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martedì 30 giugno 2020

Wrap-Up - Letture di giugno 2020

Wrap-Up - Letture di giugno 2020



Come stabilito nella mia TBR, per il mese del Pride ho scelto sei libri le cui costine (o pagine colorate in un caso) richiamassero i colori della bandiera arcobaleno. A fine post, andrò a segnalare se -colori a parte- questi libri includono anche dei personaggi LGBT+.

Il primo libro di questo mese è stato un errore, un grosso errore. Ma io sono testarda e quando un libro con una bella cover riceve recensioni generalmente negative mi convinco che stanno sbagliando tutti e io sola saprò capire la vera essenza del romanzo in questione. E puntualmente sbaglio.
C'è da dire che "Everless" di Sara Holland aveva una premessa dall'enorme potenziale: un mondo fantasy dove le persone misurano la loro durata vitale attraverso il sangue che hanno in corpo, e possono diminuire i propri anni con un prelievo del suddetto sangue per poi trasformarlo letteralmente in moneta contante. Con queste basi si poteva creare una storia ricca di riflessioni sul valore della vita umana e su chi sia degno di vivere più a lungo; peccato che l'autrice decida di buttare tutto alle ortiche e produrre un tradizionale fantasy YA, con tanto di antagonista senza nome (il reggente di Vere docet) e scena in cui la protagonista viene trasformata in strafiga con abito scollato e trucco.
I riferimenti ad opere più note (leggasi semi-plagio) si vedono già dai primi capitoli, quando la protagonista Jules va a caccia nel bosco e poi si "sacrifica" per salvare un membro della sua famiglia... qualcuno ha detto Hunger Games? Dopo poco sbucano anche le strizzatine d'occhio a Il diario del vampiro, con la nostra eroina combattuta tra due fratelli agli antipodi: Roan, spigliato e gentile, e Liam, misterioso e tendente alla stronzaggine random (sul serio, se la voleva mandare via bastava licenziarla!).
Va precisato che il lato romantico non è troppo predominante, sebbene la protagonista rimanga letteralmente shockata ogni volta che vede uno dei due; il romanzo si concentra invece sulle origini della magia che trasforma il sangue in monete e sull'antica rivalità tra due figure -l'Incantatrice e l'Alchimista- considerate alla stregua di divinità. Vi aspettereste quindi delle spiegazioni esaustive sul sistema magico e la mitologia, giusto? Be', rivedere le vostre speranze perché gli info dump, seppur numerosi, non sono sufficienti per colmare i grossi buchi logici. Vi porto solo un paio tra i moltissimi esempi (senza spoiler, tranquilli): non ci viene detto cosa succeda di preciso a chi assume le monete -ringiovaniscono, rallentano o si bloccano?- e neppure perché non ci siano donne che, durante il ciclo, non approfittano per fare incetta di sangue mestruale; le credenze religiose invece sembrano derivare da una specie di fiaba, della quale esistono più versioni e nessun testo ufficiale, quindi abbiamo statue votive ma non c'è un ordine sacro o dei luoghi di culto.
Cosa dire delle ripetizioni continue che fanno dubitare dell'intelligenza della protagonista? oppure del lettore stesso, se la Holland si sente in dovere di dire ogni due pagine che i ricchi prosciugano la vita dei poveri.
I personaggi non vanno certo a migliorare la situazione. Ci vengono descritti solo attraverso le parole di Jules, e al lettore non viene permesso di farsi una propria idea; per lo meno con la protagonista si tenta qualcosa sul piano della caratterizzazione, pur rimanendo sul banale. Anche Caro è abbastanza promettere, vedremo nel secondo (ed ultimo) capitolo di questa serie.
Il mio voto è di una stellina e mezza.

Con la seconda lettura mi sono decisamente rifatta perché, come promesso in un post di inizio anno, ho affrontato un nuovo libro di Neil Gaiman, in questo caso il favoloso "Nessun dove". Sicuramente è il miglior romanzo dell'autore tra quelli letti fin'ora e si merita in toto le sue cinque stelline; se però siete curiosi di sapere qualcosa di più sul libro -e sul mio amore sconfinato per il Marchese de Carabas- vi invito a fare un salto QUI.

