venerdì 28 novembre 2025

"Il porto degli uccelli" di Katrine Engberg

Il porto degli uccelliIl porto degli uccelli by Katrine Engberg
My rating: 3 of 5 stars

"Si costrinse a uscire dalla trance e osservò il quadro nascente. Vide un'immagine familiare, un corpo con il viso girato dall'altra parte e le membra nude e diafane. Vide le innumerevoli mostre ... che le avevano impresso per sempre un marchio nella carne. Vivevano in lei e la consolavano quando si sentiva perduta"


MA QUANDO LO SCRIVIAMO QUESTO LIBRO, ESTHER?

Dopo la sorpresa de "Il guardiano dei coccodrilli" e la solida conferma di "Ali di vetro", davo per scontato che ogni nuovo capitolo della tetralogia di Copenaghen (in Patria nota come la pentalogia di Kørner & Werner) si sarebbe dimostrato una lettura più che valida. Con "Il porto degli uccelli" però le cose non sono andate come sperato: sarebbe un titolo anche carino e scorrevole, ma pur dimostrando tutti i difetti che avevo notato nei due romanzi precedenti non li bilancia con gli stessi pregi. Di conseguenza, riesce a raggiungere la sufficienza soltanto per il lato legato all'intrattenimento; purtroppo dalla cara Katrine ormai sono portata ad aspettarmi qualcosina di più, specialmente a livello tematico.

Come al solito, la narrazione copre un arco temporale di pochi giorni e, dopo l'estate e l'autunno, ci fa scoprire la primavera danese. Un sabato mattina gli assistenti di polizia Jeppe "Jeppesen" Kørner e Anette Werner vengono incaricati di indagare sulla scomparsa Oscar Dreyer-Hoff, figlio quindicenne di due noti galleristi che si ipotizza sia stato vittima di un rapimento. Già dal prologo sappiamo però che la situazione è destinata a complicarsi, dal momento che appena due giorni dopo un cadavere viene ritrovato nell'inceneritore Amager Bakke. Alle prospettive della coppia di poliziotti si aggiungono quelle di diverse persone coinvolge nell'indagine più una nostra vecchia conoscenza, ossia l'aspirante scrittrice Esther de Laurenti.

Come accennato, l'ambientazione ricopre un ruolo centrale: ancora una volta Engberg si impegna a portarci tra le strade e i luoghi più iconici di Copenaghen, con descrizioni immersive e un notevole impegno per dare realismo alle scene. L'autrice investe inoltre molta cura nel raccontare le procedure investigative ma non solo, perché in più passaggi si nota il lavoro di ricerca svolto per spiegare le diverse fasi dello smaltimento nell'inceneritore, ad esempio. Tutto questo contribuisce a dare spessore e carattere al contesto in cui si muovono i personaggi, che ne traggono parimenti giovamento in quanto a credibilità nei rispettivi ruoli.

Un altro pregio che si è mantenuto stabile è l'intreccio, che ho trovato solido e coinvolgente; con giusto qualche piccola eccezione (che magari vedremo chiarita nell'ultimo volume della serie), la storia dimostra di essere stata pianificata con attenzione, includendo delle prospettive esterne che potrebbero fornire al lettore indizi in più ma anche portalo fuori strada con delle false piste. A concludere il quadro dei punti a favore abbiamo Sara Saidani, a mio parere l'unica personaggia ricorrente a mantenersi coerente e salda nelle mie motivazioni; pur reputando il suo rapporto con Jeppe un palese caso di potenziale sprecato, temo fosse una conclusione inevitabile e in linea con i loro caratteri. Questo mi provoca dei sentimenti contrastanti verso il personaggio di lui, perché se da un lato ne ho detestato l'indolenza e il fatalismo, dall'altro la risoluzione finale mi fa ben sperare per come verrà concluso il suo arco in "Isola".

