martedì 24 marzo 2026

"Estranea" di Yael van der Wouden

EstraneaEstranea by Yael van der Wouden
My rating: 5 of 5 stars

"Che cos'era la gioia, comunque. Che valore aveva una felicità che lasciava dietro di sé un cratere grande il triplo del suo impatto. Cosa sapevano le persone che parlavano di gioia di cosa significasse dormire e sognare solo il fischio degli aerei e i colpi alla porta e alle finestre"


E LE PERE DI PINOCCHIO MUTE!

Tutti ben sappiamo quanto un lettore possa venire influenzato da una bella cover, e io stessa ho scoperto parecchi titoli attratta da una copertina carina, ragionando solo in un secondo momento sull'effettiva sinossi; per questo mi domando a volte quanti bei romanzi mi sono lasciata sfuggire negli anni, solo perché non trovavo gradevole l'aspetto grafico scelto dalla CE. Di certo sarebbe successo con "Estranea" perché Garzanti ha optato per un'immagine monocroma e deprimente, ma per fortuna ho dato ascolto ad alcuni lettori entusiasti e ho così incontrato una penna che mi azzarderei ad accostare a quella della mia adorata Sarah Waters per qualità e gradevolezza.

L'ambientazione è l'Olanda dei primi anni Sessanta, dove vive la protagonista e unico POV Isabel "Isa" den Brave, una donna sulla trentina che dopo la morte dei genitori e la partenza dei fratelli è rimasta sola nella vecchia casa di famiglia. Una solitudine che non sembra pesarle: Isabel si trova a suo agio nella sua vita all'insegna dell'ordine e della routine; a portare un elemento di novità è però Eva de Haas, la nuova fidanzata del fratello maggiore Louis che costringe praticamente Isabel a ospitarla per un mese mentre lui è in Inghilterra per lavoro. La narrazione segue l'evoluzione della protagonista, tanto in relazione al rapporto con Eva quanto a un lato più personale e misterioso legato all'abitazione e a ciò che essa simboleggia.

Questo percorso di crescita parte dal contesto di una persona chiusa e ostile -che addirittura si priva volontariamente di qualsiasi attimo di gioia per paura di perderla dopo- ed è ben motivato dal passato della protagonista, oltre a fornire diversi elementi di riflessione nonché una direzione per la sua storia. Anche Eva aggiunge al volume delle tematiche molto rilevati, in particolare sul disturbo da stress post-traumatico e su un'aspirazione alla rivalsa sociale che ricorda caratteri come Magdalen in "Senza nome". Le due protagoniste sono inoltre supportate da un cast di personaggi tridimensionali e convincenti, perfino nel caso di quelli più marcatamente negativi: il confronto finale tra Isabel e Louis porta quasi a volergli perdonare la miope stronzaggine dimostrata fino a quel momento.

Le solide relazioni sono un altro punto a favore del romanzo, perché portano il lettore a conoscere Isabel sotto diversi aspetti e a comprenderne ancor meglio il cambiamento. Ovviamente il focus è concentrato sul rapporto con Eva, che si avvia come un'ostilità ingannevole da entrambe le parti per poi aumentare lentamente in un crescendo di tensione ben percepibile. Nel raccontare l'amore tra loro, la cara Yael ricorre a dei tropes romance molto popolari come enemies-to-lovers e grumpy X sunshine, sfruttandoli però in maniera intelligente e per nulla scontata. In generale, reputo la sua prosa davvero piacevole (nonostante la sovrabbondanza di due punti) e apprezzo molto l'attenzione data all'ambientazione storica, che è curata ma per nulla invasiva.

Anche gli elementi del conflitto principale sono molto validi, ma lo stesso non si può dire di quelli legati alle sottotrame secondarie, dove si tende a sorvolare su alcuni dettagli oppure a escludere la conclusione di una determinata scena. Questo aspetto incide in qualche modo sul ritmo della storia, che è abbastanza lento nella parte centrale per poi accelerare in vista del finale, con un epilogo a mio avviso fin troppo ottimista per risultare del tutto credibile. Per gusto personale, non ho poi gradito l'ottica quasi positiva in cui si parla di tradimento sentimentale e la notevole prevedibilità dell'intreccio.

