venerdì 21 agosto 2026

"Un affare per orecchie a punta" di M. Maponi

Un affare per orecchie a puntaUn affare per orecchie a punta by M. Maponi
My rating: 3 of 5 stars

"Una vertigine lo mandò a sbattere contro lo stipite della porta, il mondo offuscato da un velo blu di stanchezza. Nel mezzo sembrava aleggiare l'onnipresente fantasma della Henzel. Maggie si era trovata al centro di un affare torbido e ne aveva pagato le conseguenze"


SVECCHIARE UN GENERE SI PUÒ, NIDD!

Arrivata incredibilmente (e poche volte tale avverbio fu più azzeccato!) in pari con i volumi autoconclusivi acquistati durante l'anno, ho deciso di rituffarmi nel fantasy nostrano con un titolo riesumato dalla TBR del 2025, ossia "Un affare per orecchie a punta". Ammetto che ad aver accesso inizialmente il mio interesse verso il romanzo d'esordio di Maponi è stata la stupenda grafica dell'edizione, ma una volta letta la sinossi mi sono definitivamente convinta per merito della particolare mescolanza tra generi narrativi diversi. In special modo, trovo il connubio di indagini e fantastico sempre ricco di potenziale, e poi volevo capire se l'autore sarebbe riuscito a togliere un po' di polvere a un sottogenere come l'hard boiled che da sempre mi fa pensare a storie superate nei toni e nei cliché.

Di certo il contesto si discosta dall'ufficio fumoso del classico investigatore privato, perché ci troviamo nella fittizia città-Stato di Virmgrado, dove creature fantastiche di ogni genere convivono più o meno pacificamente dopo aver accantonato un recente passato di lotta tra le diverse specie, e più in generale tra le categorie di elfidi e orchidi. Grazie a questo nuovo status quo un goblin come Mannekin "Mann" Hanter è potuto diventare membro del Corpo dell'Ordine Pubblico, e in questa veste si trova a indagare sul suicidio della ninfa Maggie Henzel, che già a una prima occhiata gli sembra una messa in scena poco convincente. L'investigazione lo porta a far luce sul possibile collegamento tra questo crimine e le imminenti elezioni politiche, che sono tanto il motore delle forti tensioni cittadine quanto il vero cuore tematico della narrazione.

Dietro tutta la terminologia fantasy si nasconde non troppo bene un parallelo con il razzismo e le varie ideologie xenofobe del nostro mondo: abbiamo per esempio alcuni tra elfi e nani pronti a ergesti in virtù del lignaggio o della ricchezza sopra le altre creature, utili solo come manodopera a buon mercato in una città in forte espansione industriale, simile per parecchi versi all'Inghilterra nella seconda metà dell'Ottocento. Per quanto io mi senta propensa ad approvare l'idea di trattare certi argomenti sfruttando l'allegoria, bisogna pure ammettere che l'autore tende a calcare parecchio la mano ripetendo dei concetti anche elementari in maniera fastidiosamente ridondante. Ciò ha delle ripercussioni spiacevoli perfino su una prosa per altro gradevole e coinvolgente, perché Maponi si ostina a voler chiudere ogni paragrafo con un'inutile frasetta a effetto, che ribadisce soltanto quanto già espresso in modo più che sufficiente.

Un altro elemento positivo che cela dei grossi limiti è l'ambientazione. Personalmente ho trovato da subito coinvolgenti le descrizioni di Virmgrado e interessante l'esplorazione proposta dall'autore al fianco del protagonista, mentre questi visita i diversi quartieri durante l'indagine. Le difficoltà sorgono quando si passa al lato fantastico: non mi aspettavo certo incantesimi e portenti vari, ma per lo meno di comprendere con chiarezza la differenza tra orchi, ninfei, drow e combriccola. A parte qualche dettaglio puramente anatomico, alle creature fantasy manca qualsivoglia peculiarità; sarà a causa della scelta di rimanere aggrappati al POV di Mann, ma ho trovato quasi impossibile memorizzare le specie di chiunque uscisse dalla stretta cerchia dei protagonisti perché il testo si limita a sputarti addosso una manciata di nomi, senza ulteriori dettagli.

Però un personaggio in grado di vivere per dei secoli dovrebbe distinguersi per come vede il mondo, giusto? a quanto pare no, infatti tutti i caratteri secondari sono fortemente stereotipici e faticano ad andare anche di poco oltre il loro ruolo all'interno della storia. Per contro, Mann è un personaggio tridimensionale e approfondito, ben consapevole dei suoi limiti e capace di affrontare sfide fisiche e ideologiche. Nella seconda metà del romanzo, i suoi crucci personali diventano purtroppo un filino ripetitivi e tediosi: non si tratta tanto di uno scoglio al gradimento quanto di un fastidioso ritardo nel proseguo dell'indagine. Indagine che parrebbe essere il fulcro dell'intreccio, invece viene risolta in modo abbastanza anticlimatico per tornare di gran carriera ai conflitti politici; questo rende la conclusione appropriata per il tono della narrazione nel suo insieme, ma alquanto insoddisfacente per chi come me sperava di essere stupido da qualche rivelazione imprevedibile.