Per contro, non ho parole di apprezzamento neppure in potenziale per Anette ed Esther. Lasciando da parte l'indagine, il percorso della prima si riduce in un enorme nulla di fatto, contornato da un escamotage narrativo che detesto nella letteratura in generale, e ancor più qui perché non porta di un passo in avanti la storia. L'anziana scrittrice invece non è caratterizzata male, ma la sua presenza nel romanzo è fin troppo forzata; inoltre, trovo semplicemente ridicolo il suo contributo nell'intreccio: già incrociare una specifica persona in una città abitata da ben più di mezzo milione di individui ha del ridicolo, ma capitare a caso su un determinato sito internert porta questa vicenda oltre i confini della verosimiglianza a piè pari.

Tra gli aspetti meno riusciti colloco anche la scena d'apertura molto meno impattante delle precedenti, la chimica assente nelle interazioni tra i personaggi (non solo a livello sentimentale), la mancanza di incisività nei commenti umoristici e la fretta con cui vengono descritte alcune scene. Un esempio è il momento in cui Anette esce per andare a lavoro e, in un'unica frase, saluta la famiglia in cucina e si siete al volante dell'auto, come se si trattasse di una singola azione. Da questo punto di vista purtroppo l'edizione non aiuta, privando il lettore di un segno grafico che indichi la fine del paragrafo e il conseguente cambio di prospettiva: bastava davvero una semplice linea a fondo pagina!

Forse l'elemento che più mi ha fatto rimpiangere il secondo libro è stato il modo in cui la cara Katrine ha gestito le tematiche. In questo romanzo si affrontano tantissimi argomenti, quasi sempre discontinui tra loro, ma soprattutto con pochissimo approfondimento. Nell'arco di trecento pagine e poco più, l'autrice pretende di trattare problemi ambientali, abusi domestici, disparità economica, violenza sessuale, malattie terminali, ispirazione artistica, morte e rituali connessi, bullismo giovanile, conflitto generazionale, pensieri suicidi, squilibrio di potere, rapporto genitori/figli, dipendenza da alcool e stupefacenti, e nel mentre risolvere brillantemente l'investigazione alla base.

Mi sembra superfluo dire che tutto ciò inficia anche su quest'ultimo aspetto: capisco sia un thriller, quindi più incentrato sul fattore emozionale e sul costruire dei momenti di tensione, ma rimane pur sempre fondato su un'indagine che i personaggi principali sono incaricati di risolvere. Per questo non penso sia accettabile che ogni singola svolta presente sia resa possibile per merito di suggerimenti forniti da persone esterne alla polizia oppure da scoperte scaturite dalla banale casualità. Inoltre in più punti i protagonisti sembrano arenarsi, indecisi su come proseguire, pur avendo a loro disposizione moltissimi elementi sui quali riflettere. A lamentele terminate, non mi resta quindi che mandare giù questo amaro boccone e riporre le mie speranze nel capitolo conclusivo.

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venerdì 14 novembre 2025

"Luci verdi dall'inferno" di Mattia Manfredonia

Le notti di Cliffmouth: luci verdi dall'infernoLe notti di Cliffmouth: luci verdi dall'inferno by Mattia Manfredonia
My rating: 4 of 5 stars

"Il faro era, come ogni faro che si rispetti, in alto, proprio sul ciglio dello strapiombo. Sotto, per un centinaio di metri, la parete di roccia correva verticale, ritagliando il profilo sgraziato del promontorio su cui sorgeva Cliffmouth"


FANTABOSCO GONE SOUTH

Per parafrasare un celebre maghetto, non vado in cerca di letture stagionali, quest'anno sono i libri spooky e con vibes autunnali che trovano me. Nel caso di "Luci verdi dall'inferno" la copertina mi avrebbe però potuto suggerire il tono soprannaturale e un po' cupo della lettura, non fosse che ero troppo impegnata a farmi fuorviare: ignorando il pentacolo in alto, l'illustrazione scelta mi faceva infatti pensare a un romanzo storico, o al massimo a un mystery. L'esordio di Manfredonia nel genere fantasy è stato quindi una sorpresa, e in più di un senso, soprattutto dopo le delusioni che ho patito negli scorsi mesi leggendo tanti titoli fantastici più celebrati.

