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sabato 31 ottobre 2020

Wrap-Up - Letture di ottobre 2020

Wrap-Up - Letture di ottobre 2020


Per il mese di Halloween mi sono ovviamente dedicata a letture a tema horror, o meglio a quelle che speravo sarebbero state tali. In realtà reputo quasi tutti i titoli presenti in questo wrap-up adatti per il periodo (con la sola eccezione di "Stepsiter"), se non per le scene splatter, almeno per l'atmosfera creata e le sensazioni trasmesse.

Il primo libro del mese mi ha portato in una versione fantastica della Russia stalinista: "Il Maestro e Margherita" di Michail Bulgakov si è dimostrato il classico perfetto per il periodo, con la giusta dose di gore. Potete trovare QUI la mia recensione di questo romanzo fantastico -valutato ovviamente con cinque stelline- che per molti versi porta alla mente anche le atmosfere del "Dracula" di Bram Stoker, con un gruppo di creature soprannaturali giunte a stravolgere la placida vita dei letterati moscoviti.

Il secondo romanzo si è rivelato poco in tema con il mese di Halloween, nonostante cover e sinossi urlino "sangue" a pieni polmoni, e anche abbastanza problematico; a dispetto di tutto ho comunque apprezzato la lettura di "Stepsister", sequel ideale della fiaba di Cenerentola scritta un paio d'anni fa da Jennifer Donnelly.
La trama segue diversi personaggi, ma la protagonista è indubbiamente Isabelle, la sorellastra più giovane della meravigliosa Ella: la storia si apre sul finale della fiaba con la matrigna Maman che spinge le figlie a tagliarsi i piedi per poter calzare la famosa scarpetta di cristallo, senza successo perché ovviamente Ella riuscirà a liberarsi e a riunirsi con l'amato principe. La storia di Isabelle dovrebbe finire qui, ma questo libro immagina cosa possa essere successo a lei, a Maman e alla sorella maggiore Octavia "Tavi", intrecciando alle loro vicende il contrasto tra Chance e Fate -ossia le personificazioni della Possibilità e del Destino- che si contendono la mappa rappresentante la vita di Isabelle stessa; Chance
vuole concederle di scegliere per se stessa mentre Fate è determinata a riprendersi la mappa in modo che non venga alterata.
A queste due storyline si aggiunge un'ulteriore trama simil-storica, dal momento che il romanzo è ambientato in una versione fittizia della Francia del 1700, con il regno minacciato da un nobile tedesco (?) in vena di invasione. La presenza di diverse storie non confonde troppo le idee dal momento che lo sviluppo è molto prevedibile e lineare, ma le ho trovate tutte abbastanza noiose ad eccezione (per fortuna!) di quella sulla crescita del personaggio di Isabelle. Sia lei, sia i personaggi che le ruotano attorno, sono abbastanza interessanti e caratterizzati con cura: in particolare, ho adorato Tavi ed il rapporto tra lei, Isabelle ed Ella. Mi hanno lasciato invece abbastanza perplessa i comportamenti di Chance e Fate; il primo contraddice il suo scopo quando tenta di portare la protagonista sulla strada di Volkmar per fermarlo, la seconda si accanisce su Isabelle ma non considera di striscio le modifiche al destino apportate da Volkmar stesso e da Tanaquill.
Proprio la fairy queen ci pone di fronte ad un'altra problematica, ossia il sistema magico per nulla chiaro, anche se questo aspetto potrebbe essere scusato dalla natura "fiabesca" del romanzo. Non posso invece soprassedere sui continui tentativi dell'autrice di dare enfasi alle scene interrompendo la narrazione ogni tre pagine con dei colpi di scena che non stupiscono nessuno. Sull'ambientazione non voglio neanche esprimermi: è un gran miscuglio casuale di elementi fiabesci, storici e mitologici che mi hanno lasciato letteralmente basita.
E comunque consiglierei la lettura di questo libro, soprattutto ad un pubblico giovane; perché? Perché la storia di Isabelle, pur con i suoi difetti e la totale mancanza di realismo, può essere d'ispirazione. Perché le frasi che vengono rivolte a lei e agli altri personaggi sono state dette a tutti noi almeno una volta. Perché questo romanzo insegna a seguire la propria indole a prescindere dalle convenzioni sociali e dalle aspettative della famiglia.
Perché sono una debole e non riesco ad essere troppo severa con un libro capace di farmi emozionare così tanto.
Il mio voto è di tre stelline.

