mercoledì 8 ottobre 2025

"Più atroce e brutale" di Francesca Pasqualone

Più atroce e brutale (Italian Edition)Più atroce e brutale by Francesca Pasqualone
My rating: 4 of 5 stars

"Non poteva essere che due persone (forse tre) che si conoscevano venissero uccise allo stesso modo, in tempi tanto ravvicinati. Forse esisteva davvero una logica ... Il serial killer doveva agire secondo uno schema simile, benché più radicato. Quelle vittime, le loro ferite e la spettacolarizzazione dell'atto erano congeniali a un qualche messaggio"


NON TENTATE DI RISOLVERE QUESTO MISTERO!

Non appena saputo che sarebbe stato pubblicato un terzo volume delle indagini dei coniugi Wilder, ho segnato sull'agenda la data di uscita. A tal punto ero curiosa di scoprire cosa si fosse inventata la cara Francesca per questa nuova storia, anche per merito di un'edizione esteticamente inappuntabile; e tutto sommato devo ammettere che sono stati fatti dei netti passi in avanti. Messo a confronto con i capitoli precedenti, "Più atroce e brutale" mostra con maggior chiarezza di volersi accostare al sottogenere del giallo psicologico, dando molta più rilevanza ai conflitti interni dei protagonisti e mettendo in secondo piano una descrizione minuziosa delle fasi di questa nuova indagine.

Indagine che si ambienta inizialmente nella primavera del 1905. A Londra una serie di delitti mette in allarme la popolazione, e in particolare chi lavora nell'ambito della prostituzione perché i crimini sembrano copiare quelli compiuti anni prima da Jack lo Squartatore, specialmente per la macabra ritualità. Subito coinvolto nell'indagine, l'investigatore Desmond "Des" T. Wilder tenta di smascherare questo emulatore, coadiuvato dalla moglie e partner Guinevere "Ginny"; una missione resa ardua non solo dalla complessità del mistero, ma soprattutto dai sintomi del suo PTSD che in più momenti lo mettono in seria difficoltà.

Per fortuna Ginny si fa carico non solo di supportarlo, ma di risolvere quasi in solitaria la maggior parte dei misteri presenti nella storia. Il suo ruolo risulta così sempre più centrale, tanto da poter essere considerata una protagonista a pieno titolo; scelta che ho apprezzato perché offre molti spunti a livello tematico, in primis sulla discriminazione dovuta a razzismo e sessismo. La mia unica riserva è collegata alla rappresentazione della sua gravidanza, e non penso di essermi resa colpevole di spoiler perché è un'informazione presente nel prologo, oltre ad essere intuibile già dalla copertina. Il problema non è quello che Giunevere riesce a fare nonostante la sua condizione, ma l'assenza di una qualunque conseguenza fisica: si arriva a dire che al settimo mese può stare fuori casa tutto il giorno senza quasi andare in bagno! sfiorando così il confine tra tipa tosta e Mary Sue.

Su Desmond la mia opinione è più severa, ma meno definitiva. Penso sia stato fatto un buon lavoro nel trasporre sulla pagina il suo stato mentale, con un approfondimento psicologico davvero valido, permettendo così al lettore di comprendere i turbamenti e le contraddizioni del personaggio. Non ho apprezzato però le conseguenze che questo processo comporta all'interno delle dinamiche di coppia, anche perché è stato incluso un espediente narrativo per nulla di mio gusto. Nel complesso, i due protagonisti risultano comunque ben caratterizzati, così come i loro comprimari; in questo ambito possono sicuramente emergere delle preferenze soggettive (qualcuno ha detto Cassius?), ma devo ammettere che mi aspettavo qualcosina di più dal personaggio di George, a cui manca lo spazio sufficiente per farsi conoscere: per la maggior parte del tempo riveste il ruolo di semplice specchio per Des o per Ginny.

Un altro aspetto che mi ha convinto ma non del tutto è la rappresentazione. Mi rendo conto che sia un argomento da prendere con le pinze, e per molti aspetti credo sia stato gestito egregiamente, con un approccio tranquillo e spontaneo molto adeguato. Nel caso della bisessualità si scivola però in situazioni che richiamano in parte ai cliché sui quali si fonda la stigmatizzazione; questo non significa che un personaggio bisessuale debba rispettare dei dogmi morali per ottenere rispetto, ma il modo in cui qui si glissa su certi comportamenti mi ha fatto storcere il naso.