L'ambientazione ideata dal caro Mattia è la contea del Krakenshire nella magica terra di Vespria, dove infatti convivono creature paranormali di ogni sorta, dagli gnomi agli elfi passando per i pericolosi Maligni. Ad affrontare questi simil-demoni infernali sono le Dame del Cordoglio, e proprio due di loro vengono convocate nella cittadina costiera di Cliffmouth, dove una misteriosa entità ha causato un gran numero di sparizioni, gettando la popolazione in un terrore paralizzante. Alle loro prospettive, si aggiungono quelle di numerosi caratteri, sia tra gli abitanti del luogo che tra i membri della ciurma della nave Floating Burrow, da poco giunta alla vicina Cliffport con un carico non propriamente legale.

Raccontato così l'intreccio potrebbe non dire molto, ma personalmente ho trovato questo spunto abbastanza intrigante, oltre ad aver molto gradito la commistione tra generi diversi ma ben amalgamati in questo contesto in bilico tra un fantasy più classico e una sorta di gaslamp. Seppur la conclusione porti poi ben poche risposte, ho seguìto con passione il dipanarsi del mistero legato sia alle sparizioni sia alla presenza di un gran numero di esseri fantastici. Proprio questa varietà di specie permette all'autore di includere diverse riflessioni sul tema del pregiudizio, che ruotano per buona parte attorno all'indole della novizia Cordelia: lodevole soprattutto per non aver reso sterile il suo atteggiamento, dandole invece sia una motivazione che degli elementi su cui lavorare per migliorarsi.

In generale, reputo ben eseguito il lavoro di caratterizzazione per tutti i protagonisti (seppur la mia preferenza vada abbastanza nettamente a Greta e Karjack), che formano dei legami realistici e non vengono mai sviliti in triti stereotipi, possiedono anzi delle voci uniche e facilmente identificabili. La prosa del caro Mattia mi è piaciuta anche per il sapiente bilanciamento della ricercatezza linguistica, senza però sacrificare la scorrevolezza; l'autore è riuscito inoltre a delineare un'ambientazione ricca e credibile, che il lettore può esplorare un poco per volta al fianco dei personaggi. Pur non ricercando delle specifiche vibes nelle mie letture, promuovo anche l'atmosfera tesa e decadente, in parte evocata grazie alla stupenda grafica scelta per l'edizione.

Nonostante i tanti pregi e il mio iniziale entusiasmo, ho notato alcuni nèi che hanno fatto scemare significativamente il mio gradimento nel corso della lettura. Sicuramente ci sono punti deboli del tutto marginali -come la bizzarra gestione dei paragrafi e delle lettere maiuscole- oppure soggettivi, nel caso dell'accostamento di nomi per lo più inglesi a termini italiani che sembrano usciti da una puntata della Melevisione; in altri casi penso invece ci siano critiche più concrete, a esempio la caratterizzazione decisamente banale di alcuni comprimari, la presenza di commenti sentimentali del tutto fuori luogo e i frequenti passaggi da un POV all'altro durante il medesimo paragrafo. In realtà la scelta di raccontare gli stessi eventi o gli stessi intervalli di tempo da più prospettive mi è piaciuta, ma in altri momenti questi cambi mi sono sembrati un po' confusionari.

E proprio la confusione sembra essere diventata quest'anno la mia nuova nemesi letteraria, in un incerto pari merito con la stupidità dei personaggi. Tutte le scene d'azione sono scritte in maniera caotica e rocambolesca: si fa genuinamente fatica a capire chi stia facendo cosa, e solo una volta arrivati alla fine è possibile azzardare qualche ipotesi. Questa sensazione si va esacerbando nel finale, che in pratica è un'unica sequenza di spostamenti frenetici, fino a una risoluzione piena di domande in sospeso. Il vero limite di questa narrazione è forse la presenza di un seguito, che Manfredonia ha preso come un'autorizzazione a lasciare tutto penzoloni come fossimo alla fine del primo tempo di un film piuttosto che all'ultima pagina di un romanzo.