Quest'ultimo è un difetto che normalmente considererei significativo a dir poco, e in altri generi -come il mystery- mi porterebbe a ridurre la valutazione di almeno una stellina; qui invece pur avendolo riscontrato durante la lettura non ne sono stata influenzata in modo particolarmente negativo. Questo romanzo ha infatti dimostrato di non aver bisogno di una trama stupefacente per mantenere alta l'attenzione del lettore verso la sua storia: quando l'autore scrive in modo coinvolgente e si basa su personaggi credibili, rimanere incollati alle pagine si trasforma da scelta a vera e propria necessità.

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venerdì 13 marzo 2026

"I segreti di mio marito" di Liane Moriarty

I segreti di mio maritoI segreti di mio marito by Liane Moriarty
My rating: 4 of 5 stars

"Era così che funzionava. Era così che si viveva con un segreto. Lo si faceva e basta. Si fingeva che andasse tutto bene. Si ignorava il dolore profondo, simile a un crampo, nel proprio stomaco. In qualche modo ci si anestetizzava, così che niente sembrasse troppo brutto, ma neanche troppo bello"


SETTIMANA SANTA CON DELITTO

Pur non essendo affatto un libro atroce, "Nove perfetti sconosciuti" aveva raffreddato notevolmente il mio interesse verso la bibliografia di Moriarty, forse perché la sinossi mi aveva fatto che sperare sarebbe diventato il mio preferito dell'autrice e così non è poi stato. Per questo ho pensato fosse meglio ridimensionare di parecchio le mie aspettative prima di iniziare "I segreti di mio marito", che vedevo anche come un banco di prova per capire se dovessi passare agli altri titoli tradotti della cara Liane oppure attendere l'arrivo in Italia di "Here One Moment". E a lettura ultimata sembra proprio che io non debba mettere in pausa il recupero delle sue opere: pur con i suoi limiti, questo romanzo è stato una piacevole sorpresa.

Come sempre ci troviamo in Australia, e per la maggior parte della storia rimaniamo a Sydney, città in cui vive la stessa Moriarty. La narrazione alterna le prospettive di tre donne molto diverse caratterialmente: Cecilia Fitzpatrick è l'emblema della perfetta casalinga con tanto di rappresentanza per il brand Tupperware, Teresa "Tess" O'Leary è un tipo più riservato e insicuro, mentre Rachel Crowley cela dietro l'apparente affabilità un grande dolore. Ognuna di loro si trova a dover affrontare dei conflitti domestici parecchio intensi quando un elemento di novità cambia le loro vite; per Cecilia è il ritrovamento della lettera che per anni ha custodito il più grande segreto del marito John-Paul, per Tess l'essere messa davanti alla prossima fine del suo matrimonio rivivendo quanto avvenuto anni prima tra i suoi genitori, e per Rachel la scoperta che a breve il figlio Rob porterà negli Stati Uniti il suo adorato nipotino Jacob.

A collegare le tre linee di trama sono tanto la morte di Janie, figlia adolescente di Rachel, quanto un parallelo molto interessante con il mito di Pandora, qui rappresentata da Cecilia quando si trova per le mani la misteriosa lettera e inizia a fantasticare sul contenuto. L'ispirazione mitologica caratterizza non solo lo spunto ma anche lo sviluppo della storia, che si configura come un'antica tragedia dove i personaggi in scena sono vessati da un Fato crudele, e finiscono col commettere colossali errori a dispetto delle loro migliori intenzioni. Questa scelta mi è piaciuta molto, specialmente perché si sposa ottimamente con il tono ironico tipico della prosa di Moriarty, oltre ad attenuarne in parte la componente più sarcastica che potrebbe per qualcuno risultare irrispettosa. Personalmente, l'ho vista invece come la prova che il suo stile è proprio nelle mie corde.