Le mie critiche accessorie si limitano a fattori di contorno, come l'utilizzo eccessivo di parentesi e virgolette, alcune piccole incoerenze rispetto ai primi due romanzi, la presenza di parecchi refusi e la mancanza di logica interna di alcuni passaggi: un esempio spoiler-free è proprio la scena d'apertura, con l'arrivo trafelato a Scotland Yard dei protagonisti, senza però che ci sia una motivazione concreta per tutta quella fretta. Riconosco poi che ad altri lettori -e soprattutto agli appassionati di gialli classici- la struttura di questo mystery potrebbe far sorgere più di una perplessità; il mio unico consiglio è di non aspettarsi un rispetto pedissequo del decalogo di Knox!

Sulla fedeltà storica invece non ci sono dubbi, perché risulta evidente il lavoro svolto per delineare luoghi e costumi il più verosimilmente possibile; Pasqualone riesce in questo includendo al contempo un significativo commentario sociale, nonché un'analisi della figura di Jack lo Squartatore per nulla scontata. Tra gli elementi che ho apprezzato includo inoltre un ritmo decisamente incalzante e un intreccio più complesso e appassionante, tant'è che mi colloco idealmente già in attesa del prossimo volume: sono parecchio curiosa di scoprire quali nuovi risvolti siano in serbo per questi personaggi.

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venerdì 3 ottobre 2025

"I venti di Terramare" di Ursula K. Le Guin

I venti di EarthseaI venti di Earthsea by Ursula K. Le Guin
My rating: 2 of 5 stars

"I morti che chiamavano un vivo, una ragazza che diventava un drago, i draghi che incendiavano le isole dell'Ovest. In realtà, lui non sapeva cosa fosse più importante alla fin fine, i grandi e strani eventi o le piccole vicende comuni"


LE MAGIE DELLA PET THERAPY

Nonostante Goodreads indichi "I venti di Terramare" come sesto e ultimo capitolo della serie, io ho seguito l'ordine in cui i volumi vengono presentati nella mia copia bind-up, quindi concluderò questa saga con i racconti. E onestamente spero di riuscirci già nel mese prossimo, perché la sottoscritta e la cara Ursula si stanno scoprendo sempre più lontane a livello di scelte narrative e di escamotage letterari; ma non pensiate che mi senta sollevata all'idea di abbandonare la sua bibliografia: provo invece una grande frustrazione, perché questo quinto romanzo mi ha riconfermato come le idee da cui partire ci fossero, e fossero pure valide. L'esecuzione invece...

A livello temporale (sempre che questo concetto abbia ragion d'essere nel Terramare!) ci spostiamo in avanti di circa quindici anni, con Lebannen che continua a governare su Havnor e dintorni, mentre Ged, Tenar e Tehanu giocano ancora alla famiglia del Mulino Bianco nella vecchia casa di Ogion a Gont. La trama prende avvio quando sull'isola giunge Alder, uno stregone abile nell'arte della riparazione tormentato nei sogni dalla defunta moglie Giglio, ma anche da una pletora di altri trapassati che sembrano chiamarlo da oltre il confine con l'oltretomba. Ged reputa saggio indirizzarlo verso la corte, dove si scopre come questo sia soltanto uno dei molti problemi che affliggono il regno di Lebannen.

Per quanto io reputi interessanti la maggior parte degli spunti proposti (l'inquietudine dei morti, le ingerenze politiche del nuovo sovrano delle Terre di Kargad e la minaccia dei draghi da occidente, giusto per citarne alcune) devo sottolineare come siano eccessive: le linee di trama da tenere in considerazione necessitavano di una decisa sfoltita, specie considerando che l'autrice pretende poi di risolverle tutte con un'unica soluzione, ottenendo però un effetto tanto inverosimile quanto raffazzonato. Inoltre, sono presenti troppi caratteri con la presunzione di essere i protagonisti; in particolare, Alder, Tenar e Lebannen sembrano contendersi il ruolo di POV principale, con più scene in cui si percepisce in modo chiaro il loro essere di troppo all'interno della narrazione.

