Non mentire by Freida McFaddenMy rating: 2 of 5 stars
"Come molte persone, EJ ha un tic rivelatore. So quando mente. Un piccolo muscolo sotto l'occhio destro si contrae ogni volta che dice una bugia. Adesso si sta contraendo, naturalmente, ma avrei saputo in ogni caso che stava mentendo"
IL FRIGO DI MARY POPPINS
Proprio come nel caso di McDowell, anche con la cara Freida il primo incontro letterario è avvenuto lo scorso anno, e mi ha portata a voler appurare con un'altra lettura se la sua prosa fosse in grado di convincermi appieno. Al secondo tentativo però il mio rapporto con i due autori è stato diametralmente opposto: mentre "Gli aghi d'oro" ha confermato l'impressione positiva avuta con "Katie", "Non mentire" ha segnato un netto peggioramento in confronto alla relativa mediocrità di "Una di famiglia". Per questo ho intenzione di sospendere l'esplorazione della ricca bibliografia di McFadden, che pian piano sta arrivando anche in Italia; magari le darò una nuova chance nell'eventualità di una sinossi veramente originale.
Questo aggettivo non si può purtroppo accostare alla storia di Tricia, trentenne da poco sposata con l'attraente e riservato Ethan, che rappresenta il POV principale del romanzo. La coppia è alla ricerca di una nuova casa lontana dal caos di Manhattan, arrivando così in una villa tanto grande quanto isolata nella contea di Westchester; in breve si scopre che lì anni prima viveva e lavorava la celebre psichiatra Adrienne Hale. Quest'ultima è la seconda voce narrante, con delle incursioni dal passato che raccontano i mesi precedenti alla sua misteriosa scomparsa. Alle prospettive delle due donne si aggiungono le trascrizioni di alcune sedute della dottoressa Hale, nelle quali la vediamo interagire con diversi pazienti problematici.
Pur non presentando nulla di realmente innovativo, ho apprezzato la presenza del formato mixed media, incluso in maniera abbastanza sensata all'interno della vicenda che senza dubbio ne risulta arricchita. Tra i limitati pregi del romanzo possiamo includere anche il ritmo a dir poco incalzante -che cerca in qualche modo di impedire al lettore di soffermarsi troppo sulle incoerenze della narrazione- e la scelta di una prosa non pretenziosa, che tenta anzi in più momenti di ironizzare e alleggerire la tensione. È una delle ragioni per le quali personalmente ho trovato divertente l'esperienza di lettura, ma ritengo corretto sottolineare l'incapacità (o meglio, l'assenza del benché minimo tentativo) dell'autrice nel descrivere in modo rispettoso le patologie psichiatriche e i professionisti che se ne occupano; e ciò a dispetto del supporto fornito da un vero psichiatra, aka suo padre che si premura pure di ringraziare a fine volume!
Purtroppo la banalizzazione delle tematiche è il minore dei problemi, anche perché visto il tono generale un po' ce la si può aspettare; individuare il maggiore potrebbe però non essere così semplice. Si tratterà forse dello stile, talmente semplice da superare a più riprese il confine della totale superficialità? In tal senso, a darmi noia sono stati soprattutto i riferimenti continui alle marche, le snervanti ripetizioni (di concetti, informazioni e riflessioni, ma anche nelle descrizioni stesse dove la cara Freida affianca a ogni aggettivo almeno due sinonimi per buona misura) e le linee di dialogo vuote, che in più di un'occasione mi hanno fatto dubitare dell'intervento di un editor: nessuno ha fatto notare all'autrice che ogni frase dovrebbe avere una concreta utilità all'interno del romanzo? magari sì, ma lei ha fatto orecchie da mercante, continuando imperterrita a farcire il volume di battute meramente riempitive.
La caratterizzazione è allo stesso modo un grosso punto a sfavore. Con l'unico fine di stupire il lettore, è stata strutturata una trama piena di colpi di scena, che non solo mi sono parsi del tutto inefficaci (ma questo potrebbe essere un problema solo per chi legge tanto nel genere) ma hanno influito considerevolmente su personaggi e relazioni. I primi risultano in questo modo del tutto inconsistenti: dal momento che ogni parola e ogni azione sono fasulle, non si ha modo di conoscere la vera indole di un carattere e di entrare in sintonia con lui; di conseguenza, anche i rapporti sembrano un puro artificio privo di emozioni reali. Ancor più incoerente dei tediosi protagonisti è però l'ambientazione, dal momento che la residenza della dottoressa Hale pare in continuo cambiamento strutturale e logico, sulla base delle necessità della trama; trama che tra l'altro fonda le sue due svolte più rilevanti su dei pretesti completamente inverosimili. L'edizione nostrana si accorda in modo perfetto alla bruttezza del libro, con una traduzione scadente e una copertina scelta da qualcuno che non si è preso la briga di leggere neppure il primo capitolo.
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