Avevo aspettative abbastanza alte per "Opposite of Always" di Justin A. Reynolds, soprattutto perché quando si parla di viaggi nel tempo mi illudo sempre di aver trovato un degno erede a "Le prime quindici vite di Harry August" di Claire North (QUI la recensione); ormai dovrei aver capito che è inutile cercare una versione YA di un romanzo preferito per adulti, ma a quando pare mi ostino a perseverare! Comunque, alla fine non è stato il disastro che avevo messo in preventivo: il libro si becca due stelline e mezza e voi potete andare QUI per leggere la mia recensione.

Questo mese ho anche continuato nella lettura della Grisha Trilogy di Leigh Bardugo con il secondo capitolo "Siege and Storm", dove ritroviamo Alina e Mal in fuga dal Darkling dopo la disastrosa espansione della Shadow Fold; fuga di breve durata perché il Darkling riesce a catturarli nell'arco di poche pagine, per poi caricarli sulla nave corsara che sarà l'ambientazione principale della prima parte del romanzo, mentre il resto della storia vedrà i nostri protagonisti di nuovo a Ravka, prima per un tour elettorale e poi per un assedio pianificato talmente bene da colpirsi da solo.
Rispetto a "Shadow and Bone" (ne parlo QUI), questo volume ha uno sviluppo più avventuroso ed un ritmo maggiormente efficacie, peccato che la quasi totalità delle svolte di trama siano ad opera di deux ex machina, in particolare del prediletto dell'autrice Sturmhond che, come tutti i personaggi ad esclusione della povera protagonista, è bello in modo assurdo e brillante in ogni attività in cui si cimenta. Credo si superfluo puntualizzare che l'ho detestato.
In questo secondo libro, ho apprezzato maggiormente Alina e trovo la sua evoluzione credibile, seppur un po' troppo repentina; ottime anche le interazioni con gli altri personaggi, in particolare con Mal: la loro relazione diventa qui più complessa e realistica. Mi hanno invece annoiata i dialoghi vuoti che hanno il solo scopo di inserire frasi sagaci e quotabili, belle se prese da sole ma troppo forzate nel contesto della storia. Boccio anche la confusione che si crea attorno ai poteri dei Corporalki (perché adesso gli Heartrenders possono anche curare e praticare la magia dei Tailor?) e l'assenza di un minimo di glossario per i tanti termini inventati dalla Bardugo o le parole in pseudo-russo.
Al termine del volume, oltre al classico Q&A con l'autrice, è presente anche la novella "The Tailor" incentrata su Genya Safin ossia il mio personaggio preferito: nel complesso è un racconto gradevole, utile sia per inquadrare meglio il personaggio sia per comprendere alcuni retroscena della storia che la narrazione in prima persona non permette di cogliere; diciamo che l'autrice si è fatta perdonare per la presenza limitata di Genya in questo libro.
Il mio voto è di tre stelline.

Con la lettura di "Queen of Chaos" sono riuscita a completare la trilogia Il quarto elemento di Kat Ross, alla quale ho dedicato un post della rubrica Lettura d'Insieme che potete leggere QUI; ora andiamo invece ad analizzare questo capitolo, che ha dato una degna conclusione alla serie, pur mantenendo grosso modo intatti i difetti dei volumi precedenti.
La trama si concentra sull'invasione dei Druj, che distruggono le città dell'impero mentre i protagonisti tentano di fermare i piani della Regina Neblis su diversi fronti, motivo per il quale in questo libro i punti di vista si moltiplicano. Questo è un aspetto sia positivo che negativo: da un lato è molto piacevole poter seguire diversi personaggi e conoscere le loro riflessioni, ma d'altra parte risulta fastidioso passare dalla prima persona del POV di Nazafareen alla terza persona scelta per tutti gli altri. Tra l'altro, i capitoli dedicati a Nazafareen nella parte finale diventano alquanto confusi a causa di uno sviluppo della trama e, per chiarire gli eventi, l'autrice è costretta a ripetere le stesse scene dal punto di vista di Lysandros o di Tijah.
Proprio la ex Water Dog regala il POV migliore: ci permette di scoprire dei retroscena inediti sul suo rapporto con Myrri, oltre a mostrare tutto il percorso che la porta a superare gli avvenimenti di "Blood of the Prophet" (ne parlo QUI) e trovare un nuovo obiettivo nella sua vita. Molto interessanti anche i capitoli sul negromante Balthazar, seppur avessi delle riserve circa la redenzione che viene promessa nella sinossi; è anche merito del suo POV se riusciamo a scoprire qualcosa di più sul personaggio di Neblis, che diventa così un'antagonista molto più credibile e solida rispetto ai volumi precedenti.
Tasto dolente è la presenza di diversi spiegoni, soprattutto nella parte iniziale, del tutto inutili dal momento che viene fornito un glossario molto esaustivo a fine libro. Valuto invece in modo positivo l'epilogo che, seppur aperto (l'autrice ha portato questi personaggi in due nuove serie), dona una sensazione di completezza appagante.
Il mio voto è di quattro stelline.