Con la terza lettura abbiamo avuto il secondo libro letto quest'anno per uno dei miei autori preferiti, Stephen King; e questa ennesima lettura ha cementato il mio affetto per questo scrittore, perché "Il gioco di Gerald" unisce l'analisi di tematiche delicate ed attuali -pur avendo superato da molto la ventina- ad un thriller psicologico che non ha bisogno di estrarre vermoni spaziali dal cappello per spaventare il lettore. Ogni riferimento a "Le notti di Salem" (QUI la recensione) è puramente volontario.
Lo spunto della trama è parecchio conosciuto, anche perché qualche anno fa ne fu tratto un film per Netflix: Gerald e Jessica "Jessie" Gurlingame sono una coppia sulla quarantina abbastanza affiatati, almeno ad un occhio esterno perché in realtà la loro relazione si è andata pian piano deteriorando al punto che lei acconsente passivamente e controvoglia alle pratiche bondage tanto apprezzate dal marito. Un giorno d'autunno, i due si concedono una breve vacanza nella casa sul lago; Gerald ammanetta la moglie al letto ed insiste nel voler consumare un rapporto nonostante lei gli chieda ripetutamente di liberarla e lasciar perdere: la situazione degenera tanto che un calcio di Jessie causa un infarto mortale a Gerald, e la donna si ritrova bloccata in una situazione surreale che la porterà pian piano verso la follia.
L'elemento più rilevante in questo romanzo è il personaggio di Jessie, perché l'intera narrazione poggia quasi esclusivamente sulle sue spalle: ad eccezione di un paio di capitoli, per tutto il volume lei è sola in scena e, a dispetto del mio iniziale scetticismo, posso dire che questo espediente funziona egregiamente. La sua psicologia è analizzata in modo estremamente dettagliato, e si parla molto di disturbo dissociativo dell'identità, in particolare di una serie di personalità (chiamate voci da ufo nel testo) che albergano nella mente di Jessie e colgono questa occasione al limite per palesarsi e darle dei consigli o farle rivivere dei momenti del suo passato.
Pur essendo pochi e alquanto marginali rispetto alla protagonista, ho trovato ben caratterizzati anche gli altri personaggi del romanzo, in particolare Tom Mahout ha saputo trasmettermi una repulsione per il suo ruolo di padre che non provavo dai tempi di "Nei luoghi oscuri" di Gillian Flynn (QUI la recensione). Ci sarebbe un altro personaggio degno di menzione, soprattutto per come riesce a rendere una storia già inquietante di suo ancor più morbosa, ma non vi voglio rovinare la lettura; dirò soltanto che nel testo è presente una rappresentazione fisica della morte molto originale.
Il volume affronta un gran numero di temi, spingendo il lettore a vederne le diverse sfaccettature, come diverse sono le posizioni dei personaggi: si parla di matrimonio e consenso come non necessariamente due facce della stessa medaglia, violenza fisica e pressioni psicologiche che spesso sfociano nel victim blaming.
In definitiva ho apprezzato praticamente tutto, anche l'idea di inserire lo sporadico POV dell'ex-Prince, che altrimenti sarebbe risultato solo un espediente narrativo. Quello che però non digerisco è l'ennesima traduzione ad opera di Dobner, piena di modi di dire sconclusionati e del tutto priva di note.
Il mio voto è di cinque stelline.

