L'amuleto by Michael McDowellMy rating: 5 of 5 stars
"Era quel gioiello, un oggetto mai visto prima, a sembrarle tanto strano. Era la catenina, e il ciondolo a forma di dischetto, a tormentarla; e conosceva Jo abbastanza da sapere che nessun interrogatorio avrebbe mai potuto cavarle il motivo per cui l'aveva regalato a Larry. Non ancora, quantomeno"
LA TAVOLA OUIJA DI ČECHOV
Negli ultimi dieci mesi McDowell è diventato un autore parecchio presente nelle mie letture, infatti con "L'amuleto" sono arrivata già al terzo titolo di un autore prima del tutto sconosciuto per me, e non ho in programma di fermarmi senza aver per lo meno recuperato quanto uscito in traduzione negli ultimi tre anni per il catalogo di Neri Pozza. Anche perché a ogni nuovo libro mi trovo ad apprezzare sempre di più il suo stile e l'incredibile lavoro fatto su personaggi e ambientazioni, riuscendo a trasportare chi legge in luoghi ed epoche lontane senza alcun cenno di artificiosità che porti a sentirsi straniati dalla storia.
La nostra destinazione in questo caso è la Pine Cone del 1965, un paesino fittizio dell'Alabama celebre per la locale Pine Cone Munitions Factory, dove non solo si fabbricano munizioni ma si ha anche la possibilità di scampare la leva militare. Purtroppo per Dean Howell la cartolina arriva prima del posto di lavoro e solo l'esplosione di un fucile da addestramento gli evita la partenza per il Vietnam, deturpandogli il viso e riducendolo a poco più di un vegetale; fortuna vuole che l'amorevole madre Josephine "Jo" sia pronta a occuparsi di lui e a presentare alle persone che ritiene responsabili di questa tragedia il conto, nella forma di un insolito monile. Tra uno sfiancante turno in fabbrica e l'ennesima commissione domestica, spetta invece alla moglie Sarah l'ingrato compito di trovare la quadra e arrestare la scia di delitti che colpiscono in pochi giorni l'intera città.
Al suo fianco troviamo la vicina e amica Becca Blair, che è solo uno dei molti esempi del talento del caro Michael nella scrittura dei personaggi. L'intero cast è popolato da figure credibili e simpatetiche, siano esse positive o negative; non solo i caratteri centrali quindi, ma anche i semplici comprimari ottengono un'introspezione accurata e coerente con la loro condizione sociale e con le relazioni interpersonali che li coinvolgono. Logicamente Sarah ottiene il maggiore approfondimento, andando a dimostrare una parabola discendente significativa nella sua triste verosimiglianza: la protagonista viene descritta in un primo momento come un'ottima persona, piena di generosità e remore morali che il succedersi degli eventi andrà pian piano a smantellare, fino a una conclusione al cardiopalma.
Ho trovato molto interessante anche il lavoro svolto su Jo e Dean, perché seppur vengano tenuti volutamente in secondo piano dall'autore riescono a estendere un alone minaccioso su tutta la narrazione. La storia di lui ricorda un po' "Il visconte dimezzato", mentre mi sento di accostare lei all'antagonista di "Misery"; si tratta tra l'altro della prima (almeno a livello di pubblicazione) di una corposa schiera di donne malvagie scritte da McDowell nella sua carriera. Non raggiungerà forse le vette di una "Black" Lena Shanks e i continui commenti al suo aspetto sono di certo invecchiati malino, ma si dimostra una figura terrificante e a conti fatti non si percepisce la mancanza di ulteriori risposte sul suo passato, dalle origini dell'amuleto alla sua possibile implicazione in altre vicende delittuose.
Come già accennato, gli altri maggiori punti di forza del volume sono l'ambientazione e lo stile. Avevo ben in mente la puntualità con cui il caro Michael riusciva a raccontare luoghi presi da un'epoca storica diversa senza apparente difficoltà per il lettore contemporaneo che deve entrare in un contesto per lui inedito, ma in questo caso penso si sia superato: ha creato dal nulla un'intera cittadina, descrivendone strade, negozi, usanze locali e indole degli abitanti. E l'ha fatto rimanendo fedele al periodo scelto con una sensibilità parecchio moderna, anche considerando che questo titolo appena approdato nel nostro Paese è stato pubblicato in lingua originale quasi cinquant'anni fa! Anche la sua prosa non pare risentire dello scorrere del tempo, e dalla primissima pagina incanta il lettore con immagini ricche di fascino e una grande accuratezza linguistica. Questo potrebbe far pensare a un testo lento e sfidante, invece la lettura scorre con facilità e gradevolezza estreme: al massimo è proprio il lettore a doversi imporre di prendere una pausa, vuoi per rileggere una frase particolarmente bella oppure per occuparsi di qualsia attività esuli dalla lettura del libro stesso.
Come sempre per le letture che apprezzo maggiormente, ho cercato di individuare dei punti a sfavore, operazione che pratico al contrario anche sui romanzi più sgradevoli ovviamente! Oltre ad alcuni lati già menzionati della scrittura di Jo, in questo caso devo ammettere che l'intreccio rappresenta l'elemento meno riuscito: pur non annoiando la struttura risulta per forza di cose ripetitiva, con il lettore al corrente di tutte le informazioni mentre la protagonista brancola quasi sempre nel buio. Inoltre le scene più propriamente horror sono numerose e parecchio intense; il problema non è tanto il gusto personale (a me non hanno dato granché fastidio, a esempio) quanto il passaggio repentino da un contesto placido alla violenza estrema e grottesca che potrebbe cogliere impreparati. Diciamo che rispetto al mio primo approccio con "Katie", qui capisco un po' meglio la grande amicizia tra l'autore e il caro Stephen…
View all my reviews
Nessun commento:
Posta un commento