Notte buia, niente stelle by Stephen KingMy rating: 4 of 5 stars
"Dalla bocca deturpata non uscirono parole, bensì il ratto che aveva smangiucchiato la lingua. Spuntò prima la coda, poi la mascella si aprì in un grande sbadiglio mentre la bestia usciva ... Saltò in grembo ad Arlette e, non appena lo fece, un'ondata di suoi fratelli e sorelle eruppe da sotto il vestito"
IN CUI KING PREVEDE IL TREND DEI COZY MYSTERY
Dopo una quantità di narrazioni brevi, la nona antologia firmata dal caro Stephen ci riporta finalmente nel mondo delle novelle, dove il suo talento nella creazione di mondi e caratteri ha più spazio per essere dimostrato. Sulla carta "Notte buia, niente stelle" è composta da quattro novelle -seppur nel pratico la terza potrebbe passare tranquillamente per racconto, non arrivando neppure a una quarantina di pagine- e rispetto ad altre raccolte kinghiane dimostra una maggiore coerenza interna, sia per genere (si rimane grossomodo nell'ambito del thriller psicologico, con qualche accenno di fantastico e di horror) sia a livello tematico: ognuna delle vicende ruota infatti attorno alle conseguenze fisiche e mentali di un crimine contro una o più donne, con un focus rilevante e ben elaborato su come i personaggi maschili tendano ad addossare sulle donne a loro vicine le proprie sventure e a valutarle con un certo sdegno quando osano dimostrare della personalità.
Si tratta quindi di un'antologia decisamente attuale -che non dimostra affatto i suoi oltre tre lustri di esistenza letteraria- per la quale, come nelle recensioni delle precedenti, ho deciso di commentare e valutare ogni storia in maniera individuale, calcolando la media al momento di assegnare il voto complessivo.
"1922" - cinque stelline
La novella più lunga si presenta come una confessione che l'uxoricida Wilfred "Wilf" Leland James scrive rintanato nella camera d'hotel dove i suoi sensi di colpa incarnati l'hanno raggiunto dopo otto anni. Come suggerisce il titolo, nel 1922 l'uomo decide di assassinare la moglie Arlette con la forzosa complicità del figlio quattordicenne Henry "Hank" e, nonostante sia certo che il delitto risolverà tutti i suoi problemi domestici e finanziari, questa morte diventa soltanto il primo passo in un precipitoso cammino in discesa verso follia e sciagura. Qui si nasconde forse l'elemento più complesso e riuscito del testo: trovare l'esatto punto di equilibrio tra umana compassione e senso di giustizia verso un protagonista che commette azioni terribili e viene ripagato con altrettanta crudeltà; proprio per questo la caratterizzazione di Wilf risulta tanto convincente e riesce da sola a sostenere buona parte della narrazione. Anche il resto del cast si difende bene, specialmente nel caso di Hank e della famiglia Cotterie che non solo giocano un ruolo vitale per la caduta di Wilf ma si dimostrano il risultato di una scrittura interessante e sfaccettata; gli stessi elogi si possono estendere alla prosa, della quale ho apprezzato in particolare l'intelligente utilizzo del foreshadowing, che anziché svilire le scene più drammatiche e grottesche contribuisce a renderle ancor più incisive. E l'aspetto horror è decisamente presente e rilevante: tanto nella declinazione legata al tormento fisico causato da ferite e mutilazioni, quanto in quello psicologico e a tratti paranormale che porta la storia molto vicina alle opere di Poe (personalmente ho intravisto degli elementi di contatto con il racconto "Il gatto nero" tra queste pagine); collegare questi elementi ad argomenti come patriarcato e violenza di genere mostrandone l'empietà di fondo è stata una scelta rischiosa ma nel complesso davvero felice, e seppur il buon Stephen avesse già dato prova di sé in tal senso in diversi suoi titoli degli anni Novanta ho apprezzato quest'ulteriore e più attuale declinazione.