La lettura successiva prometteva una storia davvero halloweeniana in cui un villaggio sperduto stringe addirittura un patto con il diavolo! Mentre leggevo "Strange Grace" di Tessa Gratton le mie aspettative si sono dovute decisamente ridimensionare, soprattutto per l'eccessivo surrealismo della trama e delle scelte fatte dai personaggi. E mi sento quasi in colpa ad aver dato solo due stelline e mezza ad un libro che mi ha ricordato titoli molto validi come "Cuore oscuro" di Naomi Novik (ne parlo QUI) e "Il circo della notte" di Erin Morgenster (QUI la recensione). Trovate già QUI il mio commento, in cui parlo più in dettaglio di questo romanzo.

Ho optato poi per una lettura rivolta ad un pubblico giovane (in base allo stile ed alla casa editrice) con una storia comunque inquietante, ossia "Thornhill" di Pam Smy, illustratrice britannica che con questo titolo si è cimentata con il suo primo romanzo.

Il volume è decisamente particolare: abbiamo due trame che si sviluppano parallele, una in forma scritta e l'altra attraverso i soli disegni. Da un lato apprendiamo la storia di Mary Baines attraverso le pagine del suo diario datato 1982; la ragazzina è un'orfana ospitata nella struttura di Thornhill, dov'è vittima di pesanti atti di bullismo da parte delle sue compagne -in particolare di un'altra giovane orfana di cui non fa mai il nome- mentre gli adulti che dovrebbero occuparsi di lei si dimostrano incapaci di rompere il muro creato dal suo mutismo selettivo. Dall'altro lato abbiamo la vicenda di Ella Clarke, ambientata ai giorni nostri, che si è appena trasferita con il padre in una casa di fronte a Thornhill; Ella è molto incuriosita dal giardino dell'istituto abbandonato ed inizierà ad esplorarlo, spinta anche dalla necessità di colmare il vuoto dell'assenza del padre -sempre lontano per lavoro- e della madre, che possiamo intuire sia deceduta da poco.
Credo che la Smy sia riuscita a trasmettere molto bene il disagio di entrambe le ragazzine: Mary con la sua incapacità di comunicare associata al forte desiderio di instaurare comunque delle relazioni amicali, e la frustrazione di Ella quando troviamo assieme a lei i biglietti distratti del padre. Sicuramente positiva anche la scelta delle tematiche affrontate, in particolare il bullismo e il rifiuto da parte delle figure genitoriali di riferimento.
Ho apprezzato i riferimenti ad alcuni classici, tra i quali spicca indubbiamente "Il giardino segreto" di Frances Hodgson Burnett dal momento che Mary si identifica fortemente con la protagonista del romanzo. Degna di menzione anche la cura dell'edizione fin nei piccoli dettagli, come l'adattamento delle parole nelle illustrazioni o la scelta di non giustificare il diario di Mary per renderlo più simile ad un testo scritto manualmente.
Questo titolo ha però un grave difetto, dato dal target al quale si rivolge; il messaggio finale è malinconico e sembra indicare un esito inevitabile, che addirittura continuerà in futuro. Parlando a dei ragazzi giovani e -di conseguenza- facilmente influenzabili, avrei preferito si lasciasse aperto un spiraglio di speranza, soprattutto in relazione al ruolo di genitori ed educatori, per i quali questo romanzo è sicuramente più consigliato rispetto ai bambini.
Il mio voto è di quattro stelline.

Il romanzo successivo mi ha fatto capire che devo smetterla di acquistare libri blurbati da Stephanie Garber: come già accaduto con "Everless" di Sara Holland (ne parlo QUI) e del suo seguito, la celebre autrice di "Caraval" (che a questo punto non intendo leggere neanche sotto tortura!) elogia l'operato di Kiersten White in "The Dark Descent of Elizabeth Frankenstein". Trovate QUI la mia recensione, ovviamente in netto contrasto con quanto detto dalla cara Stephanie, tant'è che ho assegnato soltanto due stelline ad un titolo sul quale avevo delle ottime sensazioni. Un'occasione sprecata, a mio parere.

