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martedì 11 novembre 2025

"I custodi di Slade House" di David Mitchell

I custodi di Slade HouseI custodi di Slade House by David Mitchell
My rating: 4 of 5 stars

"Poi sorride, si scosta e con un inchino da mago del cavolo mi addita uno stretto vicoletto che si apriva fra due case, e una ventina di metri più avanti girava a sinistra, sotto la debole luce di un lampione fissato in alto ... in effetti c'era una vecchia targa stradale sporca con la scritta SLADE ALLEY"


L'INFERNO IN UN VICOLO LONDINESE

Non mi ritengo una lettrice particolarmente attenta alla stagionalità dei titoli scelti: non aspetto l'estate per gustarmi un giallo da ombrellone, oppure il giorno di San Valentino per affrontare un romance tenerello. Eppure questa volta ho azzeccato la lettura perfetta per la spooky season, seppur involontariamente! "I custodi di Slade House" è infatti una narrazione horror, con qualche tocco di paranormale e di thriller, del tutto in linea con la stagione autunnale. Come non bastasse, in modo del tutto casuale ho iniziato questo libro l'ultimo sabato di ottobre, una data fondamentale nella storia stessa. Di certo è stata una semplice coincidenza, eppure voglio sperare che gli spiriti della letteratura mi stiano promettendo un futuro libroso migliore.

Ma cosa succede l'ultimo sabato di ottobre? in questa data, ogni nove anni, a Slade House si tiene un Open Day. Questa residenza storica non è però la sede di una scuola d'elite, bensì un non-luogo abitato da maligne presenze, che ciclicamente attirano a sé delle persone accuratamente selezionate per la qualità delle loro anime in modo da poterle divorare. Il volume è diviso nei punti di vista delle diverse vittime che si alternano dal 1979 fino al presente: vediamo ragazzini problematici, poliziotti sgradevoli, studentesse insicure e non solo finire preda di scenari illusori complessi e crudeli. Con il passare del tempo questa procedura inizia però a mostrare i propri limiti, lasciando presagire un possibile arresto del progetto delittuoso messo in atto dalle entità che infestano questo angusto vicolo londinese.

Come si potrà intuire, la suggestione indotta dal contesto è un tratto fondamentale nella narrazione, e riesce infatti a dare l'avvio a un continuo crescendo di tensione. Seppur l'intreccio risulti in parte ripetitivo, l'autore ha saputo includere delle leggere variazioni tra i POV in modo da ottenere un risultato intrigante se non proprio stupefacente. Il tutto poggia inoltre su un concept estremamente affascinante, che il caro David sfrutta per introdurre degli ottimi spunti di riflessione: questo romanzo non si accontenta di catturare il lettore con una bella ambientazione -come le prede di Slade House vengono arpionate dalle sue illusioni-, ma introduce concetti e simbologie legate alla mortalità dell'essere umano per nulla banali.

Che Mitchell fosse un talentuoso narratore avevo già avuto una prova con "Cloud Atlas. L'atlante delle nuvole", e qui la passata impressione mi è stata confermata in toto. La prosa è coinvolgente e brillante, riuscendo sia a delineare dei contesti storici (seppur relativi a un passato non troppo distante) credibili e riconoscibili, sia ad assegnare delle voci uniche ai diversi protagonisti; non capita mai di trovare un carattere anonimo o discontinuo, perché tutti hanno una personalità ben definita e adottano un lessico distintivo. Pur non trattandosi propriamente di un mystery, ho apprezzato molto anche le svolte di trama: non impossibili da azzeccare ma alquanto ben studiate, specie per rimanere coerenti all'interno del sistema magico scelto.

Oltre alla ridondanza della struttura, le mie critiche verso questo titolo sono davvero delle minuzie soggettive. Per quanto riguarda il cast, pur avendo amato i protagonisti, non posso dire che i villain mi abbiano convinta altrettanto, forse perché in confronto risultano poco carismatici e approfonditi. In realtà, la loro storia viene illustrata con dovizia di particolari, però in un formato didascalico e impersonale. Ad avermi lasciata veramente in bilico sulla valutazione è stato però il finale: non ho che plausi per la conclusione scelta da Mitchell, ma la corposa presenza di riferimenti pseudo-esoterici e l'abbondante ricorso al name dropping mi hanno in più punti distratta dal ciclone di tensione che si andava costruendo. Staremo a vedere se nonostante tutto questa storia mi rimarrà nel cuore in futuro o se questi nèi finiranno per far sfumare il mio entusiasmo attuale.