"Maxicamionista" - quattro stelline e mezza
Questa novella sembra essere uno specchio della prima, raccontando sempre una storia di violenza di genere ma dalla prospettiva della vittima: con un salto in avanti fino ai giorni nostri ci troviamo a seguire la scrittrice Tessa "Tess" Jean, autrice di una popolare serie cozy mystery su un gruppo di vecchiette intente a risolvere delitti; proprio nel suo ruolo di autrice, la donna viene invitata a presenziare a un incontro con i lettori nella biblioteca di Chicopee, della quale conosce la responsabile Ramona Norville, che successivamente le suggerisce di prendere una certa scorciatoia sulla via di casa. L'amichevole consiglio porta però Tess a subire un'orribile aggressione, che a sua volta causa una deriva disturbante per la sua psiche, ma allo stesso tempo le da la forza necessaria a ribaltare la situazione e a cercare una rivalsa verso chi l'ha presa di mira. La narrazione accantona relativamente in fretta la parentesi più cupa della violenza sessuale, senza però dimenticarla né tanto meno sminuirne le ripercussioni: credo che l'autore sia riuscito a fermarsi prima di precipitare nel baratro della pornografia del dolore, preferendo dar spazio all'analisi personale della protagonista e alla sua voce ben distintiva. Per la stessa ragione, le figure negative non ottengono la possibilità di erigere delle barriere fatte di scuse e giustificazioni, ma rimangono ai margini della storia; il loro posto viene spesso occupato dalle voci create da Tess, un espediente valido per dar concretezza ai suoi dubbi interiori. L'intreccio forse è l'unico punto debole, almeno in parte perché tutti gli avvenimenti si rincorrono con una rapidità e una facilità eccessive; ammetto che le svolte sono comunque intrattenenti e la scena di chiusura risulta sia emozionante sia coerente come conclusione degli spunti presentati.
"La giusta estensione" - tre stelline e mezza
Dopo due narrazioni tanto riuscite mantenere la qualità non sarebbe stato facile, e infatti questo racconto è nettamente il più debole, anche a causa della sua brevità. Abbiamo un nuovo spostamento a livello temporale, perché la storia di Dave Streeter inizia nell'estate del 2001 per poi coprire in maniera parecchio sommaria i successivi otto anni; banchiere dall'esistenza mediocre, l'uomo si sente vittima di un fato ingiusto perché sta morendo di cancro. Nei pressi del Derry Country Airport (sì, siamo dalle parti del non-tanto-compianto Pennywise!) Streeer si imbatte quasi per caso nella bancarella di George Elvid che offre estensioni di qualunque tipo, in particolare un'estensione di vita in cambio di un compenso monetario e di uno vagamente diabolico. L'idea del patto mefistofelico non è nulla di inedito, ma qui viene rielaborata in modo abbastanza frizzante -vedasi le ottime interazioni tra Streeter ed Elvid- e soprattutto con una svolta imprevedibile quando si arriva a parlare di cosa il protagonista dovrà offrire al suo personale diavolo. Ci troviamo quindi in una situazione abbastanza simile a quella di Wilf, però manca un approfondimento sul piano psicologico all'altezza, e manca anche della caratterizzazione per i personaggi secondari. Nel complesso risulta una narrazione troppo affrettata per comunicare delle vere emozioni, inoltre il tema della violenza sulle donne qui è più marginale: l'odio covato da Streeter ha molte ramificazioni, soprattutto nell'ambito del prestigio sociale ed economico, e il suo vedere le donne come degli oggetti è sì messo messo in chiaro ma in modo superficiale.
"Un bel matrimonio" - cinque stelline
Da Derry si passa a un'altra ben nota località kinghiana ovvero Castle Rock, con la storia coniugale di Darcellen "Darcy" Madsen Anderson: nella prima parte, l'autore ripercorre infatti i ventisette anni del suo felice matrimonio con Robert "Bob" Emory, contabile e appassionato di numismatica. Una relazione all'apparenza impeccabile, coronata dall'agiatezza economica e da due figli di cui essere orgogliosi, che cela al contempo un segreto in cui Darcy incappa per caso, tanto terribile quanto impossibile da ignorare. Compare qui una nuova prospettiva sul femminicidio, ovvero quella della persona esterna al crimine eppure coinvolta a livello intimo e morale, e ancora una volta King ha saputo farsi portavoce dei turbamenti e delle debolezze di una protagonista complessa e tristemente mortale. Molto interessanti e per nulla banali anche i ruoli giocati dal marito Bob e da Holt Ramsey, un personaggio che compare nel finale per dare una sorta di chiusura etica alla vicenda; allo stesso modo ho trovato affascinante scoprire il retroscena della genesi di questa novella e le reali vicende del BTK Killer che hanno ispirato il caro Stephen, perché da questa prospettiva si riescono a notare molto meglio le piccole crepe nella maschera di perfezione indossata da Bob e le sottili manipolazioni con cui cerca di negare anche di fronte alle prove più evidenti. Una storia che lascia da parte i toni più oscuri delle precedenti, e forse per questo riesce a raccontare con schiettezza disarmante una situazione davvero estrema.
Voto effettivo: quattro stelline e mezza
View all my reviews
Nessun commento:
Posta un commento