume della trilogia. Un secondo volume che parte un po' lento -a causa degli eventi del primo capitolo, del quale ancora risentono il ritmo e l'intreccio- per poi migliorare decisamente, specie quanto si arriva ai vari scontri che vedono i nostri protagonisti in azione nel loro elemento naturale: la lotta più spietata e sanguinosa.
La struttura rimane fedele a quella de "Il richiamo delle spade" (ne parlo QUI), con gli stessi sei punti di vista che in alcuni capitoli vengono sovrapposti perché i diversi personaggi si trovano nel medesimo luogo. In particolare seguiamo: West e Mastino nell'Angland minacciata dall'esercito di Bethod; Logen, Jezal e Ferro nel gruppo riunito da Bayaz per svolgere un'importante missione nel continente ad ovest; Glokta e i suoi pratici, nella città di Dagoska assediata dall'imperatore Gurkish prima, e di nuovo ad Adua negli ultimi capitoli. Anche in questo secondo libro lo sviluppo della trama orizzontale è parecchio limitato, perché gli elementi che avvicinano le storie dei protagonisti alle vicende politiche del Mondo Circolare sono centellinate; Abercrombie si dimostra però abbastanza abile nel fornire degli indizi ben pensati per non rivelare troppo, e al contempo dare al lettore degli spunti su cui fare congetture per il futuro.

I personaggi principali ed i rapporti tra loro si confermano il punto di forza della trilogia. L'autore si prende parecchio spazio per costruire gradualmente delle amicizie improbabili ma del tutto riuscite, come anche alcune relazioni romantiche -in questo caso, ho un paio di riserve perché mal sopporto l'introduzione di personaggi femminili al solo scopo di affiancare un protagonista maschile (di solito per metterne in luce determinate caratteristiche).
Per quanto mi abbiano convinto i protagonisti di Abercrombie, aumentano le mie perplessità relativamente agli antagonisti: compaiono troppo di rado e con ruoli non sempre rilevanti, oltre a risultare monodimensionali nelle azioni e negli atteggiamenti. Ho trovato da ridire anche in un paio di scene di combattimento che si risolvono in modo a dir poco conveniente per i nostri eroi.
Nulla di troppo grave comunque, infatti il libro si lascia leggere in modo scorrevole, e risulta molto divertente tanto che è facile scordare di aver di fronte un grimdark in più di una scena.
Il mio voto è di quattro stelline e mezza.

Come terzo titolo, ho concluso la lettura di "Flatlandia" di Edwin A. Abbott,
ovvero il classico per il mese di novembre. Racconto decisamente breve e semplice, ma non per questo di immediata comprensione: bisogna prestare molta attenzione ad ogni nuovo elemento introdotto in questo mondo fantastico. Per fortuna, lo stile è immediato e sempre chiaro; anche per questo, la mia valutazione è stata di cinque stelline, ma se volete saperne di più vi invito a fare una salto QUI e leggere la recensione completa.

 

