L'oscurità profana by Richard K. MorganMy rating: 4 of 5 stars
"La creatura si sollevò mentre lei guardava, impennandosi quasi completamente sulle cosce. La cresta si spalancò, schiudendosi ai lati del cranio per la lunghezza d'un cancello di palazzo ... Il drago strillò contro il cielo grigio e desolato, e Archeth avvertì l'urlo attraverso la pietra contro cui stava appoggiata. Si sentì vibrare il fondo dello stomaco"
IN PRATICA I KIRIATH SONO TUTTI... DALTONICI?
Pur essendo una stabile lettrice del genere fantasy non sono mai diventata una grande fan delle varie creature magiche o paranormali e questo vale anche per i draghi, che siano amichevoli e paciocconi come Dragonite oppure con il cipiglio incazzoso alla Charizard. Quindi la copertina de "L'oscurità profana" avrebbe dovuto lasciarmi indifferente, o al massimo meritarsi un piccolo plauso da parte mia per la qualità dell'illustrazione, invece mi ha infastidito per l'intera lettura perché sulla cover avrei visto meglio la spada dei NeraRovina, i coltelli da lancio di Archeth, oppure il fiocco medioevale con stella dell'edizione americana, mantenendo la linea dettata dai due volumi precedenti. E mi spiace dover dire che questa immotivata mancanza di coerenza è solo il primo dei miei motivi di risentimento verso il lavoro svolto dalla CE italiana sul capitolo conclusivo della trilogia Cosa Resta degli Eroi.
La storia si apre con un timeskip rispetto alla conclusione de "Il gelo comanda", infatti sono passati cinque mesi dall'inizio della gloriosa spedizione imperiale verso le isole Hironish e all'incirca un anno dalla cacciata degli Aldrain da Yhelteth. E mentre i nostri protagonisti cercano apparentemente invano la tomba di NeraRovina lo Scambiato e la colonia di An-Kirilnar, nuove minacce giungono via mare: una flotta mandata dalla Lega -dove nel frattempo si è scatenata l'ennesima guerra di confine- e capitanata da un parecchio risentito Klithren. Al fianco degli ostacoli terreni, non possono poi mancare gli interventi assortiti di Dwenda, Corte Oscura e dei vari dispositivi fin-troppo-smart disseminati millenni prima dai Kiriath. Arrivati a questo punto della serie, ogni accenno alla trama sfiora il confine con lo spoiler, ma posso dire che Ringil viene separato dagli altri e si dedica sempre più ad apprendere l'ikinri 'ska; nel frattempo, Archeth ed Egar scoprono cosa si nasconde dietro i diversi conflitti e cercano di evitare la catastrofe.
E nonostante questo intreccio occupi oltre ottocento pagine, ricavarne delle osservazioni non è per nulla immediato. In primis perché la storia diventa abbastanza rapidamente dispersiva e ai protagonisti mancano quasi sempre degli obiettivi chiari, o che comunque il lettore possa interpretare senza alcun dubbio: è sottinteso come tutti loro pùntino alla salvaguardia del genere umano contro minacce aliene o interdimensionali assortite, ma avrei preferito capire un po' più nel dettaglio le sequenze di ragionamento. Per esempio, Ringil è protagonista di diverse epifanie molto importanti per far avanzare la storia eppure altrettanto inspiegabili; certo, si potrebbero azzardare delle ipotesi (magari tra le capacità dell'ikinri 'ska c'è anche l'implementazione dell'intuito?) però in altri casi i chiarimenti non mancano, anzi sono presenti lunghi spiegoni da parte soprattutto dei Cimieri e di Dakovash, che in un passaggio teoricamente teso dal punto di vista emotivo e narratologico pensa bene di fare un riassuntone delle disavventure vissute da Egar ne "L'acciaio sopravvive".
Questo ci porta all'argomento spinoso delle sottotrame, e soprattutto delle sottotrame ripescate dai primi due libri. Da un lato ho ammirato la cura con cui l'autore ha saputo portare avanti per l'intera serie dei misteri sul funzionamento e sulla Storia del suo universo narrativo, fornendo pian piano delle rivelazioni che permettessero al lettore di unire gli elementi a sua disposizione per comprendere almeno in parte la pianificazione dietro questo poderoso world building; d'altro canto, dedicare un simile spazio a eventi risalenti a centinaia e centinaia di pagine prima risulta frustrante nel momento in cui chi legge vorrebbe veder progredire la vicenda nel presente. In questo modo si arriva invece a ridosso dell'epilogo senza avere affatto la sensazione di star leggendo una conclusione di serie! e infatti gli ultimi capitoli lasciano moltissimo spazio alla nostra immaginazione per indovinare quale sarà l'effettivo finale.
Seppur io non abbia apprezzato la risoluzione data a diversi personaggi e sottotrame -in particolare, ammetto candidamente di non aver capito per nulla come pensano di risolvere il problema delle isole vulcaniche-, ritengo che una chiusura dolce-amara e un filino ambigua sia stata la scelta migliore per questa trilogia. Inoltre non vengono lesinate morti significative e brutali, senza alcun riguardo per i sentimenti dei lettori, e non si indugia neppure su momenti di reunion per i quali un po' speravo ma che in effetti sarebbero stati soltanto un contentino dato ai fan. Onore quindi a Morgan per la coerenza, che comunque non gli ha evitato le mie lamentele psichiche per il modo... diciamo bizzarro con cui ha deciso di caratterizzare il Popolo delle Squame e per la lunghissima introduzione dedicata a Wyr MastroSqualo, praticamente inutile visto il suo ruolo limitato all'interno della narrazione.
Ma allore dov'è che il caro Richard riesce davvero a brillare incontrastato? nella scrittura dei personaggi! Adoro come i valori che muovono i tre protagonisti siano netti e costanti, nonché fortemente simpatetici; e proprio su questi l'autore calca la mano per allestire degli eccellenti momenti di confronto: i miei preferiti sono stati quelli tra Archeth ed Egar da un lato e Ringil e Klithren dall'altro, ma devo dire che tutte le interazioni che vedono coinvolti i Cimieri o i membri della Corte Oscura risultano appassionanti e ricche di tensione. E lo sarebbero ancor di più se i refusi dell'edizione nostrana non giungessero spesso e volentieri a straniare il povero lettore; per quest'ultimo capitolo Rialti -che finora aveva svolto un lavoro adeguato come revisore- torna a occuparsi di traduzione, e quindi aridaje di nomi sbagliati a grappolo e mitragliate di "fottuto" et similia mai viste nei volumi precedenti. Si trattasse di un volumetto da pochi euro come quelli prodotti in serie da Newton Compton non mi lamenterei più di tanto, ma questo libro (in flessibile, tra l'altro!) viene venduto a venti sberle! Sono casi come questo che mi portano a sentirmi sempre meno in colpa di acquistare quasi tutto all'usato.
View all my reviews
Nessun commento:
Posta un commento