Voto effettivo: quattro stelline e mezza

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venerdì 20 dicembre 2024

"Storie della tua vita" di Ted Chiang

Storie della tua vitaStorie della tua vita by Ted Chiang
My rating: 3 of 5 stars

"Mettiamo che una certa persona si trovi davanti al Libro delle Ere, una cronaca che riporta per iscritto qualsiasi evento, passato o futuro che sia ... Ne risulta una contraddizione: il Libro delle Ere deve essere giusto, per definizione, eppure per quanto ci sia scritto che una certa persona farà una certa cosa, essa potrà comunque scegliere di fare altrimenti. Come possono conciliarsi questi due aspetti? La risposta più scontata è che non possono. Un libro simile è impossibile a livello logico"


TANTA SCIENCE, POCA FICTION

Delle narrazioni raccolte ad inizio Duemila nell'antologia "Storie della nostra vita" avevo sentito spesso tessere le lodi da altri lettori, specialmente di lingua inglese. Purtroppo per parecchio tempo questo titolo è stato introvabile in edizione italiana, quindi quando è tornato misteriosamente disponibile come remainder alcuni mesi fa mi sono fiondata a recuperarlo, piena di genuina curiosità. E non sapendo bene in cosa mi stessi imbarcando.

In questa raccolta, Chiang ha riunito sette storie pubblicate originariamente tra gli anni Novanta e gli albori del nuovo millennio, aggiungendo in coda un testo inedito. Storie molto diverse tra loro per forma e contenuto, ma associate dall'idea di immaginare come si potrebbero sviluppare delle ipotesi teoriche o come potrebbero influire sulla realtà delle credenze se fossero vere: cosa succederebbe se la Torre di Babele dell'Antico Testamento avesse effettivamente raggiunto la volta celeste? come si comporterebbe una persona trattata con un farmaco che ne potenzia esponenzialmente l'intelligenza? in che modo si potrebbe reagire di fronte ad una totale ed immutabile consapevolezza della propria esistenza?

Queste e molte altre domande fanno da trampolino di lancio ai diversi racconti, promettendo delle letture stimolanti sia da un punto di vista letterario che intellettivo. A dispetto dei tanti pareri entusiasti, non penso che il caro Ted sia riuscito a centrare quest'obiettivo, o almeno non sempre. Ci sono casi nei quali il world building è semplicemente troppo ingombrante per una narrazione tanto breve, come nel caso di "Settantadue lettere"; ci sono poi storie quali "Divisione per zero" dove la componente nozionistica è così predominante da svilire i personaggi ed il lettore stesso: la sensazione di non capire appieno i tecnicismi matematici rende a mio avviso impossibile interessarsi alla vicenda anche su un piano narrativo.

Le spiegazioni che l'autore si degna di fornire sono inoltre poche e troppo rapide, quindi se non le si afferra al volo ci si sente obbligati a rileggere neanche si trattasse di un testo scolastico. E se sperate di ottenere maggiori (e più accessibili) chiarimenti nelle note a fondo volume, dissuadetevi! lì infatti Chiang si limita a raccontare quali avvenimenti o teorie lo hanno ispirato a livello creativo. Su un piano più soggettivo, mi sento di includere tra i punti deboli del volume anche la caratterizzazione dei personaggi -quasi sempre non pervenuta: i protagonisti sembrano solo degli strumenti al servizio della storia, infatti abbondano i comportamenti forzati ed innaturali- e l'eccessiva presenza dell'elemento religioso, che davvero non mi sarei aspettata di trovare in un titolo simile.

In tutta onestà non posso però demolire questa lettura solo perché è per molti versi lontana dai miei gusti. La prosa del caro Ted infatti è promossa senza dubbio: l'ho trovata puntuale e curata, nonché ricca di scelte stilistiche per nulla scontate da un autore che chiaramente punta soprattutto sui concetti. Posso poi affermare con gioia che (una volta tanto!) l'edizione italiana mi ha convinto, con una traduzione davvero ben fatta e scevra da refusi, e non penso sia stato affatto facile considerando il testo di partenza.

Pur restando convinta che un maggiore sviluppo avrebbe giovato all'apprezzamento delle storie, piazzo gli spunti ed i quesiti tra i pregi del volume; è inevitabile per il lettore cominciare a ragionare sulle bizzarre dinamiche messe in scena, chiedendosi quale sarebbe il suo comportamento nei panni di un dato personaggio o quali sviluppi si immagina per una certa realtà. Personalmente ho trovato stimolanti soprattutto i dilemmi etici, come quelli proposti in "Amare ciò che si vede: un documentario", che per merito della sua inaspettata attualità è senza dubbio il racconto più apprezzato dalla sottoscritta. Dovendo segnalare un'ulteriore preferenza, ritengo che anche "L'inferno è l'assenza di Dio" ponga delle ipotesi niente male, oltre ad essere meno ostico grazie alla lontananza dal fattore matematico.

Voto effettivo: tre stelline e mezza

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