L'ultima lettura mi ha portato da un altro dei miei autori preferiti che, anche questa volta, non mi ha deluso per nulla. Con "Il figlio del cimitero", Neil Gaiman si cimenta in un romanzo di formazione mascherato da avventura fantastica, e quasi horror; e devo dire che si possono notare diverse analogie con "Coraline" (ne parlo QUI), altro suo titolo rivolto ad un pubblico giovane.
La narrazione ci permette di seguire l'infanzia e l'adolescenza di Nobody "Bod" Owens, un ragazzino che vive nel vecchio cimitero da quando, poco più che neonato, è sc
ampato allo sterminio della sua famiglia ad opera di un misterioso assassino determinato a portare a termine il lavoro prima o poi. Bod viene adottato da una coppia di fantasmi -i signori Owens, per l'appunto- e, più in generale, da tutti gli spiriti che popolano il cimitero e diventano in breve la sua famiglia.
In una storia ispirata da "Il libro della giungla" di Rudyard Kipling -a detta dell'autore- ma che ricorda una versione molto ridotta della saga potteriana, un luogo angosciante come il cimitero si trasforma nell'unico posto sicuro per il piccolo Bod; questa sorta di rovesciamento dei ruoli colpisce anche i personaggi, infatti troviamo un gruppo di mostri iconici determinati a difendere il bambino, mentre la parte degli antagonisti viene associata agli uomini.
Per l'ennesima volta, Gaiman ci trasporta in un mondo fantastico e ricco di folklore; il lettore lo scopre pian piano attraverso gli occhi di Bod, che all'inizio ne è altrettanto estraneo. Questa intrigante ambientazione non è il solo punto a favore della lettura: abbiamo un protagonista sfaccettato nella sua caratterizzazione -capace di azioni coraggiose, ma dotato anche di un lato oscuro-, parecchi momenti genuinamente toccanti (in particolare, ho adorato la scena in cui viene realizzata la lapide per Liza) e un umorismo un po' noir che, tra epitaffi inusuali e battute su funerali e affini, strappa più di una risata.

Secondo me, ci sono state purtroppo un paio di scelte infelici nella stesura della trama. Visto il legame che li unisce, avrei trovato opportuno inserire più scene di interazione tra Bod e i signori Owens, mentre è chiaro fin da subito che la sua figura di riferimento sia rappresentata da Silas; non mi ha convinto il modo in cui viene narrata la lotta tra la Guardia d'Onore e la Confraternita, perché da un lato è troppo frammentaria se si vuole seguire con attenzione tutti gli avvenimenti, e dall'altro poteva quasi essere sostituita dal solo resoconto di Silas a fine volume. Discutibile anche il sistema magico, che sembra funzionare in base all'allenamento, ma è privo di regole chiare.

Nonostante queste piccole critiche, devo ammettere che Gaiman è riuscito ancora una volta a trasportarmi in un mondo quasi magico, e a stupirmi con una trama semplice ma capace di svolte inaspettate.

Il mio voto è di quattro stelline e mezza.
 
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giovedì 31 ottobre 2019

Wrap-Up - Letture di ottobre 2019

Wrap-Up - Letture di ottobre 2019


Doveva essere un mese dedicato alle storie dell'orrore o con degli esseri sovrannaturali per protagonisti. E sebbene siano state principalmente letture positive, non posso dire di aver centrato in pieno l'obiettivo.

