
My rating: 2 of 5 stars
"Viaggiato. Etta si rigirò la parola nella testa come una pallina di creta, lasciando che prendesse forma, lisciandola, mettendola alla prova in modo nuovo. Viaggiato. Viaggiare significava sottintendere una sorta di scelta; attraversare volontariamente una distanza, per un motivo"
IL CODICE SHADOWHUNTER DEI CARAIBI AL MUSEO
Negli ultimi anni sono diventata un po' intollerante verso la narrativa per ragazzi, perché fatico a digerire la maggior parte delle dinamiche care a questo target: ho ormai individuato una manciata di autori YA di fiducia, ma verso gli altri sono sempre diffidente. Però ho ancora diversi titoli per ragazzi in libreria, quindi mi sono fatta coraggio e ho deciso di affrontare "Passenger", primo volume di una duologia che ha dalla sua la tematica dei viaggi nel tempo: per me è sempre un bonus.
La narrazione in terza persona si alterna tra i punti di vista dei due protagonisti, Henrietta "Etta" Spencer e Nicholas "Nick" Carter. Lei è una talentuosa violinista del ventunesimo secolo che sogna un debutto per dare finalmente prova delle sue capacità, lui è un corsaro creolo nato a metà Settecento in cerca della propria indipendenza dalla famiglia del padre. Le loro vite si incrociano quando Etta si trova a viaggiare in modo a dir poco rocambolesco attraverso un passaggio temporale dalla New York dei giorni nostri alla nave corsara che la ciurma di Nicholas sta per prendere d'assalto nel passato. Fatte le dovute spiegazioni, da questo spunto parte la missione che porterà i due a tentare di ritrovare un manufatto in grado di alterare definitivamente la linea temporale; e ad innamorarsi perdutamente l'uno dell'altra, mi pare ovvio.
Ma prima di passare alle critiche, vediamo quali sono gli aspetti più riusciti del volume. E un grosso punto a favore è dato proprio dai viaggi nel tempo: sebbene in alcuni passaggi sia stati sfruttati in modo un po' ingenuo, ho trovato brillante l'idea dello spostamento tra sentieri prestabiliti, il vincolo che impone di non tornare nello stesso tempo ed anche il passaggio da anno in anno rispettando una sorta di calendario ideale. Anche se questo porterebbe ad un enorme punto di domanda per quanto riguarda gli anni bisestili, ma chiuderemo un occhio!
Un altro elemento positivo è rappresentato dalle tematiche affrontate, che si concentrano sul razzismo ed il sessismo; mi è piaciuto in particolare come l'autrice non abbia idealizzato il presente in confronto alle disparità patite dai personaggi nel passato. Ovviamente questi temi risultano parecchio semplificati, però è giusto tenere a mente quale sia il pubblico di riferimento. Può essere poi divertente trovare le reference da cinefili: solo nei primi capitoli ho colto citazioni lampanti al franchise di Pirati dei Caraibi ed ai film Una notte al museo e Il Codice da Vinci.
Certo, una storia così derivativa ha anche i suoi aspetti negativi; vi dico solo che, tolto lo spiegone iniziale sui viaggi nel tempo, la trama effettiva è una mezza scopiazzatura del famosissimo "Città di ossa" di Cassandra Clare. Una scopiazzatura in cui non mancano neppure degli scivoloni, perché tutta la parentesi della caccia al tesoro mi è sembrata a dir poco sconclusionata, con una spiegazione finale insufficiente ed insoddisfacente. Un ragionamento analogo vale per il piano messo in atto dagli antagonisti, complicato per il gusto di esserlo! per fare un esempio senza spoiler, se Ironwood poteva disporre della nave di Hall (tra i suoi molti mezzi!) perché non ha mandato direttamente quella a recuperare Etta?
Arrivando a critiche più soggettive, non sono riuscita ad apprezzare per nulla la prosa della cara Alexandra, che ho trovato troppo ricca di metafore inconsistenti e battute fuori luogo; un mix decisamente spiacevole, che appesantisce una storia in cui serviva invece un po' di leggerezza. Non mi è andato a genio neppure il comportamento stereotipato dei protagonisti: lei goffa ed insicura sul suo aspetto, lui più propenso a ringhiare che a parlare; insomma, la classica dinamica "romantica" YA che ormai non voglio più leggere. La quasi totale assenza di personaggi di supporto ha dato il colpo di grazia ai mie buoni propositi verso questo romanzo: niente sufficienza per te, Bracken.
Voto effettivo: due stelline e mezza
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