mercoledì 28 gennaio 2026

"Gli aghi d'oro" di Michael McDowell

Gli aghi d'oroGli aghi d'oro by Michael McDowell
My rating: 4 of 5 stars

"Il salotto era arredato in uno stile sfarzoso ma singolare. Tutti i mobili, tutte le passamanerie, tutte le tappezzerie, ogni vernice e decorazione erano di un unico colore: oro … L'intero arredo di quella sala opprimente era identico non soltanto per sfumatura, ma anche per origine: là dentro non c'era niente che non fosse rubato"


OFFUSCATO IS THE NEW DICOLORE

La conclusione di "Katie" mi aveva lasciata con alcune perplessità, che il passare dei mesi ha però fatto scemare in favore degli aspetti più positivi di quel romanzo; ecco perché quanto mi è stata regalata una copia de "Gli aghi d'oro" ho cominciato quasi subito la lettura con entusiasmo. E pur dovendo ammettere che anche questo testo non è scevro da difetti, reputo questi ultimi ancor più marginali e trascurabili del precedente. Infatti il mio interesse verso la bibliografia di McDowell è aumentato notevolmente, tanto che non escludo di andare finalmente oltre gli autoconclusivi e affrontare la serie Blackwater.

La città di New York è nuovamente al centro della narrazione: ne diventa anzi l'unico palcoscenico dove il caro Michael allestisce il conflitto tra gli Stallworth e le Shanks. Partendo dal Capodanno 1882, il romanzo copre all'incirca un anno durante il quale le vicende private delle due famiglie fanno chiacchierare l'intera metropoli. A muovere gli eventi è la risoluzione del giudice James Stallworth di screditare l'operato del governo democratico e al contempo mettersi in luce avviando una campagna contro le depravazioni e i crimini perpetrati nel cosiddetto Triangolo Nero, grazie alla collaborazione del genero avvocato Duncan Phair e dell'ambizioso giornalista Simeon Lightner. Il progetto causa non pochi problemi a "Black" Lena Shanks, proprietaria di un banco dei pegni utile a nascondere la sua attività come ricettatrice, che ha diversi conti in sospeso con il giudice e nessuna remora a ripagarlo con la sua stessa moneta.

In questo modo, si delinea fin dalle primissime pagine un gioco di contrasti e antagonismi, che rappresenta senza dubbio il cuore della narrazione: dando l'impressione di una ripresa a volo d'uccello, l'autore ci porta per le affollate strade newyorkesi, passando dai gentiluomini in visita nei salotti più eleganti alle donne disperate che sperano di poter abortire in segreto senza rimetterci la vita; non a caso il capitolo d'apertura è forse il migliore dell'intero romanzo. Accantonate le varie comparse, la prospettiva si sposta in modo più deciso sulle famiglie protagoniste, mostrando immediatamente tutti gli aspetti in cui differiscono. Questo dualismo colloca da un lato l'ottica rigorosa, bigotta e conservatrice degli Stallworth e dall'altro la spregiudicatezza, la ferocia, ma anche l'affetto sincero che caratterizza le Shanks. Ho letto con molto interesse dello scontro tra queste visioni agli antipodi, seppur la prosa non sia troppo sottile nella sua volontà di far pendere la bilancia in favore delle criminali.

Un favoritismo che non mi ha infastidito più di tanto, sia perché ricorda in parte il percorso di rivalsa di Magdalen Vanston (protagonista anticonformista del "Senza nome" di Collins) un personaggio che adoro, sia per l'affinità con Katie e i suoi genitori, che nell'altro romanzo di McDowell ottenevano meno spazio di quanto avrei sperato. Un altro elemento che ho apprezzato seppur con una parziale riserva è l'intreccio: lo reputo ben pianificato e ottimamente ritmato, con le diverse rivelazioni collocate nei momenti più opportuni, ma forse proprio per questo mi ha trasmesso un senso di prevedibilità e soprattutto di convenienza, tanto da dover sospendere un po' l'incredulità in più di una scena.

Come già accennato, gli altri punti deboli del libro sono elementi di contorno, come la presenza di alcune esagerazioni nei passaggi in cui il caro Michael descrive la povertà dei sobborghi (dubito ci fossero file intere di neonati abbandonati per la strada!), le coordinate temporali non sempre chiare nell'immediato , e la rapidità con cui si glissa in alcuni momenti dove avrei gradito maggiore approfondimento: non intendo spoilerare troppo, ma mi riferisco alla morte di un personaggio importante verso la metà del testo. Per il resto, la caratterizzazione è un'enorme voce a favore, grazie tanto al cast -sfaccettato, con il quale è facile entrare in sintonia- quanto alle dinamiche relazionali, che ho trovato sempre coerenti e in più casi genuinamente emozionanti.

Tra i pregi del romanzo non posso poi dimenticare lo stile, scorrevole eppure ricercato e sempre puntuale nella scelta dei termini e delle forme. Allo stesso modo, McDowell ha svolto un lavoro egregio per creare un'ambientazione curatissima e immersiva, raccontando tradizioni dal sapore nobiliare ma anche piccole abitudini della servitù con dovizia di particolari. Un'attenzione puntigliosa estesa anche all'edizione, che può vantare una copertina ricca di easter eggs e una solida traduzione; peccato solo per l'assenza di qualsivoglia cenno biografico, forse eliminato vista la fama dell'autore o la volontà di mantenere il volume compatto e minimale.

Voto effettivo: quattro stelline e mezza

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