Perché non focalizzarsi invece su un unico personaggio? e soprattutto perché non optare per un personaggio giovane, visto che il target rimangono i ragazzini delle medie, ma tutti nel cast hanno già superato i trent'anni? Queste sono solo un paio delle tantissime domande che mi sono posta durante la lettura, senza purtroppo ottenere una risposta chiara a fine volume. Rimangono infatti prive di una spiegazione la pietra nera raccolta da Lebannen nel terzo libro e qui rinominata a caso, i rapporti con i karg, le tempistiche di presa di coscienza dei draghi, la trasformazione di Tehanu, la predestinazione di Alder, le modalità di smantellamento del confine, la conclusione della guerra di conquista draconica, e il significato delle domande di Ged tra gli altri. Senza contare gli spunti abortiti, come Ged che raggiunge la casa di zia Muschio in preda alla preoccupazione per lei ed Erica: se foste rimasti in ansia riguardo allo stato di salute delle due donne, fareste meglio a mettetevi il cuore in pace in via definitiva perché non ne sapremo mai niente.

Lamentele più che altro personali a parte, questo libro ha oggettivamente messo alla prova la mia capacità di sopportazione, nonché di contrastare la narcolessia fulminante. Tutto per merito dei capitoli: soltanto cinque, ma tragicamente lunghi; e cosa dire delle nuove contraddizioni nel sistema magico, del sottotesto femminista molto poco intersezionale, e dei commenti fumosi sul significato di potere o sul destino dell'anima dopo la morte? Un'altra grossa occasione sprecata è il ruolo di Tehanu, che speravo finalmente di sentir parlare in prima persona visto il suo ruolo centrale, invece rimane per la seconda volta una figura sbiadita sullo sfondo.

Cercando di individuare degli aspetti positivi, potrei menzionare la presenza di alcuni chiarimenti, ad esempio viene specificato quale sia la vera natura di Tehanu. La cara Ursula non può però evitare di introdurre anche una quantità spaventosa di retcon decisamente fastidiose, perché in più punti ho avuto l'impressione di essere vittima di gaslighting per come vengono raccontate in modo distorto le vicende dei capitoli precedenti. Mi ha fatto comunque piacere vedere inseriti dei nuovi elementi a livello di world building, nonché una descrizione della corte di Havnor, solo intravista nel "Il signore dei draghi".

Con i personaggi ci attestiamo invece al solito livello di pressapochismo, soprattutto nelle relazioni interpersonali che continuano a essere stabilite dall'autrice e trasmesse al lettore come fossero dati di fatto e non evoluzioni credibili dei rapporti preesistenti. Una variatio però c'è, ed è purtroppo in negativo: da metà volume Tenar sviluppa infatti un atteggiamento odioso a dir poco -con la duplice scusa della nostalgia di casa e della vicinanza alla principessa Seserakh- e inizia a dettar legge sulle vite degli altri. Raramente mi è capitato di voler prendere così tanto a ceffoni un personaggio letterario positivo, specie considerando come l'avevo apprezzata ne "L'isola del drago"!

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venerdì 26 settembre 2025

"La coppia quasi perfetta" di John Marrs

La coppia quasi perfettaLa coppia quasi perfetta by John Marrs
My rating: 1 of 5 stars

"Poi ricordò a se stessa che non aveva più bisogno dell'approccio necessario per utilizzare i siti di appuntamenti e le app di incontri: Match Your DNA si basava su biologia, chimica e scienza ... si fidava, alla pari di milioni e milioni di persone come lei"


QUALCUNO HA DETTO RELAZIONI POLIAMOROSE?

Non mi aspettavo che la lettura de "L'acciaio sopravvive" si dimostrasse tanto impegnativa, al punto da spingermi ad iniziare un libro più leggero da affiancargli; nella fattispecie, ho optato per "La coppia quasi perfetta", un romanzo molto popolare in patria e non così tanto in Italia, forse per essere caduto vittima dell'ennesima edizione migliorabile targata Newton Compton, titolo e copertina compresi! Ma la vera rivelazione è stata realizzare che, con il procedere delle due letture, il fantasy di Morgan mi appassionava sempre di più mentre il thriller del caro John diventava più inverosimile, lacunoso e pedante ad ogni nuovo capitolo.