La lettura che ho iniziato poi mi stava un po' annoiando (tranquilli, ne parleremo tra qualche riga) quindi ho deciso di concedermi una pausa dalla TBR con un titolo presente da eoni nella mia libreria: "La soglia" di Ursula K. Le Guin, autrice che mi incuriosisce molto anche per la sua opera più celebre, ossia la saga Terramare. Anche questo romanzo può essere considerato un fantasy, pur andando oltre questa categorizzazione dal momento che l'avventura narrata è soltanto un pretesto per mettere in scena un'enorme allegoria dell'emancipazione dei due protagonisti.
Con una trama tipica dei portal fantasy, la Le Guin ci introduce le vite grigie di Hugh e Irene: lui commesso in un discount con velleità di bibliotecario soffocate sul nascere dalla snervante madre, lei impiegata di basso livello divisa tra il desiderio di indipendenza e la volontà di non abbandonare la famiglia in balia del patrigno violento. In momenti diversi, i due scopriranno di poter raggiungere una realtà parallela, nella quale il tempo scorre in modo bizzarro, che rappresenta un posto in cui essere se stessi ed affrontare le proprie paure; qui si svolte la parte fantastica della vicenda, con un intreccio che potrebbe aver ispirato "Il gigante sepolto" di Kazuo Ishiguro (QUI la recensione) in parecchi elementi, come la lotta metaforica e fisica a tempo stesso contro la draghessa.
Ho trovato estremamente interessante il mondo ideato dalla Le Guin, soprattutto per la particolarità delle leggi magiche e per l'idioma che ha inventato, per cui i dialoghi risultano sempre un po' criptici. Ottima la presenza di alcune scene condivise tra i POV, così da poter mostrare le reazioni distinte dei protagonisti a quanto succede.
Nonostante questi aspetti positivi, il romanzo risulta parecchio ostico, soprattutto se -come me- lo iniziate pensando di trovarvi di fronte ad un classico epic fantasy; ad esempio, la scena del combattimento è estremamente anticlimatica. L'autrice lascia anche sospeso moltissime sottotrame: non sappiamo cosa succederà alla madre e ai fratellastri di Irene, se il villaggio di Tambreabrezi (o Tembreabrezi, nella versione originale) supererà l'isolamento forzato, cosa sia accaduto anni prima al trisavolo del Podestà e neppure se la passione della madre di Hugh per l'esoterismo centri qualcosa con la scoperta della soglia.
Per quanto riguarda la parte romance -se così possiamo definirla- trovo che Hugh e Irene siano una coppia valida solo sulla carta, ma visto che tutta la storia si basa su un gioco di allegorie dobbiamo lasciarli al loro lieto fine sulla sola fiducia. A questo punto però non capisco a cosa sia servito inserire l'insta love tra Hugh e Allia, mentre l'interesse di Irene per Sark è già più sensato ma poco approfondito, come molti altri aspetti di questo romanzo decisamente troppo breve.
Il mio voto è di tre stelline e mezza.

 

Parliamo ora del libro che mi ha quasi procurato una slump, ossia "The Midnight Star" di Marie Lu, il terzo ed ultimo capitolo della serie The Young Elites, alla quale ho dedicato un post per la rubrica Lettura d'Insieme che potete trovare QUI.
E partiamo ponendoci una domanda relativa alla serialità di quest'opera: c'era bisogno di fare una trilogia? A mio avviso il materiale letterario sarebbe potuto andar bene per un volume autoconclusivo, o al più una duologia; infatti, oltre metà di questo terzo libro è composta da scene ripetute sempre uguali (in particolare, Adelina che si deprime random) e da morti di personaggi per i quali l'autrice aveva evidentemente ormai esaurito le idee, che risultano del tutto prive di patos.
La trama effettiva copre l'ultimo terzo del libro, e addirittura era già stata spiegata per sommi capi in "The Rose Society" (ne parlo QUI). Vediamo gli Elites rendersi conto dell'imminente fine del mondo, causata dalla presenza dei loro poteri divini nel mondo mortale, e quindi decidere di risolvere il problema con una missione verso un posto, dove faranno una cosa, con una certa procedura. E se tutto ciò vi pare un po' troppo vago, tranquilli: Raffaele ha studiato il piano alla perfezione... peccato che non dica mai nulla a noi poveri lettori, e l'autrice stessa non si sforzi di spiegare dove lui abbia reperito informazioni tanto specifiche visto che loro sono i primi Elites esistenti.
Tra l'altro, questo risvolto sull'origine dei poteri e la loro influenza sulla realtà, va a contraddire uno dei temi maggiormente positivi della serie: sin dal primo libro, la storia mostrava al lettore come i cosiddetti malfetto venissero discriminati per le loro menomazioni fisiche, tanto che una delle sottotrame principali riguardava l'odio di Teren nei confronti di quelli che considerava degli abomini; ma a quanto pare il caro Teren aveva ragione, perché è proprio la presenza degli Elites ad innescare la distruzione del mondo!
Ho riscontrato altri problemi (tranquilli, nella Lettura d'Insieme mi concentro anche sugli aspetti positivi), come la serie di coincidenze a favori di trama che fanno sospirare "How convenient!", o la confusione sulla mitologia del mondo che perdura dopo ben tre romanzi. Si ha anche la sensazione che, tra il secondo ed il terzo libro, tutto sia rimasto fermo ad eccezione delle conquiste di Adelina: in un intero anno Raffaele non ha cercato nuovi Elites, Maeve se n'è tornata a casa e basta, etc.
Nel complesso posso salvare solo le scene di Magiano, che fortunatamente abbondano. Per il resto, questo ultimo volume è stato davvero noioso e -cosa ancor più grave- non mi ha per nulla commossa nonostante l'autrice punti molto sul fattore emotivo nel finale.
Il mio voto è di due stelline.