Dopo le letture deludenti di fine settembre, per compensazione ottobre sarebbe dovuto iniziare bene, giusto? Inaspettatamente, sì!
Ho cominciato con una nuova serie, la Trilogia dei Sogni dell'autrice tedesca più british della letteratura contemporanea, ovvero Kerstin Gier. Innanzitutto va segnalato che “Silver”, il primo capitolo di questa serie è stato rieditato in Italia con il sottotitolo “Il libro dei sogni”, perché proprio di sogni qui si parla.
La protagonista Liv scopre infatti di poter entrare nel subconscio altrui attraverso una sorta di sogno lucido, ma cominciamo dal principio: assieme alla sorellina Mia, Liv subisce l’ennesimo trasloco, arrivando a Londra dove dovranno vivere con la famiglia del nuovo compagno della madre. La ragazza si troverà al centro di un’avventura a cavallo tra sogni e realtà, e dovrà sfruttare ogni sua risorsa per risolvere un mistero parecchio intricato.
Pur con qualche problema, in primis il cyber bullismo di Secrecy, questa trilogia è partita sotto i migliori auspici con una protagonista sveglia e determinata, accompagnata da un variegato cast di personaggi caratterizzati con sufficiente cura. La trama si sviluppa con un buon ritmo, aumentando di tensione fino alla svolta finale e anche il sistema magico, seppur non originalissimo, è interessante ed accurato.
Bonus: questo libro si è rivelato una lettura davvero azzeccata per Halloween, con un lato misterioso e creepy al punto giusto!
Il mio voto è di quattro stelline.

Lasciata la relativa frivolezza del fantasy per ragazzi, la seconda lettura è stata invece dedicata ad un libro più impegnativo ma anche abbastanza cupo da poter rientrare nel tema del mese: “Il fantasma dell’Opera” di Gaston Leroux. Questo classico è decisamente indicato per Halloween e ve ne parlo più nel dettaglio QUI, mentre già vi anticipo che ho valutato con quattro stelline e mezza.

Piccola pausa dalla mia TBR per il terzo libro di ottobre; era infatti da parecchio che tenevo d'occhio l'autrice inglese Sarah Waters e aspettavo l'occasione per provare uno dei suoi libri, nella fattispecie “Ladra”. Purtroppo per il tema del mese, non ho riscontrato in questa lettura le ambientazioni gotiche e molto suggestive che mi aspettavo ma poco male, perché nel complesso ho valutato comunque questo romanzo con cinque stelline e QUI potete leggere la mia recensione completa.

Si ritorna alla TBR originale con “Angeli ribelli” di Libba Bray, ossia il secondo libro di questa trilogia etichettata come new gothic, in cui continuano le sovrannaturali avventure della sedicenne Gemma dopo le sconvolgenti (rolling eyes) rivelazioni nel finale di “Una grande e terribile bellezza” (ne parlo QUI).
Tormentata dal senso di colpa e perseguitata da incubi e visioni, in questo capitolo Gemma ha il compito di vincolare la magia dei regni dispersa dopo il finale del primo libro e quindi a disposizione anche delle creature malvagie delle Terre d'Inverno. Nel frattempo arrivano le vacanze di Natale, che porteranno la protagonista -assieme alle amiche Felicity ed Ann- a Londra dove ritroverà la sua famiglia oltre a nuovi personaggi.
Lo stile dell'autrice e la cura dell'edizione non sono variate dal primo volume, ovvero sono ancora parecchio deludenti: descrizioni degne di un bambino delle elementari da un lato e cambi dal tu al Voi (al Lei!) dall'altro non aiutano certo a mantenere accesa l'attenzione del lettore per oltre cinquecento pagine, specialmente se molte di queste sono dedicate ad eventi e personaggi del tutto irrilevanti ai fini della trama orizzontale.
Oltre alle scene inutili, il romanzo è costellato da altre che posso definire semplicemente assurde: antagonisti che scelgono lo pseudonimo anagrammando il vero nome (antisgamo, proprio), medici che ignorano il Giuramento di Ippocrate raccontando ogni dettaglio sulle malattie dei pazienti psichiatrici e -vera chicca!- le protagoniste che minacciano di maledizioni un tentato suicida e si convincono di averlo in questo modo “salvato”.
E quando pensavo di aver ormai toccato il fondo, ecco arrivare anche l'assenza di revisione: vediamo un personaggio estrarre una bottiglia di assenzio nascosta nella biblioteca... peccato che quella non fosse casa sua!
Come ha fatto a mettere lì il superalcolico? e perché la padrona di casa non si stupisce minimamente? Temo che queste e molte altre domande siano destinate a rimanere un vero mistero.
Il mio voto è di due stelline.