Ho concluso il mese con un classico della letteratura tedesca di fine Ottocento, ovvero "I Buddenbrook" di Thomas Mann, un grande (anche per il numero di pagine) romanzo familiare nonché un accurato affresco della vita borghese nella Germania ancora divisa di quegli anni. Potete leggere QUI la mia recensione dettagliata per questo titolo che ho valutato con quattro stelline.

Per quanto riguarda la presenza o meno di personaggi LGBT+, devo ammettere che i due volumi sui quali avevo più speranze si sono rivelati un flop totale: "Opposite of Always" non ha nessun accenno di personaggi non-cisgender, mentre in "Everless" viene menzionata di sfuggita una coppia gay (praticamente delle comparse). "Siege and Storm" ha un personaggio secondario non cisgender, anche se la cosa non viene indagata oltre, quasi meglio "I Buddenbrook" dove ci sono delle allusioni più o meno velate ad una relazione gay che riguarda uno dei protagonisti. Da "Queen of Chaos" mi aspettavo qualcosa, e in effetti viene inserita una coppia ufficiale gay -con uno dei personaggi POV del romanzo-, ma la vera sorpresa è stato "Nessun dove": abbiamo un personaggio secondario gay, un personaggio principale non binario e viene anche menzionata una coppia lesbica.

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mercoledì 24 giugno 2020

Lettura d'Insieme - Il quarto elemento di Kat Ross

Lettura d'Insieme

Il quarto elemento di Kat Ross



Cover italiane
  Il quarto elemento è una trilogia fantasy e romance con target young adult leggermente tendente verso il new adult, scritta da Kat Ross e pubblicata interamente nel 2016.
  Seguiamo la giovane nomade Nazafareen che, dopo la tragica morte della sorella minore ad opera di un Druj, decide di unirsi al corpo dei Water Dogs ossia i guerrieri che pattugliano l'impero per dare la caccia a queste creature. Una volta completato il suo addestramento, la nostra eroina verrà vincolata al daeva Darius e, al suo fianco, si troverà a giocare un ruolo sempre più rilevante per il futuro del suo Paese.
  Questa serie mi è abbastanza piaciuta, ma alcuni aspetti non mi hanno convinta del tutto, e sono qui per elencare pro e contro alla lettura della serie.


  Attenzione: da qui in poi ci saranno SPOILER!

PRO


1. PERSONAGGI
  I personaggi sono sicuramente il punto di forza della serie, nonché il motivo per cui io ne sono rimasta colpita, nonostante sia poco conosciuta. E il mio apprezzamento non si limita ai protagonisti, che vediamo crescere a poco a poco nei tre volumi, ma anche ai personaggi secondari.
  L'autrice è inoltre in grado di rendere simpatetici al lettore anche gli antagonisti -mostrando in particolare le motivazioni credibili che li muovono- o i personaggi meno apprezzabili. Un buon esempio è quello di Delilah, che nei primi due libri da l'impressione di essere fredda ed autoritaria; noi lettori, così come Nazafareen, siamo seccati dal suo atteggiamento, almeno fino a quando lei stessa racconta il dolore per quello che hanno fatto al suo unico figlio:

«"Provai a risparmiargli [a Darius] i bracciali", continuò con voce smorta, "ma le guardie furono troppo veloci. Perciò rimasi a guardare mentre il mio figlio perfetto veniva legato. Guardai mentre il suo braccio avvizziva e moriva davanti ai miei occhi."»

  I personaggi di questa trilogia riescono a trasmettere delle emozioni autentiche, presentando dei caratteri con i quali è facile trovare affinità, tanto che riescono con il solo carisma a tenere viva l'attenzione del lettore anche nelle scene più lente.
  Un altro aspetto importante è la capacità dell'autrice di ferire o di uccidere (e mantenere morti) i suoi personaggi, anche nel caso siano parte del cast principale; spesso leggo storie dove gli eroi escono incolumi anche dalle peggiori battaglie, oppure vengono miracolosamente resuscitati, e questo rende le loro azioni prive di valore perché non riesco a preoccuparmi veramente della loro sorte. Già dal primo libro, la Ross ci ha abituato a delle situazioni decisamente realistiche, con la mutilazione di Nazafareen e la morte di Tommas prima ed Ilyas poi; la mano della protagonista non ricompare con qualche magico escamotage, così come i due Water Dogs non tornano più, ed è proprio questo a renderli più autentici.