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martedì 11 novembre 2025

"I custodi di Slade House" di David Mitchell

I custodi di Slade HouseI custodi di Slade House by David Mitchell
My rating: 4 of 5 stars

"Poi sorride, si scosta e con un inchino da mago del cavolo mi addita uno stretto vicoletto che si apriva fra due case, e una ventina di metri più avanti girava a sinistra, sotto la debole luce di un lampione fissato in alto ... in effetti c'era una vecchia targa stradale sporca con la scritta SLADE ALLEY"


L'INFERNO IN UN VICOLO LONDINESE

Non mi ritengo una lettrice particolarmente attenta alla stagionalità dei titoli scelti: non aspetto l'estate per gustarmi un giallo da ombrellone, oppure il giorno di San Valentino per affrontare un romance tenerello. Eppure questa volta ho azzeccato la lettura perfetta per la spooky season, seppur involontariamente! "I custodi di Slade House" è infatti una narrazione horror, con qualche tocco di paranormale e di thriller, del tutto in linea con la stagione autunnale. Come non bastasse, in modo del tutto casuale ho iniziato questo libro l'ultimo sabato di ottobre, una data fondamentale nella storia stessa. Di certo è stata una semplice coincidenza, eppure voglio sperare che gli spiriti della letteratura mi stiano promettendo un futuro libroso migliore.

Ma cosa succede l'ultimo sabato di ottobre? in questa data, ogni nove anni, a Slade House si tiene un Open Day. Questa residenza storica non è però la sede di una scuola d'elite, bensì un non-luogo abitato da maligne presenze, che ciclicamente attirano a sé delle persone accuratamente selezionate per la qualità delle loro anime in modo da poterle divorare. Il volume è diviso nei punti di vista delle diverse vittime che si alternano dal 1979 fino al presente: vediamo ragazzini problematici, poliziotti sgradevoli, studentesse insicure e non solo finire preda di scenari illusori complessi e crudeli. Con il passare del tempo questa procedura inizia però a mostrare i propri limiti, lasciando presagire un possibile arresto del progetto delittuoso messo in atto dalle entità che infestano questo angusto vicolo londinese.

Come si potrà intuire, la suggestione indotta dal contesto è un tratto fondamentale nella narrazione, e riesce infatti a dare l'avvio a un continuo crescendo di tensione. Seppur l'intreccio risulti in parte ripetitivo, l'autore ha saputo includere delle leggere variazioni tra i POV in modo da ottenere un risultato intrigante se non proprio stupefacente. Il tutto poggia inoltre su un concept estremamente affascinante, che il caro David sfrutta per introdurre degli ottimi spunti di riflessione: questo romanzo non si accontenta di catturare il lettore con una bella ambientazione -come le prede di Slade House vengono arpionate dalle sue illusioni-, ma introduce concetti e simbologie legate alla mortalità dell'essere umano per nulla banali.

Che Mitchell fosse un talentuoso narratore avevo già avuto una prova con "Cloud Atlas. L'atlante delle nuvole", e qui la passata impressione mi è stata confermata in toto. La prosa è coinvolgente e brillante, riuscendo sia a delineare dei contesti storici (seppur relativi a un passato non troppo distante) credibili e riconoscibili, sia ad assegnare delle voci uniche ai diversi protagonisti; non capita mai di trovare un carattere anonimo o discontinuo, perché tutti hanno una personalità ben definita e adottano un lessico distintivo. Pur non trattandosi propriamente di un mystery, ho apprezzato molto anche le svolte di trama: non impossibili da azzeccare ma alquanto ben studiate, specie per rimanere coerenti all'interno del sistema magico scelto.