Sono poi tornata da un autore che già una volta mi aveva colpito per la crudezza delle sue storie, ossia J. G. Ballard, nella speranza che “Un gioco da bambini” mi regalasse una lettura angosciante e più intonata al tema delle precedenti, e posso dire di essere stata accontentata. Questo volume si è guadagnato alla fine quattro stelline, ma per saperne di più vi rimando QUI per la mia recensione dettagliata.

È arrivato poi il momento per una lettura in lingua inglese, ma questa volta ho cercato un libro slegato da qualunque serie in modo da non essere vincolata per i prossimi mesi. La scelta è ricaduta quindi su uno stand-alone pubblicato lo scorso anno, “To Kill a Kingdom” di Alexandra Christo, che sin dalla copertina capiamo essere una riscrittura della fiaba “La sirenetta”; essendo stato pubblicizzato però come un retelling in chiave oscura (anche se a mio parere, la storia originale de “La sirenetta” è già abbastanza creepy!), ho pensato fosse perfetto per il mese di Halloween.
La storia viene narrata al presente da due punti di vista, quello della siren Lira, figlia della Regina del Mare e collezionatrice di cuori principeschi, e quello del principe Elian, che al destino di futuro regnante preferisce navigare per i mari a caccia proprio delle pericolose siren. Queste creature costringono gli umani ad annegare grazie al loro melodioso canto, per poi strappare i loro cuori e collezionarli come fossero dei macabri trofei; durante una di queste battute di caccia all'uomo, Lira contravviene agli ordini della madre e la indispone al punto da essere severamente punita: trasformata in una ragazza umana, la principessa finirà proprio a bordo della Saad, la nave di Elian, che nel frattempo naviga in cerca di un'arma per sconfiggere la Regina del Mare (so cosa state pensando: un'altra antagonista senza nome!).
In un primo momento, questo romanzo mi aveva dato un'impressione negativa, con i capitoli iniziali ricolmi di infodump e dei personaggi secondari davvero macchiettistici; per fortuna il proseguo della storia ha migliorato in parte la mia opinione. Innanzitutto, i due protagonisti sono caratterizzati con accuratezza e l'evolversi della loro relazione presenta solo qualche lieve forzatura, inoltre il romanzo evita parecchi dei cliché tipici di genere e target. L'aspetto più riuscito è però il rovesciamento della fiaba di partenza, un po' come succedeva in “Gargoyle” di Andrew Davidson (QUI la recensione), che risulta adattata in maniera credibile con tanti piccoli riferimenti pronti a strizzare l'occhio al lettore più attento.
Purtroppo ci sono anche parecchi aspetti che, a dispetto di tutta la buona volontà della Christo, non mi hanno convinta, in primis il worldbuilding: è impensabile una tale differenza nello sviluppo tecnologico dei vari regni! come pure che Elian sia il solo in tutto il mondo a voler fermare la piaga delle siren, e la mancanza di una mappa non aiuta di certo a rendere più chiara la situazione. Ci sono poi alcune incongruenze, ad esempio Elian e la sua ciurma vengono sempre definiti dei pirati, mentre al massimo potrebbero essere etichettati come corsari; non viene mai chiarito quale potere diano i cuori alle siren, se ci sia o meno il vincolo di ottenerne solo uno all'anno e perché la Regina del Mare non attacchi la ciurma della Saad se è così facile salire a bordo.
Ma il dettaglio che maggiormente mi ha turbata è l'esistenza dei mermen, perché a livello biologico tutto ciò -un maschio condiviso da due specie diverse- non ha alcun senso. Punto.