E dire che lo spunto iniziale si presentava talmente bene: in un futuro per nulla lontano, un'azienda inglese promette di individuare l'anima gemella di ognuno tramite un'analisi del DNA alquanto economica. Il volume alterna cinque linee di trama, che seguono altrettante persone quando queste hanno da poco ricevuto la notifica con il nome del loro vero amore: la tradizionalista Mandy secondo cui spetta all'altro fare il primo passo, il problematico Christopher con la sua doppia vita, la giovane Jade bloccata in un'esistenza insoddisfacente, il non troppo risoluto Nick che assieme alla fidanzata si sottopone al test ad un passo dalle nozze, ed Ellie una ricca e riservata donna d'affari abbinata ad un uomo del tutto comune.

Da questi primi elementi tutte le storie si sviluppano in modo notevole, ed in realtà non posso muovere critiche al fascino dell'idea alla base o alla scorrevolezza del testo, specie se chiudo un occhio sui molti refusi della traduzione nostrana. Sulla carta, sarebbero inoltre presenti una gran quantità di elementi sui quali poter intavolare delle valide riflessioni: discriminazioni di genere, pressione sociale, conflitti familiari ed elaborazione dei traumi sono le principali tematiche, assieme a numerose varianti sul tema della maternità... anche troppe! se si considera che il libro non dovrebbe essere dedicato a quello specifico argomento, ci sono almeno tre gravidanze in più del necessario tra queste pagine.

I plot twist sono un altro aspetto sul quale mi sento combattuta, perché alcuni mi hanno colpito in senso positivo, almeno ad inizio volume; purtroppo con il proseguire della narrazione, si comincia a distinguerne tre categorie: quelli noiosamente prevedibili, quelli talmente assurdi da far scoppiare a ridere, e quelli che si pongono in diretta contraddizione con le informazioni precedenti. Nell'ultimo caso, si vengono così a creare dei buchi di trama sempre più grandi che l'autore tenta anche di riparare, ma solo a tratti ed in maniera amatoriale. Cosa della quale non ci si può comunque stupire dopo aver affrontato la sua prosa farcita di frasi pseudo-fighe per qualche capitolo: un ragazzino delle medie probabilmente risulterebbe più incisivo nella scelta del lessico e convincente nel definire i personaggi.

L'approfondimento è invece tristemente assente, dal momento che l'intero cast è privo non dico di carisma ma perfino di coerenza; e ciò ha avuto con la sottoscritta un risvolto negativo duplice: mi ha reso del tutto indifferente alle vicende narrate (specie quanto i rapporti tra i protagonisti sono così chiaramente arbitrari!) e mi ha fatto innervosire per la superficialità ed il pressapochismo con cui vengono trattate questioni serie e pesanti. In particolare, è presente una forte stigmatizzazione della psicopatia, con tanto di frasi didascaliche che rendono banale uno spunto teoricamente intrigante.

Il difetto maggiore rimane però l'intreccio. Innanzitutto sono presenti una quantità eccessiva di colpi di scena degni di una soap opera (e lo dico al netto del mio affetto decennale per Beautiful!), a quanto pare consigliati a Marrs dal suo caro amico John Russell, che lui stesso descrive nei ringrziamenti come una persona estranea al mondo della letteratura! Le motivazioni dietro a queste svolte non sono da meno, tant'è che nella maggior parte dei casi la trama procede solo per pura fortuna: fortuna che un certo personaggio non si ponga mezza domanda, fortuna che nessuno noti qualcosa di fin troppo palese, fortuna che una notizia di portata planetaria passi in sordina fino al momento giusto. Proprio quest'ultimo elemento ha cementato la mia delusione sul finale, perché un evento paragonato per rilevanza al crollo delle Torri Gemelle non può avere un impatto così blando sulle altre linee di trama.

