La saggezza delle folle by Joe AbercrombieMy rating: 4 of 5 stars
"Il prezzo del pane. Il prezzo delle abitazioni. Il prezzo della torba da quando il clima era diventato più freddo. Salari troppo bassi, orari troppo lunghi, troppe leggi o troppo poche. Pike aveva insegnato loro una lezione: se abbastanza persone si incazzano quando basta, potevano cambiare le cose. Adesso la rabbia era la risposta a tutto"
DA DOVE SONO SALTATI FUORI TUTTI 'STI TEPPISTI?
Come mi ero ripromessa, non appena terminato il secondo volume ho subito portato avanti la mia esplorazione del Mondo Circolare con "La saggezza delle folle", a oggi l'ultimo romanzo ambientato nel più celebre universo narrativo del caro Joe, dalla penna del quale credo a questo punto di potermi prendere una meritata pausa, almeno finché non avrà terminato la sua nuova serie. Nel mentre mi consolerò all'idea di aver concluso su una nota positiva questa trilogia che nei primi due capitoli aveva dimostrato di non saper sfruttare del tutto il potenziale dato dallo slittamento in avanti sul piano sociale e tecnologico. Qui invece prende una bella ricorsa, mostrando le conseguenze di tutto il build-up fatto su personaggi e world building in un migliaio di pagine.
Nonostante trascorra appena una manciata di giorni dalla conclusione de "Il problema della pace", il quadro generale qui è molto diverso: nel giro di pochi capitoli Orso è costretto a chinare il capo davanti all'onda della ribellione scatenata da Spezzatori e Incendiari, e mentre lui è letteralmente rinchiuso in una gabbia (non troppo) dorata i suoi passati oppositori si trovano in posizioni di potere; seppur anche i ruoli di Savine e Leo non siano sicuri come potrebbero sembrare, perché non tutti hanno chiuso un occhio sui loro trascorsi. Nel frattempo al Nord si prepara l'ennesima battaglia, in questo caso tra la neo-insediata sovrana Rikke e Calder il Nero, che non sarà più giovanissimo ma non intende per questo rinunciare tanto facilmente al trono del padre.
Escludendo alcune svolte abbastanza interessati verso il finale -specie nell'ottica di una possibile continuazione per questa saga letteraria-, l'intreccio si sviluppa in modo decisamente prevedibile; in altri casi questo sarebbe un grosso limite, ma possiamo in parte dare una giustificazione con l'attenzione che Abercrombie riserva sempre alla caratterizzazione dei suoi protagonisti, che rendono la trama meno sorprendente proprio perché adottano dei comportamenti coerenti e in linea con le loro personalità. Tuttavia avrei apprezzato ricevere delle informazioni più chiare in diverse scene, specialmente in relazione alle molte ellissi temporali che rendono nebulosi alcuni passaggi.
Per quanto riguarda il lavoro svolto dal caro Joe, avrebbe potuto gestire meglio alcuni personaggi e sottotrame: saranno anche utili nell'economia della narrazione, ma le figure di Grosso e Trifoglio compiono davvero poche azioni degne di nota, non hanno delle risoluzioni soddisfacenti e per la maggior parte del tempo servono soltanto ad aggiornare il lettore sui personaggi privi di un loro POV. Tenendo in considerazione l'intera trilogia, non sarebbe stato poi malaccio sfruttare meglio i caratteri introdotti nella parentesi styriana, che qui vengono a malapena menzionati. Ma chi è al lavoro in un libro, oltre al suo autore? molte persone in realtà, ma mi sto riferendo ovviamente al traduttore, perché ancora una volta ci troviamo tra le mani un volume tutt'altro che economico adattato in maniera criminale. Potrei fare decine e decine di esempi, ma mi limiterò a uno che tutti possono verificare dall'estratto gratuito dell'ebook: nel primo capitolo è presente uno scambio di battute in cui Yoru Sulfur diventa a caso Zolfo, ossia il nome con cui era chiamato nelle prime edizioni italiane della saga. Io ho letto quelle, quindi ho subito capito di chi si stesse parlando, ma immagino la confusione di un lettore abituato alla versione di Mondadori! momenti di perplessità che costellano purtroppo l'intero libro, e spesso incidono sul senso di immersione nella storia.
Ma passiamo ai pregi del romanzo, e soprattutto alle ragioni per cui lo reputo il migliore della trilogia. Innanzitutto entriamo nel vivo del Grande Cambiamento: dopo più di mille pagine di promesse, devo dire che ho trovato alquanto convincente la rappresentazione scelta per il governo gestito dai rivoltosi, seppur manchi un fattore di genuina sorpresa per quasi tutto il volume. Immaginavo sarebbe stato il momento di Grosso per brillare, invece a uscirne meglio dal punto di vista della crescita personale sono gli altri protagonisti riuniti ad Adua. Leo, Savine, Orso e Vick dimostrano tutti di essersi evoluti dai caratteri un po' stereotipati del primo capitolo, e così pure Rikke nonostante per buona parte della narrazione rimanga confinata in dinamiche già viste e riviste al Nord.
Oltre alla buona gestione del tema principale, promuovo anche il ritmo (che nei primi due libri era stato invece caratterizzato da una certa disomogeneità) e le scene di battaglia, forse tra le più sensate e comprensibili mai scritte da Abercrombie. Un altro grande punto a favore è il finale, che per diversi aspetti definirei coraggioso, specie confrontato ai precedenti dell'autore; riesce allo stesso tempo a fornire dei chiarimenti -in merito alle ragioni dietro al Grande Cambiamento, ma anche alle visioni di Rikke e al futuro dell'Unione- e a includere degli elementi utili per un eventuale seguito, che a conti fatti non mi dispiacerebbe leggere: vedere come personaggi che si detestano ma sono costretti a collaborare potrebbero trovare un loro equilibrio nell'arco di una ventina d'anni mi sembra davvero uno spunto interessante.
Voto effettivo: quattro stelline e mezza
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