Il ritorno di Rachel Price by Holly JacksonMy rating: 4 of 5 stars
"Ed eccola lì: Rachel Price. Identica alla foto che avevano usato per i volantini. Un sorriso ampio che le appuntiva il mento, gli occhi di un grigio-azzurro scuro, i capelli dorati, in quel frammento del passato lunghi quasi quanto quelli di Carter"
GIUSTIZIA PER NONNA SUSAN!
Seppur avessi adorato la serie cominciata con "A Good Girl's Guite to Murder", la parziale delusione di "Five Survive" aveva un po' frenato il mio interesse verso la bibliografia di Jackson, tanto da lasciar trascorrere quasi due interi anni prima di recuperare altro. Nel frattempo, lei ha scritto due romanzi che sono stati pubblicati anche in Italia con un ottimo successo, almeno a livello di popolarità; e questo mi ha ovviamente spinto a voler continuare questa esplorazione -sempre in ordine cronologico- con "Il ritorno di Rachel Price", un titolo che salvo poche scene è molto più vicino alla trilogia di debutto dell'autrice, per la predominanza della componete mystery ma anche per il ruolo di alcuni personaggi.
Per la seconda volta ci muoviamo in territorio statunitense, in particolare a Gorham, località del New Hampshire dove vivono da generazioni i Price; una famiglia segnata sedici anni prima dalla scomparsa di Rachel, madre della protagonista Annabel "Bel" che fin da piccolissima convive con questo trauma. Un regista britannico coinvolge lei e tutti i suoi parenti nelle riprese di un documentario incentrato su questo caso di cronaca, iniziativa che la ora diciottenne Bel mal tollera, tanto da dileguarsi in più occasioni quando le telecamere sono nei paraggi. Durante una delle sue fughe, la ragazza incontra una donna dall'aspetto sudicio diretta a casa sua: si tratta proprio di Rachel, improvvisamente liberata dal suo rapitore; il sospetto che la donna non stia dicendo tutta la verità spinge però Bel a voler far chiarezza sui segreti di lei e del resto della famiglia.
I legami tra questi personaggi sono praticamente il cuore del romanzo, mostrando un'evoluzione significativa nel corso della storia e una centralità quasi totale sia per come viene sviluppata la trama che per la crescita dei protagonisti stessi. Molto rilevante e ben scritto è anche il rapporto che Bel instaura con Ash, un ragazzo che lavora alle riprese del documentario; non posso dire di essere del tutto convinta per come si arriva in fretta alla svolta romantica tra i due, ma nel complesso credo che la cara Holly abbia svolto un ottimo lavoro per bilanciare le loro interazioni e renderle omogenee nel contesto dell'investigazione che portano avanti. A conti fatti ho trovato più verosimile il modo in cui lei viene a patti con la partenza di lui, rispetto alle reazioni che ha nei confronti di altri caratteri.
Questo è dato forse dalla scrittura un po' raffazzonata di buona parte dei comprimari: molti di loro sono descritti in modo rapido e superficiale, limitandosi al loro piccolo ruolo all'interno dell'intreccio. Mi sarebbe piaciuto vedere un cast un po' più articolato, specialmente nei casi di figure come nonna Susan, il badante Jordan o l'ex amica Sam, che avrebbero potuto risultare più incisivi con poco sforzo; questo ovviamente non vale per tutti i personaggi secondari, ma anche quelli più interessanti non arrivano molto oltre la sufficienza. Per contro, l'affascinante caratterizzazione di Bel risalta ancora di più; una protagonista che ho apprezzato praticamente in ogni aspetto, con una prospettiva molto chiara e sempre coerente, capace di offrire degli spunti non banali per analizzare tanto le reazioni a un trauma quando le conseguenze di vivere in un determinato ambiente famigliare.
Arrivando quindi a parlare di tematiche, mi trovo un po' indecisa: più di una mi costringerebbe a delle perifrasi interminabili per evitare spoiler, inoltre mi sento combattuta perché pur apprezzandole tutte a livello teorico penso che l'esecuzione non sia stata delle migliori nella pratica. Senza scendere troppo nel dettaglio, Jackson vorrebbe parlare di relazioni interpersonali problematiche, squilibri di potere, gestione di un trauma e violenza di genere, ma nella maggior parte dei casi ripete i concetti fin troppe volte, oppure opta per degli esempi estremamente didascalici. Questo è senza dubbio dovuto al target scelto, ma ultimamente mi capita tanto spesso di incappare in narrazioni simili che i miei occhi scattano in automatico al soffitto!
Tra i limiti del volume penso si possano includere anche la traduzione -non abominevole, ma un filino legnosa e pigra-, la prosa che spesso scivola dalla terza alla prima persona, la rapidità con cui si arriva alle risoluzioni nell'epilogo, e alcune delle rivelazioni riguardanti il mistero principale. Nel suo insieme la struttura del mystery è solida e ben ritmata, ma alterna colpi di scena estremamente prevedibili (che ovviamente non menzionerò!) ad altri inarrivabili; penso a casi come la prima sparizione di Rachel nel centro commerciale oppure l'identità di Robert Meyer e il suo legame con la famiglia, ovvero twist che sono preclusi al lettore eppure dovrebbero essere banali per i personaggi. Il risultato finale però mi ha dato delle sensazioni positive, che magari potrebbero trasformarsi in un voto più alto per "Not quite dead yet" visto il passaggio dell'autrice a un pubblico più maturo.
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