Oltre a voler scrivere (fallendo!) un thriller avvincente, l'autore vorrebbe parlare anche di scienza -per poi spiegare tutto in maniera ingenua e semplicistica- e di sentimenti; in effetti per quanto grave sia la situazione, tutti i conflitti si riducono al loro lato emotivo, ma lo fanno in modo qualunquista e con una retorica degna di un adolescente alla sua prima cotta. Non mancano delle problematicità nel ritmo, soprattutto a narrazione avviata, e non si contano i capitoli in cui non succede nulla, inclusi solo perché il caro John ha voluto rispettare a tutti i costi la struttura a rima alternata; il tutto assume contorni ancor più ridicoli se pensiamo che il POV più noioso si è rivelato essere quello del serial killer! Ed infatti non so se ridere o piangere: le storie raccontate sarebbero teoricamente tragiche, ma il risultato è quasi sempre grottesco nella sua inverosimiglianza. Tutti questi tentativi di apparire provocatorio e drammatico sono eccessivi, e finiscono per far risultare il libro soltanto patetico.

Voto effettivo: una stellina e mezza

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venerdì 19 settembre 2025

"L'acciaio sopravvive" di Richard K. Morgan

L'acciaio sopravviveL'acciaio sopravvive by Richard K. Morgan
My rating: 3 of 5 stars

"La stessa spada aveva un nome in Kiriath, come ogni altra arma di loro fabbricazione, ma si trattava di un termine elaborato che perdeva molto nella traduzione ... così Ringil aveva deciso di chiamarla l'Amica dei Corvi e basta. Non che il nome gli piacesse particolarmente, ma aveva il suono che ci si aspetta quando si parla di una spada famosa"


PIÙ WOLFE CHE ABERCROMBIE

Iniziare una nuova serie mi mette sempre un po' in difficoltà, soprattutto se si tratta di una storia ambientata in un mondo di fantasia, perché la sensazione di dover imparare da zero una geografia, una Storia ed una cultura completamente nuove mi riporta di prepotenza tra i banchi di scuola; è uno dei motivi per cui tendo a preferire le narrazioni autoconclusive, nelle quali l'autore di turno non può allestire uno sfondo troppo complesso. Allo stesso tempo, subisco in parte la fascinazione dello scoprire dei luoghi inediti, e questa curiosità mi ha portata ad iniziare Cosa Resta degli Eroi, presentata come una trilogia affine ai lavori di Abercrombie, nei quali però l'ambientazione non risulta eccessivamente complessa. In realtà, penso che il mondo delineato dal caro Richard sia molto più vicino al caos affascinante dell'Urth di Wolfe; spero quindi che apprezziate il mio sforzo per identificare la premessa.

Ci troviamo di fronte ad un mondo diviso nel presente tra le tribù pseudo-barbare Majak a nord-est, la Lega commerciale di Trelayne sulla costa occidentale e l'impero Yhelteth nel sud. Negli stessi territori si trovavano in passato altre tre popolazioni: il Popolo delle Squame (dei simil-draghi arrivati da oltreoceano), gli Aldrain dotati di abilità soprannaturali, ed i Kiriath che sembrano quasi una specie aliena; in questo universo narrativo si mescolano infatti elementi magici e fantascientifici. Gli Aldrain sembrano essere stati sterminati dai Kiriath molto tempo prima, mentre il Popolo delle Squame è stato sconfitto grazie agli sforzi congiunti di umani e Kiriath, i quali dopo quest'ultimo scontro si sono dileguati.

Arrivando all'inizio della storia, le prospettive presentate si possono ricondurre a tre linee narrative. La prima vede come protagonista Ringil "Gil" Eskiath, nobiluomo e valente guerriero, impegnato nella ricerca di una parente vittima della recentemente legalizzata tratta degli schiavi; nella seconda ci si sposta tra i nomadi Skaranak per parlare dell'antagonismo tra il capoclan Egar Rovina del Drago e lo sciamano Poltar Occhio di Lupo, mentre nell'ultima si arriva nelle regioni imperiali con Archeth Indamaninarmal, consulente del sovrano e da lui incaricata di indagare su alcuni attacchi misteriosi avvenuti in una località costiera.