Non avrei dovuto lamentarmi per non aver pianto con quest'ultimo libro, dal momento che la lettura del titolo successivo mi ha completamente prosciugata. "Il ritratto vivente" di Willem Jan Otten parte come una storia simpatica su un quadro che si interroga su quale soggetto verrà ritratto sulla sua tela, per poi proseguire in una serie di cupe riflessioni e sottintesi angoscianti; ironia della sorte, mi è pure piaciuto e gli ho assegnato quattro stelline e mezza. Potete già leggere QUI la recensione dettagliata del romanzo.

 

Visto che ultimamente ho poche serie in lettura, ho deciso di iniziare la tetralogia The Greatcoats di Sebastien De Castell, che attendeva da qualche mese in libreria e mi dava l'impressione di poter diventare un nuovo preferito. Ed è stato così, ma solo in parte.
"Traitor's Blade" parte da un ottima premessa, ossia una versione fantastica e più oscura de "I tre moschettieri" di Alexandre Dumas padre (QUI la recensione); la storia si ambientata in un regno immaginario in cui cinque anni prima rispetto all'inizio della vicenda il buono e giusto re Paelis è stato assassinato dai duchi, che ora possono governare liberamente -e crudelmente- su una popolazione misera e sottomessa. A narrarci le vicende è Falcio Val Mond, un tempo Cantor (aka il comandante) dell'equivalente locale dei Moschettieri: i Greatcoat, così chiamati per gli speciali cappotti che indossano; questo corpo è stato sciolto alla morte dell'ultimo sovrano, ma lui e i suoi compagni Kest e Brasti sperano ancora di poter riunire il loro gruppo e riportare la giustizia del re in un mondo dove la violenza e la corruzione la fanno da padrone. La trama si sviluppa seguendo i tentativi di Falcio di portare a termine l'ultimo incarico ricevuto da Paelis, mentre alcuni flashback ci mostrano dei frammenti della sua vita passata, dall'infanzia fino allo smantellamento dei Greatcoat.
Parto subito con le lamentele, così poi possiamo dedicarci agli aspetti positivi di questo titolo. Innanzitutto ci sono le promesse disattese: vista la sinossi proposta, mi aspettavo che i personaggi di Kest e Brasti avessero molto più spazio nella storia, mentre risultano davvero marginali. Abbiamo poi un sistema magico del quale non sappiamo quasi nulla, cosa che irrita non poco nelle scene in cui sta accadendo qualcosa di magico ed il lettore non ne capisce minimamente la logica; lo stesso discorso vale per la "religione" di questo mondo, o meglio il sistema degli dei e dei santi. Ci sono infine troppe coincidenze fortuite ed incontri improbabili, che fanno sollevare gli occhi al cielo, e a poco vale far comparire dovunque la Tailor come fosse una novella Infermiera Joy.
E passiamo finalmente ai motivi per i quali, nel complesso, il romanzo mi è piaciuto e sono molto curiosa di continuare questa tetralogia. Per quanto riguarda le aspettative disattese, rimango speranzosa che i prossimi libri saranno maggiormente chiari (io esigo di vedere sul serio il duello di Kest!) e comunque questo volume rimane fedele nel suo proposito di seguire la storia di Falcio, infatti ho molto apprezzato la caratterizzazione del suo personaggio e tutte le relazioni che intreccia nel corso della storia. Mi sono piaciute anche le tante strizzatine d'occhio alla letteratura classica ed alla mitologia, come il personaggio di Ethalia che rappresenta la dea Calipso. Ma soprattutto questo è un libro che, a dispetto di diversi momenti cruenti e tragici, non si prende troppo sul serio e riesce a strappare parecchie risate con le sue battute caustiche.
Il mio voto è di quattro stelline.