Tra i punti forza del romanzo colloco anche i personaggi. In generale, la caratterizzazione è molto buona per tutti i comprimari, ma a brillare sono sicuramente le tre protagoniste: Cecilia, Tess e Rachel sono persone imperfette e simpatetiche, verso le quali è impossibile non provare dell'empatia sia per come vengono colpite dal destino sia per la risolutezza quando devono trovare delle soluzioni. Inoltre, tutte affrontano un solido percorso di crescita individuale, che le porta a scoprire dei lati inediti delle loro personalità. Pur ritenendo l'intreccio parecchio prevedibile, collocherei anche la trama nella categoria dei pregi, perché per lo meno dimostra una coerenza interna e non lascia quesiti in sospeso, a differenza di "Nove perfetti sconosciuti"!

Per contro, i limiti del volume si riducono a elementi non propriamente centrali, ma che comunque hanno minato la possibilità di farlo arrivare al massimo della valutazione. Ho trovato infatti molto irritanti -nonché del tutto evitabili- i tanti commenti grassofobici e le uscite infelici riguardo alla terapia psicologica, che caratterizzano soprattutto la storyline di Tess ma non di rado esondano, intaccando anche quelle delle altre protagoniste. In generale, mi aspettavo un ruolo più rilevante dalla figura di Tess, che avrei voluto vedersi confrontare in modo più risoluto con gli altri personaggi. Non dico che il suo contributo alla storia sia del tutto irrilevante, ma di certo parte del potenziale con lei non è stato sfruttato.

Forse il maggior problema del libro è proprio la sua svogliatezza nel prendere delle posizioni più nette, specialmente quando si arriva in vista dell'epilogo. La cara Liane pare nascondersi dietro ai paraventi delle tre prospettive per giustificare tanto i commenti spiacevoli quanto l'incapacità di criticare con cognizione di causa i comportamenti più tossici del suo cast. Così finisce però per dar l'impressione di aver messo sullo stesso piano un incidente nato da anni di dolore messo a tacere con un mancato femminicidio che è invece il frutto di una visione distorta dei ruoli di genere nel contesto delle relazioni di coppia. Una visione molto cinica forse adatta per un carattere dalla dubbia moralità, ma non troppo compatibile con la disperata madre della vittima.

Voto effettivo: quattro stelline e mezza

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martedì 3 marzo 2026

"Not quite dead yet" di Holly Jackson

Not quite dead yetNot quite dead yet by Holly Jackson
My rating: 3 of 5 stars

"Jet non era stata solo attaccata o aggredita. Quelle erano parole più scialbe, una taglia unica. Quello che aveva subìto era… un delitto. Qualcuno l'aveva uccisa. Uccisa più che al novanta percento, a meno che lei non fosse in lizza per un altro miracolo"


VEROSIMIGLIANZA, VADE RETRO!

Novelle a parte, con "Not quite dead yet" mi sono messa in pari con l'attuale bibliografia della cara Holly, un'autrice che fin dal suo romanzo d'esordio è riuscita a conquistare il mio interesse, ma soprattutto a mantenerlo accesso con i suoi spunti intriganti per ben sei libri. Qui abbiamo però un parziale passo falso, non solo per la relativa lentezza della parte introduttiva, ma soprattutto per una mancanza di brillantezza nell'intreccio in quello che ho visto etichettare da tanti lettori come il suo miglior romanzo. Speravo che anche per me si sarebbe rivelato tale, raggiungendo o magari superando lo stupendo "As Good As Dead", invece mi sono trovata davanti un mystery con davvero pochi elementi di mistero; e a lettura ultimata ancora non riesco a capire se mancasse la capacità di sorprendere o solamente la volontà di farlo.