2. RELAZIONI
  Collegate direttamente al primo punto, le relazioni di ogni genere sono un aspetto centrale della serie. L'autrice esplora principalmente i rapporti romantici, ma sa dare il giusto spazio anche a quelli familiari e di amicizia.
  Vediamo ad esempio la complicità che si instaura nel primo libro -per andare poi a crescere- tra Nazafareen e Tijah; a unirle non è solo l'appartenenza ai Water Dogs, ma anche il desiderio di supportarsi a vicenda in una sorta di sorellanza.

«"E questa è l'altra ragione per cui mi sono unita ai Water Dog. Quando arriveranno, non troveranno una ragazza spaventata, ma una guerriera con dei sangue sulla sua spada. Che provino a riportarmi indietro."
[...]"Non dovrai combattere da sola, se si arriverà a quello."»

  Di Tijah vediamo anche la meravigliosa connessione con Myrri, che con la sua presenza silenziosa riesce a sostituire la famiglia dalla quale la giovane si è distaccata, non a caso lei la definisce spesso con l'appellativo di "sorella".

«Ero arrivata al punto da considerarle come due metà della stessa persona. Tijah era la voce di Myrri. E Myrri... era l'ancora di Tijah. Quella che poteva sopportare ogni cosa, che faceva ciò che andava fatto.»

  Il legame tra umani e daeva ci permette poi di esplorare tutta una nuova gamma di rapporti: alcuni si considerano alleati, altri compagni, e spesso si arriva a vere relazioni affettive. L'esempio più chiaro e al tempo stesso straziante è quello di Ilyas e Tommas, guerrieri inarrestabili e al contempo innamorati divisi dalla visione ottusa del mondo del primo.

«Piansi per Tommas, perché anch'io gli volevo bene. E piansi per Ilyas. [...] l'unica cosa che rendeva umano il nostro capitano ormai era andata.»

  E cosa dire della coppia principale della serie? Ho apprezzato il legame tra Nazafareen e Darius soprattutto perché, seppur scontato, si prende il suo tempo per crescere e diventare qualcosa di vero. Le loro interazioni non sembrano mai forzate,

«"Siamo noi a decidere il nostro destino. Non il Sacro Padre. Tu e io. E c'è un'unica strada per andare avanti. La prenderemo insieme?"
Gli strinsi piano la mano. "Sempre."»

e credo che l'epilogo aperto permetta di dare alla loro storia una conclusione dolceamara perfettamente in linea.

3. SISTEMA MAGICO
  Il sistema magico è un elemento che tengo in grande considerazione nei fantasy, e in questo caso non ne sono stata delusa. Mi piace il modo in cui la magia dei daeva trovi un suo bilanciamento, e non sia qualcosa di facile o gratuito.

«Perché la magia daeva aveva un prezzo. Se usavi l'aria, il respiro si faceva affannoso. L'acqua esercitava un'onda d'urto sul sangue, e operare con la terra poteva infrangere carne e ossa.»

  Significativo anche l'elemento della cosiddetta "maledizione" che colpisce i daeva quando vengono legati ad un umano. Innanzitutto l'unione ha dei risvolti svantaggiosi per entrambe le parti, lo vediamo bene quando l'uno prova lo stesso dolore dell'altro, ma credo vada ad indicare anche ciò che si perde quando ci si annulla in funziona del prossimo;

«[Tijah] si scambiò uno guardo con Myrri. La sua daeva era muta, la sua maledizione la lingua mancante, ma le due erano così vicine che pareva non avessero bisogno di parole.»

se il legame è una scelta il rapporto che ne deriva è paritario, mentre quando è una costrizione il risultato è l'infelicità di entrambi, come nel caso dei daeva bambini e di alcune amah che non apprezzano il loro triste ruolo.
Mappa del mondo
  Valida anche la riflessione sui limiti del potere e come sia facile essere attratti da esso; questo aspetto viene trattato nei momenti in cui i Water Dogs permettono ai loro legati di attingere al Nesso.

«Istintivamente tenevo il suo potere stretto nel pugno, anche se riuscivo a sentire che lottava per afferrarlo, come un uomo che cerchi di saltare giù da un dirupo.»