 

Ultima lettura, non solo del mese ma anche della mia TBR iniziale, è stata "Le sorelle" di Claire Douglas; thriller psicologico, nonché debutto di quest'autrice il cui passato da giornalista patinata si fa sentire in modo evidente tra le pagine del suo primo romanzo.
L'intreccio segue la giornalista freelance (visto?) trentenne Abigail "Abi" Cavendish, che sta vivendo un periodo molto difficile dopo aver perso la gemella Lucy in un tragico incidente meno di due anni prima. Abi crede di vedere ovunque la sorella, ed è così che incrocia la strada di Beatrice "Bea" Price e del suo gemello Ben; la sua nuova amica è infatti molto simile a Lucy, sia nell'aspetto sia nel carattere. La trama si complica quando Abi decide di trasferirsi nella casa dei due fratelli ed iniziano una serie di dispetti e ripicche che sembrano voler distruggere la sua amicizia con Bea e l'amore appena nato per Ben.
Dico subito quali sono stati gli unici due elementi positivi di questo romanzo, così poi posso scatenare il mio lato più critico e frustrato (da questa lettura). Apprezzo che la traduzione del titolo sia stata fedele -anche se si poteva fare qualcosa per migliorare la pessima risoluzione della cover; inoltre, lo stile della Douglas risulta immediato e scorrevole con la conseguenza che, pur detestando la storia, non si fatica ad arrivare alla fine.
Ma cominciamo con la narrazione a POV alternati: perché adottare la prima persona nei capitoli dedicati ad Abi e la terza in quelli di Bea, se poi di entrambe vengono inseriti i pensieri, e censurate le parti rivelatrici? Lo stile dell'autrice poi è eccessivamente semplice, soprattutto nelle descrizioni: si passa dal ripetere fino alla nausea lo stesso dettaglio (quante volte ancora vuoi dirmi che Ben ha le lentiggini?), al dilungarsi inutilmente sull'abbigliamento dei personaggi, che tra l'altro è tutto quanto rimane in mente a fine lettura. Ma il vero crimine stilistico è la spiegazione delle metafore, anche quelle banali come la famiglia di Abi senza più Lucy che viene paragonata ad un tavolo con solo tre gambe.
Per quanto riguarda i personaggi, ad esclusione dei tre principali, abbiamo solo una parata di macchiette dotate di una sola caratteristica: Pam parla a vanvera, Cass adora Bea, Eva spettegola mentre prepara piatti da riscaldare a nastro, etc. Come protagonista, Abi si dimostra incredibilmente stupida e priva di istinto di autoconservazione; Bea e Ben sono incommentabili: unicamente funzionali alla trama.
La cosa più fastidiosa è però il senso di vuoto che lascia l'epilogo della storia, perché nessuno dei tre compie la minima evoluzione rispetto all'inizio e tutto sembra ricominciare da capo. In pratica, più di trecento pagine buttate nel cesso.
Il mio voto è di una stellina e mezza.

DOVE COMPRARE QUESTI LIBRI

venerdì 31 luglio 2020

Wrap-Up - Letture di luglio 2020

Wrap-Up - Letture di luglio 2020



Andiamo a riepilogare le letture di questo mese che, pur essendo abbastanza numerose e variegate, non mi hanno del tutto conquistata neppure nei titoli migliori. Ma tranquillizzatevi, perché le delusioni non sono comunque mancate!


Dopo parecchi mesi sono finalmente riuscita a continuare la trilogia The Young Elites di Marie Lu con il secondo volume "The Rose Society", che rispetto al primo capitolo ho trovato decisamente più lento e prevedibile, ad eccezione della parte finale in cui l'autrice si è dimostrata nuovamente capace di rimescolare le carte in tavola e lasciare noi lettori con molti dubbi su dove andrà a parare il terzo e ultimo libro della serie.

