mercoledì 14 ottobre 2026

"Due mesi dopo" di Agatha Christie

Due mesi dopo (Hercule Poirot, #17)Due mesi dopo by Agatha Christie
My rating: 4 of 5 stars

"Poirot e io fummo chiamati in causa solo dalla lettera della signorina Arundell. Ricordo benissimo quel giorno. Era una calda e afosa mattinata della fine di giugno. Poirot seguiva un sistema tutto suo particolare nell'aprire la corrispondenza ... Tutto si svolgeva con meccanica regolarità, tanto che la minima alterazione di ritmo attirava l'attenzione"


CI SONO PIÙ LAUREE IN MEDICINA CHE IDENTITÀ FALSE

Sagace biografo, eroe(?) di guerra, espositore delle teorie che quasi certamente verranno smentite una volta arrivati al finale: è proprio Arthur Hastings, la più adorabilmente autoironica tra le spalle di Poirot, quella in cui ogni lettore si rivede almeno in parte quando non riesce a smascherare un colpevole ormai più che palese per l'inossidabile detective belga. Quasi quattro anni dopo la sua ultima apparizione letteraria, ovvero dalla risoluzione di "Se morisse mio marito", il buon capitano ritorna per una breve vacanza in Inghilterra, forse con l'obiettivo di sfuggire all'inverno argentino, forse presentendo l'imminente indagine. È un peccato che il suo resoconto denominato "Due mesi dopo" sia l'ultimo prima del vero e proprio epilogo, perché le interazioni tra lui e Poirot qui sono esilaranti nella loro relativa semplicità, e rendono il titolo uno dei maggiormente godibili firmati dalla cara Agatha.

Nei primi capitoli Hastings si cela dietro una terza persona per ricostruire gli ultimi giorni di vita della signorina Emily Harriet Laverton Arundell, una ricca gentildonna d'altri tempi che dalla sua dimora di Littlegreen House a Market Basing nel Berkshire si diverte a tenere sul chi va là i tre nipoti -più compagni e prole al seguito- con il miraggio della ghiotta eredità. Due mesi dopo una lettera postuma incuriosisce Poirot al punto da convincerlo a partire accompagnato da Hastings per la cittadina di campagna dove, sfruttando un bel assortimento di travestimenti, si fa un'idea della famiglia Arundell e dell'intreccio di incidenti, visite e misteriose malattie che hanno portato all'improvvisa morte di Emily, nonché all'apertura di un testamento fresco di sottoscrizione e molto sfavorevole per i parenti prossimi.

E nonostante l'argomento -ovvero, gente che fa a gara per circuire economicamente una vecchia signora-, il delitto stesso e la svolta finale non siano poi così allegri, l'umorismo è una componente fondamentale della narrazione: in primis per le sempre felici interazioni tra Poirot e Hastings, fondate tanto sull'affetto quanto sulle frecciatine, ma anche per la spregiudicatezza dell'investigatore che imbastisce una serie di menzogne sempre più sfacciate per far parlare testimoni e informatori vari. Pur conoscendo a monte il destino della signorina Arundell (viene esplicitato nella primissima riga del libro!), la sezione iniziale in cui la vediamo interagire con congiunti e servitori è davvero spassosa sia per la faccia di bronzo di questi ultimi, sia per l'inscalfibile resistenza messa in atto dalla futura vittima.

Anche per merito di questa parte introduttiva, l'investigazione risulta molto appassionante: gli indiziati veri e propri rimango pochi, eppure le indagini sono dinamiche. Pur non potendo flexare le mie capacità risolutive come ha fatto il caro Symons (ma su lui torno dopo...), devo ammettere che alcuni indizi sembrano un po' troppo sfacciatamente palesi, mentre diverse piste promettenti vengono ignorate in modo deliberato nei dialoghi, sacrificando magari la credibilità di Hastings per ritardare di qualche pagina la conclusione. E questo epilogo crea una sorta di cerchio con l'incarico che Poirot sente di aver assunto nei confronti della buona Emily pur non avendola mai incontrata; si tratta di un tema ricorrente nelle sue indagini, ma credo che in questo caso Christie sia stata abbastanza capace nel farne una declinazione meno scontata.

Tra gli aspetti più riusciti e godibili mi sento di collocare i personaggi, che ho trovato ben assortiti dal punto di vista della caratterizzazione e collocati all'interno di dinamiche non banali. Dal momento che spesso le storie della cara Agatha si limitano all'intrigo da sbrigliare, penso vada segnalata la presenza degli spunti sulla violenza domestica e sugli squilibri di potere all'interno di una coppia; in particolare è interessante notare un ribaltamento che rende la situazione meno stereotipica, ancor più tragica, e a suo modo moderna. Approvo anche l'edizione, perché sarà anche vecchiotta però è completa e ricca di informazioni interessanti, specialmente per i fan di lunga data dell'autrice; mi tocca comunque segnalare che la prefazione di Julian Symons sfiora in un paio di frasi il limite dello spoiler. L'avevo notato in altri casi, e a questo punto temo sia preferibile farne un tutt'uno con la postfazione e leggerla alla fine.

Voto effettivo: quattro stelline e mezza

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