  Con il proseguire della storia, l'autrice cerca di espandere il sistema magico, ed esempio con le abilità di guaritore di Archemenedes. Una buona scelta, soprattutto perché si ricorda di darne anche una motivazione valida.

4. AMBIENTAZIONE
  Ispirato al Medioriente del quarto secolo a.C., il mondo in cui si muovono i nostri personaggi è estremamente vivido e ricco di tanti piccoli dettagli, come le credenze superstiziose del popolino.

«Le guardie maledicevano il conducente, che si stava strappando i capelli maledicendo a sua volta gli spiriti maligni che avevano portato la sfortuna e la rovina su un onesto lavoratore.»

  L'ambientazione guadagna molto anche dalla commistione tra più culture ed etnie, cosa molto evidente nelle scene ambientate nelle grandi città,

«[...] ma di tanto in tanto nella folla notavo i corti gonnellini preferiti dagli egiziani e le lunghe stoffe indossate dagli abitanti dell'estremo oriente, con un lembo avvolto sopra la spalla.»

ma anche nei primissimi capitoli quando Nazafareen lascia la sua tribù nomade per iniziare l'addestramento come Water Dog ed incontra delle persone diverse per aspetto (come Tijah, che arriva dall'equivalente dell'Arabia Saudita) e credenze religiose.

5. RAPPRESENTAZIONE
  In questa serie la rappresentazione viene fatta come piace a me: in modo leggero e naturale, pur includendo un numero importante di minoranze.
  Da subito vediamo le disabilità di cui soffrono i daeva a causa dei bracciali con cui sono legati, ma anche la menomazione di Nazafareen che la porta a soffrire molto sia alla fine di "The Midnight Sea",

«Ma erano le centinai di azioni mondane -cose con cui non avevo avuto a che fare nei sotterranei o nella fuga con Darius- che mi ricordavano ogni momento la mia perdita.»

sia nei primi capitoli di "Blood of the Prophet" quando riesce pian piano ad adattarsi alla sua nuova condizione, e va oltre la mancanza della mano anche grazie all'allenamento.

«Non cercavo più di afferrare stupidamente delle cose con una mano destra che non esisteva. E il moncherino poteva essere utilizzato per ogni sorta di compito che non richiedesse le dita [...].»

  Come detto nel punto precedente, la rappresentazione riguarda anche le diverse culture che coesistono all'interno del vasto impero, ognuna con le sue convinzioni ed usanze davvero peculiari.

«Tijah sapeva che era costume persiano non seppellire i morti fino a quando le ossa non fossero state pulite dagli uccelli e dagli animali, ma quella pratica la disturbava.»

E non mancano dei personaggi appartenenti alla comunità LGBT+. Queste relazioni non vengono sbandierate inutilmente o analizzate come qualcosa di unico e speciale: l'amore tra il conquistatore barbaro Alexander e il daeva centenario Lysandros non riceve un trattamento di favore,

«Alexander gli offrì un sorriso tenue. "Sei un uomo onorevole, Lysandros. Non ti amerei, altrimenti."
[...]
"Legami", sussurrò. "Per te lo accetterei."
Gli occhi spaiati di Alexander si spalancarono per la sorpresa. Poi sollevò una mano verso la guancia di Lysandros. "Non te lo chiederei mai."»

i due devono affrontare le stesse difficoltà di tutte le altre coppie, com'è giusto che sia. Ciò rende ancor più sentito il loro scambio di battute al momento di separarsi.

CONTRO

1. TRAMA E RITMO
  Pur non essendo scontata, la trama della serie non presenta elementi eccessivamente originali nel suo genere: seguire le vicende ed i loro sviluppi risulta davvero facile per chi, come me, legge molti libri fantasy.
  Il ritmo è uno degli aspetti negativi più fastidiosi ed evidenti: in tutti e tre i romanzi abbiamo una prima -sostanziosa- parte in cui i pochi eventi importanti sono diluiti in un mare di scene al limite del filler, e poi una seconda che va a dare una risoluzione fin troppo rapida a tutte le trame aperte.
  Da questo problema l'autrice si salva grazie alla narrazione coinvolgente, che trascina il lettore nei punti morti e non gli permette di annoiarsi davvero.

2. AMBIENTAZIONE
  Prima ho tanto elogiato questo elemento, ma ora devo parlare del lato negativo dell'ambientazione. Con un mondo fantastico così ricco e dettagliato è uno spreco, a mio avviso, che la storia si riduca a soli tre volumi. Per di più si tratta di romanzi relativamente brevi, tanto che non abbiamo neanche il tempo di capire le differenze tra i tanti tipi di Druj o di esplorare tutte le satrapie dell'impero.
  Mi rendo conto che si tratta di un aspetto davvero soggettivo, ma credo che nelle mani di un altro autore questa ambientazione avrebbe reso molto di più.