La struttura del romanzo rimane pressoché invariata, con il solo POV di Enzo che viene rimpiazzato da quello della regina del Beldain Maeve. Nella prima parte del volume le diverse storyline sono un po' troppo divise e bisogna aspettare diversi capitoli prima di cominciare a vedere il quadro generale: da un lato abbiamo Teren impegnato a schiavizzare ed uccidere i malfetto come un novello Hitler, e Raffaele che -portati i rimanenti Daggers al di là del mare- si prepara a muovere contro Giulietta e i suoi inquisitori, mentre nel POV principale vediamo Adelina e Violetta nell'isola di Merroutas alla ricerca di Elites pronti ad allearsi con loro.

Una volta superata questa prima parte, la trama acquisisce un ritmo gradevole, seppur i sogni, le illusioni e i sussurri nella testa della protagonista facciano a gara per allungare inutilmente il brodo. Sono presenti anche alcune scene molto telefonate (come il reclutamento dei mercenari del Night King) o fin troppo convenienti per portare la trama in una certa direzione.

Ho apprezzato i nuovi personaggi introdotti in questo capitolo, in particolare Magiano sembra un buon bilanciamento tra spigliatezza e cinismo; mi dispiace invece che Violetta sia stata quasi sempre ridotta ad un personaggio di contorno: l'autrice avrebbe potuto sfruttarla di più, invece di trasformarla in una mera shipper della sorella.

Nonostante questi -e parecchi altri- difetti, la serie si mantiene coerente con il messaggio di partenza. Speriamo solo in una degna conclusione, che confermi il coraggio narrativo dimostrato finora dall'autrice.

Il mio voto è di due stelline e mezza.



Seguendo la mia TBR -nonché l'elenco dei dieci autori che mi ero ripromessa di leggere quest'anno- ho affrontato poi "Le Gazze Ladre" di Ken Follett, la sua ennesima storia di spionaggio militare ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale. La lettura è stata una serie di montagne russe tra aspetti molto gradevole ed altri decisamente negativi: nel complesso ho dato tre stelline al volume e ne ho scritto una recensione che potete trovare QUI.



Come terza lettura ho affrontato il classico di questo mese che, per una volta mi ha portato verso un genere letterario lontano dai miei gusto: le raccolte di racconti o di novelle. Per fortuna con J.D. Salinger non si può sbagliare, e devo ammettere di aver apprezzato quasi tutti i suoi "Nove racconti". Trovate QUI la mia recensione completa, senza spoiler nonostante la brevità delle storie, mentre il mio voto globale è quattro stelline e mezza.



Sono poi riuscita a terminare la serie Chocolat di Joanne Harris con il terzo capitolo "Il giardino delle pesche e delle rose", rose che non ho capito dove abbia visto chi ha scelto la traduzione del titolo, ma l'importante è aver finito una trilogia che ho trovato decisamente tediosa da leggere.

In realtà non sarebbe una trilogia perché nel frattempo l'autrice ha pubblicato un quarto libro, ma possono essere letti tutti come degli stand-alone: ognuno si concentra su una storia a parte e se ci sono riferimenti agli altri volumi la Harris fornisce comunque tutte le spiegazioni del caso.

In questo terzo romanzo vediamo il ritorno di Vianne con le sue figlie a Lansquenet, in teoria per una breve vacanza ma in realtà portata dal vento, per giungere come sempre a risolvere i problemi di tutti; su questo aspetto mi trovo inquietantemente d'accordo con Paul-Marie quando deride la tendenza della protagonista a voler fare l'eroina, a volte perfino non richiesta. La trama presenta una forte componente mistery, concentrandosi particolarmente su chi stia creando tensione tra gli abitanti del paese e i maghrébins che popolano Les Marauds, arrivando anche a compiere azioni criminali come incendi dolosi ed aggressioni fisiche.