View all my reviews

giovedì 6 agosto 2026

"Isola" di Katrine Engberg

IsolaIsola by Katrine Engberg
My rating: 3 of 5 stars

"Nello spazio fra il sonno e uno stato di coscienza vigile gli sembrò di udire le onde a strati, uno più profondo dell'altro; la corrente lo portava ora in alto mare, ora verso la scogliera ... e gli dava la sensazione di sprofondare nell'abisso e sparire"


C'È DEL ROMANZO IN QUESTE COINCIDENZE, GIURO

Pur non raggiungendo i picchi di assurdità e inverosimiglianza descritti ne "Il porto degli uccelli", il capitolo conclusivo "Isola" è ben lontano dalla freschezza contenutistica e tematica dei primi due volumi, anche noti come primo e terzo nell'edizione originale. Mi sono infatti rassegnata all'idea che in Italia non arriverà mai la traduzione di "Blodmåne", anche se non smetterò mai interrogarmi sulle ragioni dietro a questo caso di simil-censura: vista la premessa abbastanza grottesca di quest'ultimo libro, chissà da quali orripilanti scene Marsilio ha voluto discostare il pudico sguardo di noi lettori italiani!

Ovviamente il lato più sgradevole della premessa è collegato al POV di Anette Werner, incaricata di supervisionare l'indagine su un mezzo cadavere ritrovato in una valigia nel parco di Østre Anlæg. Mentre lei cerca di identificare la vittima nonché di rintracciarne la metà mancante, il coprotagonista Jeppe "Jeppesen" Kørner dopo rottura con la collega Sara Saidani si è trasferito sull'isola di Bornholm dove -in aspettativa dal suo ruolo di poliziotto- ha iniziato a lavorare come taglialegna. Nella stessa località si trova anche Esther de Laurenti, che affronta il lutto per la morte del coinquilino e amico Gregers continuando a interessarsi alla stesura della biografia postuma dell'antropologa Margrethe "Margy" Dybris. Neanche a dirlo, l'isola si scopre fondamentale per le investigazioni della polizia copenaghense.

Non posso dire di aver apprezzato il modo in cui una quantità di spunti chiaramente destinati a portare a un nulla di fatto vengano introdotti nella prima metà del volume, in un blando tentativo di tenere impegnata Anette e fuorviare il lettore. Nel frattempo Jeppe si adopera per sbrogliare passo passo il vero mistero, e quest'ultimo è un intreccio nettamente più articolato e interessante da seguire, con qualche tocco soap operistico che male non fa e dei validi accenni al tema dei legami famigliari in generale e tra genitori e figli in particolare. Di certo avrei preferito che il collegamento conseguente con le diverse sfumature date alla genitorialità dai tre protagonisti ottenesse maggior spazio, invece nella parte centrale il lato mystery ha la precedenza e nell'epilogo tutti i conflitti relazionali ottengono una risoluzione carina ma troppo frettolosa.

A tal proposito, non mi ha fatto impazzire neppure la scarsissima presenza di Sara, così come ho trovato alquanto marginale e macchinoso il ruolo assegnato ad Anette; nel caso di quest'ultima, capisco avesse già avuto occasione nei romanzi precedenti di evolvere come personaggio, infatti qui si interessa principalmente all'investigazione e anche la sua amicizia estemporanea con la collega Ditte Vollmer ha un contributo limitato nella sua caratterizzazione. In generale, tutti i comprimari risultano alquanto fastidiosi -forse nell'intento di farli sembrare loschi e quindi dei potenziali sospettati?-, ma a me sono sembrati soltanto poco sfaccettati. Menzione disonorevole per l'odiosa Margrethe, che in un nutrito gruppo di genitori pessimi spicca comunque come la più inadatta a ricoprire questo ruolo (c'è da chiedersi perché abbia voluto a tutti i costi adottare Ida e Nikolaj!); e cosa dire delle sue inverosimili lettere: chi mai rivestirebbe le pareti della casa che condivide con la sua prole di missive in cui racconta ad amici e parenti tutte le tresche amorose proprie e dei vicini?

E nonostante questa sia ben lontana dall'essere l'unica domanda lasciata senza risposta dal finale affrettato, il volume risulta parecchio godibile. Dove Anette mi ha detto ben poco, Jeppe è stato invece analizzato in modo più attento, anche per merito del ruolo informale che ricopre all'interno della vicenda; ripeto che avrei voluto vedere un vero chiarimento tra lui e Sara, ma almeno è stato posto l'accentto sulla sua crescita come personaggio. Rispetto ai due libri precedenti poi il contributo di Esther sembra più rilevante, seppur la sua presenza appaia sempre forzata e fortuita e il lettore finisca inevitabilmente per chiedersi perché non palesi fin da subito le sue scoperte, almeno a Jeppe del quale si professa grande amica.

Sul fronte della prosa, la cara Katrine si conferma una capace narratrice, dando vita a dialoghi dinamici e creando un ritmo buono, che rende credibili le tempistiche molto ridotte (come nei primi tre libri l'intreccio copre una settimana scarsa) in cui si dipana la storia. Le descrizioni si confermano ancora una volta come il punto di forza dell'autrice, che qui ha la possibilità di lasciare sullo sfondo la città di Copenaghen e concentrarsi su delle nuove ambientazioni a Bornholm. A prova della sua bravura dirò soltanto che ho percepito chiaramente il gelido vento della costa danese anche nel bel mezzo di questa torrida estate nostrana.

Voto effettivo: tre stelline e mezza

View all my reviews