Ma non poteva essere Halloween senza un romanzo di Stephen King! Nello specifico la mia scelta è ricaduta su un volume terrificante già dalla copertina, ossia “Pet Sematary”, romanzo tra i più iconici di questo prolifico autore che quest'anno ha ottenuto anche una nuova trasposizione cinematografica.
La storia è ambientata immancabilmente nel Maine, in particolare nella cittadina di Ludlow dove il dottor Louis Creed si trasferisce con la famiglia per motivi di lavoro; il giorno stesso del suo arrivo, l'uomo viene messo al corrente dall'anziano vicino Jud circa la presenza di un cimitero per gli animaletti domestici che vengono uccisi sulla vicina strada statale. Una serie di sogni terribilmente reali fanno però capire all'uomo che c'è ben altro nascosto nei boschi, oltre la barriera di tronchi che delimita il cimitero: una presenza malvagia collegata all'antica tribù indiana dei micmac, pronta ora a scatenare degli eventi tragici pur di conquistare il potere perduto.
Penso sia inutile negare che il libro svolge egregiamente il suo compito di horror, con diverse scene genuinamente terrificanti ed altre al limite dello splatter. Trovo però che questo lato sia stato molto ben bilanciato dalla presenza di temi un po' più rilevanti, in primis la capacità di affrontare il lutto come qualcosa di non unicamente negativo; in questo aiuta la metafora della resurrezione “sbagliata”, che va a simboleggiare gli avvenimenti della vita ben peggiori della morte, come dirà anni dopo Silente ad Harry parlando della fobia di Voldemort nei confronti della morte.
Interessante anche la riflessione sul desiderio umano di prevalere sulla morte -non a caso il protagonista è un medico!-, e questo sogno ancestrale va quasi a sostituire l'antagonista nella storia, dimostrandosi ben più efficacie di qualsiasi mostro. Penso sia stata ottima anche la scelta di legare il lato fantastico della vicenda alle tradizioni indiane ed in particolare alla figura mistica del Wendigo, anziché puntare sul fantascientifico e far comparire bestie spaziali!
Sempre in confronto con “Le notti di Salem” (QUI la recensione), in questo libro anche il finale mi ha convito e l'unico aspetto negativo a mio avviso è la presenza di alcune scene etichettabili come filler.
Il mio voto è di quattro stelline e mezza.

Completata la mia TBR, mi sono concessa una lettura extra decisamente leggera con “Sortilegio” di Rachel Hawkins, ovvero il terzo ed ultimo libro nella serie Prodigium; per la Lettura d'Insieme dovrete però aspettare, perché nel volumone che ho acquistato è presente anche lo spin-off “Magico” e voglio leggere anche quello prima di demolir... ehm, giudicare la serie nella sua interezza.
Il romanzo riprendere le avventure di Sophie tre settimane dopo l'attacco a Thorne Abbey, periodo del quale la protagonista non ha però alcun ricordo; la ritroviamo tra le Brannick per scoprire che sua madre è proprio una di queste cacciatrici di creature soprannaturali. Ovviamente si intuiva già dal finale dello scorso libro, ma la cara Sophie si meraviglia anche dell'aria che respira figuriamoci della tinta ai capelli della madre!
In questo capitolo la missione principale è fermare le sorelle Casnoff ed il loro piano per creare un esercito di demoni; descritta così può sembrare quasi una storia epica, ma vi posso assicurare che ho letto poche battaglie letterarie più scontate e assurde di questa: basti pensare che l'antagonista si piazza nell'esatto punto e con tutti gli oggetti necessari a sconfiggerla, cosicché la vittoria del buoni sia garantita al limone.
Per quanto riguarda personaggi e stile, il livello si mantiene sempre infimo, tanto da far pensare più ad un libro con target middle grade che young adult. Davvero irritanti i tentativi della protagonista di accattivarsi il lettore con continui riferimenti alla cultura pop, come pure l'ottusità dei personaggi adulti.
Sul collegamento al tema halloweeniano non mi esprimo neppure. Traete voi.

Il mio voto è di una stellina e mezza.

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