Questa scelta ha permesso di dare più concretezza e logica alla storia, cosa che ho apprezzato, come pure -inaspettatamente- i capitoli dal punto di vista di Francis, che si alternano a quelli di Vianne. Il ritorno dei loro due POV non è l'unica somiglianza con "Chocolat" (ne parlo QUI) che nel testo viene citato di continuo, con tanto di personaggi pronti a rimpiazzare i defunti o chi è ormai cambiato, oppure assurdità alle quali l'autrice ci ha abituati, come l'assenza delle forze dell'ordine o i pettegolezzi prima criticati e poi sfruttati ipocriticamente da parte di Vianne.

Anche la tematica dell'accettazione di una cultura diversa viene ricalcata sul modello di quanto successo anni prima con i vagabondi del fiume, ma in questo caso il tutto ha un'aria molto pesante perché la diffidenza verso i musulmani non è data da problematiche sociali o economiche bensì dalla mera differenza religiosa; non dico sia una situazione surreale ma ai giorni nostri è un aspetto secondario rispetto agli altri, tanto che il libro sembra ambientato almeno un paio di decenni fa.

Nel complesso il romanzo non porta nulla di nuovo alla storia, se non nell'epilogo, ma per chi ha trovato piacevoli i volumi precedenti può essere una lettura gradevole, un altro capitolo nella vita di Vianne Rocher, novella Batman sempre pronta ad intervenire quando il Batsegnale ventoso si fa sentire.

Il mio voto è di tre stelline.



Per concludere la mia TBR del mese ho letto "The Female of the Species" di Mindy McGinnis, un thriller psicologico che trasmette tra le righe anche molti messaggi positivi per il target YA al quale si rivolge, tanto da essersi inaspettatamente meritato quattro stelline e mezza. Per saperne di più, trovare QUI il mio commento dettagliato per un romanzo che purtroppo non è ancora arrivato in Italia.



Dopo anni di paziente attesa sugli scaffali della mia libreria, ho finalmente deciso di dare spazio ad una serie di Joe Abercrombie, autore che avevo la quasi certezza di apprezzare perché viene spesso accostato a Mark Lawrence. Sto parlando della trilogia La prima legge (o meglio, la prima trilogia ambientata in questo vastissimo mondo fantastico), e più in particolare de "Il richiamo delle spade".

Il romanzo viene narrato in terza persona ma concentrando il focus sui tre personaggi principali, affiancati da altri tre secondari, a parte i capitoli più importanti che hanno dei paragrafi alternati al loro interno; ciò non crea alcuna confusione durante la lettura, aiuta anzi a capire meglio la caratterizzazione che è l'aspetto del libro sul quale l'autore ha dato maggiormente attenzione. Per contro, la trama viene un po' trascurata, limitata al solo riunirsi dei protagonisti nella città di Adua da dove partiranno alla fine del volume per la missione vera e propria. Questo non si traduce necessariamente in un ritmo lento perché i personaggi sono talmente carismatici e dinamici che non si trova tempo per annoiarsi.

Ho trovato estremamente coinvolgente la narrazione di Abercrombie, in particolare nelle molte scene di combattimenti che vengono descritti sempre in modo chiaro e semplice da seguire, cosa che non si può dire degli spostamenti tra le città e gli Stati perché questi non vengono quasi mai raccontati direttamente. Anche la scelta di adottare spesso un linguaggio scurrile è appropriata dal momento che l'ambientazione ed i personaggi stessi lo contestualizzano perfettamente alla storia.

Pur avendo trovato molto piacevole questo romanzo, devo segnalare qualche difetto che -seppur di poca importanza- non passa inosservato durante la lettura. Partiamo dai diversi info dump nei primi capitoli, che servono comunque poco a dare un quadro chiaro del mondo ideato da Abercrombie vista anche l'assenza di una mappa, e risultano così doppiamente irritanti. Gli amanti dell'epic fantasy noteranno poi parecchie somiglianze con la saga di George R.R. Martin: ci sono personaggi, termini e situazioni molto simili, anche se in alcuni casi la colpa è da imputare alla traduzione (ad esempio, Mastino in originale è chiamato Dogman e non The Hound, come Sandor Clegane).