Per buona parte del volume queste vicende sembrano legate tra loro soltanto a livello superficiale, perché Gil, Egar ed Archeth hanno combattuto assieme anni prima, ma nella parte finale i loro percorsi finiscono per essere convogliati in una missione principale e risolutiva; il tutto, lasciando comunque diversi spunti aperti sui quali dare corpo ai capitoli successivi. Pur avendo provato a più riprese della frustrazione verso il ritmo disomogeneo adottato da Morgan, devo ammettere che la storia ha saputo appassionarmi e spingermi ad essere sempre più coinvolta nelle dinamiche interne di questo universo narrativo, anche per merito della particolare commistione di generi diversi e del brillante epilogo.

Il maggior punto di forza del romanzo a mio avviso sono però i suoi personaggi, che si tratti dei tre protagonisti oppure dei numerosi comprimari. Il caro Richard si dimostra decisamente abile nel delineare i caratteri all'interno del cast in modo originale e sfaccettato, nonché a prestare attenzione affinché ognuno rimanga fedele alle proprie motivazioni. Personalmente, non ho provato granché simpatia per Egar -forse perché è il POV con meno spazio all'interno del testo, forse perché è un pedofilo impunito-, mentre Gil ed Archeth mi sono sembrati dei personaggi principali davvero validi e capaci di crescere nel corso della storia; inoltre permettono di includere una rappresentazione naturale dell'omosessualità, che spesso mi è sembrata un mero orpello in altre narrazioni grimdark.

Sull'altro piatto della bilancia, oltre alle già citate linee di trama che procedono in modo lento e slegato, troviamo senza dubbio la confusione. Confusione che assale l'ignaro lettore fin dalle primissime pagine, tra la persistente sensazione di aver saltato un prequel e la pioggia scrosciante di name dropping; e chiudiamo un occhio sul fatto che la maggior parte di questi millemila nomi siano a dir poco impronunciabili: un'appendice con guida alla pronuncia e riferimento ai vari soprannomi sarebbe il minimo, specie se si considera che io ho impiegato un'eternità anche solo per appurare che Aldrain e Dwenda erano la stessa cosa!

Il senso di straniamento viene acuito dalla massiccia presenza di flashback e voci interne spesso disorientanti e quasi mai indicati in maniera chiara nel volume, così come le ellissi temporali. Soprattutto nei capitoli iniziali, ciò crea una quantità di interruzioni, perché si stanno seguendo dei protagonisti ancora sconosciuti in un contesto fantastico tutto da scoprire, ed improvvisamente l'autore passa a raccontare un avvenimento di dieci anni prima, oppure il POV in questione ha un dibattito con uno (o più?) interlocutori interni. Ritengo che questa scelta narrativa porti una complicazione eccessiva all'interno di una vicenda già particolarmente intricata; e quando finalmente si ha l'impressione di star cominciando a capire qualcosa, ecco che il caro Richard scombina del tutto le carte in tavola con nuove informazioni, ancor più farraginose. E per assurdo sono comunque curiosa di leggere il seguito!

Voto effettivo: tre stelline e mezza

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venerdì 29 agosto 2025

"La regina del nulla" di Holly Black

La regina del nulla (Il Popolo dell'Aria, #3)La regina del nulla by Holly Black
My rating: 2 of 5 stars

"La lana del mantello è zuppa di sangue. Non avrei mai pensato di poter perderne tanto. E intorno al mantello vedo dei fiorellini bianchi che spingono nella neve, la maggior parte sono ancora gemme, ma qualcuno si sta aprendo sotto i miei occhi. Guardo senza capire bene. E quando capisco, stento a crederci"


ABBIAMO PIANTO LOCKE ANCHE TROPPO (SEMICIT.)

Mi è capitato con diversi autori di dover rimpiangere l'acquisto impulsivo di due o tre dei loro libri senza averne prima mai letto neppure mezzo, perché una volta intuito l'errore ho comunque dovuto sorbirmi quelle letture infelici; il tutto mentre il lumicino della mia speranza di poter rivalutare lo scrittore di turno si affievoliva sempre più. Con nessuno però ho sbagliato in modo tanto clamoroso quanto con la cara Holly: eccomi alla conclusione del suo dodicesimo lavoro (cinque sono frutto delle menti congiunte sua e di Clare, ma tant'è) a rimpiangere amaramente la decisione di aver recuperato un qualunque suo scritto fin dal principio.