3. MIX LINGUISTICO
  Con un ambientazione così esotica, incontrare personaggi chiamati Nazafareen e Tijah o immaginare luoghi come Al Miraj e Bactria non è per nulla difficile. Si ha tutto un altro effetto quando fanno la loro comparsa dei termini in lingua inglese; ed esempio, la tribù della protagonista si chiama Clan Four-Legs mentre i mari hanno nomi come Crimson Sea o Salenian Sea.
  Ho trovato questa commistione di lingue stonata perché l'inglese è davvero troppo lontano da questo mondo fantastico. Poco credibile anche che tra i daeva esistano al contempo nomi perfettamente calzanti come Lysandros o Neblis e Victor (dalle Terre della Luna o dalla Russia?).
  Questo dettaglio è ancor più evidente e fastidioso nell'edizione italiana, dove
Sito dell'autrice
potevano essere inserite delle traduzioni nella nostra lingua (la Great Salt Plain poteva diventare la Grande Piana del Sale). Avrei di gran lunga preferito una scelta più omogenea e conforme all'ambientazione.

4. DETTAGLI
  Un controllo troppo distratto da parte dell'editor potrebbe essere il motivo per cui la serie pecca di alcuni dettagli stonati. Ad esempio, dopo tre libri non è ancora ben chiaro dove si trovi la Casa-dietro-il-velo e, nel caso sia nel Dominio, per quale motivo Neblis ha conquistato Bactria e come fa a mantenere il controllo del vasto territorio.
  Ci sono anche alcuni fastidiosi spiegoni inseriti in modo evidente e forzato,

«"Dimmi ciò che sai e io ti dirò quanto c'è di vero", rispose lui, sorridendo.»

«"Cosa ne sapete dei non-morti? Dei Druj?"
[...]
"Ricordate gli insegnamenti del magus. Cominciamo dai lich."
"Sono come ombre", disse prontamente Parvane. "Se ti toccano, sei morto."»

che sicuramente una revisione più approfondita avrebbe attenuato o perfino rimosso.
  Cosa dire poi della dimora di Neblis dove non possono essere accesi fuochi per la sua stessa sicurezza,

«Neblis non permetteva l'utilizzo di torce in casa sua per ovvie ragioni. Le uniche fonti di fuoco erano il braciere che teneva in scacco Victor e l'urna che Balthazar aveva riportata dal Barbican.»

eppure quando Balthazar interroga il Profeta sul modo in cui lo stanno trattando la sua risposta implica che ci debba essere un fuoco almeno nelle cucine (tra l'altro, poche pagine dopo si parla di servitori vicini a dei forni).

«"Ti hanno portato dei pasti decenti?"
"Oh, sì, del delizioso stufato di agnello."»

  Piccoli dettagli quindi, che la scorrevolezza della storia fa quasi sfuggire, ma mi spiace pensare a come sarebbe migliorata la serie con qualche accorgimento da poco.

5. EDIZIONE
  Premetto che sono felicissima per l'arrivo della serie in Italia, anche perché la traduzione è stata fatta in modo davvero attento; purtroppo ho un paio di lamentele, che comunque non inficiano la lettura nell'insieme.
  Innanzitutto, la qualità. Visto il prezzo di copertina (abbastanza esoso, essendo un flessibile) ci si aspetterebbe un'edizione ben fatta, mentre la realtà è più vicina ad una bozza rilegata, con una copertina che si rovina facilmente alla prima lettura.
  Abbiamo poi la mappa che, sì è presente, ma è davvero minuscola. Tenendo conto che c'era un'intera pagina a disposizione, poteva essere inserita in verticale per rendere i nomi quanto meno leggibili.
  E per ultimi, i titoli. E magari penserete: "Ma come? i titoli sono stati mantenuti identici e ti lamenti?" Sì, mi lamento perché questa poteva essere l'occasione per scegliere dei titoli più pertinenti di quelli originali (che, mi spiace dirlo, ma non c'azzeccano nulla). Inoltre si crea della confusione al momento dell'acquisto sugli store online, dove i volumi potrebbero essere scambiati per i loro equivalenti inglesi, avendo anche le medesime cover.

VALUTAZIONI SINGOLE