Per la terza volta le indagini ci portano lontano dalla Patria dell'autrice, pronta a lasciare il suo caro Regno Unito in favore di Woodstock, una città del Vermont. L'ambientazione è circoscritta a questa località, e allo stesso modo pure le tempistiche risultano a dir poco limitate; la ragione di ciò si trova nella premessa stessa del volume: la ventisettenne Margaret "Jet" Mason viene aggredita la notte di Halloween, riportando delle ferite al cranio tali da dover scegliere tra un rischiosissimo intervento chirurgico e la morte certa nell'arco di una settimana. La protagonista opta per la seconda opzione, con il fermo proposito di sfruttare ogni momento a sua disposizione per trovare il proprio assassino.

Un concept originale e dal grande potenziale, che porta con sé anche una prospettiva decisamente insolita, ossia quella di una persona consapevole di avere i giorni contati e per questo priva di molti dei blocchi morali o legali con cui tutti gli altri devono fare i conti. Jet non sarà la mia personaggia preferita scritta da Jackson, ma è comunque una protagonista ben caratterizzata e dalle solide motivazioni; una figura che permette all'autrice di piazzare sul tavolo riflessioni interessanti sul tema del lutto. Essendo prossima alla morte, Jet si trova infatti nella ristretta cerchia dei mortali che sono costretti a venire a patti con una mortalità alla quale non hanno mai pensato pur capendo a livello logico come essa sia inevitabile. Non nego di aver trovato personalmente fastidiosa la chiara volontà di commuovere il lettore con questo espediente, però la cara Holly evita come può di toccare le vette di pietismo tipiche degli spot della Chiesa Cattolica in periodo di denuncia dei redditi.

Tra i pregi del romanzo includerei anche il resto del cast, perché tutti i comprimari si dimostrano solidi e coerenti nella loro scrittura. Grazie a loro Jackson può inoltre trattare diverse tipologie di rapporti interpersonali, includendo anche delle dinamiche familiari tossiche non scontate; confesso che mi sarei aspettata un'analisi maggiore del legame tra Jet e i suoi genitori, ma chiaramente l'attenzione è stata diretta verso altro. Un punto di forza da non sottovalutare è poi il ritmo: è in effetti un po' lento nella parte introduttiva, ma una volta iniziata davvero l'indagine fila a meraviglia.

Dovendo elencare invece le debolezze del testo, ho individuato un grosso difetto attorniato da tanti piccoli nèi che un editing più attento avrebbe magari sistemato. Non mi ha convinta a esempio la scelta di scrivere in prima persona includendo al contempo commenti e pensieri della protagonista, ho trovato noioso il ricorso tanto frequente a battute di dark humor sempre uguali, e di cattivo gusto alcune riflessioni sull'ex di Jet e sulla violenza di genere in senso lato; inoltre credo ci voglia qualcosa di più che una manciata di parolacce per scrivere un romanzo targettizzato per un pubblico di adulti.

Ad avermi maggiormente delusa è stato però l'intreccio mystery vero e proprio. Sarà che la cara Holly mi aveva abituato a personaggi ben più perspicaci, ma trovo inaccettabile far procedere un'investigazione sfruttando una simile quantità di convenienze di trama! penso in particolare alla scena della chat nel telefono di Luke, ma anche all'inverosimile definizione grafica di una certa webcam… Mi rendo conto che ogni romanzo pretenda un pizzico di sospensione dell'incredulità, ma qui si arriva a livelli assurdi, e non mi riferisco soltanto al comparto medico per il quale l'autrice si tutela citando la licenza poetica nei ringraziamenti. Tutto questo ci unisce poi a un giallo privo di rivelazioni stupefacenti: ogni scoperta dei protagonisti può essere azzardata con capitoli di anticipo, e questo potrebbe rendere la lettura piacevole se volete sentirvi brillanti, peccato che io fossi alla ricerca di un titolo meno prevedibile.

Voto effettivo: tre stelline e mezza

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