Reputo fuori luogo l'inserimento dell'Inquisizione, perché pur adottando termini come Eminenza e impiegando la tortura negli interrogatori, non ha effettivamente nulla in comune con la sua omonima storica, quanto piuttosto con quella presente nella serie di Marie Lu: sembrano semplicemente dei poliziotti dai modi un po' bruschi, ma non certo dei ferventi religiosi. Mantengo invece delle riserve sulla sola coppia effettiva del romanzo, perché la loro relazione sembra inserita a forza dall'autore, senza dei sentimenti genuini alla base.

Il mio voto è di quattro stelline.



Infine ho rispolverato una delle mie grandi passioni: la mitologia greca; purtroppo non ho scelto il volume migliore per farlo, perché "Outrun the Wind" di Elizabeth Tammi ha dalla sua un titolo perfettamente azzeccato e un interessante spunto, mentre tutto il resto in questo romanzo chiede a gran voce vendetta alle Erinni.

Il libro si presenta come un retelling del mito di Atalanta, e questa sarebbe stata un'ottima idea se la storia si fosse ambientata ai giorni nostri: ne sarebbe uscito un eccellente romanzo di formazione, con qualche adattamento e togliendo l'elemento soprannaturale delle divinità. Invece la Tammi ha scelto una rivisitazione più tradizionale, con l'aggiunta in un secondo punto di vista ad affiancare quello della celebre eroina, ossia Kahina una Cacciatrice di Artemide che in precedenza era stata anche sacerdotessa veggente di Apollo.

La storia segue a grandi linee il mito originale, in alcuni casi anche forzando un po' gli eventi per rispettarlo (a cosa è servito trasformare Atalanta in un leone per due pagine?), ma si prende comunque delle enormi libertà sia nell'introdurre dei personaggi nuovi sia nel cambiare alcuni dettagli piccoli ma cruciali, come la persona che colpisce il Cinghiale calidonio o la divinità dalla quale Melanione (qui chiamato Ippomene) riceve le tre mele dorate da lasciar cadere durante la gara di corsa.

Come premesso, il romanzo è stato una vera delusione: dei personaggi, solo le due protagoniste sono approfondite un minimo, ma comunque non abbastanza da rendere naturale l'evoluzione della loro storia d'amore che si fa forza anche di cliché oramai stantii come il salvataggio dal tentato stupro, seguito dal momento di avvicinamento; gli altri personaggi sono poco più che comparse e le vere comparse mancano del tutto. Per chi conosce la storia mitologica, lo sviluppo della trama è incredibilmente banale, oltre a risultare parecchio confuso nelle scene di combattimento e ridicolo in quelle ambientate nel palazzo di Iaso (Kahina sbuca fuori dal nulla, mentendo, e viene nominata dama di compagnia!?). E neanche il finale si salva, pur essendoci un tentativo di trasmettere un messaggio positivo.

I due difetti maggiori sono però il preteso femminismo del libro e la snaturazione di alcune figure mitologiche.

Già dalla quarta di copertina, l'editore tiene a farci sapere che questo è un romanzo femminista, peccato che non basti avere delle protagoniste donne e degli antagonisti uomini! Inoltre, visto che il libro affronta il tema della violenza di genere, avrei preferito vedere Atalanta e Kahina rivolgersi a delle figure autoritarie (ad esempio il re, totalmente accantonato) per ottenere giustizia, invece di avvalorare il concetto di "occhio per occhio, dente per dente".

Per quanto riguarda i personaggi del mito, si possono soltanto fare delle grasse risate vedendo Cadmo -eroico fondatore di Tebe- ridotto ad allibratore durante le scene in cui Atalanta organizza un vero e proprio fight club a Delfi o il divino Apollo che deve comprare degli schiavi (trattando pure sul prezzo!) per avere degli oracoli nel suo tempio. Temo però che la risata non fosse l'intento dell'autrice.
Il mio voto è di due stelline.



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