lunedì 29 dicembre 2025

"Progetto Parousia" di Nikolas Dau Bennasib

Progetto ParousiaProgetto Parousia by Nikolas Dau Bennasib
My rating: 3 of 5 stars

"Il Migliore dei Mondi... Di sicuro, dall'abbattimento dei nemici di Cristo e del suo araldo, poteva nascere un mondo migliore, ma mettere mano alla spada avrebbe davvero portato al migliore dei mondi in assoluto? Dal sangue dei martiri era fiorita la Chiesa di Cristo. Ma, in quel momento, chi era il martire e chi il carnefice?"


DOM STA PER DOMENICANO NON PER DOMINATORE, VERO?

Dopo aver terminato "Protocollo Uchronia" ho lasciato trascorrere parecchio tempo prima di recuperare il secondo volume della serie d'esordio di Dau Bennasib, e la mia preferenza verso le narrazioni autoconclusive è soltanto una delle ragioni dietro a questo ritardo. Ho procrastinato anche perché il primo capitolo non mi aveva granché entusiasmata, inoltre mi era capitato di sentir etichettare "Progetto Parousia" più come spin-off che come seguito. Una volta affrontato il testo, posso dire che questa informazione non è corretta al cento per cento ma capisco quali elementi (tra cui il commento dell'autore stesso nelle note finali) abbiano fatto propendere altri recensori verso questa definizione.

La linea di trama ambientata nel presente alternativo è più o meno coincidente con la prima ma si basa su una diversa protagonista: messa da parte la detestabile Rebecca du Puit, seguiamo qui l'adolescente Chiara Serafini, un'appassionata di videogiochi che intraprende un percorso di vendetta verso gli sviluppatori della console Zoe dopo l'incidente accaduto al fratello minore a causa di un visore da loro prodotto. Questa tragedia la porta ad avvicinarsi al gruppo hacktivista detto BigSister, ma anche a nutrire un senso di colpa apparentemente inesauribile per le disgrazie alle quali assiste. Nella timeline futuristica abbiamo sempre un cambio di POV, ma con un ulteriore salto in avanti nel tempo, perché approdiamo all'anno 2116 con le figure di Hanuman e Damaso, già introdotte nel primo romanzo che qui si incontrano e partono per un viaggio alla ricerca delle rispettive origini.

Per quanto riguarda le menti artificiali attive nel sistema operativo di ZOE per preparare il Migliore dei Mondi in tempo per la fine dell'apocalisse, continuiamo a seguire gli (scarsissimi) progressi di Eve e compagnia ma per poco: la loro attenzione -così come quella del lettore- viene ben presto catturata da una deviazione ucronistica all'interno della riscrittura stessa della Storia. Vediamo così l'introduzione di Rothiland, cavaliere cristiano al servizio di Carlo Magno che vaga per le terre dei sassoni impegnato in diverse missioni. Per quanto affascinante a livello di ricostruzione del passato, quest'ultima è a mani basse la linea di trama più noiosa, perché della prospettiva dei soci di Rebecca vediamo solo un susseguirsi di scene identiche, al punto che in un paio di occasioni ho avuto seriamente il dubbio di star rileggendo un capitolo precedente; per quanto riguarda invece la prospettiva simil-storica, la conclusione è abbastanza prevedibile se si ha già letto il primo capitolo.

Un problema analogo riguarda il POV di Chiara, dal momento che le informazioni principali erano già presenti nel racconto di Rebecca, quindi affrontare la sua storia è stato abbastanza inutile dal punto di vista contenutistico. L'elemento di novità è dato dalla nascita delle AL/AS, con tutta la riflessione che ne potrebbe conseguire: queste entità sono considerabili al pari delle persone in carne e ossa oppure sono un mero coacervo di dati digitali? domande sulle quali il lettore dovrà però ragionare in autonomia a volume chiuso, perché i personaggi non vanno a fondo più di tanto, e soprattutto non forniscono un quadro completo delle problematiche collegate. Esattamente come per la debosciata dottoressa du Puit, le vicende legate a Chiara sono fortemente episodiche e tendono a rendere difficoltosa l'empatizzazione verso di lei, per tacere dei caratteri secondari che sembrano a malapena accennati. L'immersione nella lettura è inoltre interrotta spesso da dialoghi irreali (dove Tizio racconta a Caio la storia della vita di Caio, come se lui non la conoscesse benissimo!) e legami personali annunciati al lettore anziché raccontati in modo diretto.