Oltre alla ridondanza della struttura, le mie critiche verso questo titolo sono davvero delle minuzie soggettive. Per quanto riguarda il cast, pur avendo amato i protagonisti, non posso dire che i villain mi abbiano convinta altrettanto, forse perché in confronto risultano poco carismatici e approfonditi. In realtà, la loro storia viene illustrata con dovizia di particolari, però in un formato didascalico e impersonale. Ad avermi lasciata veramente in bilico sulla valutazione è stato però il finale: non ho che plausi per la conclusione scelta da Mitchell, ma la corposa presenza di riferimenti pseudo-esoterici e l'abbondante ricorso al name dropping mi hanno in più punti distratta dal ciclone di tensione che si andava costruendo. Staremo a vedere se nonostante tutto questa storia mi rimarrà nel cuore in futuro o se questi nèi finiranno per far sfumare il mio entusiasmo attuale.

Voto effettivo: quattro stelline e mezza

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martedì 4 novembre 2025

"Alchemised" di SenLinYu

AlchemisedAlchemised by SenLinYu
My rating: 3 of 5 stars

"Ovunque guardasse, c'era solo grigiore ... Come se tutti i colori fossero stati cancellati dal mondo. Tranne lei, che se ne stava lì vestita di rosso sangue, in contrasto con l'ambiente monocromo"


I FERRON DELLA GILDA DEL FERRO? AVANGUARDIA PURA.

Solitamente lascio passare senza troppo rammarico le nuove uscite più chiacchierate, per poi magari recuperarle ad anni di distanza, quando non interessano più neppure a chi le ha scritte; nel caso di "Alchemised" invece la curiosità ha avuto la meglio, al punto da averne acquistata una copia in preordine. Non nego che parte del mio hype fosse dovuto alla fama della fanfiction da cui sembrerebbe basarsi il romanzo; fanfiction che non ho letto ma so essere collegata a un fandom al quale sono ancora molto legata, e all'interno del quale anch'io ho dato un (sicuramente atroce) contributo scritto eoni fa. SenLinYu invece si è messa d'impegno: tante critiche si possono muovere a questo libro, eppure rimane una delle letture più compulsive che abbia fatto nell'ultimo anno.

Forse la mia percezione in tal senso è stata alterata dalla macchinosa prosa di Le Guin che mi sono sorbita di recente? di sicuro si tratta di due modi di raccontare il fantasy molto lontani, eppure un punto di contatto c'è: la poca chiarezza nel sistema magico, e in questo caso anche nell'ambientazione. Lo sfondo è infatti un mondo fittizio che ricorda per tanti versi i primi anni del Novecento, con la randomica aggiunta di armature medioevali e chiese gotiche. Al centro delle vicende si colloca la città-Stato di Paladia, composta principalmente da due isole alla foce di un fiume e arricchitasi nei secoli grazie alla predisposizione dei suoi abitanti per l'arte dell'alchimia, la magia di questa realtà. Per fortuna la narrazione non si muove troppo da questi confini, perché tutti gli altri luoghi menzionati sono descritti a malapena e le mappe ufficiali non sono state incluse in nessuna edizione per motivi mistici.

Accantonando il fumoso world building, le vicende ruotano attorno a una guerra civile in corso da anni tra il governo ufficiale comandato dalla famiglia Holdfast -che può vantare una sorta di diritto divino- e la fazione dei Non-morti che grazie a un inesauribile esercito di necroschiavi riesce a prevalere. A più di un anno dal termine del conflitto, la guaritrice Helena "Hel" Marino viene risvegliata dalla stasi e si ritrova del tutto spaesata, non solo perché la nazione è ora controllata dai suoi nemici, ma anche per aver perso una buona fetta dei ricordi recenti. Con l'obiettivo di scoprire quali informazioni siano nascoste nella sua memoria, viene affida all'enigmatico Kaine Ferron, un individuo pieno di segreti che sembra però in grado di riportare a galla il passato della protagonista.

Pur non potendo vantare un intreccio particolarmente appassionante, il ritmo della storia scorre in maniera ottimale, specie nella prima parte volume. In generale, ho trovato gradevole la prosa di SenLinYu: a parte qualche infelice scelta lessicale, il suo stile risulta accattivante e permette di digerire senza sforzo anche la trentesima ripetizione di una descrizione o una dinamica. Ho apprezzato anche la presenza di collegamenti frequenti ma non troppo sfacciati tra le due linee temporali e la scelta della tematiche legate alla condizione femminile in ogni suo aspetto; sulle modalità con cui queste ultime sono poi state sviscerate avrei qualche appunto (mi sono sembrate spesso un po' superficiali e troppo strombazzate), però ritengo siano in linea con la storia raccontata e dosate in modo corretto. Molte riflessioni sono poi lasciate alla sensibilità di chi legge, come la contrapposizione tra gli ideali dei due protagonisti e la maniera in cui raggiungono dei compromessi.

