Il serpente dell'Essex by Sarah PerryMy rating: 2 of 5 stars
"I miei pensieri hanno cominciato a girare, e a girare, e come spesso accade sono andati al serpente dell'Essex, fino a quando non ho iniziato a capire che potrebbe esserci apparso nelle sue varie sembianze, e che anziché un'unica verità potrebbero essercene diverse, nessuna delle quali può essere confermata e confutata"
PIÙ UN MACGUFFIN CHE UN FOSSILE VIVENTE
Ci sono lettori che vanno dritti al punto: aprono un nuovo libro e si fiondano subito al primo capitolo, magari con il rischio di perdersi un utile prologo. Il mio approccio è diametralmente opposto, infatti in un volume leggo e analizzo tutto: immagine e blurb in copertina, traduzione del titolo, presenza o meno di un indice, dedica dell'autore, prefazione e citazioni; l'obiettivo è capire se l'edizione presenta in modo coerente e completo il testo. Senza scendere nei minimi dettagli, questo modus operandi mi ha portato a notare come spesso le sinossi forniscano così tante informazioni tanto da fuorviare, oppure lascino crede che certi elementi di trama siano più rilevanti della realtà; e il problema pare frequente tra le pubblicazioni di Neri Pozza, perché l'ho riscontrato prima con "2084. La fine del mondo", poi con "Demon Copperhead", e adesso con "Il serpente dell'Essex". Quindi se state cercando informazioni in merito alla misteriosa ed emozionante storia di una criptozoologa vittoriana, passate ad altro senza troppi pensieri.
Anche perché la premessa stessa potrebbe portarvi fuori strada (forse chi ha scritto la sinossi, aveva letto solo il primo capitolo?), con la trentenne Cora Seaborne appena rimasta vedova del marito Michael, un uomo non così sottilmente crudele al quale sentiva di dover rimanere vicino anche per il benessere del figlio Francis "Frankie". Finalmente libera da questo legame, la donna chiude la casa londinese per trasferirsi con il pargolo e l'amica Martha a Colchester, nell'Essex; qui rimane affascinata da un'antica leggenda su una specie di drago marino mitologico, che a quanto pare è ricomparso di recente -portando sciagure assortite come animali morti e incidenti domestici-, decidendo di scovarlo e studiarlo.
Se l'intreccio si fosse limitato alla ricerca di Cora, magari con l'aggiunta di qualche sottotrama legata ai coprotagonisti, ne sarebbe uscito un romanzo molto interessante a mio avviso: anche perché è quanto l'edizione mi aveva promesso! invece, dopo una rapida introduzione, comincia un'interminabile presentazione di personaggi secondari, ai quali viene concesso così tanto spazio e attenzione che il lettore quasi finisce per dimenticare Cora e il suo obiettivo scientifico. Entrano così in scena il dottor Luke Garrett (conoscente e pseudo-corteggiatore della protagonista), il suo amico e collega George Spencer, uno dei suoi pazienti e la persona che l'ha fatto finire in ospedale, altri amici nelle figure di Sir Charles Ambrose e della moglie Katherine, una sorta di vecchio cicerone senza gambe, e poi ulteriori nuovi amici nel vicino villaggio di Aldwinter: qui in particolare troviamo il coprotagonista e reverendo locale William "Will" Ransome, sua moglie Stella, i suoi tre figli, un'amica della figlia maggiore, e perfino un vecchio sciroccato che usa delle talpe scuoiate come fossero talismani. E no, nessuno di loro è una semplice comparsa; per contro la caratterizzazione si basa quasi esclusivamente su ciò che l'autrice enuncia -anziché sulle effettive azioni-, inoltre i personaggi sono per la maggior parte irritanti e poco motivati nelle proprie scelte.
Tantissimi caratteri da presentare, e quindi una trama che procede in retromarcia e confina fuori dalla scena i pochi passi in avanti, limitandosi a far riassumere in seguito gli eventi e portando quasi a zero ritmo e tensione. Questo è causato anche dalla scelta di rendere la narrazione parecchio frammentaria, come fosse composta da tanti piccoli episodi anziché da un solido intreccio. Per quanto riguarda l'inclusione di elementi simil-fantastici, rimango abbastanza tiepida perché in alcuni passaggi credo risultino eccessivi, portando a metafore non proprio sottili e a comportamenti sopra le righe dei personaggi. Tra i difetti includerei anche le relazioni interpersonali che (con una sola eccezione!) appaiono forzate e prive di chimica, tanto che il testo stesso deve far presente al lettore che tra i protagonisti esiste una tensione di qualche tipo oppure non si capirebbe; con i comprimari non va meglio, inoltre la presenza di un tropo sentimentale che detesto non ha aiutato in questo senso.
Forse il romanzo si risolleverà per merito delle sue tematiche? mammagari! Gli argomenti trattati dalla cara Sarah sono tanti, ma il vero problema è che sono disomogenei e vengono affrontati con superficialità: si vorrebbe parlare di violenza domestica senza mostrarne davvero gli effetti sulla vittima, di ruoli di genere ma nel modo più didascalico e infantile possibile, di lotta di classe risolvendo tutto con la generosità innata di un singolo riccone, di fede religiosa mostrando solamente fanatismo e superstizione, e di patologie gravi evitando però di tentare delle cure reali. L'intento non è malvagio, però come nel caso dei personaggi avrei preferito uno snellimento dei temi e un conseguente maggior focus su quelli veramente rilevanti per il percorso di Cora, che in questo modo risulta invece poco chiaro.
Non ci sono però solo critiche in serbo per il titolo più famoso di Perry, che innanzitutto dimostra di avere una penna abbastanza originale e creativa, oltre ad aver creato un valido incipit: l'idea di base è interessante e il primo capitolo risulta d'impatto. Nel corso della lettura si può poi notare quanta attenzione si stata messa nel rendere accurato il contesto storico, anche con dei dettagli marginali, e concrete le diverse ambientazioni; che i personaggi siano nei vicoli sucidi di Londra oppure tra le stradine di campagna dell'Essex, il lettore non ha mai dubbi sull'autenticità delle location. Ho trovato carino anche l'espediente delle missive che i personaggi si scambiano perché incarnano bene le diverse voci; peccato questo porti con sé il succitato problema del mancato show. E infine c'è Luke, a parer mio l'unico personaggio sviluppato in modo coerente e non stereotipico: se lui fosse il protagonista di un romance assieme a George, sarei perfino pronta a dare una seconda chance all'autrice.
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