Cruel summer. Giovane, carina e crudele by Morgan ElizabethMy rating: 2 of 5 stars
"Ed è allora che decido. Non voglio vivere la vita reprimendo le mie emozioni, superando gli altri in astuzia per impedire loro di ferirmi. Voglio vivere una vita memorabile, con i suoi dolori e tutto il resto. E, per farlo, devo cominciare a correre dei rischi"
PASSI "FOSSETTE", MA "PAPINO" PROPRIO NO!
Una delle ragioni per cui solo negli ultimi tempi mi sono decisa a dare un'oggettiva chance al romance è la sensazione che sia un genere incapace di stupire e di creare del conflitto genuino. Adesso capisco bene che si trattava di un pregiudizio basato sulla regola secondo cui tutte queste storie devono concludersi con un lieto fine per la coppia principale, però ci sono comunque romanzi che mi fanno (quasi) tornare sui miei passi in quanto a dar fiducia ai libri rosa. È il caso di "Cruel Summer", dove un sacco di potenziale per creare del contrasto tra i due protagonisti è stato sprecato dalla decisione di appiattire il tutto scrivendo un lui talmente perfetto da rendere impossibile per la nostra eroina litigarci. Vorrei poter dire che c'era del margine su cui lavorare anche per far risultare l'intreccio meno scontato, ma mentirei.
Uno dei motivi di tale prevedibilità è la scelta di ispirarsi a Mean Girls, con tanto di frasi copia-incollate, attori menzionati e nomi dei personaggi che richiamano quelli del film-cult dei primi anni Duemila. Ci ritroviamo così a Long Beach Island nel New Jersey con Camile "Cami" Thompson, neoassunta coordinatrice di eventi all'esclusivo Beach Club, che non sarà ingenua come la sua controparte Cady ma per diversi motivi decide di essere bendisposta verso le persone che incontrerà durante il periodo di lavoro. Tra queste ci sono Melanie Kincaid -la figlia del titolare ossessionata dal rendere perfetto il suo terzo matrimonio con il danaroso Huxley St George-, il gruppetto composto dalla figlia di lei e dalle gemelle di lui pronte a tormentare lo staff, ma soprattutto Zachary "Zach" Anderson, il bartender che lavora nel pub Fishery di fronte al Beach Club dove Cami finisce sempre più spesso dopo il lavoro.
Da questo contesto, la trama si sviluppa come accennato in maniera molto lineare, con degli ostacoli indegni di tale nome e un'unica vera svolta narrativa non solo indovinabile con almeno cento pagine di anticipo ma che presenta anche uno dei molti potenziali contrasti mai sviluppati. La dinamica sentimentale avrebbe tantissime occasioni per essere messa in dubbio da entrambe le parti: quando si parla del rapporto tra Zach e sua figlia, dell'attaccamento di Cami verso il lavoro, delle conseguenze per i soprusi a opera del cosiddetto Clan delle Vipere (le wannabe Barbie di questo libro), eppure in nessun caso la relazione viene messa in discussione perché Cami e Zach si trovano d'accordo su tutto. E se anche non lo fossero, lui è disposto ad annullarsi per compiacerla in ogni modo; questo rende però inutile il POV di Zach, perché non c'è nulla da cambiare o migliorare nel suo personaggio.
Con la prospettiva di Cami le cose vanno un po' meglio, infatti ho apprezzato come viene raccontato il suo passato e i dettagli della sua caratterizzazione, che mi sono sembrati abbastanza coerenti e realistici. Ho qualche riserva sulla maniera in cui Elizabeth ha raccontato la tematica dell'ansia sociale, perché a tratti pare renderla come un problema inconsistente che la semplice vicinanza dell'amato può risolvere. E questo nonostante la chimica nella coppia sia molto buona; certo, avrei eliminato nomignoli cringe e battute imbarazzanti e sfoltivo le scene esplicite, ma devo dire che la comunicazione tra Cami e Zach rispetto ai loro obiettivi e preferenze è stata un dettaglio apprezzabile. Abbastanza carina è anche la dinamica tra lei e la figlia di lui, specialmente per come si evolve nel corso dell'intero volume.
Purtroppo tutti gli altri personaggi sono veramente delle macchiette fin troppo sopra le righe, in particolar modo gli antagonisti che rasentano un'idiozia tale da rendere ridicolo ogni momento di (presunta) tensione. Inoltre sono presenti fin troppe figure di sfondo teoricamente importanti a malapena menzionate, così come molti eventi rilevati per il proseguo della vicenda accadono fuoriscena; un esempio senza spoiler è la presunta cattiveria di Melanie, solo menzionata tramite aneddoti che riguardano personaggi estranei alla coppia principale. L'intreccio presenta diversi altri problemi, come la densità di informazioni e personaggi introdotti nei primissimi capitoli e l'inspiegabile decisione di concludere la romance a cinquanta pagine dal finale. Non ho apprezzato granché neanche le molte ellissi temporali, perché danno l'impressione che l'autrice non sapesse bene come riempire la storia e creano un senso di straniamento per le tempistiche della vicenda.
Elementi sui quali potrei comunque soprassedere se la cara Morgan avesse dimostrato una penna valida; e lei in parte ci ha provato, soprattutto quando i suoi protagonisti fanno delle elaborate analisi interiori, ma basta riflettere un momento per realizzare la frequente insensatezza dei dialoghi spezzettati durante i loro pipponi mentali, le contraddizioni presenti nei ragionamenti stessi e la furba scelta di toni apocalittici per gaslightare ulteriormente il lettore. Peccato che quest'ultimo sia presente e vigile quando, per esempio, i personaggi mettono in atto le loro crudeli vendette e sappia benissimo che il livello di suddetta crudeltà è degno di un bambino dell'asilo. Potrei dedicare qualche critica anche alla traduzione svogliata, ma penso che i pensieri tra virgolette meritino di più la mia ultima lamentatio: non solo inutili in una narrazione in prima persona al presente, ma anche fuorvianti perché non è sempre chiaro a chi si stia dando voce.
Voto effettivo: due stelline e mezza
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