Proprio la coppia principale si dimostra il maggior pregio del romanzo, forse più come personaggi singoli che all'interno della loro dinamica sentimentale. In realtà la romance ha delle basi comprensibili e uno sviluppo credibile, con il dialogo che diventa sempre più presente e onesto, ma Helena e Kaine funzionano ancor meglio presi individualmente: lei compie un notevole percorso di crescita -non sempre in positivo, ma per le meno si percepisce la sua maturazione-, mentre lui rimane un po' nelle retrovie per la mancanza di POV però mostra a più riprese di saper imparare e migliorare rispetto agli errori passati. Tra i punti di forza mi sento inoltre di includere le vibes gotiche e decadenti adatte al tema, e il focus sulle conseguenze di un conflitto dalla prospettiva di chi si occupa dei feriti.

Purtroppo la stessa lode non si può applicare all'altra faccia della guerra, ossia quella legata alla strategia e allo scontro militare, perché su questo fronte il testo è tragicamente vago. Un senso di confusione che colpisce il lettore anche in altri ambiti: dalla frankensteiniana ambientazione alle approssimative relazioni che esulano dalla romance principale, fino ad arrivare al sistema magico, altrimenti noto come la prova provata che questo non è un fantasy. Ammetto che dopo un po' gli spiegoni sull'alchimia mi sono venuti a noia, eppure rimango convinta che neanche il fan più sfegatato saprebbe illustrare in modo chiaro come funzioni questo elemento, teoricamente vitale per la trama!

Trama che posso forse indicare come il vero limite della narrazione, essendo sia estremamente dispersiva (con una quantità di sottotrame e personaggi secondari abbandonati a loro stessi, checché ne dica l'autrice nelle sue note conclusive!) che stantia: questo perché sono presenti tantissime ripetizioni di intere scene -specie nella parte centrale- piazzate al solo fine di dare più respiro al lato romance e di ritardare ulteriori sviluppi, ai quali magari si sarebbe arrivati prima se la brillante protagonista si fosse fatta qualche domanda in più. Non potendo contare sull'acume dell'eroina, la vicenda prosegue quindi grazie a improbabili colpi di fortuna e alla presenza aleatoria di oggetti magici e alleati disponibili, che verso l'epilogo spuntano più numerosi dei funghi in questa stagione!

Mi ritaglio ancora qualche riga per delle lamentele sparse, come il ruolo dei caratteri secondari, che per lo spessore dimostrato mi sono sembrati piuttosto delle comparse dimenticabili. Non ho apprezzato quasi per nulla la scelta dei nomi: a parte poche eccezioni, si oscilla tra imbarazzante banalità (il credo religioso chiamato Fede, la fazione che si oppone agli invasori detta Resistenza, o il capo dei negromanti identificato come Sommo Negromante) e termini improbabili, come nei casi di Principato -no, non si tratta di un luogo, bensì dell'appellativo per il sovrano- e Alto Reeve, che mi porta immancabilmente a chiedermi se ci sia anche un Basso Reeve, e più in generale cosa diamine sia un Reeve? E per concludere in frustrazione, abbiamo un finale anticlimatico e strascicato, che mi ha dato la sensazione di una tortura ben peggiore di quelle praticate dai Non-morti. Dopo oltre un migliaio di pagine mi aspettavo per le meno di provare qualche emozione in più: è comprensibile rimanere tiepidi di fronte a un racconto o una novella, che magari non hanno avuto lo spazio sufficiente per colpire chi legge, ma con un simile tomo a disposizione SenLinYu aveva tutto il tempo per dare più carattere alla sua storia.

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