Come si potrà indovinare, la linea di trama più interessante e motivata a mio avviso è quella che vede protagonisti Hanuman e Damaso, sia perché entrambi sono supportati da una buona introspezione sia per l'assenza di time skip significativi. Purtroppo tutte le scoperte principali sulle loro origini riescono a stupire soltanto i personaggi in scena, perché chi arriva dalla lettura di "Protocollo Uchronia" è al corrente di tutte queste informazioni. Devo dire che comunque loro risultano abbastanza carismatici e dinamici da non annoiare mai, inoltre affrontano dei solidi archi narrativi e costruiscono un rapporto in bilico tra antagonismo e vicinanza molto originale.

Tra gli aspetti positivi di questa lettura mi sento di includere poi la prosa: non sarà più di tanto identificativa, ma mi è sembrata molto più scorrevole rispetto all'esordio del caro Nikolas, che ha inoltre dosato più saggiamente la sua propensione a sfoggiare le conoscenze introiettate per strutturare il romanzo. Pur concentrandosi sui caratteri protagonisti -e sul loro essere imperfetti-, l'autore è migliorato anche nel definire i comprimari, dando quasi a tutti una parvenza di personalità e autonomia all'interno della storia. L'aspetto più interessante è senza dubbio la presenza di moltissimi spunti di ordine etico, identitario e spirituale: quali limiti dovrebbe porsi la scienza? cosa sia un'anima e chi la possegga? in che modo si trova o si perde la fede? siamo definiti dalle nostre azioni o da una natura intrinseca? sono alcune delle domande suggerite dal testo, di certo interessanti seppur un po' troppo numerose e mio avviso.

A non convincermi è stata di nuovo la struttura a POV alternati, perché costringe Dau Bennasib a includere alcune scene riempitive o comunque molto diluite per rimanere coerente allo schema di partenza senza scivolare in qualche spoiler. Mi hanno fatto storcere il naso anche i tanti dettagli che non aggiungono nulla alla storia, specie nei piccoli gesti compiuti dai personaggi, e la scelta di presentare un quartetto di racconti midquel prima di cominciare: li ho trovati grosso modo inutili, perché si concentrano su fatti già noti come l'origine di Hanuman e confronti ripetitivi tra Eve e le altre menti digitalizzate. C'è poi da considerare l'intreccio del romanzo, e qui andiamo su gusti estremamente personali dal momento che l'autore -da plotter estremo qual è- ha ben chiaro dove andrà la narrazione, ma sembra non voler tenere in nessuna considerazione le attitudini dei personaggi oppure la banale verosimiglianza; abbiamo così parecchi comportamenti e svolte forzati al solo fine di condurre la trama nella direzione stabilita inizialmente, vedasi Chiara che dedica la vita ai videogiochi nonostante l'incidente al fratello oppure i seguaci di Al Hajj fedeli a una figura come quella di Hanuman seppure la disprezzino e ne diffidino.

Andiamo infine a rispondere al quesito iniziale: questo libro è un seguito oppure uno spin-off? la verità è in effetti a metà strada, un po' come la natura di Hanuman. Personalmente mi voglio azzardare a dire che lo consiglierei come lettura singola, sia perché è qualitativamente migliore del primo sia per la ripetizione delle tematiche e delle informazioni necessarie a comprendere il testo. Al più aver letto anche "Protocollo Uchronia" permette di cogliere numerosi easter eggs durante la lettura, ma non mi sembra indispensabile per avere una visione globale delle vicende.

Voto effettivo: tre stelline e mezza

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