È quindi da un po' che ho realizzato di non apprezzare affatto la prosa di Black, e soprattutto il modo sconclusionato con cui intesse le sue trame, ma ormai il danno era fatto quindi eccoci a quello che per me sarà l'ultimo romanzo dell'autrice, ossia "La regina del nulla". Ovviamente la trama si riallaccia all'epilogo de "Il re malvagio", dal quale è passato un periodo indefinito (giorni? settimane? mesi?) e nel frattempo Jude ha vissuto nel mondo umano con Vivienne "Vivi" ed il piccolo Farnia. La ragazza desidera ovviamente fare ritorno alla Terra degli Elfi e rivendicare il suo ruolo all'interno dell'Alta Corte, così alla prima occasione parte allo sbaraglio, con l'incoscienza che la contraddistingue e della quale è ben fiera. Finisce in questo modo coinvolta nella guerra che sta per scoppiare tra la corona ed il patrigno Madoc.

Vista la premessa e lo spunto, mi aspettavo un intreccio ricco d'azione e pericolo, quando invece la battaglia per il trono si riduce a ben poca cosa, con una conclusione anche parecchio anticlimatica. Come al solito, la trama viene poi mossa unicamente da eventi fortuiti, intuizioni inspiegabili e scelte improvvise, dando la lettore l'idea di una storia poco ragionata; anche i colpi di scena non convincono perché sono pretestuosi, e se solo l'autrice si fosse soffermata a ragionarci sopra un minuto avrebbe notato che si dimostrano quasi sempre incoerenti con le informazioni e le vicende precedenti. Sono inoltre presenti ulteriori contraddizioni, a livello temporale e spaziale -specie se si presta fede alla mappa fornita-, e alcuni spostamenti dei protagonisti sembrano del tutto inutili.

In modo simile, la prosa della cara Holly non mi sembra per nulla migliorata: non si fa mancare frasi drammatiche a caso, dozzine di ripetizioni delle stesse informazioni (spesso per mezzo di una Taryn alquanto OOC, così come Nicasia riscopertasi buona ben più del credibile), e centinaia di descrizioni di abiti e cibi. Capisco l'intento di creare un'ambientazione tridimensionale, però a questo punto il world building dovrebbe già essere ben definito! a narrazione inoltrata, con minacce enormi per la protagonista, non si può più perdere tempo in questi dettagli di contorno. Piuttosto ci si sarebbe potuti concentrare nel dare maggior profondità ai legami interpersonali, uno dei pochi elementi in cui Black dimostra del vero talento, sia nel descrivere l'attrazione romantica tra Cardan e Jude che nel trattare i legami familiari di quest'ultima.

E se posso addebitare senza dubbio all'autrice la colpa di aver incluso due oggetti magici d'enorme potere per poi infrangere spudoratamente la regola della pistola di Čechov, non so chi possa essere il criminale dietro al furto di una gran quantità di virgole dal testo. Sono sicura invece della superficialità con cui è stata revisionata la traduzione italiana: pur avendo avuto due anni di tempo, Mondadori ci ha rifilato un testo pieno di refusi, con degli errori talmente gravi da stravolgere il senso stesso di intere frasi.

Non è quindi solo alla cara Holly che va rivolto del biasimo, anche perché dei meriti ce li ha. Oltre al già citato approfondimento sulle relazioni di Jude con gli altri personaggi, quest'ultimo capitolo conclude in maniera decisamente coerente la serie, adottando infatti molti elementi tipici delle fiabe folkloristiche alle quali si ispira. Penso poi che Black abbia saputo inserire bene nella storia personaggi e spunti per i seguiti, sicuramente meglio di quanto abbia fatto la summenzionata Clare con la saga di Shadowhunters; se però mi dovesse passare per la mente l'idea di leggere altro di suo, vi imploro di darmi subito una padellata in testa per fermarmi!

Voto effettivo: due stelline e mezza

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